giovedì 24 dicembre 2009
I Romani erano dei veri e propri geni della tecnologia e dell'architettura. Tra i loro segreti vi furono l'invenzione della malta cementizia e della piattabanda armata e l'introduzione dell'arco a tutto sesto. Da questi elementi, tramite carrucolegru e marchingegni sofisticati, tutto è stato possibile: dal ponte al teatro ad edifici che hanno il sapore della preveggenza avveniristica.
Numerosi sono gli esempi di eccezionali e futuristiche invenzioni tecnico-scientifiche su cui si è costruito l'impero romano. Basti pensare a come i Romani sfruttarono l'energia idraulicaeolica ed animale, all'alfabeto luminoso per comunicare con segnali di fuoco tra le torri. Basti pensare all'ospedale da campo, all'aratro a rotelle, allapiattaforma girevole. Questo patrimonio tecnologico di invenzioni e scoperte è messo, per la prima volta, in mostra a "Machina. Tecnologia dell'Antica Roma", un'esposizione che è ospitata dal Museo della Civiltà Romana fino al 5 aprile 2010.
Sarà possibile ammirare un centinaio di esempi di macchine tecnologiche, suddivisi in undici sezioni tematiche. Le strutture sono state riscostruite in scala perfettadall'artigiano fiorentino Gabriele Niccolai, che si è basato sugli studi di reperti e testimonianze. Inoltre sono esposti 47 calchi dalla collezione del Museo e 32 frammenti archeologici, tra i quali quelli dell'Antinquarium comunale, mai finora esposti.
Tra modelli di legnocordeferro - materiali utilizzati all'epoca dei Romani - sono visibili anche esemplari come la "gru vitruviana", inventata nel I secolo d.C.mulini ad acqua, l'aratro a rotelle (alla base della fortuna agricola e della ricchezza idrica della Pianura Padana), torri d'assaltopodometri navali per misurare le distanze percorse in mare.
Nel campo della medicina e delle tecniche chirurgiche, i Romani hanno prodotto un'invenzione fondamentale per lo sviluppo dell'umanità: l'ospedale da campo, ilvaletudinarium, presidio stabile in muratura. Ma anche l'organizzazione degli spazi del divertimento - teatri ed anfiteatri - è terreno per applicare in modo geniale i concetti di automazione appresi e sviluppati dai Romani. Straordinario, in tal senso, l'ascensore che, all'interno del Colosseo, portava le belve nell'arena. Oppure il meccanismo che permetteva la distensione del velum (la copertura dei teatri) e dell'auleum (il sipario).
Dopo Roma, la mostra percorrerà l'Italia fino al 2011.

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martedì 22 dicembre 2009

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Anche la missione STS-126 compiuta dallo Shuttle Endevour nel novembre dello scorso anno è stata oggetto di attenzione di oggetti volanti non identificati di cui è recentemente uscito il filmato.

La missione era partita da Cape Canaveral il 20 novembre 2008 con lo scopo di trasportare in orbita equipaggiamente aggiuntivi perl Stazione Spaziale Internazionale in vista dell’ampliamente dell’equipaggio.
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Durante il sesto giorno di permanenza nello spazio gli austronauti, capitanati dal commandanteChristopher J. Ferguson, hanno avvistato e filmato due oggetti sferici salire dall’atmosfera terrestre. Questi due oggetti, dal comportamento evidentemente intelligente, si sono accostati allo Shuttle e dopo una breve ricognizione si sono allontanati senza fretta.
Il filmato è molto nitido, la fonte è come sempre in questi casi attendebile e i dialoghi sono coerenti con le immagini.
Ecco il filmato:


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domenica 20 dicembre 2009

È IL MAGGIORE SATELLITE DI SATURNO

Con i suoi 400 mila chilometri quadrati di superficie il Kraken Mare è più grande del Caspio


 La Nasa ha annunciato la presenza di un grande lago su Titano, il maggiore satellite di Saturno. La scoperta è stata fatta grazie alle osservazioni della sonda Cassini l'estate scorsa. Il Kraken Mare, questo è il nome con il quale è stato battezzato, con il suoi 400 mila km² è più grande del mar Caspio, il più grande lago sulla Terra, tuttavia non è costituito da acqua, ma da un materiale che alle condizioni esistenti sulla superficie terrestre, è allo stato gassoso: metano. Su Titano, invece, le condizioni sono tali per cui il metano e gli altri idrocarburi si trovano allo stato liquido.

titanoTITANO - Katrin Stephan e Ralf Jaumann dell'Agenzia spaziale tedesca a Colonia hanno presentato i risultati a San Francisco all'annuale conferenza dell'Unione geofisici americani. Lo scorso anno la Nasa aveva reso noto che la sonda aveva già osservato un lago di etano sull'emisfero sud di Titano, sostanza che sulla terra si trova allo stato gassoso. Con i suoi 5.150 chilometri di diametro, Titano è la seconda luna più grande del nostro sistema solare e la sola avvolta da una fitta atmosfera. Proprio a causa di questa atmosfera di azoto, che presenta alcune similitudini con la giovane atmosfera terrestre, Titano è uno degli oggetti più interessanti per gli scienziati. I ricercatori non hanno però potuto osservare direttamente il lago: grazie ai dati elaborati dallo spettometro a infrarossi hanno invece notato uno scintillante «luccichio» ai raggi infrarossi sull'emisfero nord di Titano, analogo al riflesso della luce del Sole su un lago: «Siamo sicuri che in natura questi riflessi possano appartenere solo a una superficie liquida», ha sottolineato Stephan. Al momeno dello scatto la sonda si trovava a circa 200 mila chilometri di distanza da Titano.
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Ultimi tentativi per disincagliarlo prima che esaurisca le energie



Corsa contro il tempo per salvare Spirit, il rover della Nasa che il 23 aprile scorso è rimasto intrappolato nella sabbia all’interno di un cratere su Marte. Il veicolo è infatti inclinato in modo tale da rendere molto difficile ai pannelli solari di ricaricarsi di energia. La situazione è molto difficile, tuttavia la ruota anteriore destra, che aveva smesso di funzionare nel 2006, ha accennato un movimento ed ha funzionato per tre minuti e mezzo, anche se con difficoltà: quanto basta a riaccendere la speranza.
martespiritLa ruota posteriore destra, intrappolata nella sabbia, è invece rimasta immobile durante tutti i tentativi di liberare il rover. Delle sei ruote del rover, due sono quindi fuori uso e l’ipotesi è che la colpa possa essere di un malfunzionamento elettrico. Quindi i tecnici della Nasa hanno programmato e già avviato una serie di test. “Dobbiamo fare qualcosa adesso perché adesso il rover ha ancora abbastanza energia”, ha osservato il responsabile dei rover marziani nel Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, John Callas. “Se aspettiamo troppo a lungo, le opportunità potrebbero diventare sempre di meno”. I test in corso vanno avanti “con cautela”, ma anche “il più velocemente possibile”. La speranza è non essere costretti a dire addio a Spirit e alla sua missione straordinaria: arrivato su Marte nel gennaio 2004, il rover avrebbe dovuto funzionare per 3 mesi e invece ha esplorato il pianeta rosso per 5 anni, contribuendo a grandi scoperte. Prima fra tutte, la ricostruzione del clima marziano, con primavere molto calde e condizioni tali che in passato il pianeta avrebbe potuto ospitare forme di vita.
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Un gruppo di archeologi ha scoperto le rovine di un'antica città sui fondali del Mar dei Caraibi. L'ubicazione è ancora segreta ma, secondo alcune voci, la città sarebbe addirittura più antica delle piramidi di Giza. Si torna a parlare di quell'Atlantide che tutti, studiosi compresi, continuano a cercare ed a sperare di trovare.
Le immagini satellitari della città mostrano qualcosa di completamente diverso dalla città sommersa che fu scoperta, da una missione russo-canadese nel 2001, nelle acque al largo di Cuba.
Gli studiosi hanno individuato una struttura simile ad una sottile piramide, un'altra con pali paralleli in piedi e travi tra le macerie, praticamente un edificio in rovina. Nessuno si spiega come questa città abbia potuto essere stata sommersa dalle acque.
Le prime tracce di una possibilie città sommersa emergono per la prima volta nei Caraibi, nel 2001, al largo di Cuba. La storia cadde presto, però, nel dimenticatoio. In un libro del 2000, Andrew Collins ipotizza che Cuba sia stata al centro di una vasta civilità pre-colombiana, molto simile ad Atlantide. Ivor Zapp e George Erikson, nel loro libro intitolato "Le strade di Atlantide", mettono il Costa Rica a capo di un impero marittimo molto avanzato.
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sabato 19 dicembre 2009

