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domenica 15 novembre 2009

Evoluzione Collettiva e teoria delle 100 scimmie


Una buona parte di noi si sarà certamente chiesta in molte occasioni quale fosse il senso dell'esistenza. Intimamente lo sappiamo bene, anche se riconosciamo in noi questa esigenza, questo compito, generalmente solo quando la pressione interiore si fa insopportabile. A qualcuno potrà sembrare una visione ardita, ma in realtà siamo tutti angeli "travestiti" da uomini che, privati della memoria, abitano un mondo 3D scandito da un tempo lineare, con l'unico scopo di evolvere. Abbiamo dimenticato la nostra vera natura, l'eternità e l'amore in cui eravamo immersi prima di nascere su questo pianeta e tutti gli incredibili poteri che derivano da una tale condizione. Lo abbiamo fatto di proposito, seguendo un preciso accordo affinchè potessimo vivere e interagire in un sistema tridimensionale, caratterizzato dalla dualità e dal libero arbitrio. Lo abbiamo fatto per sperimentare un'importante "lezione", per sviluppare delle potenzialità su questo piano fisico in sintonia con le leggi divine, per esprimere i nostri talenti all'interno di un determinato spazio-tempo e "annullare" il bagaglio karmico acquisito probabilmente in centinaia di esperienze pregresse. La nostra vera essenza appartiene all'altro lato del Velo, dove tutto è Uno, dove non governano leggi fisiche. Riunirci un giorno alla sorgente originaria, tornare a Casa con una coscienza arricchita, raffinata, è il nostro vero intento. Non siamo qui solo per consumare beni di qualità variabile o subire i limiti imposti da qualcun'altro, ma per essere opportunamente sollecitati dagli stimoli che ci offre l'ambiente, la vita che ci siamo programmati per adempiere al nostro impegno. Similmente a degli enzimi, trasformiamo e vivifichiamo noi stessi e questo spazio aderendo all'impulso fondamentale dell'Universo: il perfezionamento!
Evolvere non è cosa facile e indolore, soprattutto in un epoca come quella attuale, ma se oggi siamo qui è perchè lo abbiamo meticolosamente scelto, è perchè sappiamo di esserne capaci. Elevare il nostro spirito, la nostra frequenza, comporta l'abbandono di tutte quelle inutili "zavorre", dogmi e abitudini impartite fin dall'infanzia, che ci ancorano alle vibrazioni inferiori. Come un umido cappotto, logoro e ammuffito, questo tipo di vibrazioni appesantiscono il nostro essere. Dobbiamo necessariamente cambiare abito, alleggerire il vestiario, mutare pelle, prima che giunga la tanto attesa "estate dell'anima", la fine di questa era, che ci proietterà verso un nuovo paradigma. E' il compito di tutti. L'evoluzione è una co-creazione.
La consapevolezza è il principale strumento per evolvere, la via maestra da seguire, il presupposto essenziale. Essere consapevoli nell' "adesso", nel "qui e ora", ci consente di creare intenzionalmente il nostro futuro e di lasciare andare il passato, permettendoci di riesaminare le nostre credenze. Credenze che si riplasmeranno per effetto della nuova prospettiva acquisita. L'intenzione consapevole unita all'immaginazione creativa e al giusto approccio emotivo possono produrre effetti incredibili nella vita di chiunque. Sono i precetti della Legge dell'Attrazione, i passi fondamentali per conseguire l'evoluzione personale. Riconoscere e saper utilizzare questa sottile magia, ci gratifica, ci da la forza per superare ogni problema, poiché non ci sentiamo più in balia degli eventi, ma padroni della nostra vita, coscienti di una parte del nostro potere.
Così come esiste un'evoluzione personale, ne esiste una collettiva, un insieme compatto di energie consapevoli attivate da uno scopo comune. Un numero sufficiente di esseri concentrati sul medesimo obiettivo, sull'apprendimento della stessa capacità, genera un'influenza che si diffonde istantaneamente in tutta la dimensione di appartenenza. Raggiunto il quorum, lo scatto evolutivo della specie non è altro che un'inevitabile conseguenza energetica. Esiste una storia che spiega tutto ciò in maniera meno complessa di quanto possa fare la fisica quantistica con il principio della "non località" e il rapporto tra energia e materia, una metafora appropriata a questi tempi conclusivi:
la teoria delle 100 scimmie
La scimmia giapponese Macaca fuscata (o macaco dalla faccia rossa), è stata osservata allo stato selvaggio per un periodo di oltre 30 anni. Nel 1952, sull'isola di Koshima, alcuni scienziati davano da mangiare alle scimmie delle patate dolci sepolte nella sabbia. Alle scimmie piaceva il gusto delle patate dolci, ma trovavano la sabbia assai sgradevole. Un giorno una femmina di 18 mesi chiamata Imo scoprì che era in grado di risolvere il problema lavando le patate in un ruscello vicino. In seguito insegnò questo trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco impararono a lavare le patate e lo insegnarono anche alle loro madri. Questa innovazione culturale fu gradualmente accolta dalle varie scimmie mentre gli scienziati le tenevano sotto osservazione.
Tra il 1952 e il 1958 tutte le scimmie giovani impararono a lavare le patate dolci per renderle più appetitose. Solamente gli adulti che imitarono i loro figli appresero questo miglioramento sociale, gli altri continuarono a mangiare le patate sporche di sabbia. Poi accadde qualcosa di veramente notevole. Possiamo dire che nell'autunno del 1958 vi era un certo numero di scimmie sull'isola di Koshima che aveva imparato a lavare le patate, non si conosce il numero esatto. Supponiamo che un dato giorno, quando il sole sorse all'orizzonte, le scimmie che avevano imparato a lavare le loro patate fossero 99. Supponiamo inoltre che proprio quella mattina, la centesima scimmia imparò a lavare patate. A quel punto accadde una cosa molto interessante! Alla sera di quel giorno praticamente tutte le scimmie sull'isola avevano preso l'abitudine di lavare le patate dolci prima di mangiarle. L'energia aggiunta di questa centesima scimmia aprì in qualche modo un varco ideologico! La cosa più sorprendente, osservata da questi scienziati, fu il fatto che l'abitudine di lavare le patate dolci attraversò, in seguito, il mare. Infatti colonie intere di scimmie sulle altre isole ed anche gruppi di scimmie a Takasakiyama cominciarono a lavare le loro patate dolci!
E’ come se arrivare al punto di massa critica (idealmente 100 in questo caso) avesse instillato in tutte le scimmie una nuova coscenza comune. Sembra perciò che, quando viene superato, un certo numero critico di elementi raggiunge una nuova consapevolezza e la medesima viene passata da una mente all'altra. Sebbene il numero critico possa variare, il Fenomeno delle Cento Scimmie indica che quando vi sono poche persone che conoscono qualcosa di nuovo, questo nuovo concetto rimane di loro esclusiva proprietà. Ma se a loro si aggiunge anche una persona in più, raggiungendo il numero critico, si crea una idea così potente da poter entrare nella consapevolezza di quasi tutti i membri di quel gruppo!
Forse adesso è più facile intuire perchè siamo sottoposti a certi bombardamenti mediatici, perchè siamo indotti a pensieri separatisti, perchè la nostra opinione è un'energia così preziosa per qualcuno che ha interesse a fuorviare gli animi e custodire "delicati" segreti. Sapere è potere ma anche libertà! Attributi che appartengono a tutti gli uomini, non solo ad una minoranza "eletta". Per evolvere e compiere con la giusta preparazione il grande salto che comunque ci attende, dobbiamo necessariamente sgretolare tutto ciò che non porta alla verità e apprendere chi realmente siamo, ritrovare il nostro centro.
Abbandonare le false convinzioni, perdonare a noi stessi e agli altri, essere ispirati, guardare con occhi limpidi la vita e scorgere il disegno nel quale ci stiamo muovendo, sono tutte cose che derivano da una grande consapevolezza. Uno stato consapevole si raggiunge con costanza e fiducia, amando prima di tutto se stessi, calmando la mente con pratiche meditative e coltivando un sano distacco da tutto ciò che può importunare la crescita interiore. Maggiore è la consapevolezza, maggiore sarà la sicurezza e la capacità di discernimento nella nostra esperienza. Potremo così finalmente accedere a noi stessi, connettendoci fino a sentire la necessità di salire un altro gradino ancora, contribuendo così a raggiungere quella massa critica che farà la differenza.

«Come il mio partner insegna, per una creatura cresciuta nelle 3D è molto difficile comprendere l’interdimensionalità. Vorrei definire le vostre caratteristiche interdimensionali. Tu sei un angelo. Lo sei sempre stato e sempre lo sarai. Sei temporaneamente su questo pianeta come forma fisica 3D e questa parte di te è Umana. Ora, tu pensi che la totalità del tuo intelletto sia con te, vero? Non lo è. Qui ce n’è solo una parte. Il resto è tenuto nascosto, ma sempre collegato e disponibile. Tu sei con te stesso in uno stato quantico e il resto di te è da qualche altra parte. E’ stata fatta una domanda: “Si riesce a fare una prodezza che sembra da circo? E’ possibile essere in due posti contemporaneamente?” Vi dirò che, invece, potete essere in molti luoghi nello stesso tempo, e tutti voi lo siete.
Ma, prima, lasciatemi dire da chi dipende: è la coscienza di colui che è qui in forma Umana. Voi non avete multipli di cervello, ma avete multipli frammenti interdimensionali… centinaia di questi, per alcuni di voi. Ve ne illustrerò uno che conoscete. E’ chiamato il Sé Superiore. Questo è quello più vicino al Sé-Umano, che qualcuno di voi ha osato chiamare il sé inferiore (ma non lo è). E’ così che pensate di voi stessi, non è vero? Io chiamerò questa parte fisica, il divino sé Umano. Questi è quello che anela a collegarsi con il Sé Superiore. E questo, amici miei, è lo scopo della vostra vita».
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Estratto da:
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sabato 14 novembre 2009

Acqua sulla Luna - Perchè è una scoperta fondamentale.

Perchè è importantissima la scoperta realizzata da Lcross, e che è stata annunciata ieri in pompa magna dalla NASA ?

Perchè si trattava di dirimere una vicenda sulla quale già da molto tempo gli scienziati non si trovavano d'accordo. Segnali che sul nostro satellite vi fosse acqua allo stato solido c'erano già stati. In passato, due sonde americane (Clementine e Lunar Prospector) avevano rilevato la presenza di tracce di idrogeno in corrispondenza dei poli della Luna. L'idrogeno era secondo alcuni il segnale della presenza di acqua. Ma in molti non erano d'accordo, e secondo altri studiosi si trattava semplicemente di un effetto del vento solare che spazza in continuazione la superficie del satellite lunare.

L'unico modo per arrivare ad un risultato certo era causare una piccola esplosione sul suolo lunare, possibilmente in corrispondenza di un punto dove le tracce della presenza di idrogeno fossero rilevanti. Si è scelto così il cratere Cabeus, nel polo sud della Luna, un punto dove la luce del sole non arriva praticamente mai, e la temperatura è stabile intorno ai 150 gradi sottozero.

E pensare che subito dopo lo schianto del razzo Centaur, lanciato dalla sonda LCROSS al centro di controllo della NASA v'era stata delusione, perchè la nube di materiale lunare non si era alzata quanto previsto, ed era rimasta bassa sull'orizzonte.

Ma poi, dall'analisi delle immagini realizzate da LCROSS venti secondi dopo l'impatto, la sorpresa assoluta: non solo la presenza di molta acqua - molta di più di quanto si pensasse o sperasse - ma anche altre sostanze che ora gli esperti della NASA stanno analizzando.

Non soltanto la scoperta dell'acqua è importantissima in vista di una possibile futura colonizzazione lunare, ma anche perché ci apre nuove frontiere assolute riguardo lo studio di possibili forme di vita extraterrestri.

