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Tartesso alias Atlantide?


Atlantide è un argomento sempre all'ordine del giorno e c'è sempre qualcuno che ritiene di aver trovato una risposta all'enigma: dov'era realmente Atlantide?
Gli archeologi hanno iniziato le ricerche di un'antica civiltà nellaSpagna del sud. L'area in esame è una regione paludosa nel parco dell'Andalusia. Essi credono di poter riuscire a trovare Tartesso. Le evidenze finora ritrovate portano a pensare che le acque possano essere retrocesse in tempo perchè i tartessiani costruissero un centro urbano, in seguito distrutto da uno tsunami.
Le paludi di Hinojos, un'area non lontana dalla foce del fiumeGuadalquivir, è indicata come il sito più importante dove avrebbe potuto essere edificata una città. I ritrovamenti archeologici hanno fornito prove dell'esistenza della civiltà tartessiana sulla sponda opposta del fiume, foto aeree hanno evidenziato l'esistenza di grosse forme circolari e rettangolari, forse prodotte dalla natura.
La civiltà tartessiana si sviluppò nel sud della Spagna tra l'XI ed il VII secolo a.C. e divenne ricca commerciando in oro ed argento, estratti dalle miniere locali. Molti studiosi ritengono che Tartesso fosse l'antica e mitica Atlantide
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La città di Tartesso, colonia perduta di Atlantide, potrebbe essere sepolta nel sud della Spagna


Un team di ricercatori provenienti dal Consiglio Superiore spagnolo per la Ricerca Scientifica (CSIC) stanno esaminando una zona paludosa del parco andaluso per trovare le prove di un insediamento di 3.000 anni fa.
Essi ritengono che Tartesso, una civiltà ricca nel sud dell'Iberia prima dei Fenici, possa aver avuto la suo capitale nel cuore di quello che oggi è il parco nazionale di Doñana.
Fino ad oggi gli storici avevano respinto la regione come luogo possibile, ritenendo che essa fosse stata sommersa dopo l'era glaciale. Ma nuove prove suggeriscono che le acque si sono ritirate in tempo perche i Tartessiani potessero costruire un centro urbano, che venne poi distrutto da un maremoto.
Le paludi Hinojos, una zona vicino alla foce del fiume Guadalquivir nell'Atlantico, sono state individuate come il sito più adatto a fornire la prova di una città perduta.
I reperti archeologici hanno già dimostrato l'esistenza della cultura tartessica in siti sulla riva opposta del fiume.
"Se esistono dall'altro lato, essi devono anche essere stati anche qui (in Donana), " ha detto al giornale El Pais Sebastian Celestino, l'archeologo capo del progetto.
"Ci sono stati terremoti e uno di loro ha causato uno tsunami che ha raso al suolo tutto e che ha coinciso con l'epoca in cui il potere tartessico era al suo apice."
Foto aeree mostrano l'esistenza di grandi forme circolari e rettangolari che non avrebbero potuto essere prodotte dalla natura.
Le immagini, unitamente ai racconti letterari degli antichi geografi greci, hanno dato peso alla teoria che una grande città tartessica una volta esistesse all'interno del parco.
La civiltà tartessica, che si è sviluppata nel sud della Spagna tra l'XI e il VII secolo a.C. e divenne ricca grazie allo scambio d'oro e d'argento dalle miniere locali, è stata a lungo collegata dai mitologi alla leggenda di Atlantide.
Mentre i ricercatori spagnoli rifiutano di speculare sul fatto che siano sul punto di scoprire Atlantide, altri credono che la loro ricerca potrebbe essere una svolta nella secolare questione.
"La prova propone che la storia di Atlantide non era pura finzione, favola o mito, ma una storia vera, come Platone ha sempre sostenuto", ha detto Georgeos Diaz-Montexano, un archeologo cubano che ha trascorso gli ultimi 15 anni alla ricerca della città sommersa.
"Atlantide non è esattamente dove il CSIC sta cercando, ma è vicino", ha affermato.
La teoria è solo una, in una lunga lista di luoghi proposti per Atlantide, tra cui varie isole del Mediterraneo, le Azzorre, il deserto del Sahara, l'America centrale e l'Antartide.
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Ritrovamenti sottomarini nel Mediterraneo libico : si pensa già ad Atlantide