Sono sempre stati lì. Qualcuno li aveva già notati prima, ma nessuno riusciva a ricordare chi li avesse fatti – o perché? Fino a poco tempo fa, nessuno sapeva nemmeno quanti fossero. Ora sono dappertutto, a migliaia, anzi no, centinaia di migliaia! E la storia che raccontano è la storia più importante dell’umanità. Ma c’è chi potrebbe non essere pronto ad ascoltare.
Qualcosa di straordinario è stato scoperto in una zona del Sud Africa, circa 280 km verso l’interno, ad ovest del porto di Maputo (la capitale del Mozambico). Sono i resti d’una grande metropoli che misurava, secondo stime prudenti, circa 5000 km quadrati. Faceva parte di una comunità ancora più ampia, di circa 35.000 chilometri quadrati, che sembra essere stata costruita – siete pronti? – dal 160000 al 200000 a.C.!
metr01L’immagine è una vista ravvicinata di poche centinaia di metri del paesaggio, presa da Google-earth. La regione è un po’ remota e i “cerchi” sono stati spesso visti dagli agricoltori locali e dagli indigeni, in passato. Ma, stranamente, nessuno s’è mai preso la briga di informarsi su chi potrebbe averli fatti o quale età potessero avere.
La situazione è cambiata quando se ne è occupato il ricercatore Michael Tellinger, in collaborazione con Johan Heine, un vigile del fuoco locale e pilota che aveva osservato queste rovine negli anni, sorvolando la regione. Heine aveva il vantaggio unico di vedere il numero e la portata di queste strane fondazioni di pietra e sapeva che il loro significato non era apprezzato.
“Quando Johan per primo mi ha fatto conoscere le antiche rovine di pietra dell’Africa australe, non avevo idea delle incredibili scoperte che ne sarebbero seguite, in breve tempo. Le fotografie, i manufatti e le prove che abbiamo accumulato puntano senza dubbio ad una civiltà perduta e sconosciuta, visto che precede tutte le altre – non di poche centinaia d’anni, o di qualche migliaio d’anni… ma di molte migliaia d’anni. Queste scoperte sono così impressionanti che non saranno facilmente digerite dall’opinione ufficiale, dagli storici e dagli archeologi, come abbiamo già sperimentato. E’ necessario un completo mutamento di paradigmi nel nostro modo di vedere la nostra storia umana”. – Tellinger
Dove è stata compiuta la scoperta
L’area è importante per una cosa che colpisce subito – l’oro. “Le migliaia di antiche miniere d’oro scoperte nel corso degli ultimi 500 anni, indicano una civiltà scomparsa che ha vissuto e scavato per l’oro in questa parte del mondo per migliaia d’anni”, dice Tellinger. “E se questa è in realtà la culla del genere umano, possiamo star guardando le attività della più antica civiltà sulla Terra”.
Per visualizzare il numero e la portata di queste rovine, vi suggerisco di utilizzare Google-earth e iniziare con le seguenti coordinate:
Carolina – 25 55′53,28″S / 30 16′ 13,13″ E
Badplaas – 25 47′33,45″S / 30 40′ 38,76″ E
Waterval – 25 38′07,82″S / 30 21′ 18,79″ E
Machadodorp – 25 39′22,42″S / 30 17′ 03.25″ E
Quindi eseguite una ricerca a volo radente all’interno dell’area formata da questo rettangolo. Semplicemente stupefacente!
L’oro ha giocato un certo ruolo sulla densità di popolazione che un tempo viveva qui? Il sito si trova a circa 150 miglia da un ottimo porto, il cui commercio marittimo potrebbe avere contribuito a sostenere una popolazione così importante. Ma ricordate che stiamo parlando di quasi 200000 anni fa!
Le singole rovine sono in gran parte costituite da cerchi di pietre. La maggior parte sono stati sepolti sotto la sabbia e sono visibili soltanto dal satellite o dall’aereo. Alcuni sono stati esposti, quando il cambiamento climatico ha soffiato via la sabbia, rivelando le mura e le fondamenta.
metr02“Mi vedo come una persona di mente aperta, ma devo ammettere che mi ci è voluto oltre un anno per digerire la scoperta e per capire che abbiamo realmente a che fare con le strutture più antiche mai costruite dall’uomo sulla Terra.
Il motivo principale di ciò è che ci hanno insegnato che nulla di significativo è mai venuto dal Sud Africa. Che le civiltà più potenti sono apparse in Sumeria e in Egitto e in altri luoghi. Ci viene detto che fino all’insediamento del popolo BANTU, proveniente da nord, che dovrebbe avere avuto inizio nel secolo XII d.C., questa parte del mondo era piena di cacciatori-raccoglitori, e che i cosiddetti Boscimani non hanno fornito alcun contributo importante alla tecnologia o alla civiltà”. – Tellinger
Una storia ricca e variegata
metr03Quando i primi esploratori incontrarono queste rovine, davano per scontato che fossero recinti per il bestiame realizzati da tribù nomadi, come il popolo bantu, che si spostò verso sud e si stabilì in questa terra intorno al sec. XIII. Non si conoscevano le testimonianze storiche di nessuna civiltà precedente, più antica, in grado di costituire una comunità così densamente popolata. Poco sforzo fu stato fatto per indagare il sito perché la collocazione storica delle rovine non era per nulla nota.
Negli ultimi 20 anni, persone come Cyril Hromnik, Richard Wade, Johan Heine e una manciata d’altri hanno scoperto che queste strutture in pietra non sono ciò che sembrano essere. In realtà questi sono ora ritenuti i resti di antichi templi e osservatori astronomici di antiche civiltà perdute, che risalgono a molte migliaia di anni fa.
metr04Queste rovine circolari sono distribuite su una vasta area. Possono solo essere veramente apprezzate dal cielo o attraverso immagini satellitari. Molte di loro sono quasi completamente erose o sono state coperte dai movimenti del suolo fatti per l’agricoltura lungo il tempo. Alcune sono sopravvissute abbastanza bene da rivelare le loro grandi dimensioni, con alcuni muri originali in piedi, sino a quasi 2 metri d’altezza e oltre un metro di larghezza, in alcuni luoghi. Guardando la metropoli intera, diventa evidente che si trattava d’una comunità ben progettata, sviluppata da una civiltà evoluta. Il numero di antiche miniere d’oro suggerisce la ragione per cui la comunità si trovava in questa posizione. Troviamo le strade – alcune si estendono per un centinaio di miglia – che collegavano la comunità e l’agricoltura a terrazzamenti, molto simili a quelli trovati negli insediamenti Inca in Perù.
Ma una domanda necessita una risposta – come potrebbe tutto questo essere stato realizzato dagli esseri umani 200.000 anni fa?
La datazione del sito
Trovare i resti di una grande comunità, con ben 200000 persone che vivevano e lavoravano insieme, è stata una scoperta importante in sé. Ma la datazione del sito ha costituito un problema. La patina pesante sulle pareti di roccia suggeriva che le strutture dovessero essere molto vecchie, ma la scienza della datazione tramite la patina è solo in fase di sviluppo ed è ancora controversa. La datazione col carbonio 14 di sostanze organiche, come il legno bruciato, è alterata dalla possibilità che gli esemplari possano aver subito incendi recenti dell’erba circostante, che sono comuni nella zona.
metr06metr07La svolta arrivò inaspettatamente. Ecco come Tellinger la descrive:
“Johan Heine scoprì il Calendario Adam nel 2003, quasi per caso. Andava a cercare uno dei suoi piloti che si era schiantato con l’aereo sul bordo dell’altopiano. Accanto al luogo dello schianto Johan notò un gruppo molto strano di grosse pietre, sporgenti dal terreno. Mentre portava in salvo il pilota ferito da circa 20 metri sotto il bordo della rupe, Johan si avvicinò ai monoliti e subito si rese conto che erano allineati ai punti cardinali della Terra – nord, sud, est e ovest. C’erano almeno tre monoliti allineati verso il sorgere del sole, ma sul lato ovest dei monoliti allineati c’era un misterioso buco nella terra – mancava qualcosa.
Dopo settimane e mesi di misurazioni e di osservazioni, Johan concluse che le rocce erano perfettamente allineate con il sorgere e il tramonto del sole. Determinava i solstizi e gli equinozi. Ma il misterioso buco nel terreno era rimasto come un grande puzzle. Un giorno, mentre pensava alla ragione di quel foro, l’esperto locale di piste a cavallo, Christo, arrivò a cavallo e spiegò rapidamente a Johan che c’era una pietra dalla strana forma, che era stata rimossa dal luogo qualche tempo prima. Apparentemente era da qualche parte vicino all’ingresso della riserva naturale.
Dopo una lunga ricerca, Johan trovò la pietra antropomorfica (di forma umanoide). Era intatta e con orgoglio recava una targa, attaccata ad essa. Era stata utilizzata dalla Fondazione Blue Swallow per commemorare l’apertura della riserva Blue Swallow nel 1994. L’ironia è che era stata rimossa dal sito antico più importante trovato fino ad oggi, e misteriosamente era ritornata alla riserva – per motivi leggermente diversi.
metr08La posizione esatta del calendario è indicata nel sito www.makomati.com. I primi calcoli dell’età del calendario sono stati effettuati in base al sorgere di Orione, una costellazione conosciuta per le sue tre stelle luminose che formano la “cintura” del mitico cacciatore.
La Terra oscilla sul suo asse e quindi le stelle e le costellazioni cambiano il loro angolo di presentazione nel cielo notturno, in base alla congiuntura. Questa rotazione, denominata precessione, completa un ciclo ogni 26000 anni ca.
Se possiamo stabilire quando le tre stelle della cintura di Orione erano posizionati in orizzontale contro l’orizzonte, possiamo stimare il momento in cui le tre pietre del calendario erano in linea con queste stelle visibili.
metr09Il primo calcolo approssimativo fu di almeno 25000 anni fa. Ma le misure nuove e più precise tendevano ad aumentare l’età. Il calcolo successivo è stato compiuto da un maestro archeo-astronomo, che vuole rimanere anonimo, per paura del ridicolo dalla Fraternità accademica. Il suo calcolo si è basato sul sorgere di Orione e ha suggerito un’età di almeno 75000 anni. Il calcolo più recente e più preciso, fatto nel giugno del 2009, suggerisce un’età di almeno 160000 anni, sulla base del sorgere apparente di Orione all’orizzonte – ma anche dell’erosione delle pietre di dolerite trovare sul sito.
Alcuni pezzi dei marcatori di pietra sono rotti e giacciono per terra, esposti all’erosione naturale. Quando i pezzi sono stati rimessi insieme, circa 3 cm di pietra era già stato portati via. Questi calcoli hanno aiutato a valutare l’età del sito dal calcolo del tasso d’erosione della dolerite.
metr10Chi ha fatto la metropoli? Perché?