Credo che nei prossimi mesi arriveranno nuove e ancor più entusiasmanti rivelazioni.

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venerdì 13 novembre 2009

Ultim'ora: E' Ufficiale: C'E' MOLTA ACQUA SULLA LUNA !

ERA LA NOTIZIA CHE TUTTI ATTENDEVAMO ! E che arriva direttamente da Washington: LA LUNA POSSIEDE "NOTEVOLI" QUANTITA' D'ACQUA !

Lo ha annunciato la Nasa sottolineando il carattere «eccezionale» della scoperta, dalle conseguenze potenzialmente decisive in vista della costruzione di una base permanente sul satellite.

La presenza dell'acqua è stata rilevata, come avevamo anticipato già qualche settimana fa qui su Mysterium, dalla sonda Lcross (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), lanciata il mese scorso: alla fine della missione un missile Centaur è stato lanciato contro il polo lunare, provocando un cratere profondo circa 4 metri e largo 20. Il vero obiettivo dell'operazione era la nuvola di detriti alzatasi dopo l'esplosione, dentro la quale gli scienziati hanno rilevato resti di ghiaccio e vapore che confermerebbero la presenza di acqua al di sotto del suolo lunare.

L'eventuale presenza di acqua costituirebbe un fattore importante per lo sviluppo di una base lunare permanente, una delle possibili iniziative che - finanziamenti della Casa Bianca permettendo - la Nasa potrebbe intraprendere nel prossimo futuro come preparazione per la missione su Marte.

Torneremo presto su questa sensazionale scoperta, con nuovi dettagli.

Fonte LA STAMPA - NASA

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Cartesio fu ucciso con un'ostia avvelenata ?

Cartesio non mori' di polmonite ma fu avvelenato con un'ostia della comunione all'arsenico da un padre agostiniano, Francois Viogue'. La sorprendente rivelazione che ribalta la teoria ufficiale sulla morte del grande filosofo francese e' contenuta nel libro di uno studioso dell'universita' di Erlangen, Theodor Ebert, i cui risultati sono ritenuti molto attendibili da numerosi colleghi.

Secondo il testo, anticipato dallo "Spiegel", l'assassino era un frate francese inviato dal Papa a Stoccolma come "missionario apostolico" per convertire al cattolicesimo la regina Cristina di Svezia, conversione poi avvenuta nel 1654.

Il settimanale tedesco pubblica numerosi elementi riguardanti la macchinazione messa in atto da Viogue', il cui odio per Cartesio era cosi' profondo da rifiutargli in punto di morte l'estrema unzione, poiche' secondo il professor Ebert "voleva spedirlo all'inferno". Lo studioso tedesco ha frugato per tre anni negli archivi di Stoccolma e Parigi e ha scoperto un rapporto del medico personale del filosofo, che all'ottavo giorno di malattia diagnostico' "perdurante singhiozzo, espettorazione di colore nero, respirazione irregolare", tutti sintomi riconducibili a un avvelenamento da arsenico.

A sostegno della tesi dell'avvelenamento c'e' anche il fatto che i sintomi della malattia, che dopo dieci giorni porto' all'altro mondo il filosofo francese, vennero avvertiti poco dopo essersi comunicato, durante una messa officiata nella piccola cappella dell'ambasciata francese a Stoccolma dallo stesso padre agostiniano. "Sarebbe stato un gioco da ragazzi mettere un po' di arsenico nell'ostia destinata alla vittima, con una dose letale di 0,1 grammi", sostiene l'autore del volume "La misteriosa morte di Rene' Descartes", pubblicato dall'editore Alibri.

Il motivo dell'assassinio del filosofo viene visto nel fatto che "a causa del suo insegnamento illuminato, l'incipiente conversione della regina poteva essere messa in pericolo". In un dispaccio segreto inviato a Roma, Viogue' aveva scritto della fondata speranza di ricondurre la regina di Svezia dalla religione protestante nel seno della Chiesa cattolica. La tesi dell'assassinio di Cartesio, esposta dal professor Ebert, viene giudicata "estremamente probabile" dallo studioso tedesco Manfred Baum, editore della rivista "Kant-Studien", studi kantiani, mentre uno dei massimi studiosi tedeschi di Cartesio, Rolf Puster, attesta che Ebert gode di "un'ottima reputazione" in campo scientifico. Puster dichiara al settimanale di Amburgo che nell'intrigo che avrebbe portato alla tomba Cartesio potrebbe aver giocato un ruolo determinante "il notevole grado di fanatismo di alcuni ecclesiastici".

FONTE AGI

Nel volume sulla morte misteriosa di Descartes si mette anche l'accento sul fatto che potrebbe essere stato proprio il presunto avvelenatore Viogue' a favorire la decisione del Papa di vietare gli scritti del filosofo nel 1663. A sostegno della tesi dell'assassinio con l'arsenico il professor Ebert enumera una serie di indizi inquietanti sulla familiarita' di importanti esponenti della Chiesa cattolica con le pratiche del terribile veleno.

E' con questo mezzo, infatti, che Papa Alessandro VI e suo figlio Cesare Borgia hanno spedito parecchi loro nemici nell'aldila', mentre anche Urbano XIII sarebbe stato avvelenato con un'ostia all'arsenico. Il gesuita spagnolo Juan Mariana, morto nel 1624, aveva invece considerato l'arsenico un mezzo lecito per eliminare gli infedeli. Nel volume e' anche rivelato che all'ottavo giorno della sua malattia, Descartes chiese che gli venisse somministrato del vino con dentro del tabacco, un miscuglio solitamente praticato per riuscire a vomitare. "La cosa ha senso solo pensando che a quel punto Cartesio deve aver sospettato di essere stato avvelenato", scrive l'autore del volume.

La versione storica sulla morte del filosofo attribuisce invece il decesso ad un'infreddatura che colpi' Descartes a causa del fatto che dal gennaio 1649 doveva recare in carrozza alle 5 del mattino nella reggia di Cristina di Svezia, per darle lezioni di filosofia, fino a quando il 2 febbraio avverti' i primi sintomi della sua malattia che si sarebbe rivelata fatale.

fonte AGI ,fonte

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Un asteroide ha sfiorato la Terra


È passato a soli 14 mila chilometri dal nostro pianeta, cioè 30 volte più vicino rispetto alla Luna

asteroidLONDRA – Un altro asteroide il 6 novembre ha sfiorato la Terra da vicinissima distanza, appena 14 mila chilometri; quindi ben al di sotto dell’orbita equatoriale a 36 mila chilometri sulla quale ruotano tutti i satelliti per le telecomunicazioni e la TV. Anche questo pianetino è stato scoperto all’ultimo momento, come era accaduto all’asteroide di dieci metri di diametro che l’8 ottobre scorso aveva invece colpito la Terra disintegrandosi nel cielo dell’Indonesia. Questo nuovo asteroide di 7 metri di diametro battezzato 2009 VA era stato scoperto dal Catalina Sky Survey 15 ore prima dell’incontro ravvicinato ed era rapidamente identificato dal Minor Planet Center di Cambridge (Massachusetts-Usa) il quale stabiliva che non ci sarebbe caduto addosso ma che avrebbe soltanto sfiorato il pianeta. L’eventuale impatto, tuttavia, avrebbe finito per disintegrarlo senza creare problemi.

LA «CLASSIFICA» DEGLI ASTEROIDI - Nelle statistiche dei oggetti cosmici che si avvicinano, comunque il 2009 VA conquista una posizione di riguardo perché è il terzo corpo cosmico che si avvicina di più. I due che lo precedono sono l’asteroide 2008 TS26 di un metro di diametro che è passato ad una distanza di 6.150 chilometri il 9 ottobre 2008 e l’asteroide 2004 FU162 di sette metri che il 31 marzo 2004 arrivava a 6.535 chilometri . Secondo i calcoli del Jet Propulsion Laboratory della NASA almeno due pianetini di questa taglia ci sfiorano ogni anno mentre un impatto di questa dimensione è previsto ogni cinque anni.

PERICOLI - L’aspetto naturalmente più preoccupante è che anche il 2009 VA è stato rilevato all’ultimo momento perché la rete di sorveglianza oggi non riesce a fare meglio dati i suoi limiti tecnologici. Gli asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra (PHA) per la loro traiettoria ora censiti sono 1079: il loro diametro è a partire da cento metri. Solo in questo mese di novembre ci sono undici asteroidi ben noti di questo tipo che arrivano ad una distanza tra 1,4 e 44,2 LD (Lunar Distance ) con diametri variabili tra 6 metri e 1,9 chilometri. Ovviamente il problema maggiore lo pongono i piccoli al di sotto dei cento metri di taglia per i quali occorrerebbero strumenti di osservazione più sensibili per avvistarli quando sono ancora lontani. Ma questo è un obiettivo che gli astronomi si pongono da tempo, senza essere finora troppo ascoltati da coloro che potrebbero sostenere l’onere dell’impresa. Speriamo che nell’attesa del risveglio delle coscienze la fortuna ci assista.

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giovedì 12 novembre 2009

Quale musica ci piace di più? A deciderlo è il nostro Dna

Lo studio di un ateneo londinese rivela l'influsso del codice genetico sui gusti musicali. La natura conta più dell'educazione se si parla di pop, classica e hip-popdi GIUSI SPICA


Quale musica ci piace di più?
A deciderlo è il nostro Dna
VI SIETE MAI chiesti che musica va vibrare il vostro Dna? La domanda appare insolita, ma non lo è: se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che è il segreto è nel vostro patrimonio genetico.

Lo studio. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari.

Pop, classica, rap e hip-pop. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%.

Jazz, blues e soul. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Steavy Wonder sia determinata dai geni per il 46%.

Rock, indie e heavy metal. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali.

Folk e country. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi.

Esistono i geni musicali? "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età.

Niente influsso sulle abitudini d'ascolto. La natura sembra invece non giocare nessun ruolo sulle motivazioni che spingono ad accendere la radio ed abbandonarsi alle note del proprio artista preferito. Sulle abitudini di ascolto - si legge nella ricerca - incidono soprattutto lo stato d'animo del momento, il desiderio di farsi accompagnare durante la giornata da una colonna sonora o, semplicemente, la voglia di staccare un attimo da tutto il resto. Se siete in una giornata no, quindi, non stupitevi che anche l'artista che va ballare il vostro dna vi risulti insopportabile.
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Convegno di contattisti in Perù: “la Terra è monitorata dagli extraterrestri”


OvniEsperti internazionali sul fenomeno degli Unidentified Flying Objects (UFOs) hanno avvertito che la Terra è “sorvegliata” dagli extraterrestri e hanno assicurato che ciò “preoccupa” i paesi più sviluppati del mondo. Gli specialisti, che hanno partecipato al IV° Congresso Mondiale di Ufologia nella capitale peruviana, hanno dichiarato che la regione costiera peruviana di Chilca, e vaste zone dell’Argentina sono “permanentemente osservate” dagli extraterrestri. Il presidente dell’organizzazione “Alfa & Omega”, il peruviano Antonio Cordova, ha anche messo in guardia circa la possibilità che nel 2013 vi sia “una invasione di UFOs” e un terribile terremoto distruggerà gli Stati Uniti d’America. Cordoba e un gruppo di ufologi hanno discusso, questa settimana a Lima, sugli aspetti della “politica estera intergalattica”, insistendo sul fatto che il nostro pianeta è colmo di apparizioni di esseri provenienti da altri mondi. Il comandante in pensione della Fuerza Aérea del Perú, Julio Chamorro, che è stato uno degli oratori del convegno, ha asserito che esiste una forte preoccupazione per le grandi potenze della Terra, per quanto riguarda la crescente presenza degli avvistamenti di UFOs. Indica, peraltro, che il tema preoccupa sin dal 1940 i paesi più sviluppati del mondo, anche se apertamento non si pronunciano su questo aspetto. La “parapsichica” peruviana Giannina Bertoli, nel frattempo, ha assicurato di avere “legami” con esseri provenienti da altri pianeti, però non ha dato prove di quello che ha asserito. Ha dichiarato soltanto che ha filmato la presenza con questi esseri (ndr CUT mai mostrato). Anticipando le critiche provenienti dal settore scettico della popolazione, Bertoli ha lamentato che le autorità di diversi Paesi non accettano la presenza UFO, per paura del ridicolo pubblico. Il congresso di Lima è stato organizzato dalla denominata “Asociación Misionera de la Orden Revelada Alfa y Omega” (Associazione Missionaria dell’Ordine Rivelato Alfa & Omega) e dal programma radiofonico “Viaggio in un Altra Dimensione”. Nel corso della riunione, Cordova ha riferito che si sta già preparando per una “invasione” aliena alla Terra e, per dimostrarlo, mostra alcuni fogli di carta con l’interpretazione della Bibbia. Secondo Cordova sarebbero procedure per come si può sviluppare un “disco volante”. Cordova, un artigiano di gioielli in oro di 74 anni, conduce un programma settimanale dal titolo “La hora estelar de la divina revelación Alfa y Omega” (L’ora stellare della divina rivelazione Alfa & Omega), che trasmettono le radio Union, a Lima (Perù) 880.

