Marte, studio italiano sulle dune

Le dune su Marte si spostano come quelle dei deserti della Terra. La scoperta, nata dalla collaborazione fra Italia e Stati Uniti, dimostra che Marte è ancora oggi un pianeta molto attivo dal punto di vista geologico .  Il movimento della parte superiore delle dune è evidente nelle immagini raccolte dalla sonda statunitense Mars Reconnaissance Orbiter (Mro), analizzate da un gruppo internazionale coordinato dall'italiano Simone Silvestro, della Scuola internazionale di scienze planetarie (Irsps) dell' università d'Annunzio di Pescara, e dall'americana Lori K. Fenton, dell'istituto Seti del Centro di ricerche californiano Ames.

Le dune di Marte

"E' la prima documentazione dell'esistenza di increspature sulle dune di Marte", si legge nella relazione di Silvestro, che martedì 2 marzo presenterà la ricerca negli Stati Uniti, durante la 41st Lunar Planetary Science Conference, in programma dal 1° al 5 marzo a The Woodland, Texas, a circa 44 km da Houston.

"I movimenti delle increspature sulla sommità delle dune sono risultati evidenti nelle immagini rilevate a distanza di quattro mesi", dice ancora il ricercatore, e questa è la prova indiretta che tutte le dune su Marte sono attive, anche se il loro spostamento richiede migliaia di anni".

Nelle immagini analizzate dai ricercatori le dune appaiono molto scure:"Sono composte da sabbia di origine basaltica, formata dall'erosione di rocce vulcaniche", spiega Silvestro. Si trovano nel cratere Nili Patera, del vulcano Syrtis Mayor, all'interno di una delle regioni che appaiono come grandi macchie scure sulla superficie del pianeta.

"E' molto importante avere dimostrato che le increspature si spostano nonostante la flebile atmosfera di Marte", aggiunge il ricercatore. "Sulla Terra l'atmosfera è molto densa ed è normale che i venti riescano a muovere la sabbia, ma con un'atmosfera debole come quella marziana i venti devono essere decine di volte più forti".

FONTE
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I DOGON Viaggio nel Mistero




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ecco come si pregava nella preistoria


Lo studioso Alberto Pozzi corona con un libro 40 anni di indagini
Alberto Pozzi, comasco appassionato di archeologia, con il sostegno della Società Archeologica Comense, realizza un libro che è il frutto di quarant'anni di studi e di molti viaggi e missioni archeologiche che lo hanno portato alla scoperta di siti appartenenti a quattro diversi continenti, in possesso di strutture megalitiche.
Megalitismo - Architettura sacra della Preistoria (Società Archeologica Comense, 288 pp., 45 euro) è un libro importante perché, se in molti altri Paesi il megalitismo
è frutto di intensi studi e oggetto di molte pubblicazioni, pochi sono invece in Italia gli studiosi che hanno divulgato saggi sull'argomento. Il megalitismo, che consiste in una tecnica costruttiva che consente di elevare, senza alcun legante, strutture composte da grandi pietre che possono superare le duecento tonnellate, è invece un argomento di grande interesse perché svela importanti notizie riguardanti la cultura appartenente ai popoli primitivi. Il saggio di Alberto Pozzi racconta le origini del fenomeno tra il V e il II millennio a.C e la sua evoluzione a partire da semplici strutture rintracciabili nell'area atlantica, quali i dolmen e i menhir, fino a raggiungere strutture circolari o lineari più complesse, tipiche del megalitismo subattuale, e ne svela i significati culturali, legati a riti funebri e religiosi, all'osservazione astronomica e alla creazione di calendari o addirittura a dicerie relative alla fertilità e all'esistenza di giganti in grado di muovere le grandi pietre.
«Da molti anni l'archeologia ha visto crescere studiosi ed interessati - dice Alberto Pozzi - e molte agenzie turistiche inseriscono nei viaggi organizzati alcune tappe archeologiche, basti pensare al famoso sito di Stonehenge, ormai conosciuto in tutto il mondo. Il libro - aggiunge l'autore - permette inoltre di conoscere e riscoprire una civiltà, quella preistorica, che per molti versi si è rivelata organizzata e complessa».
Il volume è impreziosito da 550 foto a colori, per lo più inedite e da 80 disegni originali e può essere acquistato nella sede della Società Archeologica Comense in piazza Medaglie d’Oro a Como. Per ulteriori informazioni, è possibile telefonare al numero 031.26.90.22.
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Il più documentato incontro alieno della Polonia: “Il caso Wolski”


Un caso quasi dimenticato, ma che a distanza di anni è ancora attuale. Nel 2007 fu eretto in Polonia, per la prima volta nel mondo, un monumento dedicato all’esperienza aliena di Jan Wolski.