Sembrerebbe che gli esseri umani abbiano sempre apprezzato l’oro. È anche menzionato nella Bibbia, che descrive i fiumi del Giardino dell’Eden:
Genesi 2:11 – Il nome del primo [fiume] è Pishon; scorre intorno a tutto il paese di Havilah, dove c’è l’oro.
Il Sud Africa è conosciuto come il più grande paese produttore di oro al mondo. La più grande zona di produzione d’oro del mondo è il Witwatersrand, la stessa regione dove l’antica metropoli si trova. Infatti nelle vicinanze di Johannesburg, una delle città più note del Sud Africa, è anche un luogo chiamato “Egoli”, che significa la città d’oro.
Sembra molto probabile che l’antica metropoli sorgesse a causa della sua vicinanza con l’offerta d’oro più grande del pianeta. Ma perché gli antichi lavoravano così alacremente nelle miniere d’oro? Non si può mangiare. E’ troppo tenero da utilizzare per la produzione di utensili. Non è molto utile per qualsiasi cosa, tranne gli ornamenti e la sua bellezza fisica è pari con altri metalli come il rame o l’argento. Perché mai l’oro divenne così importante per i primi Homo sapiens?
Per cercare la risposta, abbiamo bisogno di guardare al periodo storico in questione – 160000 a 200000 anni a.C. – e scoprire ciò che stava accadendo sul pianeta Terra.
Com’erano gli esseri umani 160000 anni fa?
Possiamo rintracciare l’’uomo moderno, l’Homo sapiens, ossia i nostri antenati, indietro nel tempo, verso un punto in cui la nostra specie si è evoluta da altri, più primitivi, ominidi. Gli scienziati non capiscono perché questo nuovo tipo umano improvvisamente apparve, o come il cambiamento avvenne, ma siamo in grado di rintracciare i nostri geni sino ad una sola donna, che è nota come “Eva mitocondriale”.
metr11Eva mitocondriale (mt-MRCA) è il nome dato dai ricercatori alla donna che è definita come l’antenato comune matrilineare più recente (MRCA) per tutti gli esseri umani attualmente viventi. Tramandato da madre a figlio, tutto il DNA mitocondriale (mtDNA) in ogni persona vivente è derivato da questo individuo di sesso femminile. Eva mitocondriale è la controparte femminile di Adamo Y-cromosomico, l’antenato comune patrilineare più recente, pur vivendo in tempi diversi.
Si crede che Eva mitocondriale sia vissuta tra 150000 a 250000 anni a.C., probabilmente in Africa orientale, nella regione della Tanzania e delle zone immediatamente a sud e ad ovest. Gli scienziati ipotizzano che vivesse in una popolazione di forse 4000-5000 femmine, in grado di produrre prole in un dato momento. Se altre femmine avevano prole con cambiamenti evolutivi del loro DNA, non abbiamo alcuna registrazione della loro sopravvivenza. Sembra che siamo tutti discendenti di questa femmina umana.
Eva mitocondriale sarebbe stata pressoché contemporanea deli esseri umani i cui fossili sono stati rinvenuti in Etiopia, nei pressi del fiume Omo e di Hertho. Eva mitocondriale visse molto prima dell’emigrazione dall’Africa, che potrebbe essersi verificata tra 60000 e 95000 anni fa.
metr12La regione, in Africa, dove si può trovare il massimo livello di diversità mitocondriale (verde) e la regione in cui gli antropologi ipotizzano che la divisione più antica della popolazione umana abbia iniziato a verificarsi (marrone chiaro). L’antica metropoli si trova in quest’ultima regione (marrone), che corrisponde anche al periodo stimato in cui le mutazioni genetiche improvvisamente accaddero.
Potrebbe essere questa una coincidenza?
La storia antica sumera descrive l’antica metropoli e i suoi abitanti!
Sarò onesto con voi. Questa parte successiva della storia è difficile da scrivere. È così sconvolgente che la persona media non ci vuole credere. Se siete come me, vi consiglio di fare la ricerca voi stessi, e prendervi del tempo per permettere ai fatti di stabilirsi nella vostra mente.
Ci hanno spesso fatto credere che la nostra storia conosciuta comincia con gli egiziani – i Faraoni e le piramidi. Le dinastie più antiche risalgono a circa 3200 anni a.C. Si tratta di tanto tempo fa. Ma la civiltà sumera, in quello che oggi è l’Iraq, è molto più antica. Inoltre, abbiamo tradotto molte delle loro tavolette di storia, scritte in caratteri cuneiformi e in scritture precedenti, in modo da sapere molto sulla loro storia e leggende.
metr13L’immagine del sigillo raffigura la leggenda del “Grande Diluvio”, che consuma l’umanità. Molte leggende sumere sono sorprendentemente simili alla Genesi. Come la Genesi, la leggenda sumera Atrahasis racconta la storia della creazione degli esseri umani moderni, non da un Dio d’amore, ma da esseri provenienti da un altro pianeta, che avevano bisogno di “lavoratori schiavi”, per aiutarli a lavorare nelle miniere d’oro per la loro spedizione extra-planetario!
Ho avvertito che questo è difficile da credere, ma per favore continuate a leggere.
metr14Chi ha fatto la metropoli? Perché?
Questa storia, la Atrahasis, proviene da un’antica versione babilonese che risale circa al 1700 a.C., ma deriva certamente da più antichi testi dei Sumeri. Essa combina i motivi familiari sumeri della creazione del genere umano e del conseguente diluvio – proprio come la Genesi.
La storia inizia con gli “dèi” – esseri provenienti da un pianeta chiamato Nibiru – che scavano fossati e miniere per l’oro, come parte di una squadra di spedizione. I moderni esseri umani (homo sapiens) non esistevano ancora; solo ominidi primitivi vivevano sulla Terra. C’erano due gruppi di “divinità”, la classe dei lavoratori e la classe dirigente (cioè gli ufficiali). Gli dèi lavoratori avevano costruito le infrastrutture come pure lavoravano nelle miniere d’oro e, dopo migliaia d’anni, il lavoro era apparentemente troppo per loro.
Gli dèi dovevano scavare i canali
Dovevano tenere puliti i canali,
le arterie vitali della terra,
Gli dèi scavarono il letto del fiume Tigri
E poi hanno quello dell’Eufrate. – (Dalley 9, Atrahasis)
Dopo 3600 anni di questo lavoro, gli dèi finalmente cominciarono a lamentarsi. Decisero di scendere in sciopero, bruciando i loro strumenti e circondando la “dimora” del dio principale Enlil (il suo tempio). Il ministro di Enlil, Nusku, scosse Enlil dal letto e l’avvisò che la folla inferocita stava fuori. Enlil rimase spaventato. (Il suo volto è descritto: “olivastro come un tamerice”). Il ministrò Nusku consigliò Enlil di chiamare gli altri grandi dèi, soprattutto Anu (Dio del cielo) e Enki (il dio intelligente delle acque dolci). Anu consigliò ad Enlil di scoprire chi fosse il capo della ribellione. Mandarono Nusku fuori per chiedere alla folla delle divinità chi fosse il loro leader. La folla rispose: “Ciascuno di noi dèi vi ha dichiarato guerra!” (Dalley 12, Atrahasis).
Poiché la classe superiore degli dèi ora vedeva che il lavoro degli dèi di classe inferiore “era troppo difficile”, decisero di sacrificare uno dei ribelli per il bene di tutti. Essi avrebbero preso un solo Dio, l’avrebbero ucciso e ne avrebbero fatto il genere umano, mescolando la carne e il sangue del dio con l’argilla:
Belit-ili, la dea del grembo materno, è presente,
Lasciate che la dea del grembo materno crei la sua prole,
E lasciate che l’uomo sopporti il carico degli dei! (Dalley 14-15, Atrahasis)
Dopo che Enki li istruì sui rituali di purificazione per il primo, settimo e quindicesimo giorno d’ogni mese, gli dèi uccisero Geshtu-e, “un dio che aveva l’intelligenza” (il suo nome significa “orecchio” o “saggezza”) e formarono l’umanità dal suo sangue e dalla creta. Dopo che la dea della nascita mescolò l’argilla, tutti gli dèi si raccolsero intorno e sputarono su di esso. Poi Enki e la dea dell’utero presero l’argilla e la portarono nella “stanza del destino”, dove si riunirono tutte le dee del grembo materno.
Egli [Enki] calpestò l’argilla in presenza di lei;
Lei continuava a recitare un incantesimo,
Perché Enki, soggiornando in sua presenza, l’aveva obbligata a recitarlo.
Quando ebbe finito il suo incantesimo,
Estrasse quattordici pezzi d’argilla,
E mise sette pezzi a destra,
Sette a sinistra.
Tra di essi depose un mattone di fango. (Dalley 16, Atrahasis)
La creazione dell’uomo sembra essere descritta come una specie di clonazione o di quella che noi oggi chiamiamo fecondazione in vitro.
Il risultato fu un ibrido o “umano evoluto”, con maggiore intelligenza, che potesse svolgere le funzioni fisiche degli dèi lavoratori e anche prendersi cura delle esigenze di tutti gli dèi.
Ci viene detto, in altri testi, che la spedizione è venuta per l’oro, e che grandi quantità sono state estratte e spedite fuori del pianeta. La comunità in Sud Africa era chiamata “Abzu” ed era la posizione privilegiata delle operazioni minerarie.
Poiché questi eventi sembrano coincidere con le date di “Eva mitocondriale” (vale a dire dal 150000 al 250000 a.C.) e sembrano essere situati nella regione delle più ricche miniere d’oro del pianeta (Abzu), alcuni ricercatori pensano che le leggende sumere possano, infatti, essere basate su avvenimenti storici.
metr15Secondo gli stessi testi, una volta conclusa la spedizione mineraria, fu deciso che la popolazione umana dovrebbe essere lasciata perire in un diluvio che era stato previsto dal astronomi degli “dèi”. A quanto pare, il passaggio ciclico del pianeta natale degli dèi, Nibiru, stava per portarlo abbastanza vicino all’orbita della Terra e la sua gravità avrebbe provocato una risalita (marea) degli oceani a inondare la terra, mettendo fine alla specie ibrida – homo sapiens.
Secondo la storia, uno degli “dèi” aveva simpatia per un essere umano particolare, Zuisudra, e lo avvertì di costruire una barca per cavalcare l’onda del diluvio. Questo divenne la base per la storia di Noè nel libro della Genesi. Fu un fatto veramente accaduto? L’unica altra spiegazione è immaginare che le leggende sumere, che parlano della vita su altri pianeti e della clonazione umana, fossero straordinarie creazioni di fantascienza. Questo sarebbe di per sé sorprendente. Ma ora abbiamo la prova che la città mineraria, Abzu, è reale e che esisteva nella stessa epoca dell’improvvisa evoluzione degli ominidi a homo sapiens.
metr16Abbastanza da darci da pensare per un po’.
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Ben lontano storicamente dalla popolazione di macchine volanti che sorvolano le nostre teste quotidianamente, Shen Kuo fu forse il primo uomo a stilare un rapporto dettagliato su un avvistamento di un oggetto volante non identificato.