Mezzi della Marina libica avrebbero scoperto, sui fondali al centro del Mar Mediterraneo, cospicue tracce d'interesse archeologico, tra cui anche i resti di diversi edifici di tipo urbano. Si tratta forse dei reperti dell'antica capitale di Atlantide?
Nei giorni scorsi, l'agenzia ufficiale di stampa della Jamahiriya ha pubblicato un comunicato dal quale, pur tra mille coperture, trapelava la notizia che resti di costruzioni di importanza notevole sarebbero stati individuati, nei mesi scorsi, a quasi 400 metri di profondità, sopra un fondale piuttosto basso. Il ritrovamento è avvenuto in alto mare, in una località che non viene esattamente rivelata, tra il Canale di Sicilia e le acque del Mediterraneo orientale. Frammenti di sculture, diversi oggetti metallici d'uso comune e la testa di Melqart (eroe semi-divino, assimilabile all'Eracle greco, dal quale discendeva la regalità nell'antico regno), sono stati portati a riva e sono ora allo studio presso i competenti uffici archeologici di Stato della Jamahiriya.
La località del ritrovamento è nota ai pescatori con il nomignolo di Deir ash Sheytan (la dimora di Satana) e anche, in lingua maltese, di Kadal Diawul, a causa delle notevoli perdite che il bassofondo ha sempre provocato alle reti ed ai bottini dei pescatori, poiché spesso le reti si strappano, dopo essersi impigliate in misteriosi oggetti sommersi.
La notizia appare di primaria importanza, perché la localizzazione sembra confermare alcuni studi su Atlantide, compiuti negli anni scorsi da un noto studioso italiano.
di Jabar Bel-Ghazem


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Documentario: Diluvio Universale












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Atlantide Precolombiana ?



Un gruppo di archeologi ha scoperto le rovine di un'antica città sui fondali del Mar dei Caraibi. L'ubicazione è ancora segreta ma, secondo alcune voci, la città sarebbe addirittura più antica delle piramidi di Giza. Si torna a parlare di quell'Atlantide che tutti, studiosi compresi, continuano a cercare ed a sperare di trovare.
Le immagini satellitari della città mostrano qualcosa di completamente diverso dalla città sommersa che fu scoperta, da una missione russo-canadese nel 2001, nelle acque al largo di Cuba.
Gli studiosi hanno individuato una struttura simile ad una sottile piramide, un'altra con pali paralleli in piedi e travi tra le macerie, praticamente un edificio in rovina. Nessuno si spiega come questa città abbia potuto essere stata sommersa dalle acque.
Le prime tracce di una possibilie città sommersa emergono per la prima volta nei Caraibi, nel 2001, al largo di Cuba. La storia cadde presto, però, nel dimenticatoio. In un libro del 2000, Andrew Collins ipotizza che Cuba sia stata al centro di una vasta civilità pre-colombiana, molto simile ad Atlantide. Ivor Zapp e George Erikson, nel loro libro intitolato "Le strade di Atlantide", mettono il Costa Rica a capo di un impero marittimo molto avanzato.
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scoperta un’ Atlantide di 5000 anni fa

Una tranquilla spiaggia della Grecia: così si presenta oggi Pavlopetri, sulle coste della Laconia, all’estremità meridionale del Peloponneso. Eppure, ad appena una cinquantina di metri dalla costa, custodisce un segreto che si sta svelando popo a poco: si tratterebbe, infatti, della città sommersa più antica del mondo! Siamo ben lontani dall’Inghilterra, ma, proprio dal Regno Unito, dall’Università di Nottingham, è partito quest’anno un team di archeologia guidati da Jon Henderson, professore associato presso il Dipartimento di Archeologia. Assieme a colleghi greci della Soprintendenza per le ricerche Sottomarine, guidati da Elias Spondylis, sono ritornati sui passi dell’oceanografo britannico Nicholas Flemming, che, negli anni Settanta, qui aveva individuato, armato di semplici pinne e boccaglio, una città sommersa. Apparve subito chiaro che si trattava di una città vera e propria, con tutto quello che si aspetterebbe di trovarvi: strade, abitazioni private, edifici pubblici, tombe. Le rovine erano già allora estese su un’ampia superficie e si datavano all’epoca micenea. Ora, armati di nuove tecnologie, tra cui il sonar, gli archeologi subacquei hanno dato il via a un nuovo programma che, fondi permettendo, si annuncia di durata perlomeno quinquennale.