TRADUZIONE A CURA DI UFOPLANET.UFOFORUM.IT
Il 71enne Jan Wolski
Il rapimento alieno (Abduction) di 71 anni fa di Jan Wolski presso la piccola comunità agricola di Emilcin nella parte orientale della Polonia, il 10 Maggio 1978, fu il primo rapimento UFO segnalato in Polonia   seguito dall’avvistamento avvistamenti di piccoli umanoidi indossanti uniformi nere, come tute da subacquei.
Gli scettici potrebbero contestare la faccenda di Wolski e reputarla una fantasia, perché il testimone principale fu un vecchio contadino dalle umili origini e un bambino di 6 anni. potrebbero contestare anche il fatto che le testimonianze descrivevano gli alieni dal viso e mani verdi e per la descrizione quasi “primitiva” dell’UFO, infatti l’uomo comparò l’astronave ad un bus “con una piattaforma che sembrava fatta di legno”.
Eppure il caso Wolski è molto più di una fantasia. Al contrario, esso costituisce un utile punto di riferimento per lo studio di un sequestro alieno con un tasso di contaminazione sociale dal mondo esterno molto basso, nessuna tendenza ed esposizione mediatica che caratterizzano la ricerca sulle ‘abduction’ attualmente gli Americani. L’ufologia polacca stava emergendo come un’entità indipendente, quando si verificò nel 1978 ad Emilcin, eppure pareva essere pronta per la sfida. La Polonia fu la prima nazione del mondo comunista che sviluppò un movimento civile ufologico attraverso organizzazioni, conferenze e bollettini sia legali che indipendenti dallo stato. Nel caso di Wolski, un team di psicologi, sociologi e medici presso l’Università di Lodz testarono il testimone, controllarono il suo passato, le esperienze ed esaminarono attentamente il suo racconto. Gli scienziati si convinsero che Wolski stava dicendo davvero la verità e qualcosa di inspiegabile accadde a Emilcin.
Sentii parlare di Wolski nei primi anni del 1980, quando Colman von KEVICCZKY del’ ICUFON (INTERCONTINENTAL UF GALACTIC SPACECRAFT-RESEARCH AND ANALYTIC NETWORK) mi mostrò una lettera di 6 pagine battuta a macchina scritta in inglese ‘povero’ con foto allegate e illustrazioni, in gran parte dedicate al caso, scritta da l’ufologo di Varsavia Michael Groszkoewicz. Ho cercato alcuni riferimenti da riviste americane ed internazionali, che descrivevano l’incidente, ma non trovai un resoconto di prima mano. Nel 1982 fu pubblicato in Polonia anche libro a fumetti del caso. Alla fine ho acquisito due reports dettagliati che facevano luce sulla questione. Il primo comprendeva una selezione di diversi rapporti scientifici, le lettere e le trascrizioni di interviste di uno dei principali investigatori, il sociologo Zbigniew Blania Bolnar, incluso nel “UFO Landings in the USSR and Other Countries” del Prof. Felix Zigel nel Vol. 5, recentemente tradotto dal Russo da Dimitri Ossipov e rilasciato dal Dr. Richard Haines assieme al USA-CIS Aerial Anomaly Federation.
La seconda fonte è un rapporto completo sul caso Wolski, basato non solo sulle indagini di Bolnar, ma sulla ricerca di altre associazioni polacche e ricerche individuali. Fu redatto dal   WCOE-UFO (Wroclaw Club or UFO Popularization and Exploration) e pubblicato in inglese nel Regno Unito nel ‘Flying Saucer Review (Vol.36, N° 1, Marzo 1991). Anche se si notano alcune discrepanze minori, la struttura di base dei rapporti appare efficace e coerente. La personalità di Wolski i sui tratti folcloristici offrono un affascinante storia (Vera!). Vediamo i dettagli.
Emilcin in Polonia
Una corsa insolita
Emilcin è un piccolo borgo agricolo composto da circa 70 aziende agricole nella provincia di Lublino in Polonia orientale, non lontano dal confine con la Bielorussia e l’Ucraina.
Secondo la relazione del WCPE-UFO, al momento dell’incidente a Emilcin non vi erano scuole, nessuna associazione, nemmeno un giornalaio, ma c’era un solo negozio. Nato il 29 MAggio del 1907, Wolski non lasciò mai la sua nazione Polonia ad eccezione di una sola visita in Ucraina prima della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, Wolski non possedeva un televisore, nemmeno una radio e leggeva il giornale solo quando i suoi figli lo portavano a casa. Da giovane, Wolski aveva letto la Bibbia e   i libri di storia, ma come osservò il dott. Bolnar, egli ebbe essenzialmente del tempo libero, lui era il capo della famiglia e nonostante la sua età, la maggior parte del lavoro agricolo dipendevano da lui.
“Giuro solennemente davanti a Dio che il mio racconto sull’incontro con gli extraterrestri del 10 Maggio 1978 è assolutamente vero. Dio mi è testimone, sto dicendo la verità” Questo fu il giuramento firmato da Wolski, un devoto cattolico romano, alla presenza di due testimoni, convinse anche il quasi centenario sacerdote locale, che stava dicendo la verità. Dalla relazione di Bolnar, si scoprì più tardi, che il testimone non conosceva neppure l’esistenza della parola ‘extraterrestre’ e il suo significato. Allo stesso tempo, egli non diede alcun significato religioso all’esperienza, rimase semplicemente perplesso che questi stranieri ‘forse orientali’   che lui vide, forse a causa degli occhi a mandorla avessero la pelle verde. “Non vi è dubbio che la testimonianza fu profondamente convinta che tutto ciò che accadde fu una realtà soggettiva”, scrisse Bolnar.
Ricostruzione artistica dell’umanoide dalla faccia e mani verdi
La storia
Wolski lasciò la sua azienda agricola attorno alle 5 del mattino con un carro tirato da una cavalla di 4 anni. Attorno alle 7 stava percorrendo la strada di campagna, quando vide due persone camminare nella stessa direzione. In un primo momento pensò si trattasse di cacciatori. Gli esseri rallentarono e si misero in atteggiamento come se aspettassero il carro. “Fu in questo momento che Wolski fu colpito dalla sfumatura verdastra dei loro volti”, afferma il rapporto del WCPE-UFO. “Il modo in cui camminavano ricordava l’andamento dei subacquei in fondo al mare: facevano dei “salti morbidi”. Gli esseri camminarono accanto al carro per breve tempo poi balzarono sullo stesso per farsi trasportare. Wolski in seguito li descrisse con gli occhi a mandorla e gli zigomi prominenti. Indossavano una tuta attillata con un cappuccio, l’indumento si estendeva fin su piedi come una sorta di pinna. “La gente dice che questi abiti sono indossati dai subacquei, ma io non ho mai visto un subacqueo quindi non posso dirlo”, scrive il dott. Bolnar di Wolski. Quando il ricercatore chiese al testimone cosa pensasse degli esseri, Wolski rispose: “Nulla, cosa c’è da pensare? Ho visto due tipi strani.E quindi?
L’agricoltore non si sentì mai minacciato dagli esseri. “Non si sono rivolti a me, hanno parlato tra di loro, ma non riuscivo a capire il linguaggio”. Wolski disse a Bolnar che i loro versi erano simili ad un ta-ta-ta-ta senza interruzione. Il carro proseguì con tutti e tre fino ad una radura nella quale era presente uno strano aggeggio aleggiava in prossimità del suolo. Fu descritto come un veicolo rettangolare con un tetto leggermente ricurvo. Wolski non usò i termini UFO o navicella spaziale, ma lo descrisse come un “autobus sospeso in aria” a circa 3 o 4 metri di altezza “al di sotto alla cima delle betulle. Era situato vicino ad una parete fitta di alberi in un angolo appartato della radura, ben nascosto da possibili osservatori esterni”, disse Wolski.
Le dimensioni dell’oggetto variano leggermente a seconda delle diverse fonti polacche. La relazione del WCPE UFO stimò che fosse 5 metri di lunghezza e 3 metri di larghezza e 2,5 metri di altezza; altre stime parlano addirittura di 10 metri di lunghezza. Una caratteristica interessante del mezzo – “bus” – erano degli aggeggi posti ad ogni angolo a forma di canna con coppie di viti rotanti in movimento ad alta velocità che emettevano un ronzio. Gli umanoidi fecero cenno al vecchio contadino di salire sulla piattaforma. I dispositivi tecnologi erano completamente ignoti al testimone. Wolski dichiaro con le proprie parole “Lui mi fece segno di andare con loro. Sono sceso e ci siamo avvicinati a questo autobus, e da ci dirigemmo verso una piattaforme con corde. Uno di essi mi invitò a salire. Lo feci e lui accanto a me, mentre il secondo si voltò verso il cavallo, che in quel momento iniziò a pascolare.”
Uno strano esame.