Shen Kuo è probabilmente una delle figure più importanti e sottovalutate della scienza antica e moderna. Persona poliedrica, dal multiforme ingegno, si dedicò alla matematica come all'astronomia, alla botanica ed all'archeologia, spaziando da una disciplina all'altra come pochi uomini nella storia del genere umano furono in grado di fare.

Vissuto nel XI° secolo dopo Cristo, fu anche persona influente all' interno della corte della Dinastia Song, è rimasto famoso ai più per la sua opera "Meng Xi Bi Tan", un insieme di 507 sperimentazioni che vanno dalla geografia al magnetismo, fino all' astronomia ed al calcolo matematico complesso.

Giusto per rendere i dovuti onori ad un personaggio di questo calibro, ecco alcune delle intuizioni e scoperte di quest'uomo:
  • Fu il primo a distinguere tra Nord magnetico e Nord geografico, e ad applicare questi concetti alla navigazione. Fino ad allora, rudimentali bussole venivano utilizzate per i viaggi via terra, e puntavano verso Sud.
  • Cambiò la "rosa dei venti" delle bussole, da 8 punti a 24.
  • Formulò per primo il concetto di geomorfologia, teorizzando i processi di formazione della terraferma basandosi sull' osservazione di fossili marini ritrovati in diversi strati di terreno
  • Libri: oltre alla sua opera più famosa, completò due atlanti geografici, scrisse trattati di musica legati alle armoniche matematiche, trattati politici e poesie
  • Descrisse centinaia di piante e le loro proprietà curative, oltre che trattati di botanica, zootecnica e mineralogia
  • Costruì la prima chiusa mai utilizzata in Cina; costruì una pagoda interamente in legno, poi rimpiazzata da una in mattoni (realizzata sempre da lui) dopo un incendio che distrusse completamente la prima pagoda.
  • Distinse per primo le funzioni dell' esofago e della trachea, fornendo una bozza del sistema respiratorio e digestivo.
  • Creò formule matematiche, lavorò con la trigonometria e con i grandi numeri.
  • Fu il primo ad esaminare la camera oscura in maniera analitica e geometrica, formulando il primo concetto di punti focali e studiando le immagini prodotte da specchi concavi
  • Essendo a capo di quello che potremmo chiamare "Dipartimento di Astronomia imperiale", Shen ebbe modo di compiere accurate osservazioni del cielo. Fu uno dei primi ad opporsi al concetto di "Terra piatta", spiegando anche il perchè gli oggetti cosmici avessero forme sferiche. Ipotizzò che la Luna riflettesse i raggi solari e non emanasse luce propria. Studiò le orbite planetarie, studio che lo vide impegnato ogni notte per cinque anni.
Shen Kuo si ricorda anche per il primo dettagliato rapporto ufologico della storia. Nella sua opera più famosa, Meng Xi Bi Tan, Shen Kuo riporta quello che sembra un avvistamento UFO in piena regola: un oggetto "brillante come una perla" che volava sopra un lago, nella provincia di Jiangtsu, in grado di comparire improvvisamente e di sparire nella volta celeste a velocità impensabili. L'oggetto fu avvistato da decine di persone, e Shen Kuo si preoccupò, da ricercatore qual'era, di raccogliere testimonianze e di far luce sul fenomeno misterioso.

L'osservazione di fenomeni celesti inusuali, o di oggetti volanti non identificati, non è solo materia della storia dell' Occidente. In Cina e Giappone ad esempio sono testimoniati numerosi fenomeni curiosi, che spaziano dall'avvistamento di sfere nel cielo fino addirittura ad alcuni atterraggi di quelle che furono considerate a volte macchine volanti, altre volte dei del cielo.

Secondo quanto afferma Shen Kuo, l'oggetto fu avvistato a scadenze quasi regolari per un periodo di 10 anni. L'oggetto aveva, oltre che una luminosità tale da illuminare un'area del raggio di diversi chilometri, anche la particolarità di dividersi in due sfere distinte.
Le testimonianze raccolte da Shen Kuo provengono dalle province di Anhui e di Jiangsu, in particolare dalla città di Yangzhou. L'oggetto viene descritto come dotato di porte, alla cui apertura sarebbe stato possibile ammirare una luce potente.

Per quanto le cronache cinesi siano ricche di avvenimenti relativi a comparizioni di divinità o ad avvenimenti strani e curiosi, Shen Kuo si distinse per la sua relativa "scientificità" nelle sue osservazioni compiute sul mondo naturale. Oltre al fatto che il rapporto stilato sugli avvistamenti di questo misterioso oggetto è ricco di particolari e può contare su numerosi testimoni. Il fenomeno si è manifestato per anni, diventando addirittura un'attrattiva per la regione. Fino ad ora, non si è stati in grado di smentire o di provare nulla, se non che molti abitanti della regione furono testimoni di un fenomeno luminoso in cielo non direttamente riconducibile ad eventi astronomici.
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L'anno che sta per finire ha visto il raggiungimento di molti importanti traguardi nei più diversi settori della ricerca

Quali sono i più significativi risultati scientifici dell'anno che sta per terminare? Secondo Bruce Alberts, caporedattore della rivista "Science" che ogni anno ne stila una classifica, il 2009 è stato fruttuoso per la ricerca: Questo ha reso più difficile il compito, ma alla fine nel bicentenario della nascita di Darwin a spuntarla è stata

la ricostruzione dello scheletro di Ardipithecus, vecchio di 4,4 milioni di anni, e del suo ambiente, a cui la rivista ha dedicato una serie di ben 11 articoli nell'ottobre scorso. "La scelta - scrive in un editoriale Alberts - non è stata facile, considerata l'idiosincrasia del nostro editore per scelte di auto-promozione. Ma questo lavoro cambia il modo in cui pensiamo agli inizi dell'evoluzione dell'uomo e rappresenta il culmine di 15 anni di ricerca che hanno visto impegnati a collaborare 47 scienziati di nove nazioni esperti in differenti settori che si sono uniti per riuscire a compiere una meticolosa analisi di 150.000 campioni di animali e piante fossili."


Le altre nove scoperte più significative del 2009 sono, secondo "Science":

I meccanismi delle pulsar: Il Gamma-Ray Space Telescope "Fermi" ha consentito di identificare un nuovo tipo di pulsar - stelle di neutroni in rapidissima rotazione dotate di un intenso campo magnetico - e di chiarire i meccanismi delle loro particolari emissioni nello spettro dei raggi gamma.

L'altra faccia della rapamicina: nei topi di esperimento la somministrazione di rapamicina consente, influendo su una via metabolica chiave che coinvolge le proteine mitocondriali, un allungamento dal 9 al 14 per cento delle loro vita. E' la prima volta che si ottiene un risultato di questo tipo in un mammifero.

Le proprietà del grafene: I rapidissimi progressi nella determinazione delle proprietà del grafene, ossia di lamine monoatomiche di atomi di carbonio, hanno permesso di dimostrarne l'elevata conducibilità, aprendo la strada a una loro applicazione nel campo dell'elettronica. 

I recettori dello stress vegetale: La determinazione della struttura di molecole chiave (fra cui una nota come ABA) per la loro capacità di sopravvivere agli stress ambientali apre la strada alla progettazione di vegetali in grado di resistere in condizioni di siccità, migliorando le capacità produttive in generale e consentendo la coltivazione di piante "da biocombustibile" in terreni marginali.

Il primo laser a raggi X: La messa a punto presso lo SLAC dello LCLS (Linac Coherent Light Source) consente di ottenere "istantanee" di reazioni chimiche mentre esse sono in corso, di alterare la struttura elettronica di materiali e di eseguire sofisticati esperimenti in numerosi campi di ricerca.

Il ritorno della terapia genicaL'identificazione di nuove strategie per l'applicazione delle terapie geniche ha consento importanti passi in avanti in vista di una terapia per l'adrenoleucodistrofia, l'amaurosi congenita di Leber e la SCID.

La prima volta dei monopoli: In alcuni esperimenti condotti su cristalli di "spin ice" i ricercatori sono riusciti a osservare i monopoli magnetici, particelle dotate di un unico polo magnetico, e a indurli a fluire come una corrente.

L'acqua sulla Luna: In ottobre, i sensori del satellite LCROSS (Lunar CraterObservation and Sensing Satellite) sono riusciti a rilevare la presenza di acqua e ghiaccio nel materiale sollevato dall'impatto sulla superficie lunare di una sonda fatta appositamente impattare al suolo.

La riparazione dello Hubble: In maggio una missione spaziale è riuscita a riparare e migliorare le capacità di osservazione dello Hubble Space Telescope dando nuova vita al decano dei telescopi spaziali.


E per il 2010 quali appaiono i campi in cui al momento si può sperare di ottenere sviluppi particolarmente significativi? Secondo la rivista americana ci sarebbero indizi che l'intenso lavoro di ricerca possa portare a risultati di rilievo, in biologia, nello studio del metabolismo cellulare delle cellule cancerose e dei rapporti fra sequenziamento degli esoni e malattie; in medicina, nell'applicazione delle cellule staminali alle patologie neuropsichiatriche; in fisica, nelle osservazioni dell'Alpha Magnetic Spectrometer a bordo dela Stazione spaziale internazionale, che a partire da luglio inizierà ad analizzare i raggi cosmici per scoprire dati rilevanti sull'antimateria e sulla materia oscura.

Alla lista delle possibili sorprese stilata da "Science", ci piace aggiungere quelle che potrebbe riservare un'impresa tutta europea, con un forte contributo italiano: quelle che potrebbero venire dall'LHC. Probabilmente è ancora presto, visto che per portare a regime quella che può essere considerata l'apparecchiatura più complessa mai realizzata dall'uomo ci vorrà ancora tempo: a fine 2010, con una potenza complessiva di 7 TeV, sarà ancora ben al di sotto della sua potenza massima (14 TeV) grazie alla quale potrà andare a caccia della "particella di Dio", il bosone di Higgs. Ma in fondo già in queste prime settimane di "riscaldmento" l'LHC ha frantumato in scioltezza diversi record detenuti da altri acceleratori. 
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venerdì 18 dicembre 2009

Ecco che riproponiamo un intervista interessantissima al fisico matematico Freeman Dyson, effettuata dal matematico e fisico italiano Piergiorgio Odifreddi e che apparve sul quotidiano “La Repubblica” del giorno 18 settembre 2000. Buona lettura.
Secondo la leggenda, Vishnu ha due regine: Lakshmi, dea della prosperità, e Sarasvati, dea della saggezza. Essendo spose dello stesso uomo, le due sono rivali: ogni volta che una conferisce i propri doni a qualcuno, l’altra gli nega i suoi. Per questo i ricchi non sono saggi, e i saggi non sono ricchi.