Fonte (dallo spagnolo) http://www.cronica.com.mx/nota.php?id_nota=467619

Nota redazione CUT (Centro Ufologico Taranto): il termine contattista, in Ufologia, sta ad indicare qualunque persona che si dichiara in contatto volontario con esseri extraterrestri. Da questi esseri avrebbe messaggi che vanno dal messianico all’apocallitico. Nella stragrande maggioranza del casi, il “contattismo” si è rivelato dannoso per lo studio serio dell’Ufologia. La storia è piena di falsi ed inganni provenienti da questi sedicenti santoni. Nel caso del congresso peruviano è la stessa cosa. Si parla di fine del mondo, terremoti apocalittici ed invasioni extraterrestri. Anche se nel 5% dei casi il fenomeno contattista non è da gettare, il buon 95% invece si, soprattutto per quelle persone che parlano, sparlano e si arricchiscono, in particolar modo economicamente. Senza mai portare nessuna prova di ciò che dichiarano.

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mercoledì 11 novembre 2009

Ogni cometa ha la sua storia

Dopo la polvere cometaria raccolta dalla missione Stardust, che ha riportato a terra il suo prezioso carico nel 2006, si sono recentemente conclusi gli studi del materiale prelevato da un aereo NASA in volo nell’alta atmosfera, poco dopo che il nostro pianeta aveva attraversato nel 2003 la coda di polvere di un’altra cometa. Le differenze sono enormi e questo indica che la composizione delle comete può essere ben diversa e più complessa di quanto indicato dai modelli standard.

Cometa-polvere
A grandi altezze, la maggior parte della polvere presente nell’atmosfera non è di origine terrestre, ma proviene dallo spazio. Migliaia di tonnellate di particelle interplanetarie entrano ogni anno nel nostro inviluppo gassoso. Si sapeva che la fonte principale erano le comete, ma mai si era potuto collegare direttamente una singola particella con un ben definito corpo celeste. A parte ovviamente la polvere recuperata dalla sonda Stardust durante la sua missione alla cometa Wild 2 e riportata a terra nel 2006. Le comete dovrebbero essere esempi di materiale ultra-primitivo, risalente alle origini del Sistema Solare, inalterato ed immune da qualsiasi processo chimico e termico. Tuttavia, la Wild 2 ci mostrò invece una notevole quantità di materiale molto più alterato di quanto ci si aspettasse. Forse qualcosa era sbagliato nei modelli?

Le particelle recuperate da un aereo d’alta quota della NASA riuscì nel 2003 a recuperare polvere della cometa Grigg-Skjellerup, poco dopo che la Terra aveva attraversato la sua coda. Avevamo così un altro esempio di materiale da analizzare, proveniente sicuramente da un singolo oggetto celeste. E tutto è risultato all’opposto della polvere di Stardust! Non solo non si sono riscontrate particelle alterate, ma anzi la percentuale di materiale precedente la nascita del Sole era decine di volte superiore a quella di qualsiasi materiale studiato precedentemente nel Sistema Solare. La cometa ci regalava una grande quantità di “fossili” originatisi in antiche supernove. Il confronto con la Wild 2 indica chiaramente che i processi di formazione differiscono di molto da una cometa all’altra. Si spera nel prossimo futuro di aumentare il numero di esempi cometari, in modo da costruire una specie di catalogo, che ci aiuterà moltissimo a capire le inaspettate differenze nei processi formative ed evolutivi dei corpi ghiacciati. Anche nella nostra piccola casa cosmica le emozioni e le scoperte non mancano mai: questo è il bello dell’astrofisica!

Vincenzo Zappalà

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Il viaggio su Marte

Al via il progetto per l'esplorazione umana a breve termine del Pianeta Rosso. Perché è giusto sbarcare su Marte entro i prossimi 15 anni.

Marte
“The Case for Mars - La questione Marte”, il libro di Robert Zubrin. Una missione internazionale in memoria del padre domenicano Giordano Bruno, autore di “De l'Infinito, Universo e Mondi”. La politica ora può dare il via libera al progetto “Mars Direct” con infinite ricadute tecnologiche nella società civile, tra cui le micro centrali elettriche ad idrogeno casalinghe, le batterie virtualmente senza fine e la robotica per tutti. L’ingegnere Rober Zubrin gioca tutto sulla nozione di «nuova frontiera» per progettare lo sviluppo di una futura popolazione umana marziana, assegnando alla proprietà privata e allo spirito imprenditoriale le funzioni di principali motori della colonizzazione spaziale.

Sì, è possibile andare su Marte. E’ quasi tutto pronto per il primo volo umano verso il Pianeta Rosso, il quarto “mondo” in ordine di distanza dal Sole. E’ possibile, già ora, mentre si avvicina alla Terra, magari modificando opportunamente la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) e i programmi Nasa, come pare abbia intenzione di fare il presidente Obama. La politica e le imprese facciano ora il loro dovere nei confronti dell’umanità e delle emergenze planetarie che attendono una soluzione immediata grazie a Marte. Ce lo spiega “The Case for Mars - La questione Marte” (Aldebaran, 2009, edizione italiana), il libro di Robert Zubrin (con Richard Wagner e introduzione di Arthur C. Clarke) che “mostra come un volo su Marte si è evoluto dalla fantasia alla realtà che possiamo raggiungere. Zubrin ci mostra il modo” (Buzz Aldrin). Fin dall’inizio della storia umana Marte è stato un sogno allettante per tutti, fonte di ispirazione per leggende, divinità, misteri, ricerche (l’astronomo Vincenzo Cerulli dalla Specola di Teramo “illuminò” i canali marziani con il suo telescopio Cooke) e pellicole cinematografiche di ogni tipo. Il pianeta più simile alla Terra lo si crede (sbagliando di grosso) tuttora impossibile da raggiungere, tanto meno esplorarlo e abitarlo. L’Italia può offrire il suo contributo in collaborazione con la Mars Society tricolore (www.marssociety.it), le imprese e le agenzie spaziali italiane ed europee. Abbiamo i migliori cervelli. Ora con l’avvento di un nuovo progetto rivoluzionario, tutto ciò è cambiato. L’eminente autorità per l’esplorazione spaziale Robert Zubrin ha forgiato un nuovo audace progetto: il “Mars Direct”, presentato nel libro con illustrazioni, fotografie ed aneddoti coinvolgenti. Il volume spiega passo dopo passo come possiamo usare la tecnologia attuale per inviare uomini e donne su Marte entro dieci anni; produrre realmente carburante ed ossigeno sulla superficie del pianeta con risorse naturali; come possiamo costruire basi ed insediamenti e come possiamo un giorno fare il “terraforming” di Marte: un processo che può alterare l’atmosfera dei pianeti e spianare la strada alla vita sostenibile. Sappiamo che su Marte c’è acqua, neve e ghiaccio. Ma non è questo il punto, la motivazione decisiva di una missione umana congiunta, dunque anche italiana in memoria del padre domenicano Giordano Bruno, autore di “De l'Infinito, Universo e Mondi” (http://digilander.libero.it/bepi/infinito/index.htm). Tra meno di 15 anni approderemo su Marte, grazie alla missione congiunta Europa-Russia-StatiUniti-Giappone-India-Cina ovvero grande alle imprese private. Principale promotore di questa impresa, è Robert Zubrin, presidente della Mars Society, un’Associazione internazionale che conta oltre 6mila membri. La concezione che Zubrin (esposta nel suo libro “The Case of Mars”) ha di quest'avventura, è radicale. E la nuova Amministrazione democratica di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, potrebbe essere decisiva per dare alla Nasa il necessario “via libera” per avvio del progetto decennale di Zubrin. Già ingegnere capo presso la Martin Marietta Aeronautics (assorbita nel 1995 dalla Lockheed Martin), con il suo libro “Rotta verso Marte”, recentemente tradotto in italiano, Zubrin ci offre un testo sorprendente a difesa e illustrazione della sua tesi sintetizzata nello slogan «Mars Direct». Il progetto prevede l'invio, nel gennaio 2014, di un primo velivolo con destinazione Marte mediante un'apparecchiatura di lancio del tipo usato per i razzi Saturno V (Usa), Energia (Russia) o Ariane (Esa). Più realisticamente i nuovi vettori Ares del programma Costellation della Nasa. La Luna e la Stazione Spaziale Internazionale, al momento, sono totalmente ignorati: a conti fatti, ci vuole meno energia per raggiungere il pianeta rosso, circondato, a differenza del nostro satellite, da un'atmosfera che consente di frenare l’astronave senza dispendio di propergol, il carburante usato per il lancio di razzi. Non solo: costa meno far partire l’astronave dalla Terra che assemblarla in orbita. Successivamente il piano prevede di lanciare ogni due anni (intervallo dettato dal periodo di rivoluzione dei due pianeti intorno al Sole) due altri razzi: il primo dovrebbe depositare il suo equipaggio, dopo 180 giorni di volo, accanto al veicolo lanciato due anni prima, che servirà per far tornare a terra i due astronauti; l'altro sarà senza equipaggio e consisterà unicamente in un nuovo modulo di ritorno per la missione successiva. Per visitare i dintorni e compiere esperimenti, i quattro esploratori avranno a disposizione 550 giorni: un periodo straordinariamente lungo, a garanzia dell'interesse scientifico della missione. L'astuzia del provvedimento è tutta nella sua relativa leggerezza: il veicolo per il ritorno parte vuoto e produce sul posto il suo propergol decomponendo chimicamente l'atmosfera marziana grazie al generatore elettrico in dotazione. Robert Zubrin ha dimostrato la fattibilità tecnica di questa operazione di sfruttamento delle risorse locali. Inoltre, ogni missione lascerà sul posto il suo «hab», o modulo abitativo; e ciò consentirà a tempo debito di installare sul suolo di Marte una missione scientifica permanente. L’Autore cerca di convincere il grande pubblico da diversi anni. Navigazione nel Sistema Solare, chimica dei propulsori, calcolo delle quantità di viveri, traiettorie per evitare dosi eccessive di radiazioni, definizione di un orologio e di un calendario locale, metodi per orientarsi senza bussola a seconda della posizione delle due lune marziane, Deimos e Phobos. Una profusione di spiegazioni pedagogiche molto riuscite, fanno del libro un possibile best seller anche in Europa dopo gli Stati uniti. Rober Zubrin gioca tutto sulla nozione di «nuova frontiera», si richiama alla storia dei pionieri del West per progettare lo sviluppo di una futura popolazione umana marziana, assegnando alla proprietà privata e allo spirito imprenditoriale le funzioni di principali motori della colonizzazione spaziale. Ma che si tratti di missioni organizzate su mandato delle attuali potenze spaziali (Stati uniti, Europa e magari la Cina) o per incarico di qualche multinazionale, l'ingegnere non lascia dubbi su un punto: esiste ormai un piano non solo realista, ma realizzabile a breve termine per colonizzare Marte. È già quasi adolescente la generazione che andrà a stabilirsi sul pianeta rosso tra meno di 15 anni. Un’occasione unica per la nostra industria spaziale per partecipare al grande progetto Nasa-Esa di Zubrin. Con infinite ricadute tecnologiche nella società civile, tra cui le micro centrali elettriche ad idrogeno casalinghe, le batterie virtualmente senza fine e la robotica per tutti. Il vostro “ticket” per il volo su Marte, è già pronto?