Pur avendo una narrazione sequenziale essenzialmente simile ad altri rapimenti, il caso Wolski è affascinante perché mai Wolski si riferisce alla sua esperienza come ufologia o connessa con termini spaziali. Egli ci dice che, che dopo essere salito velocemente tramite l’ascensore, entrò in una stanza buia e vuota rettangolare, con muri di colore simili alla Bakelite (Ndr: dal nero al marrone scuro) senza di mobili tranne alcune panchine molto piccole. Due esseri simili dalle facce verdi erano all’interno e fecero capire a Wolski di spogliarsi. Il clima in quel periodo era freddo e lui indossava una giacca, un maglione ed una camicia. “Lui mi fece segno di spogliarmi completamente”, riferì’ Wolski al Bolnar, aggiungendo che “Mi tolsi tutto. Uno di loro teneva in mano qualcosa come dei piatti…. si fermò davanti a me mise i piatti assieme per farli aderire.Poi quello che era venuto con me mi mise su di un lato, sollevò le mie braccia e i piatti vennero fatti toccare nuovamente.
Ricostruzione artistica del piede dell’essere
Sostanzialmente fu l’esame a cui fu sottoposto Wolski. Egli comunque notò delle cose non comuni nelle altre storie di rapimenti. Per esempio, disse che gli esseri mangiarono “un qualcosa come un ghiacciolo”, che si rompeva come un pasticcino. “Colui che venne con me, ne prese un pezzo e me lo offrì da mangiare”, ma Wolski rifiutò. Interessante la testimonianza che descrisse come una decina di corvi erano posati a terra come fossero paralizzati ma vivi. Secondo la relazione del WCPE UFO, Wolski osservò che le entità che non parteciparono all’esame camminavano nella camera e “di volta in volta” mettendo un bastoncino nero in due buchi in una delle pareti…. l’entità girava questa asta in ogni buco, come si gira la chiave in una serratura.”
A Wolski gli fu detto, ancora una volta a gesti di vestirsi, nessuna comunicazione telepatica era stata fatta dagli esseri, e dopo l’esame “loro mi fecero cenno che potevo andare. Mi sono diretto verso la porta, ma mi sentivo a disagio andare via. Mi sono messo il mio cappello in testa e dissi “Arrivederci” (Bolnar dice che Wolski fece un inchino). Anch’essi si inchinarono e sorrisero.” Wolski fece un passo indietro verso la piattaforma che scese immediatamente. “Ero giù. Si fermarono davanti alla porta e mi guardarono, salii sul carro, frustai il cavallo che era spaventato dal bus. “Ci allontanammo e mi diressi al galoppo verso casa, il viaggio durò una decina di minuti,” All’arrivo solo sua moglie era presente, i suoi otto figli arrivarono poco dopo, e li informò loro dell’accaduto, e si precipitarono verso la radura, posto nel quale furono viste molte tracce che parevano essere state fatte da calzature molto strane. Da poco era piovuto e c’era un sacco di fango sulla strada sterrata e sia due dei figli che 4 dei suoi vicini poterono notare la presenza di queste impronte.   Un investigatore le descrisse come “trapezoidali, quasi rettangolari di forma e leggermente più lunghe di un normale piede umano. Purtroppo nessun calco o fotografie furono prese. Gli investigatori giunsero ad Amilcin due settimane più tardi,   le ricostruzioni e i disegni furono fatti solo in base alle testimonianze del testimoni oculari.
Gli investigatori riuscirono a trovare un ulteriore testimonianza, Adas Popiolek, un bambino di 6 anni il quale stava giocando con la sorellina di 4 anni, in un allevamento situato a 800 metri ad ovest del sito dell’incontro. La madre dei bimbi, che si trovava all’interno della casa, intenta a preparare un pasto, ricordò di aver sentito un tremendo rumore, come un tuono la mattina del 10 Maggio. “Poco dopo” riferisce il WCPE UFO, suo figlio Adas le riferì di aver visto un aereo simile ad un bus, che stava volando molto basso vicino al granaio. Questo ‘aereo’ aveva una sola finestra, ed attraverso di essa, il bimbo, era riuscito a vedere il pilota… Dopo essere passato vicino al cortile della fattoria, l’aereo salii in verticale e poi scomparve. Fu proprio in quel momento che si sentì il suono come un tuono, sentito da altre due persone oltre che dalla madre di Adas.
Un’indagine approfondita.
Questi sono sostanzialmente i fatti raccolti dalla narrazione di Wolski, anche se i rapporti sia di Bolnar e del WCPE UFO sono molto più ricchi di dettagli. La profondità dell’indagine svolta dal sociologo dott. Blania Bolnar e il dott. Ryszard cotKitlinsky, psicologo presso l’Università di Lodz, sono veramente ammirevoli. Alcuni dei test eseguiti su Wolski, incluso il test della percezione dinamica, un test del Quoziente dell’Intelligenza nella scala di Wechsler per adulti, una misura Psicogalvanometrica di tensione psichica (una macchina della verità),   un test oculistico e test clinici. Un controllo fisico completo fu inserito rivelando che Wolski era in ottima salute, e nonostante la sua età aveva “una qualità eccezionale della vista” che raramente si riscontrava.
La relazione di Bolnar nel libro del Prof. Zigel è di oltre 30 pagine. La valutazione “psicologica e sociologica di Jan Wolski” furono eseguite   per capire   ”Motivi per ipotesi di menzogna” (nessuna secondo la relazione), le sue emozioni, la memoria, lo sviluppo mentale, la suscettibilità, la suggestione, la capacità della fantasia, l’inclinazione nel mentire, la testimonianza di un membro di un gruppo sociale, la testimonianza dei mass-media, il tempo libero, interessi, vizi, la religione ed infine una valutazione “del testimone dal punto di vista del risultato della sua esperienza”. Gli scienziati scoprirono che Wolski fece una testimonianza straordinariamente credibile. Per esempio Bolnar scrisse “I risultati della prova della percezione indica chiaramente che il testimone non ha alcuna capacità di inventare storie del genere. La sua creatività mentale non è evidente, Egli non è in grado di raccontare una storia fittizia, anche se semplice”: Allo stesso modo, un ampio controllo dei precedenti, dimostra ed emerge di come il testimone è una persona onesta, veritiera.., una brava persona, e questo è stato confermato da esami incrociati. “Lui era molto considerato all’interno della sua comunità e non era solito bere alcolici, fumare e non era solito ad esporsi ad un qualsiasi altro vizio sociale.
Monumento eretto nel 2007 in Polonia in onore di Jan Wolski
Soprattutto Wolski era una persona pratica e con i piedi per terra e aveva una personalità molto convincente. Il testimone ha mostrato in generale una “bassa inclinazione alla paura” e non ha riconosciuto la situazione come una minaccia.” Per quanto riguarda il comportamento degli esseri, il soggetto ha sottolineato a più riprese che essi furono educati e lo trattarono con cortesia e considerazione.
I Dottori Kitlinsky e Bolnar infine esaminarono e valutarono l’ipotesi della bufala, una allucinazione o un sogno, un’apparizione religiosa, un suggerimento o una coercizione da parte di terzi, l’atterraggio di un elicottero o un velivolo sperimentale ecc. Tutte queste ipotesi vennero preso in scarsa considerazione (1% o 2% delle ipotesi per spiegare l’accaduto). L’eccezione fu definita come “Riepilogo Sommario”: “L’evento con la testimonianza fu una realtà oggettiva. Nel momento cruciale, il testimone di comportò in conformità con la realtà, descrisse un comportamento degli esseri, la disposizione e il comportamento dell’oggetto volante, sviluppo degli eventi..ecc. “Questa “Ipotesi” è stata valutata come credibile al 90% da Kitlinsky e dal 98& da Bolnar. Le loro ultime “ipotesi conslusive” sono quelle nell’indicare l’esistenza di un fenomeno sconosciuto alla scienza”.
Di recente, l’ufologo polacco Piotr Cielebias ha pubblicato la trascrizione di un intervista con Wolski scomparso nel 1990. L’intervista fu condotta da Henryk Pomorski, nel luglio 1978, due mesi dopo l’incidente. Si può leggere quihttp://www.ufodigest.com/news/0508/wolski.html. Nel 2005, l’Organizzazione Nautilius Foundation di Varsavia eresse un monumento per commemorare il caso di Wolski, che mostra un cubo di metallo in equilibrio in cima ad una roccia, diventando così il primo rapimento alieno nel mondo che viene ricordato in questa maniera.
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La morte in diretta di un exopianeta «divorato» dalla stella-madre


Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. La vittima è Wasp-12b

Wasp-12b (a sinistra) risucchiato dalla sua stella
Wasp-12b (a sinistra) risucchiato dalla sua stella
Una stella sta divorando il suo pianeta. Gli astronomi seguono l’evento in diretta per la prima volta. Il cannibalismo cosmico è noto e fa parte della storia violenta dell’universo. Già si conoscono diverse galassie nate dall’inglobamento di altre. In questo caso, però, è interessante seguire come il tutto stia avvenendo scoprendo i vari meccanismi in azione.
VITTIMA - La vittima è il pianeta Wasp-12b che ruota attorno a una stella della taglia del nostro Sole appartenente alla costellazione Auriga. Quando il pianeta venne scoperto nel 2008 rivelò subito la sua stranezza da record fra gli oltre 400 pianeti extrasolari finora scoperti. Da allora è sotto stretta osservazione da parte di un team internazionale di astronomi che comprende da Shu-lin Li dei National Astronomical Observatory in Cina, al professor Douglas N.C. dell’Università americana di Santa Cruz, al Jet Propulsion Laboratory della Nasa, alla National Science Foundation statunitense. Ora sulla rivista britannica Nature raccontano la loro interessante scoperta.
PIANETA GASSOSO - Scrutando il soggetto hanno visto che si tratta di un pianeta gassoso analogo al nostro Giove, ma sei volte più grande in volume e purtroppo vicinissimo alla stella madre: 75 volte più vicino della Terra rispetto al Sole. Questa prossimità causa su di esso negative conseguenze perché la potente gravità della stella genera paurosi effetti di marea con pesanti deformazioni della forma e movimenti interni dai quali si genera un riscaldamento per frizione. Di per sé ha già una temperatura elevata, circa 2.500 gradi centigradi: ma tende a essere sempre più caldo e per questo si espande come una bolla. I suoi strati esterni diventano di conseguenza meno densi e la materia di cui sono costituiti viene assorbita dalla forza gravitazionale dell’astro-madre distribuendosi intorno ad esso e formando anelli sul piano equatoriale, simili a quelli esistenti intorno al nostro Saturno, per farci capire.
RISUCCHIATO - La materia risucchiata è notevole: hanno calcolato che la massa perduta è di sei miliardi di tonnellate al secondo. Quindi sarà fagocitato interamente e ciò accadrà fra 10 milioni di anni. La cifra potrà sembrare un tempo lungo, ma per gli astronomi e per i cicli dell’universo è un battito di ciglia. Eppure è un pianeta ancora giovane, però la sua sorte è segnata. Alla fine vivrà 500 volte meno della nostra Terra calcolata fino a oggi. Tuttavia la lunga agonia planetaria sta almeno facendo felici gli scienziati per la straordinaria opportunità che offre. In fondo è una variazione della sorte riservata pure alla nostra Terra, la cui vita è legata alla vita del Sole. E, quando si spegnerà, per il pianeta azzurro sarà finita. Tutto cambia in continuazione, anche in cielo.
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Göbekli Tepe, archeologia sconvolta, storia riscritta