Una volta, i saggi che volevano rimediare alla povertà dovevano bazzicare per corti e palazzi. Perdendo presto, ovviamente, la saggezza. Oggi alcuni eletti possono seguire un’altra strada, e diventare membri dell’Istituto degli Studi Avanzati di Princeton: una verde oasi creata negli anni ‘30 per riprodurre i vantaggi delle corti senza gli svantaggi. In particolare, i membri dell’Istituto sono pagati solo per pensare, e non devono preoccuparsi di scrivere, pubblicare, insegnare e fare esami.

L’Istituto ha annoverato fra i suoi professori Einstein, Gödel e Von Neumann: ovvero, gli astri più luminosi della fisica, della logica e della metematica moderne. L’abbiamo visitato per intervistare uno dei suoi fortunati membri: il fisico-matematico Freeman Dyson, un originale scienziato che è anche un divulgatore di fama.

La sua esperienza nel nucleare va dalla progettazione pratica di minireattori utilizzati in medicina alle riflessioni teoriche del suo primo fortunato libro, Armi e speranza (Boringhieri, 1984).
Cosa pensa dell’energia atomica?
“Non ne sono particolarmente entusiasta.

Direi di essere abbastanza neutrale al riguardo. Penso che i pericoli e i vantaggi dell’energia atomica siano stati assolutamente esagerati. Sia i sostenitori che i denigratori ne hanno sopravvalutato il potenziale. A mio avviso, si tratta soltanto di un altro modo per produrre elettricità.

Se potesse essere più a buon prezzo, sarebbe meglio. Naturalmente sono contrario alle bombe anche se spesso l’opinione pubblica non sembra comprendere la differenza”.
Nel 1958, però, lei progettava navicelle spaziali con bombe atomiche come propellente.
“Beh, eravamo giovani, e dal punto di vista tecnico era un’ottima idea. Si trattava di mettere un migliaio di bombe atomiche nel serbatoio, e detonarne un paio al secondo per salire al cielo: boom, boom,… Noi volevamo farlo ma, per fortuna o sfortuna, non ottenemmo l’autorizzazione”.
Volevate farlo per andare dove?
“Soprattutto sui pianeti. Eravamo interessati a Marte, a Saturno, ai satelliti di Giove. E naturalmente avremmo voluto andare su Europa, dove adesso sappiamo che esiste un profondo oceano. Avremmo scoperto cose molto interessanti, se mai fossimo andati”.
Magari altre forme di vita. Nell’Origine della vita
(Boringhieri, 1987) lei ha proposto una teoria su come è nata quella che conosciamo.
“Il software della vita è rappresentato dal genoma, che codifica le istruzioni per la costruzione di una creatura vivente. L’hardware è rappresentato dalle proteine, la macchina chimica che elabora le istruzioni del Dna. Alla domanda “chi è nato prima”? i biologi ortodossi rispondono: i geni. Io la penso esattamente al contrario, e rispondo: le proteine. L’idea è che l’hardware può esistere senza il software, ma il software non può esistere senza l’hardware”.
Il suo modello semplificato ha alcune caratteristiche interessanti: ad esempio, una simmetria tra la vita e la morte. Possiamo dedurne che non sono le divinità, ma gli organismi rudimentali a risorgere o vivere in eterno? E che la morte è il prezzo da pagare per poter vivere una vita interessante?
“Direi proprio che sia così. Bisogna essere molto semplici per vivere in eterno o resuscitare: è necessario mantenere un’organizzazione, o farla emergere spontaneamente dal caos, il che avviene tanto più facilmente quanto meno c’è complessità”.
In Infinito in ogni direzione (Rizzoli, 1989) lei ha affrontato un problema complementare. Crede che ci sarà sempre vita nell’universo?
“Non dico di crederci. Ho soltanto voluto vedere se le leggi della fisica o della chimica permettono alla vita di continuare per sempre. Penso che sia una buona domanda, alla quale ho risposto dimostrando che la possibilità non è esclusa”.
Sarebbe però una vita molto diversa dalla nostra, che è destinata a terminare abbastanza presto insieme al sistema solare.
“Se la vita riuscirà a sopravvivere, lo farà soltanto modificando ripetutamente la propria forma. Ciò che io ho in mente è qualcosa come La nuvola nera di Fred Hoyle: una grande nuvola di polvere interstellare, con segnali e sistemi elettromagnetici al posto di nervi e muscoli, che necessita soltanto di luce stellare e di sostanze chimiche che può raccogliere nello spazio. Naturalmente, esistono molte altre possibilità”.
Queste idee mi fanno venire in mente una frase di Primo Levi: “La miglior fantascienza è la scienza”. Nel suo ultimo libro, Il sole, il genoma e Internet (Boringhieri, 2000), lei prosegue nel genere, immaginando ad esempio piante a sangue caldo.
“Si tratta di piante omeoterme, che si rendono indipendenti dalla temperatura e dall’atmosfera in cui vivono circondandosi di una serra, proprio come gli orsi polari sviluppano una pelliccia, o le tartarughe un guscio, per proteggersi dall’ambiente.

Magari su Marte o su Europa già ci sono, e potremmo cercarle: dovrebbe essere facile individuarle dalle loro perdite, a meno che le serre non siano perfette. Sulla Terra potremmo costruirle noi, quando avremo imparato a progettare geneticamente le piante”.
C’è una soluzione “vegetale” ai problemi energetici?
“Già oggi siamo in grado di produrre combustibili chimici dalle piante: si coltiva la canna, si produce l’alcol fermentando lo zucchero, e lo si usa come combustibile industriale. Funziona, ma è più caro che importare petrolio. In futuro potremmo progettare una foresta alimentata dal sole, le cui piante sintetizzano idrocarburi che finiscono direttamente in oleodotti sotterranei. Sarebbe una bella soluzione a tanti problemi”.
E progettare animali?
“Questo è un problema più delicato. Più ci si avvicina all’ uomo, maggiori sono i problemi di carattere etico. Possiamo già fare moltissimo con le piante, senza dover affrontare queste domande”.
A proposito di etica e morale, lei ha ricevuto quest’anno il Premio Templeton, che costituisce l’analogo del Premio Nobel per la religione. La scienza sta forse sostituendo la teologia?
“In un certo senso è così. Oggi sono gli scienziati a scrivere testi destinati al grande pubblico. Filosofi e teologi tendono a diventare sempre più tecnici, e a scrivere in un modo che soltanto loro sono in grado di comprendere. Non so quale sia la ragione, né cosa ne pensi il signor Templeton”.
Visto che siamo in argomento, qual è la sua idea di Dio, ammesso che ne abbia una?
“Noi abbiamo una mente, e quindi esiste una componente mentale dell’universo nella quale siamo integrati. Possiamo anche chiamarla Dio, ma è solo un modo razionale di guardare alle cose. Io definisco Dio come una Mente sviluppatasi a un livello tale che non siamo in grado di comprenderla”.
Una sorta di inconscio collettivo, o di Internet. Ma esiste qualche legame fra questo Dio superumano e la natura?
“Il cervello mediante il quale compiamo le nostre scelte è costituito di atomi. Gli atomi sono attivi, e sembrano fare scelte imprevedibili. Possiamo dire che questa sia la manifestazione di una Mente nel senso di un’Anima Mundi, più che di un Dio tradizionale”.
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martedì 15 dicembre 2009


Nei giorni scorsi inediti fenomeni mai visti prima sono comparsi nel cielo di varie zone del mondo. Una spirale è apparsa nel cielo notturno della Norvegia e successivamente due giorni dopo è comparsa in Cina. La spiegazioneufficiale riportata dai media è quella di essere stati dei fenomeni originatisi da test militari di lanci missilistici falliti, che tra l'altro non convince molto, mentre fino a poco prima le più disparate teorie hanno preso il sopravvento tra le genti confuse e stupite: l'ipotesi UFO (la più formulata), Stargate o varchi dimensionali per poi finire con le supposizioni di apparizioni mistiche e divine. E se invece tutte queste fossero invece immagini olografiche create grazie alla tecnologia del Project Blue Beam - e su cui ovviamente i media non si pronunceranno di certo - un progetto ideato e creato dal Governo Ombra americano (la Cabala) e avente dei fini e degli scopi ben precisi sul genere umano?


Il dottor Richard Boylan si è espresso in merito all'apparizione della spirale in Norvegia:

"Questa spirale ovviamente falsa nel cielo è un ologramma 3-D generato dalla Cabala per:

1) un'esercitazione di immissione di false luci nel cielo, in preparazione di una successiva proiezione di immagini di guerra psicologica, come "l'arrivo degli invasori alieni";
2) per distrarre i media dalla consegna del Nobel per la Pace al Presidente Obama avvenuta Oslo, in Norvegia;
3) per generare speculazioni tra i cittadini disinformati che "gli UFO avessero qualcosa a che fare con questi fenomeni", mentre poi gli esperti della Cabala se ne vanno in televisione a farsi beffe di queste "credulità" e offrono spiegazioni "scientifiche" alternative".

Secondo una relazione completa del giornalista investigativo canadese, Serge Monast:
"E’ stato autorizzato il Project Blue Beam come tecnologia olografica usata insieme con altre tecnologie, armi di controllo della mente che utilizzano gli effetti delle onde di radiofrequenza sul cervello. E’ capace di proiettare delle immagini nel cielo e di indurre il pensiero collettivo a convincere la gente che stanno vedendo un’invasione aliena o la seconda venuta di Cristo. Il progetto Blue Beam fingerà di essere l’adempimento universale delle vecchie profezie. In linea di principio, userà il cielo come uno schermo, generando le immagini simultanee di un progetto dai satelliti ad ogni parte del pianeta, in ogni lingua, in ogni dialetto, per ogni religione. Nessuna zona si escluderà. Con l’animazione e gli effetti che sembrano venire dalle profondità dello spazio, i seguaci stupiti di varie dottrine religiose testimonieranno il loro messia, realistico e molto convincente. I vari “salvatori” allora si fonderanno in uno dopo aver chiarito le spiegazioni dei misteri, delle profezie e delle rivelazioni. Questo evento si presenterà alla volta di grande tumulto politico e generale…".


