Anche BELL studia come registrare i sogni

Dieci anni di ricordi su computer l'esperimento di Gordon Bell


Dieci anni di ricordi su computer
l'esperimento di Gordon Bell

Il ricercatore 75enne della Microsoft ha registrato e trasferito su pc un decennio di avvenimenti. Ed è sicuro: "Ne 2020 faremo tutti così. Ma occhio alla privacy"


Gordon Bell

con il registratore
appeso al collo

ARCHIVIARE le proprie memorie su computer. Certo, siamo convinti di farlo già ora, conservando le mail e salvando le foto digitali nel pc. Ma c'è chi si è spinto oltre. Si tratta di Gordon Bell, ricercatore Microsoft, che negli ultimi dieci anni ha registrato ogni singolo avvenimento della sua vita.

Gli strumenti. Intervistato dalla Cnn, il settantacinquenne Bell ha raccontato di aver portato sempre con sé le apparecchiature per fotografare, riprendere e registrare quello che gli accadeva, usando anche un nuovo prodotto Microsoft, la "SenseCam". In poche parole, si tratta di una macchina fotografica che, indossata intorno al collo, si accorge di un qualsiasi cambiamento dell'ambiente circostante e scatta automaticamente una foto. "Ma la portavo con me solo quando sapevo che sarebbe successo qualcosa di interessante - ha spiegato - altrimenti mi bastava la mia normale macchinetta digitale".

I ricordi. Oltre alle foto, il "backup mnemonico" di Bell comprende ricevute, posta (elettronica e non), ricette mediche, scontrini e il file pdf di ogni singola pagina internet visitata. Il ricercatore ha deciso di fissare in particolar modo i ricordi piacevoli: "Amo molto mangiare, per questo ho fotografato spesso piatti con del buon cibo ben presentato". Ma non si è nascosto quando si trattava di registrare situazioni spiacevoli: "Beh, è la mia vita. Anche se ci sono cose di cui mi vergogno, ho messo tutto in archivio".

Un senso di libertà. Gordon Bell non crede che il fatto di registrare tutto possa impigrirci: "Io ho sentito solo un grande senso di libertà per non dover ricordare ogni singolo particolare. In fondo, ormai la gente dimentica i numeri di telefono perché li ha memorizzati sul cellulare, e non mi sembra che la vita sia peggiorata per questo". E aggiunge: "Dimenticare non è una caratteristica della nostra mente, ma un difetto. La tecnologia ci aiuta in questo senso".

Strettamente privato. Una grande fiducia nel progresso, con un'unica avvertenza: "Credo che le nostre memorie, anche se digitalizzate, debbano restare un fatto privato. Quello che poi decidiamo di mettere su Facebook è affare nostro e solo nostro". Ma Bell non teme che i rapporti umani possano diventare troppo cauti, falsati dalla consapevolezza che nulla sarà dimenticato: "Certo, ci saranno cause in tribunale e leggi in materia. Ma io non sono ossessionato dalla cosa. Magari la gente della mia età lo è, ma per le nuove generazioni è un fatto naturale".

Così naturale che ormai è routine sentire di storie finite, matrimoni disfatti, amicizie bruscamente interrotte, tutto per colpa di Facebook. Magari perché quella sera in cui eravamo ufficialmente a letto con l'influenza, qualcuno ci ha taggato in una foto mentre ballavamo ubriachi sui tavoli di un locale. E non è un caso se ora, tra i consigli agli studenti, c'è quello di eliminare dalla rete foto "che la nonna non approverebbe", pena un futuro lavorativo compromesso.
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