Göbekli TepeOgni tanto accade. Accade che una scoperta archeologica possa mettere in crisi la linea temporale dell'evoluzione della civiltà nella storia antica.
Sta accadendo ora, in Turchia, su alcune colline chiamate Göbekli Tepe vicino alla pianura di Harran, nei pressi del confine siriano.

La scoperta riguarda un complesso di templi che risalirebbe addirittura ad migliaia di anni prima della Grande Piramide, intorno a 11.500 anni fa, 6000 anni prima che Stonhenge prendesse forma. E, soprendentemente, tra i 3000 ed i 1500 anni prima di Çatalhöyük, considerato uno degli insediamenti più antichi della storia.

Göbekli Tepe è un sito particolare, come particolare è la dedizione che l'archeologo tedesco Klaus Schmidt ha posto nel suo lavoro negli ultimi dodici anni.
L'antica civiltà che ha costruito le rovine di Göbekli Tepe è stata definita "la Roma dell' era Glaciale", un complesso urbano popolato da cacciatori-raccoglitori dotati di una raffinata cultura religiosa, architettonica e sociale.

Il sito fu inizialmente esaminato dall' Università di Chicago e dall' Università di Istanbul negli anni '60. Dopo la visita del sito, che fu soltanto un "mordi e fuggi" su quello che agli antropologi sembro un cimitero abbandonato risalente al Medioevo, nel 1994 arrivò Schmidt, convinto che in quel luogo ci fosse più che un vecchio cimitero.
"Solo l'uomo può aver creato una collina come questa" sostenne Schmidt "E' chiaro che questo è un sito enorme risalente all'Età della Pietra".

Si possono trovare terrazze, cerchi di pietra, pilastri alti sei metri a forma di "T" e monoliti. E come se non bastasse, i rilevamenti radar hanno mostrato come sotto il terreno si celino almeno altre 15 rovine monumentali.
Göbekli TepeFino ad ora sono stati portati alla luce alcuni dei 50 pilastri del complesso, uno dei quali, secondo le datazioni, rappresenterebbe l'opera d'arte monumentale più antica del mondo.
Su uno dei pilastri è possibile ammirare dei simboli astratti, anche se in realtà l'intero sito è ricoperto da bassorilievi e scultura di animali e piante. Cinghiali selvatici, manzi, leoni, volpi, leopardi, si può trovare di tutto a Göbekli Tepe. Ci sono anche raffigurazioni di esseri umani, scultura semi-umanoidi prive di volti.

La tesi di Schmidt è quella che la cooperazione tra cacciatori e la formazione di questo centro di culto siano nate per esigenze religiose. Il tempio ha costituito il fulcro della città, attorno ad esso è stato costruito tutto il resto. Non si tratta del "tradizionale" insediamento urbano di poche case, qui si parla di una città fatta e finita, con tempi, laboratori specializzati, case.

Questa scoperta sta pian piano rivoluzionando il mondo dell'archeologia. Come afferma Ian Hodder, del programma archeologico della Stanford University "Molte persone pensano che questo possa cambiare tutto. Cambio completamente le carte in tavola. Tutte le nostre teorie erano sbagliate".

Le teorie sulla "rivoluzione del Neolitico" hanno sempre sostenuto che tra 10 e 12 mila anni fa agricoltori ed allevatori hanno iniziato a creare villaggi, città, lavori specializzati, scrittura, e tutto ciò che sappiamo delle antiche civiltà.
Ma uno dei punti salienti delle vecchie teorie è che sia nata prima la città, o dopo i luoghi di culto.
Ora invece sembra che la religione si apparsa prima della vita civilizzata ed organizzata in centri urbani, anzi, che sia quasi stata il motore primario per la creazione di città.

Göbekli TepeIl sito di Göbekli Tepe sembra anche dimostrare che in quella regione sia nata l'agricoltura, oltre che l'architettura domestica.
La mappatura genetica del grano sembra dimostrare che in questa zona siano stati, per la prima volta nella storia, coltivati cereali. Anche i primi maiali selvatici d'allevamento sembra si siano originati qui intorno a 10.000 anni fa.

Su sito sono state scoperte oltre 100.000 ossa animali, macellati e cucinati sul posto. Tra gli animali sono state ritrovate gazzelle (circa il 60% del totale delle ossa finora esaminate), pecore, cinghiali e cervi rossi, assieme a dozzine di ossa di uccelli. Tutti questi animali erano selvatici, il che dimostrerebbe la natura di cacciatori della popolazione dell'area.

Il problema della diffusione di questa scoperta è alquanto bizzarro: non sta nell'assenza di prove che possano dimostrare inequivocabilmente la sua età, come si potrebbe pensare.
Il problema sta nella presenza di troppe prove.

"Il problema con questa scoperta" sostiene Schwartz della John Hopking University "è che è unica".
Non sono infatti stati ritrovati altri siti monumentali risalenti all'epoca di Göbekli Tepe, in nessuna parte del mondo. Si è sempre creduto infatti che in quel periodo l'uomo vivesse all'interno di caverne, dipingendole con scene di caccia, o costruendo al limite qualche rifugio in pietra grezza. Addirittura anche dopo il periodo in cui Göbekli Tepe era al suo massimo splendore, per i circa 1500 anni successivi, sembra ci siano pochissime evidenze di edifici anche solo paragonabili a quelli ritrovati nel sito turco.
Le mura di Gerico, finora considerate la costruzione monumentale più antica della storia dell' uomo, sono probabilmente nate più di un millennio dopoGöbekli Tepe.