Stesso discorso dell'ipotesi olografica vale per la gigantesca "piramide" apparsa sulla Piazza Rossa del Cremlino in Russia il 10 Dicembre 2009. Il filmato è stato girato da dentro un'auto ma a quanto sembra non è un riflesso nei vetri.


La stessa immagine piramidale pare si è fatta vedere anche di giorno e sempre nello stesso posto



9 DICEMBRE 2009 LA SPIRALE IN NORVEGIA

ALTRA SPIRALE UGUALE APPARSA IN CINA 11 DICEMBRE 2009
.. e che altro dovremo aspettarci in futuro?


Per maggiori info sul Progetto Blue Beam leggi il link:
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Le risaie lombarde, le più grandi invenzioni di Leonardo da Vinci e le mappe fiorentine che accompagnarono il viaggio di Cristoforo Colombo sono «made in China». Ad affermarlo sono le 368 pagine di «1434», il libro scritto da Gavin Menzies - ex comandante di sottomarini della Marina di Sua Maestà britannica - nel quale si sostiene la tesi che ad innescare il Rinascimento che cambiò il corso della civiltà occidentale fu la flotta dell’ammiraglio Zheng He, salpata alla volta dell’Europa durante il regno di Zhu Di che aveva grande interesse a rimpinguare le proprie casse moltiplicando i commerci con le esportazioni, dalle ceramiche più pregiate fino alle conoscenze enciclopediche.

Gavin, già autore del best seller «1421, l’anno in cui la Cina scoprì il mondo», confeziona la provocatoria costruzione storica come un’indagine condotta in più Continenti con la metodologia di un investigatore privato.

Accompagna il lettore sui luoghi dove afferma di aver trovato le «prove» che dimostrando quanto la Cina ha contributo a creare l’Occidente che noi conosciamo.
Il punto di partenza dell’indagine storica sono le dettagliate mappe che possedeva Zheng He, frutto di esplorazioni risalenti al 1280. Quelle cartine erano basate sul fatto che - come afferma uno studio dell’Università di Xiamen pubblicato quasi in contemporanea con il libro - i cinesi erano in grado di misurare longitudine e latitudine con una notevole approssimazione rispetto alla realtà. E’ proprio grazie a questa cartografia molto avanzata che quando Zhu Di assegna a Zeng He il compito di salpare verso Venezia - considerata l’ambito epicentro dei commerci dell’epoca - gli consegna la mappa che consente di attraversare via nave l’Egitto quattro secoli prima della costruzione del Canale di Suez.

Il corso all’epoca era un canale d’acqua dolce che diventava navigabile solo «da giugno a settembre» quando il fiume Nilo straripava, consentendo ai grandi cargo carichi di merci di passare dal Mar Rosso al porto di Ismailya, sul Mar Mediterraneo. L’autore afferma di essere andato sul posto, aver verificato la fattibilità del percorso ed aver trovato ulteriori prove dell’esistenza della via d’acqua ricorrendo alle mappe satellitari accessibili attraverso il sito di Google Earth.

Arrivate nelle acque calde del Mediterraneo, le quattro navi di Zheng He scelsero come propria base l’isola dalmata di Hvar, nel golfo di Kotor sul Mar Adriatico, perché era a metà strada fra Alessandria e Venezia. Menzies ha perlustrato Hvar, oggi croata, quasi palmo a palmo, e vi ha trovato espressioni mongole nel dialetto locale nonché impronte cinesi nell’agricoltura attorno ai villaggi di Vrbanj, Svirce e Bogomolje dove uno studio del Dna dei residenti ha svelato la presenza di particolari cromosomi che distinguono in genere le popolazioni di origine cinese e vietnamita.

«Su quest’isola vissero uomini e donne cinesi» afferma l’autore. Sarebbero state proprio le navi di Zheng He a portare in Croazia la prima mappa del globo che fu poi copiata dal veneziano Albertin di Virga e ritrovata per caso da un antiquario viennese a Srebrenica, in Bosnia, nel 1911. A provare lo sbarco della flotta imperiale a Venezia, secondo l’autore del saggio, è un dipinto di Pisanello, datato fra il 1433 e il 1438, conservato a Verona, nel quale è raffigurato con dovizia di particolari un ammiraglio mongolo con l’uniforme dell’epoca assieme a soldati cinesi, bufali d’acqua tipici dell’Asia e soprattutto delle navi le cui sembianze sono assai simili a quelle di Zheng. Per essere sicuro di poter considerare il dipinto la «prova decisiva», Gavin Menzies è andato al museo del Louvre, a Parigi, incrociando la raffigurazione dell’ammiraglio mongolo con altre della stessa epoca.

Dal doge al Papa
È sulla base di tale conclusione che il libro procede, nella seconda parte, a descrivere l’impatto dell’arrivo in Italia di Zheng He, la cui delegazione incontrò tanto il Doge che, in occasione di una tappa romana, il Pontefice Eugenio IV.
In questo caso a documentare «l’impatto cinese» sono tre fonti di prova: le carte geografiche, i disegni di Leonardo da Vinci e la ristrutturazione dei canali acquatici della Lombardia. Fra le mappe vi sono quelle poi servite a Martin Alonso Pinzon, capitano della spedizione di Colombo che scoprì le Americhe, a varcare l’Atlantico perché adoperò una carta disegnata dall’astronomo fiorentino Paolo del Pozzo Toscanelli che a sua volta aveva consultato le mappe di Zheng He. I disegni di Leonardo coprono decine di pagine di «1434» perché l’autore pubblica molteplici illustrazioni tratte dal Codice di Madrid e dal Codice Atlantico affiancandole a disegni assai simili fatti da Su Sung nel 1090 e da Shan Hai Kuag Chu nel II secolo. Si tratta in particolare delle ruote addentellate, delle catene mobili, delle macchine volanti e dei cannoni mobili.

I canali
Altri disegni cinesi descrivono invece l’arte della canalizzazione dell’acqua che a seguito dell’arrivo delle navi cinesi a Venezia venne ripetuta in Lombardia, attorno all’area di Milano, con il risultato di collegare Pavia e il fiume Po in maniera da creare le condizioni per le coltivazioni di riso, che fino a quel momento non esistevano nella Penisola.
L’ipotesi del Rinascimento con gli occhi a mandorla è molto affascinante. Tuttavia, per sua stessa ammissione l’autore riconosce di non essere in grado di ricostruire come e quando i componenti delle delegazioni cinesi trasferirono le loro conoscenze a Roma, Venezia e Firenze ma la somma fra le prove sul viaggio realmente avvenuto e sulle concrete conseguenze che ne scaturirono lo portano ad affermare che il Rinascimento italiano debba molto al coraggio, all’intraprendenza e soprattutto ai segreti cinesi dell’ammiraglio che venne dal Lontano Oriente.
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lunedì 14 dicembre 2009

Scienziati della Indian Space Research Organisation (ISRO) sono sull’orlo di una eccezionale notizia. Potrebbero aver trovato qualche forma di vita sulla nostra Luna. Questo è credibile in base ai dati rilevati dagli strumenti scientifici della missione senza equipaggio Chandrayaan-1, che raccolse “firme” di materiale organico in parti della superficie lunare. Lo sostiene Surendra Pal, direttore associato dello Isro Satellite Centre (ISAC), nel corso dell’International Radar Symposium tenuto venerdì scorso. La materia organica consiste di componenti organici, che consistono di carbonio, il blocco per la costruzione della vita. Indica la formazione della vita oppure il decadimento stesso. Pal afferma che i segni di qualcosa di organico sono stati trasmessi alla stazione scientifica di Bylalu, vicino  a Bangalore con lo spettrometro di massa a bordo della sonda indiana, attraverso il Moon Impacte Probe (MIP) il giorno 14 novembre 2008. La rilevazione dei dati è avvenuta poco prima lo schianto avvenuto vicino al Polo Sud lunare. Il MIP è stato il primo esperimento della missione  Chandrayaan-1, che è stata avviata il giorno 22 ottobre 2008. Pal, tuttavia, non ha fornito ulteriori dettagli ma ha concluso dicendo che “i risultati verranno analizzati ed esaminati, prima della convalida, dagli scienziati e tecnici della ISRO“. “E’ troppo presto per dire qualcosa“, ha dichiarato il direttore del laboratorio di fisica spaziale della ISRO R. Sridharan, che è a capo del team di studio ed analisi dei dati MIP. Egli, tuttavia, non ha negato l’accertamento. Un altro scienziato del gruppo ha dichiarato che “alcuni numeri atomici sono stati rilevati, che indica la presenza di componenti di carbonio. Ciò indica la possibilità della presenza di materia organica (sulla Luna)”. Gli scienziati della missione Chandrayaan-1, al momento, stanno analizzando la fonte di provenienza della materia organica della Luna. “Potrebbero essere state le comete oppure meteoriti a depositare la materia sulla superficie della Luna o lo strumento che atterrò sulla Luna potrebbe aver lasciato delle tracce“, afferma un altro responsabile della Chandrayaan-1. “Ma la presenza di grandi lastre di ghiaccio nelle regioni polari della Luna e la scoperta di molecole di acqua, potrebbe per davvero dar credito alla effettiva presenza di materia organica sul nostro satellite“.
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domenica 13 dicembre 2009

Vi ricordate la notizia dell’UFO sigariforme che qualche settimana fa causò un “blackout” delle comunicazioni in una delle più grandi città dell’Argentina? Ebbene esisterebbe una foto. Il sito di “Inexplicata” ha divulgato una foto, per gentile concessione dell’esperto Jorge Luis Figueiras dellaFundacion Argentina de Ovnilogia, che confermerebbe la presenza di un UFO sigariforme in quelle zone, il giorno 24 novembre 2009 ossia pochi giorni prima il “buio” delle comunicazioni elettriche, idriche e telefoniche. Luis Burgos, responsabile principale della FAO, ha fatto conoscere una foto che sembrerebbe eccezionale. L’immagine è stata rilasciata da un collaboratore che si trova nella provincia di Santa Cruz. La foto è stata scattata da Jose Acosta, a circa 15 chilometri ad ovest di Piedrabuena, nei pressi del fiume Santa Cruz. L’orario dello scatto è stato alle ore 16:00 circa. L’immagine ricavata mostrerebbe, a quanto sembra, un UFO dalla forma che ricorda una sorta di fuso. Secondo le analisi fatte da specialisti della FAO, il possibile UFO si trovava ad un’altezza approssimativa di 4000 metri nei pressi delle nubi e a una distanza di circa 7 chilometri. Secondo i calcoli fatti, studiano le foto, la Fundacion Argentina de Ovnilogia ha stabilito che l’oggetto aveva delle dimensioni stimate che andavano dagli 80 ai 100 metri di lunghezza. I tecnici poi affermano che ” L’elemento particolarmente interessante e degno di importanza è che, al di là della luminosità, quest’oggetto è rimasto fermo tra le fotografie 451-459, per una durata di 2 minuti e 29 secondi, prima di “scomparire” sorprendentemente, nei successivi due minuti. La conclusione quindi è la seguente: o l’oggetto volante si è dileguato a velocità incredibile oppure è diventato invisibile… Ad ogni modo, non era più nelle foto successive“.