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Dinosauri a sangue caldo


Una ricerca ha stabilito che se ci si basa sull'energia richiesta per camminare e correre, buona parte dei dinosauri doveva probabilmente essere a sangue caldo

Da decenni i paleontologi si chiedono se i dinosauri fossero animali a sangue caldo come gli odierni uccelli e i mammiferi o a sangue freddo come le lucertole. Nel primo caso avrebbero avuto capacità "atletiche" sicuramente superiori e avrebbero anche potuto sopravvivere in habitat più freddi che sarebbero stati invece esiziali per animali esotermi, come le regioni montane o alle alte latitudini. Un vantaggio che però ha un prezzo, la necessità di disponibilità alimentari superiori per sostenere il più rapido metabolismo, e questo tanto più quanto più la temperatura ambientale sia abbassa.

Secondo un gruppo di ricercatori della Washington University a St Louis e del Royal Veterinary College britannico, che firmano un articolo sulla rivista on line "PLoS ONE", è molto probabile che essi fossero endotermi. Per arrivare a questa conclusione Herman Pontzer, Vivian Allen e John Hutchinson hanno osservato che valutando il costo energetico della camminata e della corsa dei dinosauri, si sarebbe potuto desumere il tipo di regolazione termica di quegli animali: se quelle attività avessero richiesto più energia di quanta ne possa fornire la fisologia di un animale a sangue freddo, i dinosauri molto probabilmente dovevano essere a sangue caldo.

Purtroppo stabilire il tipo di metabolismo a partire solamente da ossa fossili è un'impresa alquanto improbabile, tuttavia un precedente lavoro di Pontzer aveva mostrato che il costo energetico della camminata e della corsa è strettamente associato alla lunghezza degli arti, tanto che dall'altezza del ginocchio può essere inferito con un'accuratezza del 98 per cento il costo della locomozione in un'ampia varietà di animali terricoli.

A partire da questa osservazione, i ricercatori hanno così deciso di valutare con complessi modelli il volume effettivo della massa muscolare delle zampe di 14 dinosauri sfruttando i dati relativi alle dimensioni delle ossa e delle tracce degli innesti dei fasci muscolari su di esse. Quindi, sulla base dei principi della meccanica della locomozione applicati a quel tipo di struttura sono risaliti al dispendio energetico necessario a camminare e a correre a diverse velocità, per poi confrontarlo con quello di animali endotermi ed esotemi attuali. Risultato: se ci si basa sull'energia consumata, buona parte dei dinosauri esaminati doveva essere probabilmente a sangue caldo.

Quando i risultati sono stati poi disposti secondo l'ordine evolutivo, gli autori hanno osservato che l'endotermia potrebbe essere stata una condizione ancestrale di tutti i dinosauri, spingendo dunque l'evoluzione dell'endotermia molto più indietro nel tempo di quanto pensato da molti. Questa precoce adozione di un metabolismo efficiente potrebbe essere stato uno dei fattori chiave del successo evolutivo dei dinosauri nel Triassico, Giurassico e Cretaceo.
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Il segreto della rigenerazione rivelato da un... pesce


La capacità di far ricrescere perfettamente un organo o un arto sostituendone uno perso per infortunio o malattia è il "Santo Graal" della medicina rigenerativa.
Alcuni animali compiono questa operazione miracolosa senza sforzo. Lombrichi, gamberi e girini sono alcuni esempi. A un gambero che perde una gamba gliene ricresce semplicemente una nuova.

l piccoli vermi piatti Planaria possono essere tagliati in 32 pezzi, ciascuno dei quali si svilupperà in un animale del tutto nuovo completo con occhi, la bocca e organi interni.
Gli scienziati sanno che il processo prevede meccanismi che normalmente si trovano in via di sviluppo negli embrioni, ma non hanno ancora idee chiare su tali meccanismi.

Il nuovo studio americano sugli "zebrafish" (pesce-zebra) ha individuato un percorso cellulare che appare fondamentale per innescare la rigenerazione attivando alcuni geni.
"Questa è la prima vera comprensione molecolare di ciò che sta accadendo durante la rigenerazione degli arti", ha detto il ricercatore Dr. Scott Stewart, del Salk Institute di La Jolla in California.

Gli scienziati del Salk si sono incentrati su un sistema biologico "preliminare" che rende le cellule embrionali pronte a diventare qualsiasi tipo di tessuto sono destinate ad essere. Hanno scoperto un particolare enzima che sembrava essere cruciale per il processo.
Gli scienziati hanno ora intenzione di dare un'occhiata più da vicino all'enzima e scoprire come opera. Vogliono anche scoprire come i geni si spengono una volta che la rigenerazione è completata.

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Anno 1924, la US Navy andava a caccia di segnali extraterrestri

Il CUT (Centro Ufologico Taranto), grazie alla caparbietà di uno dei suoi coordinatori, Antonio De Comite, è riuscito a scovare un telegramma, datato 22 Agosto 1924, in cui vi si legge che la US Navy andò a “caccia” di segnali inusuali provenienti dallo spazio, e precisamente da Marte. La scoperta è stata effettuata navigando nel sito del “The National Archives” degli Stati Uniti d’America. Nel telegramma, che nell’archivio di Stato USA porta il titolo di “Telegram from the Secretary of the Navy to All Naval Stations Regarding Mars”, vi si legge che tutte le stazioni della Marina USA devono collaborare con gli astronomi, con lo scopo di rilevare comunicazioni con onde radio, provenienti da Marte alla Terra nel periodo di maggior avvicinamento di quel pianeta con il nostro. In particolare il rilevamento deve essere incentrato su fenomeni elettrici di carattere inusuale. A quanto pare questo monitoraggio durò tre giorni, ma non portò a risultati concreti. Resta il fatto che questo documento ufficiale fa retrodatare di molti anni l’interesse dei militari USA nei confronti della vita intelligente extraterrestre.

Fonte: http://arcweb.archives.gov/arc/action/ExternalIdSearch?id=596070

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Sotto il documento declassificato

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Un esercito di robot-esploratori per Titano

Un fisico del California Institute of Technology (Caltech) ha elaborato per la NASA uno scenario da fantascienza (ma non tanto)per esplorare un giorno la piu' grande luna di Saturno, Titano, arrampicarsi sulle sue montagne, attraversare dune e navigare nei laghi.

Secondo Fink, che ha descritto il progetto nella rivista Computer Methods and Programs in Biomedicine, il modo in cui domani potranno avvenire le esplorazioni planetarie è alla vigilia di un drastico cambiamento e la prossima generazione di robot esploratori potrebbe essere molto diversa da quella che conosciamo oggi.

"Stiamo abbandonando gli approcci tradizionali basati su un singolo veicolo automatico guidato da Terra ad un approccio che prevede numerosi robot a basso costo in grado di controllarsi autonomamente e contemporaneamente di guidare altri robot attivi in altri luoghi".

Lo stesso Fink, in collaborazione con i colleghi del Servizio Geologico statunitense e dell'universita' dell'Arizona stanno progettando il software alla base delle future armate. Hanno gia' realizzato un banco di prova capace di mimare il comportamento di un astronauta o di un geologo sia che lavorino sa soli o all'interno di una squadra. Il software permettera' a ciascun robot membro dell"'armata" di prendere autonomamente delle decisioni, identificare problemi ed eventuali rischi, definire aree di interesse e stabilire priorita'.

In uno dei primi scenari messi a punto al Caltech, un veicolo in orbita attorno a Titano rilascia un pallone o una navetta per avere una visione ravvicinata del terreno. Quindi sulla superficie atterrera' un rover esploratore in grado di comunicare direttamente con il pallone o la navetta e dando ad essi il comando per una visione ravvicinata di alcune aree.

Il pallone, a sia volta, sarebbe in contatto con numeri piccoli rover sulla superficie, guidandoli all'esplorazione di particolari zone. "Un giorno - osserva l'esperto - un'intera flotta di robot sara' guidata in modo autonomo in una volta. Questa armata di robot sara' i nostri occhi, orecchie, braccia e gambe nello spazio, capace di rispondere all'ambiente senza di noi, di esplorare e di affrontare l'ignoto".

fonte ANSA

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Ecco il Proceratosaurus - era lui l'antenato del Tirannosaurus Rex.

Tutti a cercare il Proceratosaurus, e tutti alla fine a constatare che l'anello mancante era nella collezione dei dinosauri nel Museo di storia naturale di Londra da anni, anche se nessuno aveva mai capito che si trattava del più vecchio antenato del Tirannosaurus rex, il piu' feroce dinosauro mai esistito.

Il Proceratosaurus di Londra era stato rinvenuto 100 anni nell'Ovest dell'Inghilterra, ma soltanto oggi il teschio del dinosauro e' stato sottoposto ad approfonditi studi che hanno dimostrato la sua parentela con il tirannosauro.

La ricerca, condotta da ricercatori guidati da Oliver Rauhut, dellaLudwig-Maximilians-Universitat di Monaco, e Angela Milner, delMuseo di storia naturale di Londra, e' pubblicata sulla rivistaZoological Journal of the Linnean Society online.

Con l'aiuto di una tecnica di analisi per immagini, i ricercatori britannici hanno trovato molte somiglianze tra denti, mascella e struttura del cranio del tirannosauro e del proceratosauro. Con 100 milioni circa di anni in piu' e un peso di circa 40 chilogrammi,anche il proceratosauro usava per cacciare il suo morso, una caratteristica che si sarebbe nei millenni evoluta nella potente arma del tirannosauro.

Entrambi i dinosauri erano carnivori bipedi e ognuno aveva un corpo massiccio, con arti superiori corti, una potente coda e denti affilati. Si conosce ancora poco sull'evoluzione dei dinosauri, ma secondo i ricercatori inglesi lo studio sul proceratosauro potrebbe gettare nuova luce sul processo. "E' abbastanza sorprendente che questo fossile abbia ricevuto cosi' poche attenzioni - ha commentato Rauhut - dal momento che e' uno dei crani di dinosauro meglio conservati. Sembra comunque che la strategia di caccia si sia evoluta per prima: il cranio e' diventato piu' robusto e i muscoli della mascella piu' larghi, oltre all'aumento enorme delle dimensioni del corpo".

Riguardo alla tecnica utilizzata, secondo Angela Milner, "la tomografia computerizzata e' un metodo ottimo perche' consente di visualizzare l'interno delle strutture senza distruggerle".

fonte ANSA
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martedì 10 novembre 2009

Gli esseri esadattili di Akakor

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Akakor è una città ricordata nei miti di alcune tribù brasiliane, gli Ugha-Mongulala, i Dacca e gli Haiscia. Il giornalista Karl Brugger, entrato in contatto nel 1972 con queste etnie amazzoniche, riferì per la prima volta le loro saghe che abbracciano il periodo dalla creazione del mondo ai nostri giorni. Le leggende ricordano scintillanti vascelli scesi dal cielo sulla terra, accompagnati da suoni fragorosi e da fiamme nonché di potenti visitatori venuti da un sistema stellare chiamato Schwerta. Questi visitatori portarono agli uomini le loro conoscenze e si allontanarono prima che si abbattesse un cataclisma.