Questa è una scoperta che potrebbe mettere in discussione la linea temporale sull'evoluzione della civiltà umana. Fino ad ora è stato portato alla luce solo il 5% del sito, ed i lavori procedono senza sosta, tant'è che sul posto sono presenti ben 3 differenti team di archeologi.
Gli scavi a Göbekli Tepe procedono lentamente, dato il clima della regione: le temperature estive sono proibitive, durante l'inverno invece le piogge non consentono gli scavi, ed il periodo utile per l'attività archeologica è rappresentato da due mesi durante la primavera e due in autunno.
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Archeologia: scoperta a Gabii residenza


Eccezionale palazzo VI sec.a.C in parte integro anche in altezza



Scoperto un palazzo del VI secolo a. C., con tutta probabilita’ la residenza del ‘rex’, nell’area archeologica dell’antica Gabii. Si tratterebbe della citta’ dove secondo la tradizione sarebbero stati educati Romolo e Remo sulla via Prenestina a pochi km dalla capitale. Il palazzo e’ ancora in parte integro anche in elevato e per questo praticamente senza precedenti nella zona di Roma per un edificio cosi’ antico. La scoperta sara’ illustrata domani al Parco Archeologico di Gabii.

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La città dimenticata


Pachacamac, poco lontano da Lima, in Perù, fu una città costruita con fini religiosi che si è sviluppata sulla sponda del fiume Lurin che sbocca nell'Oceano Pacifico. Qui, prima dell'arrivo degli Inca, vi era un antico insediamento in cui si onorava il dio Pachacamac, creatore supremo.
Gli edifici più antichi sembra risalgano al 650 d.C., la città possedeva templi, un convento per donne scelte (accllas) ed un oracolo così famoso che continuò ad essere consultato anche durante il periodo inca. Questi ultimi ingrandirono l'abitato ed aggiunsero altri templi che dedicarono alle loro divinità del Sole e della Luna.
Sicuramente la città possedeva una certa autonomia dal punto di vista economico, grazie soprattutto alle risorse ittiche del vicino oceano e per la sua posizione sulle rotte del commercio sudamericano, dove venivano scambiati tra loro prodotti dell'oceano e prodotti andini.
Finora gli scavi hanno permesso di recuperare 30.000 tombe.
Alcuni sistemi di canali, inoltre, drenavano le acque del fiume Lurin e le convogliavano in città, nei campi circostanti, nei bacini idrici e nelle fontane.
Quando arrivarono gli spagnoli, essi ribattezzarono il tempio di Pachacamac moschea, quando, in realtà, esso non era altro che un vasto complesso cerimoniale costituito da due edifici a forma di piramide. La piramide più antica fu definita Tempio Vecchio, la seconda Tempio Dipinto. Quest'ultimo, si suppone, fu costruito per ampliare le funzioni del primo tempio realizzato dalla cultura Lima, risalente all'800 d.C..
Il Tempio Vecchio ha una pianta apparentemente circolare ed è stato costruito sopra un monticello composto di migliaia di adobes cubici modellati a mano. Della cultura Lima che creò questa struttura, esistono esempi di notevoli piramidi in pieno centro cittadino. Nel Tempio Dipinto, forse, risiedeva un idolo piuttosto famoso. Al culmine della struttura è stato recuperata la porta fatta di tela e canne, con decorazione di conchiglie.
L'idolo, invece, venne scoperto da Alberto Gieseke nel 1938, durante i lavori realizzati al Tempio Dipinto. Ora il reperto è esposto al Museo del complesso archeologico. Esso è intagliato in legno di lucumo e, nella parte superiore, rappresenta un personaggio con due facce contrapposte. Su un lato i vestiti sembrano decorati con mais, sull'altro compaiono raffigurazioni zoomorfe. Sotto, invece, sono identificabili felini, serpenti e personaggi antropomorfi. Pachacamac è ricordato come il dio del fuoco, figlio del Sole. La leggenda racconta che all'inizio della vita, non vi erano ancora alimenti per la prima coppia umana, per cui l'uomo morì di fame. Intervenne il sole che fecondò la donna, ma Pachacamac, geloso, uccise il figlio che nacque dall'unione. Poi sotterrò l'infante e così nacquero gli alimenti essenziali. Pachacamac era un dio invisibile e le sue raffigurazioni sono assai rare. Si riteneva che i terremoti fossero segni del suo malumore.
Son ben 15 le piramidi a rampa identificate a Pachacamac, tutte o quasi prive di pitture parietali. Sembra che appartenessero, nel XVIII secolo, ad individui o gruppi sociali che avevano la particolare funzione di cappelle o santuari provinciali.
Un primo colpo alla ricchezza ed alla prosperità della città si ebbe quando l'ultimo re di PachacamacAtahualpa, permise il saccheggio del Tempio. Il sovrano inca, per salvarsi la vita, ottemperò a tutte le richieste poste daPizarro, ossia riempire una stanza di oro. Gli spagnoli saccheggiarono il tempio, raschiando le pareti che erano ricoperte d'oro. L'idolo che rappresentava Pachacamac venne abbattuto e distrutto. La città entrò, così, nell'oblio.
Ultimamente gli archeologi hanno fatto un'importante scoperta nel sito dell'antica e dimenticata città. Hanno ritrovato i resti di 30 persone, tra le quali ben 19 mummie ancora intatte, risalenti ad un periodo compreso tra il 1000 ed il 1500. Non si è ancora stabilito a quali culture appartengano le mummie, ma è probabile siano state di coltivatori ed artigiani, che vissero prima dell'impero inca. Il cimitero, che ricopre un'area di 200 metri quadrati, si trova all'interno del complesso religioso del Pachacamac
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Polo Sud, un tesoro nel lago sepolto dai ghiacci

C'è un mondo sommerso tutto da scoprire in fondo ai ghiacci del Polo Sud. Microorganismi e forse vegetazioni mai conosciute, che rimangono nascosti al resto del pianeta da almeno 30 milioni di anni. Il lago di Vostok, il più grande lago subglaciale conosciuto, si trova nel cuore dell'Antartide. Per chi volesse divertirsi a cercarlo sull'atlante, le coordinate sono 78°27'51.92"S e 106°50'14.38"E  .