Fonte (in inglese) http://inexplicata.blogspot.com/



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L’interessante video-animazione Prometeus (in basso) realizzato dall’italiana Casaleggio Associati che sintetizza la rivoluzione dei media in corso, nel quadro dell’evoluzione di Internet fino al 2050, merita di essere ripubblicata. Tutto comincia con la rivoluzione dei media, e la perdità d’influenza di stampa, televisione, radio e pubblicità. Nasce il contropotere cittadino: siamo al contempo consumatori e produttori di informazioni (blog). I media tradizionali combattono per la sopravvivenza, con leggi restrittive e punitive.
2011 il punto di non ritorno: gli investimenti pubblicitari si riversano su Internet. Nel 2015 i giornali e la Tv tradizionale spariscono, dopo una lunga agonia sotto perfusione di sovvenzioni statali. Internet quale un supermedia assorbe e integra ogni altra forma di comunicazione. il Grande Fratello farà la fine dei dinosauri! Tivo, la televisione su Internet permette di evitare gli invadenti spot pubblicitari. La pubblicità come libera scelta (finalmente), diventa fonte di informazione, confronto ed esperienza. Google compra Microsoft e Amazon compra Yahoo. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi paralleli. Il virtuale diventa parte integrante del reale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi paralleli. Il virtuale diventa parte integrante del reale. Il copyright diventa illegale nel 2020.
Nel 2022 Google lancia Prometeus la nuova interfaccia che consente di gestire il proprio avatar online, nei mondi virtuali, alla ricerca di informazioni, persone e luoghi. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà, anche passata: potete andare alla battaglia di Waterloo o su Marte, di persona.
Nel 2027 Second Life evolve con Spirit. La gente si trasforma in quello che desidera. La memoria e l’esperienza diventano beni di consumo.
2050: Google compra Place e Spirit prendendo il potere su Internet. La vita virtuale diventa il più importante mercato del pianeta. Buona visione!












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Una nuova tecnologia, sviluppata presso i laboratori della Complete Speech e implementata dai ricercatori della University of the Witwatersrand di Johannesburg (nel Sudafrica), sembra avere tutti i requisiti per restituire la voce a tutte quelle persone che, a causa di un tumore, hanno dovuto subire un intervento di asportazione totale della laringe. Sebbene non abbia nulla che richiami alla mente la forma di una vera laringe, il congegno è stato ribattezzato “laringe artificiale” perché sarebbe comunque in grado di trasformare la vibrazione dell’aria sulle corde vocali in suoni e parole.
La laringe artificiale - Composto da un palato metro, una sorta di placca dotata di 118 sensori tattili in grado di calcolare il numero delle volte che la lingua batte sul palato, funziona grazie a un complesso software che poi interpreta il tutto e riproduce suoni e parole. Diversamente dai classici laringofoni e dalle altre protesi fonatorie, capaci di riprodurre voci metalliche poco comprensibili, il dispositivo sviluppato dall’equipe di ricercatori, guidata da Jaren Wilke e Megan Russel, sembra mettere a disposizione delle persone una voce più “umana”.
Per la commercializzazione si dovrà attendere - Prima che il prodotto possa esser messo sul mercato passeranno tuttavia ancora degli anni. Per il momento il software del prototipo sviluppato è in grado di analizzare il movimento della lingua e riconoscere per questo appena 50 parole. Inoltre i ricercatori sudafricani dovranno trovare una soluzione pratica capace di eliminare tutti i cavi ora indispensabili al funzionamento della “laringe artificiale”. Gli scienziati, superato questo problema cercheranno di ridurre al massimo il tempo di risposta del dispositivo: in pratica cercheranno di sincronizzare il movimento delle labbra con l’emissione vera e propria dei suoni.


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Capita spesso e volentieri che si facciano scoperte scientifiche un pò casualmente: in questo caso, mentre cercavano una cura per l'Alzheimer, i ricercatori hanno scoperto un nuovo nanomateriale che respinge acqua e polvere e può contribuire a realizzare finestre e pannelli solari autopulenti.

Diversamente da altri materiali fino ad ora realizzati, questo è composto da speciali molecole peptidiche che letteralmente "crescono" (il particolare in foto) per formare una sorta di 'manto' idrorepellente e ad alta conduttività elettrica.

Queste invisibili nanostrutture, sviluppate dai ricercatori dell'Università di Tel Aviv, potranno migliorare l'efficienza anche dei pannelli solari (attualmente la polvere taglia di quasi il 30% le loro capacità di accumulare energia) e permettere enormi risparmi per manutenzione e pulizia degli stessi.

Pensate per un attimo al più grande parco solare del mondo e a dove sorgerà (deserto? sabbia? vi dicono niente queste parole?)

"Questa tecnologia potrebbe portare ad un materiale utilissimo per generare o storare energia in pochissimo tempo: potrebbe integrare le batterie al lito del prossimo futuro," dice uno dei ricercatori, Lihi Adler-Abramovich.

Siamo già a buon punto, la tecnologia ha già trovato possibili compratori, e presto verranno alla luce i primi prodotti 'nano-autopulenti': ora i cari ragazzi possono tornare alla loro occupazione originaria, la ricerca di una cura per l'Alzheimer :)