Ancora più grande

La prima campagna, come era ovvio attenders, è stata di indagini preliminari: ricognizione e rilievi. Eppure le aspettative non sono state deluse, nemmeno in questa primissima fase. Innanzitutto si è potuto stabilire che l’insediamento era ben più esteso di quanto finora creduto, dal momento che la superficie oggetto delle ricognizioni è notevolmente aumentata: 9000 mq in più nella sola campagna del 2009, su un sito la cui estensione totale è pari a ben 30-40.000 mq. Si è poi potuto individuare un edificio, probabilmente di tipo pubblico, dalla lunghezza di 35 metri circa: andrebbe caratterizzato come megaron, cioè come edificio in cui aveva sede (e forse abitava) il gruppo sociale emergente. E ancora, i numerosi rinvenimenti ceramici recuperati (oltre 230 frammenti, in questa prima campagna), che risalgono anche alla Prima età del Bronzo, permettono di riportare all’indietro di almento 1200 anni la datazione dell’occupazione del sito: non più, quindi, una città micenea, ma un insediamento che risale almeno all’età minoica.

La rete dei traffici commerciali

“Questi sito offre opportunità rare e importanti, poichè non è stato mai rioccupato e quindi rispecchia un istante congelato del passato”, ha commentato Spondylis: insomma, una specie di piccola Pompei sottomarina. Inoltre, “dal momento che si tratta di un insediamento portuale, l’analisi dei rinvenimenti permetterà di studiare le modalità secondo cui si praticava il commercio marittimo durante l’età del Bronzo”, ricorda Henderson. Pavlopetri offre anche la possibilità di studiare un nuovo insediamento, dunque, che poteva aver sviluppato traffici marini a media e lunga distanza. Ma ora gli archeologia si domandano perchè questa città sia stata sommersa dalle acque, forse anche parecchio tempo dopo essere stata abbandonata. Nel tentativo di rispondere a tale quesito, gli oceanografi dello Hellenic Centre for Marine Research, sotto la direzione di Dimitrisi Sakellariou e in collaborazione con Nicholas Flemming, effettueranno indagini geologiche nella zona, alla ricerca dell’antica linea di costa e delle cause dello spostamento delle sabbie: fu uno tsunami a mutare l’aspetto delle coste? Oppure si trattò di subsidenza, vale a dire dell’abbassamento del terreno provocato dal compattamento degli strati sottostanti? O ancora, la città fu coperta dalle acque in seguito all’innalzamento del livello marino? Per questa piccola, grande Atlantide del Mediterraneo restano dunque molte risposte da trovare.

Articolo scritto da Valentina Di Napoli e apparso sul mensile “Archeo Anno XXV Numero 11 (297) Novembre 2009″

All’interno del mensile altre foto subacquee delle operazioni di scavo

fonte

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Atlantide si trovava a Santorini ?

Atlantide, colpa di uno tsunami
c'è Santorini dietro alla leggenda

Uno studio israeliano ipotizza che a ispirare i riferimenti di Platone sia stata l'eruzione di Thera. Tante le teorie finora avanzate. Gli studiosi: "Potrebbe verificarsi ancora"di SARA FICOCELLI


Atlantide, colpa di uno tsunami
c'è Santorini dietro alla leggenda

UNA esplosione vulcanica gigantesca in mezzo al mare, un'onda che viaggia per centinaia di chilometri fino a raggiungere e sommergere una grossa isola dell'arcipelago greco. E' questo l'episodio apocalittico che avrebbe ispirato la leggenda di Atlantide, l'isola scomparsa di cui parlò per la prima volta Platone dei suoi Dialoghi. Secondo uno studio, a provocare l'episodio ispiratore sarebbe stato proprio uno tsunami, l'onda anomala che dal 2006 ci è tristemente familiare e che ha provocato 547 morti in Indonesia e più di 100 nelle isole Samoa.