Ha più o meno le dimensioni dei grandi laghi degli Stati Uniti come l'Ontario che gli somiglia anche come forma. Ricopre un'area di 14mila chilometri quadrati è ha una profondità media di 344metri. Al centro vi sarebbe anche una piccola isola, che rende ancora più affascinante il mistero del  lago sepolto.  Il problema è che Vostok si trova a circa quattro chilometri di profondità sepolto dalle montagne di ghiaccio che si sono accumulate nel corso del tempo con lunghi inverni in cui la temperatura scende oltre i 60 sotto zero (punta record -82)  e brevi estati in cui la colonnina del termometro non sale comunque mai sopra ai -30. La sua acqua dolce è rimasta allo stato liquido  grazie alla pressione del ghiaccio che la sovrasta e che mantiene la sua temperatura sempre nei dintorni dello zero.

Gli scienziati della base russa,  che da anni stanno cercando il modo di raggiungere e studiare le acque incontaminate di Vostok, hanno finalmente annunciato di essere a un passo dal compiere la loro missione. "Entro fine anno - afferma via telefono satellitare il capo delegazione Valerij Lukin  -  riusciremo a prelevare i primi campioni e daremo il via all'esplorazione più dettagliata". Le tecnologie sviluppate in anni di ricerca con altri esperti americani e britannici consentirebbero infatti di mantenere le acque di Vostok sterili senza turbarne l'equilibrio naturale. Vostok , che in russo significa Est, è da tempo un'ossessione per la delegazione inviata da Mosca a esplorare i segreti dell'Antartico ma anche per tutti gli altri scienziati delle 45 basi internazionali dislocate al Polo sud. 


Polo Sud, un tesoro nel lago sepolto dai ghiacci
Scoperto nel 1974 e misurato solo nel '96 grazie a tecniche di indagine radar e con l'elaborazione sistematica di dati sismici, è stato a lungo ritenuto irraggiungibile. Le trivelle russe hanno per la verità scavato a lungo nel cuore di ghiaccio del pianeta fino a raggiungere nel 2008  una profondità di 3677 metri. A quel punto si sono accorti che il lago era ancora troppo più profondo e che la conformazione del ghiaccio che lo ricopriva non avrebbe garantito le condizioni di sterilità necessarie. Hanno dunque ricominciato da un'altra postazione e hanno scavato nuovamente, fermandosi pochi mesi fa alla profondità di 3650 metri. Tutti gli strumenti e i rilievi eseguiti confermano che tra le trivelle e le acque nascoste c'è ormai solamente una crosta di ghiaccio di non più di cento metri. 

Adesso comincia la parte più delicata ed eccitante per la pattuglia di scienziati delle nevi. Bisognerà collocare gli strumenti e lavorare di fino per ultimare la trivellazione senza far crollare il "coperchio" che custodisce il lago di Vostok. E bisogna fare in fretta perché le temperature resteranno accettabili (circa -40) solo per poche settimane. Già a metà marzo il gelo obbligherà gli esploratori  a fermarsi e attendere novembre  per togliere l'ultimo tappo e guardare finalmente dentro a uno scrigno preistorico custodito nel freddo  da prima che la Storia cominciasse.
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Lo splendore di Ur

(Zunkir/wiki)

Con il paese devastato dalla guerra cominciata nel 2003, il debole governo di Baghdad (Iraq) ha avuto ben altre priorità che finanziare scavi su larga scala a Ur – ritenuto il paese di nascita di Abramo e una delle culle della civiltà -. Dal 2005 lavorano solo piccole squadre.

“Quando riprenderanno gli scavi (su larga scala), tonnellate di oggetti antichi verranno portate alla luce, riempiendo interamenti i musei. Questo sito diventerà forse più importante di Giza”, dice entusiasta Dhaif Moussin, il cui compito è proteggere il sito dai tombaroli.

All’inizio del’900 l’archeologo inglese Charles Leonard Woolley fece delle scoperte sbalorditive dissotterrando 16 tombe dell’élite di Ur (vedi qui).

All’interno erano conservati alcuni dei più grandi tesori dell’antichità, inclusi un pugnale tempestato di lapislazzuli, una statua dorata di capra (associata da Wolley al biblico Ariete nel boschetto, foto sotto), una lira decorata con testa di toro e un copricapo di piume d’oro della regina Sumera Puabi.

(penn.museum)

Dal punto di vista archeologico, la scoperta più straordinaria di Ur è stata una ziqqurat (o ziggurat) eccezionalmente ben preservata. È datata al III millennio a.C., quando faceva parte di un complesso di templi che servivano come centro amministrativo.

(AFP/Essam Al-Sudani)

(AFP)

Fino a oggi, appena il 20% del sito è stato scavato. “Alcuni archeologi stimano che ci vorranno più di 30 anni per scavare l’intera città”, dice Moussin.

“Ur dei Caldei”, com’è menzionata nel Vecchio Testamento, era uno dei grandi centri urbani della civiltà sumera e rimase una città importante fino alla conquista di Alessandro Magno.

Si pensa che Ur raggiunse il suo apogeo sotto il re Ur-Nammu (2112-2095 a.C.), un abile guerriero e fondatore della terza dinastia di Ur (o sumera).

Durante il suo dominio, la capitale sumera vantava strade lastricate, viali alberati, scuole, poeti, scribi, e favolosi lavori di arte e architettura come quelli scoperti da Woolley.

Il regno era governato da una reale amministrazione e da un “codice” di leggi. La scrittura sumera cuneiforme è il primo sistema di scrittura conosciuto al mondo.