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Come si muove un gruppo archeologico “tutto di egiziani” per trovare le risposte speriamo che rivelino ciò che è davvero lì.
L’egittologo leader in Egitto, il dottor Zahi Hawass, ha rivelato che un gruppo di scavo sotto la sua direzione sta indagando una tomba antica, che è stata al centro delle dichiarazioni di una presunta scoperta di un mondo sotterraneo sotto le Piramidi di Giza.
Questo è un annuncio sorprendente per diversi motivi, non ultimo che il “presunto” sistema di grotte è già stato esplorato e fotografato dallo scrittore ed esploratore britannico Andrew Collins. Nel mese di agosto 2008, Collins ha annunciato di aver riscoperto l’ingresso ad un sistema di grotte inesplorate, e vi è entrato attraverso una tomba misteriosa diverse centinaia di metri ad ovest della Grande Piramide. Forse era il modo in cui Collins aveva scoperto la grotta, che ha causato la polemica.
L'allineamento delle tre piramidi con le stelle della cintura d’Orione non è perfetto.
L'allineamento delle tre piramidi con le stelle della cintura d’Orione non è perfetto.
Molte osservazioni sono state effettuate sulle tre piramidi della piana di Giza, che appaiono leggermente disallineate. Non sono su una linea retta. Essendo ammirati dalla precisione matematica degli antichi egiziani, i ricercatori si sono chiesti il perché. Così, quando nel 1993 Robert Bauval e Adrian Gilbert nel loro libro best-seller “Il Mistero d’Orione” hanno identificato le tre stelle della cintura d’Orione, come corrispondenti alle posizioni delle Piramidi di Giza, la teoria è stata accolta con cauto entusiasmo. Non tutti erano convinti da tale teoria.
L’allineamento non era “perfetto”, ma era abbastanza vicino per molti egittologi. Ma non per Andrew Collins.
L'allineamento con le "ali" del Cigno è perfetto.
L'allineamento con le "ali" del Cigno è perfetto.
Collins ha scoperto un altro gruppo di stelle nella costellazione del Cigno, che ha trovato corrispondere con la stessa perfezione che era il marchio di fabbrica degli Egizi. Sovrapponendo le stelle del Cigno alle tre piramidi poteva vedere che una stella, Deneb, non era allineata. Ci doveva essere qualcosa – una piramide o tempio – ma non c’era niente. Forse il tempo l’ha distrutto? Forse è stato sepolto? O forse era un segno che qualcosa era sotto l’altopiano, in attesa d’essere scoperto.
Collins poi ha trovato indizi lasciati nelle memorie di due secoli fa, dal diplomatico ed esploratore britannico Henry Salt. Salt ha scritto che, nel 1817, lui e l’esploratore italiano Giovanni Caviglia aveva indagato le “catacombe” di Giza per una distanza di “parecchie centinaia di metri” prima di entrare in una “grande” camera. Questa camera era collegata a tre altre di uguali dimensioni, da cui partivano vari passaggi labirintici, uno dei quali in seguito esplorato dall’italiano per una distanza di “altri cento metri”.
Collins ha deciso di cercare queste grotte nella zona in cui la stella indicata del Cigno sarebbe stata allineata, in relazione alle tre piramidi. Ha scoperto una serie di catacombe, come Henry Salt aveva descritto, ma nessun segno di grotte. Poi, mentre stava per lasciare il sito, ha notato una rottura nel muro di una catacomba, che alla fine ha rivelato l’ingresso alla rete d’un enorme complesso di grotte.
Collins
Collins
Eccitato da questa scoperta grandiosa, Collins è andato immediatamente ad informare le autorità egiziane e si attendeva che anch’esse fossero emozionate come lui. Sbagliato!
Perché Cigno X-1 è insolita
A diverse migliaia di anni luce di distanza, vicino al “cuore” del Cigno, due stelle sono bloccate in un abbraccio gravitazionale. Una stella è una supergigante blu, nota come HDE 226868. Ha circa 30 volte la massa del Sole ed è 400.000 volte più luminosa. L’altra stella è da 5 a 10 volte la massa del Sole, ma è estremamente piccola. L’oggetto deve essere il nucleo collassato di una stella. La sua massa è troppo grande per essere una nana bianca o una stella di neutroni, però, quindi deve essere un buco nero – il cadavere di una stella che una volta che somigliava alla supergigante.
Il sistema è denominato Cygnus X-1, a indicare che è stata la prima fonte di raggi X, scoperti nella costellazione del Cigno. Scoperto dal satellite a raggi X Uhuru nei primi anni 1970, è stato anche uno dei primi sospetti di buchi neri.
I raggi X provengono da un disco di gas che forma una spirale dentro il buco nero. Poiché le due stelle orbitano una intorno all’altra una volta ogni 5,6 giorni, l’attrazione gravitazionale del buco nero fa sì che il supergigante blu presenti un “rigonfiamento” verso di esso. Di profilo, la supergigante somiglierebbe ad un uovo, con la piccola estremità rivolta al buco nero. Ma quest’uovo non ha un bordo liscio.
Cigno X-1
Cigno X-1
Invece, i flussi di gas caldo corrono dalla stella verso il buco nero. Il gas forma un ampio disco di accrescimento che circonda il buco nero. L’attrito riscalda il gas a un miliardo di gradi o più, facendogli emettere un torrente di raggi X – abbastanza per friggere qualsiasi cosa che vive all’intorno, nel raggio di milioni di miglia.
Ma la luce a raggi-X non è costante. Lampeggia e fornisce la prova che identifica il membro scuro della stella binaria come un buco nero. Il gas entra dal bordo esterno del disco di accrescimento poi si muove in spirali più vicino alla stella. Se il centro del disco contenesse una stella normale, o anche una stella di neutroni superdensa, il disco risulterebbe più caldo e luminoso fino in fondo al suo centro, con i brillanti raggi X provenienti dal centro. Invece,il bagliore dei raggi X taglia ben al di fuori del centro del disco. Osservazioni con telescopio spaziale Hubble mostrano che la regione centrale produce occasionalmente macchie di interruzione di gas intorno al bordo interno del disco e alla spirale nel buco nero.
Queste macchie sono accelerate a una frazione significativa della velocità della luce, in modo che girano intorno al buco nero centinaia di volte al secondo. Questo genera lo “sfarfallio” dei raggi X. Se le macchie del gas fossero in orbita intorno ad un oggetto più grande, non si sarebbero mosse tanto in fretta, quindi la loro rivoluzione ad alta velocità è una prova indiziaria che identifica il compagno scuro come un buco nero.
Il forte campo gravitazionale del buco nero “re-incanala” l’energia emessa da questo gas a lunghezze d’onda più lunghe e più a lungo. Alla fine, mentre il gas si avvicina l’orizzonte degli eventi, le modifiche diventano così grandi che il materiale scompare dalla vista – poco prima di formare le spirali nel buco nero.
Le autorità egiziane cercano di nascondere la scoperta della grotta
Secondo Collins,
“Il dottor Hawass [Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità per l'Egitto] effettivamente negò l’esistenza delle grotte. Lo ha fatto pubblicamente. Perché ha fatto questo è una questione dibattuta.
La spiegazione più semplice è che le indagini preliminari che hanno fatto seguito alla nostra visita per informarlo della scoperta di questa grotta, nel mese di aprile 2008, hanno fatto sì che i suoi, andati nella tomba, abbiano trascurato l’ingresso, come avevamo fatto anche noi inizialmente. ”
Quindici mesi dopo, piegandosi alla ricerca effettuata da parte della stampa e degli studiosi egiziani, il dottor Hawass ha confermato di aver ordinato una squadra di ricercatori tutti egiziani, per esplorare la tomba al centro della controversia”. Polemiche? Come potrebbe una scoperta di una tale portata suscitare controversie?
“Stiamo cercando di comprendere questo complesso, ed è una catacomba del tardo periodo, come molte altre in tutto l’Egitto”, ha dichiarato questa settimana.
“Non c’è alcun mistero su di essa, e non vi è alcuna connessione con argomenti esoterici. Pubblicheremo i nostri risultati, come parte della nostra normale attività”.
Pur plaudendo al nuovo interesse dottor Hawass sul sito, Collins rimane scettico riguardo ai suoi motivi. “Sapevamo che nel mese d’agosto aveva iniziato a vuotare la tomba”, ha detto. “Gli scavi cominciarono quasi subito dopo che la notizia della scoperta della grotta è stata diffusa da Internet.”
Collins non è neppure convinto dalla spiegazione fornita da Hawass di ciò che egli chiama la catacomba”. “Usa ora il termine ’sistema’ per suggerire che ha trovato ed è entrato nella grotta, della quale in precedenza aveva negato persino l’esistenza?” Chiede.
“Io e i miei colleghi abbiamo esaminato le prove fotografiche delle catacombe dinastiche in tutto l’Egitto, e tutte sembrano essere state scolpite da mani umane”. – Hawass
Ma le foto non mentono. Collins ha detto: “Quelle di Giza sono naturali, e penetrano in profondità nella roccia per molte centinaia di metri, forse seguendo il corso delle locali faglie geologiche.”
Anche se il dottor Hawass suggerisce che non ci sia alcun mistero che circonda la “catacomba”, Collins sospetta che le grotte si estendano al di sotto della seconda piramide, dove la tradizione antica mette la leggendaria tomba di Hermes, leggendario fondatore dell’Egitto. Ciò è importante perché Hermes è conosciuto come colui che condusse la Grande Sapienza e Collins sospetta che le camere potrebbe rivelare qualcosa lasciato da Hermes – qualcosa come la mitica Sala delle Memorie.
La Sala delle Memorie – come profetizzato da Edgar Cayce?
Secondo il leggendario veggente psichico, Edgar Cayce, le piramidi sono state costruite da una civiltà antica che aveva le sue origini in Atlantide. Questa grande civiltà esisteva da qualche parte verso il 10000 – 11000 a.C. e fu responsabile della costruzione della Grande Piramide, e conservò la storia del genere umano perduto in un locale chiamato “La Sala delle Memorie”.
“Le memorie sono una … [Esse contengono]” … una storia di Atlantide dalle origini di quei periodi in cui lo spirito ha preso forma e ha iniziato a stabilirsi in quella terra”. – Cayce
Le memorie si estendono attraverso le distruzioni prima di quella civiltà antica, l’esodo di Atlantide verso altre terre, e la distruzione finale di Atlantide. Esse contengono una descrizione della costruzione della Grande Piramide, così come una profezia di “chi, cosa, dove, sarebbe venuto [a fare] l’apertura delle memorie”.
Collins ha detto:
“Questo non è mai stato trovato. Quindi, forse, è ancora lì, in attesa di scoperta, da qualche parte vicino a dove Salt e Caviglia sono arrivati, quasi 200 anni fa”.
“Io credo che le grotte dove siamo entrati facciano parte di un più vasto complesso che si estende proprio sotto l’intera piana di Giza”.
Collins spiega che le grotte sono naturali e assomigliano ai buchi del formaggio svizzero. Egli ritiene che si siano formate molto tempo prima che le piramidi fossero costruite e suggerisce che potrebbero essere la ragione per cui le piramidi sono state costruite su questo sito. Le prime civiltà credevano che una parte del processo di morte coinvolgesse l’attraversamento del cosiddetto “Mondo sotterraneo” e queste grotte avrebbero potuto essere considerate come l’ingresso a questo mondo sotterraneo. Ci sono prove di attività umane nelle parti più profonde delle grotte.
Secondo Collins, “Le immagini satellitari tenderebbero a suggerire che le grotte … arrivino fino alla seconda piramide”. Un po’ ad ovest di qui gli archeologi hanno trovato una collezione di mummie di uccelli. Dal momento che la costellazione del Cigno è storicamente rappresentata come un uccello, un cigno in particolare, si è teorizzato che i fedeli depositassero volatili mummificati come offerta associata a questa configurazione stellare o forse per Socar, il dio dalla figura d’uccello che era il signore degli inferi.
Ingresso grotte
Ingresso grotte
Dall’ingresso delle grotte sembra che si possa viaggiare verso la seconda piramide e direttamente sotto il punto in cui la stella del Cigno, Deneb, sarebbe in linea con le tre piramidi e le ali del Cigno. È in questo punto, che troveremo la famosa “Sala delle Memorie”? E’ volontà del governo egiziano consentire al mondo di sapere che cosa è davvero lì? Perché devono essere così gelosi del segreto?
Copyright: www.viewzone.com
fonte
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sabato 12 dicembre 2009

(google)
Dei ricercatori hanno annunciato la scoperta di una grande città antica sotto al Mar dei Caraibi; la localizzazione precisa è ancora segreta e, forse, è antecedente alle piramidi di Giza.
Le immagini satellitari della città – diversa dal sito sommerso al largo di Cuba trovato da russi e canadesi nel 2001 – sembrano mostrare una piramide alta e stretta e grandi piattaforme con piccoli edifici su di essi.
Il capo della spedizione – che vuole rimanere anonimo – dice: “Abbiamo persino trovato una costruzione con pali paralleli in piedi e travi fra le macerie di ciò che sembra un edificio in rovina. Non puoi trovare pali e travi senza l’intervento umano”.
Gli scopritori insistono nel dire che non sia Atlantide (di cui peraltro dubitano l’esistenza) ma che “[...] questa città potrebbe esser stata una delle tante di una civiltà avanzata, marinara, basata sul commercio [...]“.
(Herald de Paris)
Pianta di una stanza e rovine di fondamenta e muri (Herald de Paris)
Una struttura simile ad un tempio e costruzioni su una piattaforma (Herald de Paris)
Al centro, due strutture di pali e trave (Herald de Paris)
Una struttura simile ad un tempio davanti ad un'altra piattaforma, anche questa con qualcosa sopra (Herald de Paris)
Colonne con dietro altri due elementi verticali (Herald de Paris)
Altra prospettiva del tempio (Herald de Paris)
(Herald de Paris)
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