Brugger collocò Akakor tra Brasile e Perù, nelle profondità della selva amazzonica, presso le sorgenti del Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni.

Secondo Tatunca Nara, sovrano degli Ugha-Mongulala, Akakor avrebbe prosperato fin dal XII millennio a.C., e da Akakor sarebbe originata la cultura di Tiahuanaco e la cultura Inca. Inoltre Tatunca Nara riferì a Brugger che un gruppo di SS aveva raggiunto in sommergibile Akakor alla fine della seconda guerra mondiale: i Tedeschi si integrarono nella vita della tribù. (in effetti le SS fecero diverse spedizioni, in tibet , in amazonia e al polo sud).

Brugger scrisse di aver viaggiato nell'alto Purus insieme a Tatunca Nara, ma non di aver mai raggiunto la mitica Akakor. La sua canoa si rovesciò e, persi viveri e medicinali, non se la sentì di proseguire a piedi.

Scrive Dino Vitagliano nell'articolo intitolato Il regno di Akakor: "Nel 13.000 a.C. brillanti navi dorate scesero nelle giungle lussureggianti del Sud America guidate da maestosi stranieri con la carnagione bianca, il volto contornato dalla barba, folta chioma nera con riflessi blu, sei dita alle mani e ai piedi. Affermarono di provenire da Schwerta, una costellazione lontanissima con innumerevoli pianeti, che incrocia la Terra ogni 6.000 anni. Sconosciuta la tecnologia in loro possesso: pietre magiche per guardare ovunque nel mondo, arnesi che scagliano fulmini e incidono le rocce, la capacità di aprire il corpo dei malati senza toccarlo.

Con infinito amore donarono agli Indios il lume della civiltà e gettarono le basi di un impero vastissimo che comprendeva Akakor, l’imprendibile fortezza di pietra nella vallata sui monti al confine tra Perù e Brasile, Akanis in Messico e Akahim in Venezuela, le grandiose città di Humbaya e Patite in Bolivia, Cadira, Emin sul Grande Fiume e maestosi luoghi sacri: Salazare, Tiahuanaco e Manoa sull’altopiano a sud.

Sotto Akakor, una rete vastissima di tredici città sotterranee, nascoste alla vista degli intrusi, come arterie invisibili percorrono le millenarie foreste brasiliane. La loro pianta riproduce fedelmente Schwerta, la dimora cosmica degli Antichi Padri. Una luce innaturale le illumina all'interno, mentre un ingegnoso complesso di canalizzazioni porta aria ed acqua sin nelle sue profondità.

Il potente dominio, che contava sotto di sé trecentosessantadue milioni di individui, durò tremila anni quando nell'Ora Zero, il 10.481 a.C., gli Antichi Padri ripresero la via del cielo con la promessa di ritornare".

Si tratta di una tradizione notevole e che si correla a varie notizie ed ipotesi inerenti alla paleontologia, alla paleoastronautica ed all'ufologia: in primo luogo i viaggiatori delle stelle erano esadattili (si ricordino testimonianze analoghe circa questo particolare anatomico). Il toponimo Akakor evoca la città cambogiana Angkor, i cui magnifici templi sono disposti in modo da riprodurre la costellazione del Drago.


Pallmann dunque, con il suo incredibile resoconto, sembra suffragare le leggende riguardanti Akakor, sebbene non si sappia se egli fosse a conoscenza delle tradizioni relative alla fantastica città che non è l’unica struttura sotterranea costruita da misteriose creature di cui si favoleggia.

Meravigliosi insediamenti ipogei scavati da esseri di altri mondi, si troverebbero anche negli Stati Uniti, nelle Isole Salomone, in Romania, in Tibet etc.

Fonti:
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K. Brugger, La cronaca di Akakor: mito e saga di un antico popolo dell’Amazzonia, Roma, 1996
L. Pallmann, Cancer planet mission, London, 1970
G. Pastore, Akakor, un mondo sotterraneo in Amazzonia, 2006
Id., Dei del cielo, Dei della terra, 2006
E. Perrucchietti, P. Battistel, Basi aliene in Romania, in X Times, n. 9, luglio 2009
D, Vitagliano, Il regno di Akakor, 2006
U.F.O., il dizionario enciclopedico, a cura di R. Malini, Firenze-Milano, 2005 s.v. Akakor
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Matematici russi sperimentano prova di viaggio nel tempo

Due matematici russi hanno proposto un esperimento, da eseguire con il large Hadron Collider del Cern destinato a dimostrare sperimentalmente la possibilità di viaggiare nel tempo. Irina Aref'eva e Igor Volovich ritengono che le energie messe in campo dal grande acceleratore di particelle, che dovrebbe rientrare in funzione questo mese, siano sufficienti a creare un minuscolo "wormhole", ovvero un cunicolo nello spazio-tempo, previsto da certe teorie cosmologiche. Una particella fatta passare attraverso il "wormhole" (ammesso che sia possibile) tornerebbe indietro nel tempo, ma soltanto fino al momento in cui il varco è stato creato. Questo basterebbe, però a dare della fantascientifica possibilità di tornare nel passato una sia pur ridottissima prova sperimentale. La proposta dei due ricercatori russi è stata pubblicata in un articolo sulla rivista "New Scientist".
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Alla ricerca della vita nel cosmo: I Pianeti Extrasolari

Scopo di questo compendio di astronomia, è esplicare, in modo chiaro e allo stesso tempo scientifico, quanto fatto dalla ricerca, per la scoperta dei pianeti extrasolari.

La ricerca di altri pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare, è il primo tassello, da parte della scienza ufficiale per scoprire nuovi mondi abitabili, in cui, è possibile che si sia già sviluppata la vita, sia molecolare che intelligente.

Un affascinante mistero, che sta impegnando i ricercatori di tutto il mondo, è la possibilità che la vita esista anche in altri mondi, al di fuori del nostro Sisitema Solare.

Questo importantissimo grafico, rappresenta la cosiddetta "Zona abitabile (HZ in inglese)" in un sistema planetario, dove, la distanza del pianeta è posto in relazione alla tipologia della classe stellare, ed è possibile trovare teoricamente la presenza di acqua allo stato liquido e quindi la vita.

L'acqua liquida è considerata l'elemento più importante per la nascita della vita e tale grafico trova veridicità, finchè non sarà dimostrato che è possibile che esista anche in presenza di altri elementi.

Condizione necessaria, affichè la vita sia presente, anche in condizioni ideali, è che il pianeta sia di tipo terrestre, in quanto al momento non è minimamente teorizzata la presenza di forme di vita in pianeti di tipo gassoso.

Tra i pianeti terrestri, che si trovano in questa fascia, è altresì indispensabile che abbiano una certa massa per poter trattenere l'atmosfera e permettere all'acqua di rimanere allo stato liquido.

In funzione di ciò, sono esclusi, in via teorica, pianeti terrestri con diametro e massa troppo esigua, fino ad ora non ancora trovati in sistemi extraplanetarii.

Altre caratteristiche sono: una bassa eccentricità dell'orbita planetaria, per scongiurare dislivelli troppo elevati di temperatura che ostacolerebbero il formarsi di vita molecolare e anche una precessione regolare per garantire una successione delle stagioni moderate.

Condizioni assai rigide, che proprio nel caso del nostro pianeta, la Terra, sono state le artefici della formazione della vita sfruttando gli elementi carbonio, idrogeno, ossigeno ed azoto, in presenza dell'acqua allo stato liquido.

Lo sviluppo della vita, secondo la scienza, dovrebbe basarsi necessariamente su questi quattro elementi, in quanto sono considerati i più reattivi dell'Universo.

Prima di entrare nel merito dell'affascinante discussione, è bene precisare cosa intende la moderna astronomia per "pianeta".

Nel 2003 l'Unione Astronomica Internazionale istituì il "Comitato per la definizione di pianeta" (PDC), che elaborò e presentò la sua proposta ed il 24 agosto 2006 venne ufficializzata:

"Un pianeta è un corpo celeste che orbita attorno ad una stella (ma che non produce energia tramite fusione nucleare, ovvero non è esso stesso una stella), la cui massa è sufficiente a conferirgli una forma sferoidale e la cui fascia orbitale è priva di eventuali corpi di dimensioni confrontabili o superiori."

I pianeti possono essere distinti in due generi principali:

- terrestri:

Costituiti, come la nostra Terra, da un diametro relativamente piccolo, che non supera i 15000 km, hanno con una crosta solida e in molti casi una sottile atmosfera, trattenuta dalla forza di gravità del nucleo.


-
gassosi (gioviani):

Formati principalmente da gas, sono caratterizzati da un elevato valore della massa e del diametro, che consente loro di trattenere un'estesa atmosfera ricca di idrogeno ed elio.

Su queste basi, ricavate sostanzialmente dal nostro Sistema Solare, è iniziata la ricerca di altri pianeti, abitabili, attorno alle stelle irregolari più vicine o più facilmente osservabili.

La prima ipotesi documentata, sulla possibilità che potessero esistere pianeti attorno ad altre stelle, fu formulata da Isaac Newton nel 1713, cui seguirono nel corso dei secoli successivi numerosi annunci da parte di altri astronomi, infondati scientificamente.

Una prima conferma della reale possibilità, arrivò soltanto nel 1984, con la scoperta un disco circumstellare attorno alla stella β Pictoris, seguita a ruota da decine di altre segnalazioni analoghe nel corso degli anni successivi.

Lo scienziato David Latham, nel 1989, scoprì un compagno substellare attorno alla stella HD 114762 chiamato HD 114762 b, con una massa almeno 11 volte quella di Giove, ma vista l'anomalia orbitale tutt'ora non è chiara la su natura che potrebbe essere piuttosto di tipo substellare (nana bruna o nana rossa).

Il primo vero annuncio ufficiale, utilizzando il metodo osservativo indiretto, va attribuito agli astronomi Alexander Wolszczan e Dale Frail nel 1992, con la scoperta di due pianeti attorno alla Pulsar PSR B1 257+12, di massa non inferiore a 3,4 e 2,8 volte quella terrestre e orbitanti rispettivamente a 0,36 e 0,47 UA e un terzo, nel 1994, di massa pari a due volte la Luna e orbitante a 0,19 UA.

Nel 1993, Gordon Walker sostenne che le oscillazioni della velocità radiale della stella Alrai (γ Cephei) potevano derivare dalla presenza di un pianeta di massa pari a due volte quella di Giove, come confermato poi solo nel 2002.

Nell'ottobre del 1995, Michel Mayor e Didier Queloz, dell'Osservatorio di Ginevra, annunciarono la scoperta del primo pianeta extrasolare di massa simile a quella di Giove orbitante attorno alla stella 51 Pegasi.

Purtroppo, scoprire pianeti extrasolari, non è missione facile, a causa della loro scarsa luminosità, per cui sono rischieste tecniche indirette, che ne accertano soltanto la presenza, senza rivelare molto della loro reale natura.

I metodi di individuazione più utilizzati dagli astronomi sono i seguenti:

Astrometria: Le variazioni orbitali, irregolari di una stella, suggeriscono che possa avere un pianeta in orbita attorno ad esso, quindile discrepanze possono essere attribuite alla sua presenza attorno a un comune centro di massa.

Velocità radiali (metodo Doppler): La velocità radiale è quella velocità della stella rispetto alla Terra. Eventuali irregoalrità della linea spettrale della stella, in accordo con l'effetto Doppler, suggeriscono la presenza di una compagna o di un pianeta satellite. Questa è la tecnica più utilizzata dai ricercatori.