Le rovine di Ur, e sullo sfondo la ziqqurat (M.Lubinski/flickr)

L'antica Ur (AFP)

Si spera di provare che Ur fu il luogo di nascita di Abramo; Woolley ne scoprì il nome su un mattone lì dissotterrato.

Comunque, per il momento, Ur rimane sepolta sotto il sito protetto da una fragile barriera e da alcune guardie, persa in un paese scosso dalla violenza e più preoccupato di ricostruire la sua attuale capitale.

Nella sola provincia di Dhi Qar, oltre a Ur, ci sono 47 altri siti di grande valore archeologico.

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Una curiosa pressa di epoca bizantina

(AP)

In Israele, 40 km a sud di Gerusalemme, è stata scoperta una pressa enologica (l’apparecchio per estrarre il succo d’uva) eccezionalmente grande e avanzata per l’epoca – 600 d.C (età bizantina). È di forma ottogonale e misura 6.5 x 16.5 metri.

Il direttore degli scavi Uzi Ad dice: “Sembra essere un’area industriale e artigianale di un insediamento del VI o VII secolo, situata nel mezzo di una regione agricola”.

La grande produzione di vino che si poteva ottenere da questa struttura era probabilmente esportata in Egitto, e poi in qualche altro mercato.

(AP)

L’uva fermentava in un contenitore poco pratico; nella sua forma ottagonale (e non circolare o quadrata come di consueto) i sedimenti si sarebbero raccolti agli angoli.

Secondo Uzi Ad il motivo di questa scelta è puramente estetico.

L’intero apparato misurava originariamente 15 x 16.5 metri e includeva un pavimento coperto da un mosaico dove pigiare l’uva.

Il succo prodotto fluiva poi in un tino che li distribuiva attraverso dei buchi in due recipienti.

(AP)

Una pressa identica era già stata scoperta a 20 km di distanza, a nord di Ashkelon.


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Spiaggiata la carcassa decapitata di una misteriosa creatura

SeaCreature

La carcassa di questa misteriosa creatura decapitata è stata trovata sulle spiaggie della costa orientale statunitense, presso Lower Cove. L’animale è lungo circa 5 metri ma ne manca della testa. Dispone apparentemente di una sola pinna e si allunga in una coda ripiegata sulla sabbia. Il pescatore che per primo ha scoperto il corpo lo aveva inizialmente confuso per quello di una foca. Sbarcato dalla sua imbarcazione si è presto reso conto che certamente una foca non era.

Il Dipartimento della Pesca locale sta conducendo le indagini necessarie per scoprire di cosa si tratti, per ora nessun pescatore interpellato ha saputo fornire una qualche ipotesi plausibile. Ma questo ritrovamenti non sono rari, in fin dei conti il mare ricopre la maggior parte del pianeta e le sue profondità sono per lo più inesplorate. Il particolare più inquietante è però la mancanza della testa. Considerate le sue dimensione viene da chiedersi quale altra creatura sia la causa di tale mutilazione. Sempre che il colpevole sia un animale. Dovremo aspettare per saperne di più, però una riflessione si può già fare: sono ben conosciuti gli episodi di mutilazioni animali che normalmente si associano all’attività aliena sul nostro pianeta. Mi sembrerebbe strano se questa attenzione fosse riservata ai soli animali terrestri, tenuto conto del fatto che il mare ospita anche molte specie di mammiferi, target preferenziale del fenomeno delle MAM.

Sperando che la cosa non finisca in nulla come accade spesso, seguiremo per quanto possibile le notizie e le comunicheremo prontamente.

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"Un Ufo in piazza dei Miracoli"

Un disco nel cielo, sospeso, proprio sopra i tetti di Piazza dei Miracoli. Ruotante, luminoso. Un cono di luce che ha squarciato la notte per poi scomparire senza lasciare scie. Giusto il tempo di scattare un foto con il cellulare. Un 'oggetto non identificato' — sul quale ora sta indagando il Centro italiano di studi ufologici (Cisu) — apparso esattamente tra la Torre e la Cattedrale. Ad averlo avvistato è stato un gruppo di ragazzi, di ritorno da una serata fuori con gli amici. Ore 1,13 della notte tra domenica 7 e lunedì 8 febbraio.

I quattro giovani (tra cui due studenti dell’Ateneo) hanno poi aperto un gruppo su facebook — 'Ufo a Pisa' — che ha raccolto in pochi giorni 95 membri. Tra curiosi e appassionati di alieni e incontri ravvicinati del terzo tipo. Tutto questo mentre si moltiplicano le segnalazioni di avvistamenti molto simili a quello avvenuto in piazza dei Miracoli. Strani fenomeni che illuminano il cielo sopra la superstrada.

"Stavo rientrando assieme ad altri tre amici da un concerto — racconta Thomas Landini, 23 anni, studente di Sarzana iscritto alla facoltà di Scienze Sociali — Arrivati in piazza dei Miracoli ci siamo diretti verso la porta di piazza Manin per recuperare la macchina parcheggiata in zona Ingeneria. Ma abbiamo trovato la cancellata chiusa e così siamo tornati indietro verso la Torre per fare il giro largo raggiungendo via Contessa Matilde. E’ a quel punto che abbiamo visto quella strana luce circolare nel cielo. All’inizio abbiamo pensato al faro di una discoteca ma poi ci siamo accorti che quella luce stava ruotando su se stessa. Il disco sarà restato sospeso nel nulla per almeno 10-15 secondi. Ho fatto in tempo solo a scattare una foto. Poi si è spento tutto. E’ stata un emozione fortissima".

L’avvistamento è stata subito comunicato al Centro italiano di studi ufologici che ha immediatamente ricontattato i ragazzi per sapere qualcosa di più sul 'fenomeno aereo insolito' — così è stato classificato dal Cisu — avvenuto a Pisa. Una documentazione più dettagliata che adesso è nelle mani degli esperti. "Ancora non abbiamo saputo nulla dell’esito di queste verifiche — conferma Thomas Landini — ma intanto stiamo cercando di capire se la luce nel cielo è stata vista anche da altre persone. E’ per questo che abbiamo aperto il gruppo su facebook. Aspettiamo nuove segnalazioni".

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