Variazioni degli intervalli di emissioni di una Pulsar: Leggere anomalie negli intervalli delle emissioni radio in una Pulsar possono essere causati da pianeti in orbita.

Metodo del transito: La variazione singola di luce, in alcune stelle, è sintomo che possa esistere un pianeta che la eclissa causandone variazioni di emissioni luminose.

Microlente gravitazionale: L'effetto della lente gravitazionale avviene quando i campi gravitazionali di due corpi celesti cooperano per focalizzare la luce di una stella lontana. Se il primo corpo celeste (quello più vicino all'osservatore) è un pianeta, ciò sta a significare che possiede un campo gravitazionale tale da contribuire in modo importante all'effetto della microlente gravitazionale.

Dischi circumstellari e protoplanetari: Analizzando attentamente le nubi di polveri attorno alle stelle che le mostrano, è possibile individuare elementi che suggeriscono la presenza di pianeti.

Ad ottobre 2009 ne sono stati individuati 403, ma nella maggior parte dei casi si tratta di corpi dalla massa e dalla struttura chimica che non suggeriscono la possiblità di ospitare la vita.

La frequenza di scoperta di pianeti extrasolari, man mano che sono state affinate le tecniche di ricerca, è aumentata esponenzialmente, come mostrato nel grafico in basso:

(frequenza di scoperte dei pianeti extrasolari)

Le nane rosse, sono le stelle più comuni e diffuse nella nostra galassia e probabilmente anche di tutto l'Universo. Stabilire la presenza di vita in uno dei pianeti che gli orbitano attorno, significherebbe ipotecare un Universo (ultra)denso di vita.

Affinchè, secondo il grafico, avvenga questo importante presupposto, la zona dovrebbe essere tra le 0,3 UA (leggermente meno di Mercurio) e le 0,032 UA.

A queste distanze, la gravità della stella genera tuttavia una rotazione sincrona che pone la stessa faccia sempre rivolta ad essa, creando un divario di temperature enormi sul pianeta.

A smentire in linea teorica questa impossibilità allo sviluppo della vita, sono gli studi condotti da Robert Haberle e Manoj Joshi dell'Ames Research Center della NASA che hanno dimostrato che l'atmosfera di un pianeta attorno a una nana rossa avrebbe bisogno solamente di essere il 15 % più spesso di quella terrestre per permettere al calore della stella di diffondersi sulla parte in ombra.

Martin Heath del Greenwich Community College ha mostrato che l'acqua del mare può ugualmente circolare senza gelare interamente nella parte all'ombra se gli oceani fossero sufficientemente profondi da permettere un libero movimento dell'acqua sotto lo strato di ghiaccio superficiale. Pertanto, un pianeta con oceani e un'atmosfera appropriati in orbita attorno ad una nana rossa potrebbe, almeno in teoria, accogliere la vita.

(una rappresentazione artistica di pianeta attorno ad una nana rossa)

I centri di ricerca di Terra:

- Absolute Astronomical Accelerometry (Emilie Spectrograph)

Radial velocity search

- AFOE
Radial velocity search

http://www.cfa.harvard.edu/afoe/espd.html

pianeta attorno a HD 89744;

sistema planetario multiplo attorno a "Upsilon Andromedae";

pianeta attorno a "rho Coronae Borealis";

pianeta di 3.9 masse gioviane attorno a "tau Boötis";

pianeta di 0,5 masse gioviane attorno a "51 Pegasi";

- ALMA (Atacama Large Millimetre Array)
Millimetric and submillimetric imaging

- Alsubai’s Project
transits

- Amateur Exoplanet Archive (AXA)
transits

- Anglo-Australian Planet Search Program
Radial velocity search

http://www.phys.unsw.edu.au/~cgt/planet/AAPS_Home.html

23 Feb 2009 - scoperto un pianeta Nettuniano" attorno alla stella "HD16417";

1 Sep 2008 - scoperto un pianeta di almeno 0.64 masse gioviane attorno alla stella "GJ832";

7 Feb 2007 - tre nuovi pianeti: due rispettivamente attorno alle stelle HD159868 and HD23127 e uno attorno HD154857

- Arizona Search for Planets (ASP)
Search for planetary transits

- ASPENS
Astrometry


- Astro Gregas
transits (amateur)

- Astronomical Nulling Interferometer (ANI)
Imaging


- Automated Planet Finder
Radial velocity

- Berlin Exoplanet Search Telescope (BEST)
Search for planetary transits

- California & Carnegie Planet Search
Radial velocity search

http://exoplanets.org/

(molti pianeti scoperti e catalogati)

- CARLINA Hypertelescope Project
Imaging

- Carnegie Astrometric Planet Search (CAPS)
Astrometry

- Coralie at Leonard Euler Telescope (La Silla)
Radial velocity search

http://obswww.unige.ch/~udry/planet/coralie.html

(molti pianeti scoperti)


- Coronographe Interferentiel Achromatique CIA (Nice)
Imaging

- DayNight
Day-Night Temperature Differences on Extrasolar Planets

- Elodie (Haute Provence)

Radial velocity search

http://obswww.unige.ch/~udry/planet/elodie.html

- ESO Coude Echelle Spectrometer (CES)
Radial velocity search

- Exoplanet Tracker
Radial velocity search

- EXPORT (EXo-Planetary Observational Research Team)
Spectroscopy, photometry

- Externally Dispersed Interferometry
Radial velocity search

- Extrasolar Planets Research Group (E.P.R.G.)
Transits

- Gemini Planet Imager GPI
direct imaging

- Giant Transiting Planets Observations - GITPO
Transit search

- HARPS-N HARPS North
Radial velocities

- High Accuracy Radial velocity Planetary Search HARPS (ESO, La Silla)
Radial velocity search

http://obswww.unige.ch/Instruments/harps/Welcome.html

(molti pianeti scoperti)

- Hobby-Eberly Telescope
Radial velocity search

http://www.as.utexas.edu/mcdonald/het/mission.html

(molti pianeti scoperti)


- Hungarian Automated Telescope Network (HATNetwork)
Transits

http://www.hatnet.hu/

(molti pianeti scoperti)

- Italian Search for Extraterrestrial Life (ITASEL)
radio search


- Keck Interferometer
Astrometry, Imaging

- Large Binocular Telescope
Imaging

- Las Cumbres Observatory Global Telescope Network (LCOGT)
Lensing and Transits

- LOw Frequency ARray (LOFAR)
Direct decametric detection

- MACHO
Lensing

- Magellan 6.5 m Telescope
Radial velocity

- Mc Donald Observatory
Radial velocity search

http://www.as.utexas.edu/astronomy/research/research.html

(molti pianeti scoperti)

An m sin i=24 Earth Mass Planetary Companion to GJ 176
HD 155358: The Lowest Metallicity Planet Host Star
A giant planet around the massive giant star HD 13189
The First HET Planet: A Companion to HD 37605 (K0V) - Update (3/05)
HD 137510: an Oasis in the Brown Dwarf Desert
A Planetary Companion to the Binary Star Gamma Cephei
- Microlensing Planet Search Project (MPS)
Lensing search

- Mid-infrared E-ELT Imager and Spectrograph (METIS)
direct imaging

- MIRLIN(JPL)
Imaging

- MOA
Lensing search

- MONET (MOnitoring NEtwork of Telescopes)
Transits

- Nancay Decametric Search for Exoplanets
Radio emission

- Nancay Decametric Search for Exoplanets
Radio emission

- NK2 Consortium
Radial Velocity

http://exoplanets.sfsu.edu/Research/N2K.html

(molti pianeti scoperti)

- OGLE III
Transits and lensing

- OWL (ESO)
Radial Velocity, Imaging

- Permanent All Sky Survey (PASS)
Transits

- PHASES - The Palomar High-precision Astrometric Search for Exoplanet Systems.
Astrometry

- PISCES (Planets In Stellar Clusters Extensive Search)
Transits

- PLANET
Lensing search

http://planet.iap.fr/

- Precision Radial Velocity Spectrometer (PRVS)
Radial velocity

- PRIMA-DDL (VLTI)
Astrometry

- Pulsar Planet Detection (Penn. State Univ.)
Pulsar timing

http://www.astro.psu.edu/users/alex/pulsar_planets.htm

- Radio Interferometric Planet Search (RIPL)
Astrometry

- Robonet
Lensing

http://robonet.lcogt.net/

(molti pianeti scoperti)

- Search for Trojan Extrasolar Planets
Photometry

- Sophie
Radial velocity

http://www.obs-hp.fr/guide/sophie/sophie-eng.shtml

(alcuni pianeti scoperti)

- Spectrashift.com
Amateur radial velocity search

- SPHERE (Spectro-Polarimetric Imaging)

- Square Kilometer Array (SKA)
Direct radio detection

- STARE (STellar Astrophysics & Research on Exoplanets)
Transit method

- STELLA
Transits

- STEPS
Astrometry

- Super WASP
Search for transits

- Survey for Transiting Extrasolar Planets in Stellar Systems (STEPSS)
Transits

- Tennessee Automatic Photoelectric Telescope
Transits

- TEP (Transits of Extrasolar Planets)
Transits

The Antarctic Plateau Interferometer (API)

Imaging

- The Lyot Project
Imaging

- TNG High Resolution Spectrograph(SARG)
Radial velocity

- Transatlantic Exoplanet Survey (TrES)
Transits

http://homepage.mac.com/francis.odonovan/solas/tres/tres.html

(numerosi pianeti scoperti)

- TRansiting ExoplanetS and CAndidates (TRESCA)
transits

- Transitsearch.org
Transits

- University of St. Andrews Planet Search (UStAPS)
Lensing, transits

- UNSWEPS Project
Transits

- UVES (ESO, Paranal)
Radial velocity search

- Very Large Telescope Interferometer VLTI (ESO, Paranal)
Astrometry and imaging

- VIDA (Vlti Imaging with a Densified Array) ESO
Imaging

- Vulcain Camera Project
Search for transits

- Vulcain South (Antarctic Planet Finder)
Search for transits

- WHAT (Wise observatory Hungarian-made Automated Telescope)
Transits

- XO Project
Transits

http://www-int.stsci.edu/~pmcc/xo/

Gli occhi che cercano la vita dallo spazio:

- BOSS (Big Occulting Steerable Satellite)
Occultations

- CoRoT (France - Europe - Brazil)
Search for planetary transits

http://exoplanet.eu/corot.html

(uno dei piu celebri strumenti per la ricerca dei pianeti extrasolari)

- Extrasolar Planet Observations and Characterization (EPOCh)
Transits

- Gaia (ESA) Gaia at ESTEC
Astrometry, transits

- GEST
Lensing and transits

- HST Astrometry
Astrometry

- Hypertelescope projects (Haute Provence)
Imaging

- James Webb Space Telescope (JWST)
Infrared imaging

- KEPLER (NASA)
Search for planetary transits

- MOST (Microvariability and Oscillations os STars) Canada
photometry (reflected light)

- New Worlds Observer
External occulter

- Origins Billion Star Survey (OBSS)
Astrometry

- PECO (Pupil mapping Exoplanet Coronagraphic Observer)
Direct imaging

- Planet Imaging Concept Testbed Using a Rocket Experiment

(PICTURE)

- Plato
Asteroseismology and transits

- SEE-COAST Super-Earth Explorer
direct imaging

- Space Infrared Interferometric Telescope (SPIRIT, NASA)
Infrared Imaging and Spectroscopy

- Space Interferometry Mission (SIM)
Astrometric search

- Spitzer Space Telescope (NASA)
Spizter Science
Infrared Imaging and Spectroscopy

http://www.spitzer.caltech.edu/science/planets/index.shtml

(uno dei più importanti telescopi spaziali per la ricerca di esospianeti)


(disco attorno a Beta Pictoris)

(disco attorno aHD 141569)


- Terrestrial Planet Finder (NASA)
Visible and IR imaging and spectroscopy

- UMBRAS
Coronography


Le scoperte cronologiche dei più importanti esopianeti:


Da questi centri di ricerca a Terra e nello spazio, sono giunte dunque, le conferme all'esistenza dei pianeti anche attorno alle altre stelle della Galassia.

Riassumiamo in basso le principali scoperte:

1992

Nel 1992, Wolszczan e Frail scoprirono due pianeti attorno alla pulsar PSR B1257+12.

La stella, è una "pulsar a millisecondo", con numerose anomalie nel periodo di pulsazione, dotata di un periodo di rotazione di 6,22 ms, massa 1,4 quella solare e raggio pari a 0,00002 volte il raggio del Sole.


(Immagine artistica della pulsar PSR B1257+12 con i pianeti)

Successivamente vennero scoperti altri due pianeti, facendo di PSR B1257+12 il primo sistema planetario extrasolare confermato.


(Immagine artistica dei pianeti in orbita attorno alla pulsar PSR B1257+12)

1995

Scoperto dall'astronomo Didier Queloz del Jet Propulsion Lab, 51 Pegasi b è un pianeta di tipo gioviano caldo, orbitante attorno a 51 Pegasi, una stella della sequenza principale.


(ricostruzione artistica di 51 Pegasi b)

1998

Gliese 876 è una nana rossa situata a 15,34 anni luce dal Sistema Solare e possiede il 32% della massa, il 36% circa del diametro e appena lo 0,0016% della luminosità del nostro Sole.

Gliese 876 b è stato scoperto inel 1998 da due team differenti: uno guidato da Geoffrey Marcy e l'altro da Xavier Delfosse misurando lo spostamento Doppler delle linee spettrali di Gliese 876.

(rappresentazione artistica di Gliese 876 b e Gliese 876 c)

1999
HD 209458 b (detto anche Osiris) è stato scoperto mediante studi spettroscopici il 5 novembre 1999. In particolare è stato il primo pianeta extrasolare ad essere scoperto mediate il transito sulla superfice della stella, HD 209458, una nana gialla simile al Sole situata nella costellazione di Pegaso a circa 150 anni luce dal sistema solare.
Ogni transito dura circa tre ore, ed il pianeta copre circa l'1,5% della superficie della stella.



(Immagine artistica di HD 209458 b mentre transita davanti alla stella madre lasciando una coda di gas)

Dalle analisi spettroscopiche il pianeta ha una massa 0,69 volte quella di Giove e la vicinanza alla stella gli conferisce una elevata temperatura atmosferica quantificata in circa 750 °C (1022 K);

A causa della forte eccentricità dell'orbità il pianeta ha sviluppato un raggio del 35% più ampio di quello di Giove e che presenti una rotazione sincrona e il pianeta rivolgerebbe alla stella sempre la stessa faccia, come la Luna alla Terra.

Dalle osservazioni effettuate dal telescopio Hubble tra il 2001 e il 2004, è risultato che attorno al pianeta, esiste una nube di carbonio, idrogeno e ossigeno che da vita ad una coda di tipo cometaria che si prolunga per almeno 200.000 km. La perdita di gas è causata dalla vicinanza con la sua stella e sembrerebbe cosa comune per tutti gli esopianeti che orbitano a meno di 0.1 U.A.


Upsilon Andromedae è nella costellazione di Andromeda, ed è 10 gradi a est della Galassia di Andromeda in un sistema stellare binario che dista circa 44 anni luce dalla Terra. Ha circa 3 miliardi di anni, due terzi dell'età del nostro Sole.


(immagine artistica del sistema Upsilon Andromedae)

Upsilon Andromedae A è una nana bianco-gialla di tipo spettrale F8V, simile al nostro Sole ma più giovane, mentre la compagna Upsilon Andromedae B è una nana rossa di tipo spettrale M4.5V, dista circa 750 UA dalla componente primaria. È stata scoperta nel 2002, in base a dati raccolti dal progetto 2MASS.

Il pianeta più interno (b) è stato scoperto nel 1996 e annunciato a gennaio 1997 da Geoffrey Marcy e R. Paul Butler, entrambi astronomi alla San Francisco State University (SFSU).

A causa della sua vicinanza alla stella, provocava grosse oscillazioni ed è stato relativamente facile da scoprire. Tuttavia, ulteriori oscillazioni rimanevano inspiegate, e si ipotizzava un probabile secondo pianeta in orbita. Alla fine, sia gli astronomi della SFSU che quelli del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics conclusero indipendentemente che un modello a 3 pianeti si adattava meglio alle osservazioni. Queste conclusioni sono state annunciate il 15 aprile 1999.

Si suppone che esistsano altri pianeti piiù piccoli di cui per il momento è impossibile rilevarne la presenza.

2001

HD 28185 b è grande 5 volte Giove ed è gassoso. Orbita in 383 giorni attorno alla stella HD 28185, che è una nana gialla simile al Sole della Costellazione dell'Eridano distante 138 anni luce dalla Terra.

Attorno al pianeta orbita un satellite che avrebbe la stessa massa della Terra e che povrebbe essere terrestre e potrebbe ospitare forme di vita o oceani di acqua.



(rappresentazione artistica di HD 28185 b e della presunta luna terrestre)

Iota Draconis b è stato scoperto nel 2001 da un team guidato da Sabine Frink. con il metodo della velocità radiale.
Iota Draconis b è stato anche il primo pianeta scoperto attorno a una gigante arancione (Iota Draconis, nella costellazione del Dragone), confermando l'ipotesi che tutte le stelle indistintamente dalla loro dimensione, classe spettrale ed età, possono ospitare pianeti.
Il pianeta risulta imponente e con un'orbita molto eccentrica, orbitando a una distanza dalla propria stella che è circa il 27,5% in più della distanza tra la Terra e il Sole.



(rappresentazione artistica di "Iota Draconis" e il pianeta "Iota Draconis b")

2003
PSR B1620-26c è stato scoperto il 10 luglio da un gruppo di scienziati guidati Steinn Sigurdsson grazie alle immagini dell'HST.
Il pianeta, detto comunemente Matusalemme, è situato nell'ammasso globulare M4, nella costellazione dello Scorpione, a circa 5600 anni luce dalla Terra. Si tratta, al momento, dell'unico pianeta conosciuto ad orbitare attorno a un sistema stellare binario, di cui una delle due stelle è una pulsar, mentre l'altra è una nana bianca.
Il pianeta ha una massa pari al doppio di quella di Giove e si pensa abbia 12,5-13 miliardi di anni, età che lo rende il pianeta più antico mai scoperto.
Si suppone, vistà l'età, che fosse una stella che poi ha perso massa a causa delle interazioni gravitazionali con il suo sistema, diventanto gassoso.


(rappresentazione artistica di "Matusalemme", PSR B1620-26c)


HD 70642 b è un pianeta scoperto dall'astronomo statunitense Carter nel luglio del 2003. Simile a Giove, ha un'orbita circolare intorno alla stella HD 70642 a 3,3 UA di distanza in un periodo di 5,5 anni.

La sua massa è il doppio di quella di Giove e presumibilmente possiede un sistema di satelliti naturali simile a quello di Giove.


(riproduzione di HD 70642 b dal simulatore Celestia)

2004
Mu Arae (μ Ara / μ Arae) è una stella di classe spettrale G3, molto simile al nostro Sole. Si trova a 49,8 anni luce dal Sistema Solare ed è appena visibile ad occhio nudo (magnitudine apparente 5,1) dall'emisfero meridionale, nella costellazione dell'Altare. Ha una massa pari al 108% di quella solare e che sia circa del 32% più grande. Si ritiene che stia diventando una subgigante.
L'équipe dell' Anglo-Australian Planet Search annunciò nel 2001 la scoperta di un pianeta extrasolare, denominato Mu Arae b, possiede un orbita piuttosto eccentrica, che compie in 743 giorni. La scoperta è stata effettuata mediante l'analisi delle variazioni nella velocità radiale della stella.

Mu Arae b è situato nella zona abitabile, cioè in quella regione attorno alla stella in cui è possibile che l'acqua sia allo stato liquido. È possibile che ospiti qualche satellite che potrebbe non ricevere un'adeguata quantità di ultravioletti per la sintesi di biomolecole.


(Mu Arae B in una rappresentazione digitale con celestia)

Successivamente è stata rilevata la presenza di un secondo pianeta chiamato Mu Arae c avente un'orbita molto eccentrica completata dal corpo celeste in 8,5 anni.


(Mu Arae c con Celestia)

Nello stesso anno fu scoperto, tramite lo spettrografo ad alta precisione High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher (HARPS), un pianeta più piccolo, posto molto più vicino alla stella rispetto agli altri due, denominato Mu Arae d. Alla sua scoperta gli fu attribuita una massa pari ad Urano, il che lo rende il prototipo di una classe di pianeti denominati hot Neptune (dall'inglese Nettuni caldi).


(simulazione di Mu Arae D)

Nel 2006 due team, uno capitanato da Krzysztof Goździewski, l'altro da Francesco Pepe, presero in considerazione indipendentemente l'ipotesi che vi fosse un quarto pianeta, postulato per giustificare delle inspiegabili variazioni nella velocità radiale della stella. Chiamato Mu Arae e, si troverebbe a una distanza di circa una unità astronomica in un'orbita quasi circolare che completerebbe in cira 311 giorni.



(Mu Arae e)

2M1207 b è il primo pianeta di cui sia stato possibile ottenere un'immagine agli infrarossi e che ruota attorno alla una nana bruna 2M1207 (situata nella costellazione dell'Idra a 173 anni luce dalla Terra) e fu scoperto da un'equipe di astronomi dell'European Southern Observatory, capitanata da Gael Chauvin, presso l'Osservatorio del Paranal in Cile.
2M1207 b ha una massa pari a 5 volte quella di Giove con un periodo orbitale di 1700 anni, mentre 2M1207 ha una massa pari solamente a 25 volte quella di Giove, distano tra loro di 41 UA.
La temperatura di questo pianeta gigante gassoso è molto elevata (1250 K), soprattutto per via della forte contrazione gravitazionale.



Immagine della nana bruna 2M1207 (in azzurro) e del suo pianeta (in rosso)

2005
Gliese 876 d fu scoperto nel giugno 2005 diventando il quarto pianeta del sistema attorno alla nana rossa Gliese 876, orbita ad una distanza di 0,021 UA da essa, con un periodo di rivoluzione di 1,94 giorni.
La sua massa è stimata a 7,5 volte quella terrestre, e deve essere in gran parte composto da roccia.



(immagine artistica di Gliese 876 d)

Il pianeta è stato scoperto dal N2K Consortium, usando il metodo della velocità radiale. Lo spettro della stella è stato analizzato con i telescopi Keck e il telescopio Subaru, è ulteriormente studiato al Fairborn Observatory.

HD 149026 b orbita attorno alla stella HD 149026 e ha circa 0,36 volte la massa di Giove e 114 volte la massa della Terra).
Potrebbe quindi avere un grosso nucleo composto da materiali più pesanti dell'idrogeno e dell'elio e possiede una rivoluzione intorno alla stella di circa 3 giorni terrestri.


(Una rappresentazione artistica di HD 149026 b)

2005

HD 188753 Ab è stato scoperto nel Luglio 2005 dall'astronomo Maciej Konacki Comunque, nel 2007 un team di astronomi ha messo in dubbio le osservazioni svolte verso questo pianeta, sostenendo che non ci siano elementi sufficienti per provarne l'esistenza.

2006

OGLE-2005-BLG-390Lb è probabilmente il pianeta extrasolare più distante e più freddo mai individuato. Scoperto il 25 gennaio del 2006, orbita attorno alla stella OGLE-2005-BLG-390L, nella costellazione del Sagittario, in direzione del centro della Via Lattea, ad oltre 20.000 anni luce dal sistema solare. È stato stimato che abbia una massa pari a 5,5 volte quella della Terra: cioè uno dei pianeti extrasolari più piccoli finora scoperti.

Dovrebbe orbitare a circa 2,6 UA dalla propria stella impiegando circa dieci anni per effettuare un giro completo.

(Rappresentazione artistica di OGLE-2005-BLG-390Lb)

La temperatura superficiale potrebbe essere circa 50° K (-220° C) e la superficie dovrebbe essere ricoperta da materiali ghiacciati come acqua, ammoniaca, metano e azoto.

Se invece non fosse un pianeta roccioso assomiglierebbe a un pianeta gassoso ghiacciato come Urano, sebbene molto più piccolo.

HD 69830 b, c, d
HD 69830 è una stella nana arancione situata a 41 anni luce da Terra nella costellazione della Poppa. Nel 2005 è stata scoperta dal Telescopio spaziale Spitzer la presenza attorno all'astro di una fascia degli asteroidi e l'anno seguente tramite lo spettrografo HARPS montato sul telescopio da 3,6 m dell'osservatorio ESO di La Silla, situato nel deserto di Atacama in Cile, tre pianeti di massa paragonabile a Nettuno:



(rappresentazione di HD 69830 b con Celestia)


(rappresentazione di HD 69830 c con Celestia)


(rappresentazione artistica di di HD 69830 d situato a ridosso della cintura di asteroidi)

HAT-P-1b (HD 209458 b)

HAT-P-1b è un pianeta extrasolare che orbita attorno alla stella ADS 16402 B componente del sistema binario ADS 16402 della costellazione della Lucertola, distanti 450 anni luce dalla Terra.

Scoperto utilizzando una serie di telescopi HAT dagli gli astronomi del Smithsonian Institution, il pianeta ha un diametro che equivale a 1,38 volte quello di Giove, ma ha solamente metà della sua massa rendendolo i il pianeta extrasolare meno denso osservato fino ad ora (la sua densità è circa 1/4 di quella dell'acqua).

La sua composizione chimica dovrebbe essere composta principalemtne da Idrogeno ed Elio.


(riproduzione artistica di HAT-P-1b (HD 209458 b)

2007

HD 209458b e HD 189733b sono stati i primi due pianeti ad essere scoperti osservandone direttamente lo sprettro da un gruppo di scienziati, guidati da Jeremy Richardson del Goddard Space Flight Center della NASA.

HD 209458 b (soprannominato Osiris) orbita intorno alla stella HD 209458, una nana gialla simile al Sole situata nella costellazione di Pegaso a circa 150 anni luce dal sistema solare.

La sua orbita è di appena 7 milioni di chilometri, circa 0,047, che dura circa 3,5 giorni terrestri e comporta una temperatura superficiale di circa 1000 K.

HD 189733 Ab fu scoperto nel 2005 da François Bouchy, dell'Astrophysics Laboratory di Marsiglia; rbita attorno alla stella HD 189733 A, situata ad appena 63 anni luce dal Sole, in direzione della Nebulosa Manubrio.

Nel 2007, tramite analisi spettrometriche, è stata annunciata la presenza di vapore acqueo nell'atmosfera del pianeta e nel 2008 di metano e anitride carbonica.

Si tratta sostanzialmente di un pianeta gioviano caldo, con una temnperatura di circa 570 K.


(Rappresentazione artistica di HD 189733 b)

Gliese 581 c

Scoperto dal gruppo di Stephen Udry dell'osservatorio di Ginevra il 24 aprile con l'HARPS del telescopio da 3,6 m del European Southern Observatory a La Silla.

Ruota intorno alla nana rossa Gliese 581 a 20,5 anni luce dalla Terra.

Esso è considerato il prima pianeta extrasolare ad avere caratteristiche simili a quelle della Terra, con una massa superiore di 5,03 volte e un periodo orbitale attorno alla stella di soli 13 giorni.

Vista la scarsa luminosità della stella, la tempueratura superficiale del pianeta potrebbe aggirarsi dagli 0 ai 40 °C, anche se la estrema vicinanza alla stella, potrebbe rendere il pianeta in sincronia di marea con essa, mostrando sempre la stessa faccia, con la conseguente estrema disparità di temperatura.

(riproduzione artistica di Gliese 581 c)

2007

HAT-P-2b fu scoperto dagli astronomi dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics il 2 maggio 2007. Il pianeta ruota intorno alla stella HD 147506 con un'orbita estremamente ellittica, facendo sì che il perielio porti il pianeta a soli 5 milioni di chilometri dalla sua stella, mentre l'afelio si trova tre volte più lontano, a 15,6 milioni di chilometri.


(riproduzione artistica di hat-p-2b)

CoRoT-1 b
orbita intorno alla stella CoRoT-1 (una nana gialla) e dista 1,560 anni luce dalla Terra. Si trova nella Costellazione dell'Unicorno, ed è stato il primo ad essere individuato dalla missione COROT.

Esso appartiene alla categoria dei gioviani caldi, con un elevato diametro (213 046 km) e elevatissima temperatura media di 1.898 K

2009
CoRoT-7 b è un pianeta extrasolare che orbita intorno alla stella CoRoT-7 nella costellazione dell'Unicorno è distante 457 anni luce dalla Terra.
Scoperto il 3 febbraio 2009 dal satellite francese CoRoT. Si stima che, a causa del decadimento della sua orbita, tra 25 milioni d'anni verrà assimilato dalla stella madre.


(immagine artistica di Corot7 B)

WASP-18b La scoperta di questo pianeta si deve a Coel Hellier, professore di astrofisica alla Keele University in Inghilterra.
Possiede un periodo di rivoluzione attorno alla sua stella molto breve, circa 24 ore, (definito da alcuni studiosi "yo-yo planet").
Ha una massa equivalente a 10 volte quella di Giove ed è vicinissimo alla sua fine, con lo schianto sulla stella.
Il pianeta si trova infatti a circa 1.9 milioni di miglia (circa 3057100km) dalla stella, lontana circa 325 anni luce dalla Terra.


(wasp 18b in una simulazione grafica)

Le prime foto dei pianeti extrasolari:

Il 13 novembre 2008 Christian Marois e i suoi collaboratori dell'Herzberg Institute of Astrophysics annunciarono la scoperta di tre pianeti in orbita attorno alla stella HR 8799 , tutti e tre fotografati dai telescopi Keck e Gemini mediante l'utilizzo di ottiche adattive per condurre osservazioni nell'infrarosso. Il pianeta più esterno, HR 8799 b, orbita proprio a ridosso di una delle più massicce cinture asteroidali conosciute, simile per caratteristiche alla cintura di Kuiper del sistema solare.

I raggi delle orbite dei pianeti d, c e b sono da 2 a 2,5 volte quelli Saturno, Urano e Nettuno rispettivamente.

La massa dei pianeti scoperti li pone quasi al limite con quello delle Nane Brune.

Il sistema ci appare orientato nei pressi del suo polo nord, poiché la direzione del moto orbitale dei pianeti è antioraria.


(Le orbite dei pianeti attorno alla stella HR 8799)



Conclusioni:

La ricerca della vita, dunque, sembra essere uno degli obbiettivi principali da parte dei numerosissimi centri di ricerca astronomica;

Seppur il cammino sarà molto difficile e lungo, con i nuovi super telescopi spaziali, ci auguriamo che, entro pochi anni, nelle stelle sospette e irregolari, possa essere trovato un pianeta situato nella fascia in cui l'acqua è allo stato liquido.

La nostra Galassia e l'Universo quasi sicuramente pullulano di vita ed è solo questione di tempo, affinchè questa certezza statistica sia dimostrata.

articolo a cura di Arthur McPaul

Fonti:

http://exoplanet.eu/catalog-imaging.phphttp://pianetiextrasolari.uai.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Abitabilit%C3%A0_planetaria

http://exoplanet.eu/index.php

http://it.wikipedia.org/wiki/Pianeta_extrasolare

http://it.wikipedia.org/wiki/Pianeta

http://it.wikipedia.org/wiki/PSR_B1257%2B12

http://it.wikipedia.org/wiki/Gliese_876_b

http://it.wikipedia.org/wiki/HD_209458_b

http://it.wikipedia.org/wiki/Upsilon_Andromedae

http://it.wikipedia.org/wiki/HD_28185_b

http://it.wikipedia.org/wiki/Iota_Draconis_b

http://it.wikipedia.org/wiki/PSR_B1620-26c

http://it.wikipedia.org/wiki/Mu_Arae

http://it.wikipedia.org/wiki/2M1207_b

http://it.wikipedia.org/wiki/HD_149026_b

http://it.wikipedia.org/wiki/OGLE-2005-BLG-390Lb

http://it.wikipedia.org/wiki/HD_69830


http://it.wikipedia.org/wiki/HD_69830_d

http://it.wikipedia.org/wiki/HD_189733b

http://it.wikipedia.org/wiki/Gliese_581_c

http://it.wikipedia.org/wiki/CoRoT-1_b

http://it.wikipedia.org/wiki/WASP-18b

http://exoplanet.eu/searches.php

http://www.aero.jussieu.fr/experience/AAA/

http://www.nibiru2012.it/nibiru-2012/alla-ricerca-della-vita-nel-cosmo-i-pianeti-extrasolari.html

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lunedì 9 novembre 2009

Astronomia, il Vaticano: “lo studio della vita extraterrestre non è fantascienza”

Si e’ aperta il 6 Novembre 2009 in Vaticano una settimana di studi dedicata all’Astrobiologia, ovvero allo studio della vita fuori dalla terra, un’iniziativa che rientra nell’ambito dell’attuale Anno dell’Astronomia e organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienze insieme alla Specola Vaticana. Lo studio della possibilita’ di un’altra vita intelligente nell’universo oltre all’uomo, ha detto il card. Giovanni Lajolo che ha

Funes

portato il saluto del Papa agli studiosi che partecipano all’incontro, e’ ”un compito che esige serieta’ scientifica e che non va confuso con la fantascienza”. ”Nella ricerca nessuna verita’ puo’ farci temere”, ha aggiunto, perche’ ”le scienze, proprio mentre aprono l’uomo a nuova conoscenza, contribuiscono a realizzare l’uomo come uomo’‘.

Per padre Jose’ Funes, direttore della Specola Vaticana, ”finora sappiamo che ci sono circa 350 stelle che hanno pianeti che girano loro intorno; tra questi pianeti, potrebbero essercene di simili alla terra. Ecco, questo e’ lo scopo dell’astrobiologia: cercare possibilita’ di vita nell’universo, al di fuori della terra”. Durante la settimana di studio, ‘’si presenteranno gli ultimi risultati per aiutarci a capire meglio a che punto siamo nella ricerca della vita nell’universo; e anche per fare il punto della situazione in una disciplina in cui crediamo che sia molto importante che la Chiesa sia coinvolta in questo tipo di ricerca, almeno nel seguire i principali risultati riconosciuti dalla comunita’ scientifica”.

Finora, spiega, ”non abbiamo nessuna prova dell’esistenza di vita, nemmeno nelle forme piu’ primitive, nell’universo”.

“Ancor piu’ si puo’ dire della vita intelligente al di fuori della terra”. Pero’, aggiunge, ”questo e’ un confine, una frontiera della scienza; credo che il paragone tra gli studi che compiono i biologi sulla terra, come le forme di vita anche molto primitive che possano sopravvivere a condizioni estreme, come ad esempio nelle profondita’ degli oceani, ci possono aiutare a comprendere anche le possibilita’ che esista la vita anche in altri mondi. Allo stesso tempo, se riuscissimo a scoprire se c’e’ vita fuori dalla terra, questo potrebbe aiutarci a comprendere meglio come si e’ formata e sviluppata la vita sul nostro pianeta”.

Fonte

In foto padre Jose’ Funes

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