Le isole dell'arcipelago di Santorini, 200 chilometri a sud della Grecia, sono oggi ciò che resta di quella che un tempo era un'unica isola, poi distrutta da uno dei più grandi fenomeni vulcanici della storia, la cosiddetta "eruzione minoica di Thera". Le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell'Egeo in sole due ore, raggiungendo un'altezza di circa trenta metri, ed entro due giorni sarebbero arrivate anche le ceneri riversate dall'esplosione vulcanica.

Fu insomma questo uno dei più terrificanti eventi vulcanici mai accaduti, che devastò l'isola di Thera (oggi Santorini) e con lei l'insediamento minoico ad Akrotiri. L'episodio si verificò fra il 1630 e il 1550 a. C. e secondo una ricerca dell'Istituto Interuniversitario di Scienze Marine di Eilat, in Israele, avrebbe ispirato a Platone la storia della civiltà sommersa, un tempo ricchissima e potente.

"Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme...": con queste parole, nel 421 a. C., il filosofo greco descrisse nel Timeo la leggenda di Atlantide ed è probabile che a impressionarlo sia stata proprio la catastrofe di 1000 anni prima. Gli studosi israeliani hanno infatti scoperto che lo tsunami che colpì Santorini provocò un'onda capace di estendersi per oltre 1000 chilometri, quanto basta per raggiungere le coste israeliane.

I ricercatori hanno analizzato proprio le spiagge di Israele, scavando a 20 metri sotto il livello del suolo, fino a trovare resti di sedimentazioni risalenti al momento dell'eruzione vulcanica. "Abbiamo ricostruito cosa accadde - spiega a Livescience il geoarcheologo marino Beverly Goodman - e quello che abbiamo trovato sottoterra può essere solo il risultato del deposito provocato da un'onda anomala".

Una teoria analoga è stata avanzata anche dal giornalista italiano Sergio Frau nel suo libro Le colonne d'Ercole in cui spiega che le colonne di cui parla Platone andrebbero in realtà identificate con il canale di Sicilia, e che dunque l'isola di Atlantide sarebbe in realtà la Sardegna. La scoperta, secondo i ricercatori israeliani, potrebbe in ogni caso aiutare a capire meglio gli tsunami di oggi. Un evento di portata così devastante è infatti non solo in grado di sommergere un territorio ma un'intera civiltà e, conclude Goodman, non è escluso che non possa ripetersi in futuro proprio nel Mediterraneo.

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Le testimonianze nascoste dell’Egitto


Il Giornale OnlineLa ricerca è in atto da quando, nel 1933, Edgar Cayce parlò in trance di un’antica Sala delle Testimonianze (Hall of Records) sotto le sabbie dell’ Egitto, vicino alla zampa anteriore destra della Sfinge. Analizzando le “registrazioni akasciche”, egli descrisse come l’altopiano di Giza venne tracciato secondo le stelle nel cielo e che i monumenti furono progettati per durare migliaia di anni come un enigma affascinante per l’umanità. Fornì dei dettagli sui contenuti di queste testimonianze nascoste, dove erano riposte e come entrare nella camera segreta.

Le testimonianze vengono da Atlantide. Narrano i tempi dell’inizio quando “lo Spirito prese forma” e cominciò ad entrare nei corpi. Descrivono lo sviluppo di questi corpi e di questa gente nell’antica era antica delle leggendarie Lemuria ed Atlantide e le migrazioni successive dei nuovi popoli verso nuove terre, compresa il giovane Egitto. Le testimonianze descrivono inoltre la distruzione finale di Atlantide e la nuova costruzione in Egitto. Cayce disse che contengono il chi, che cosa, dove e quando di questi tempi antichi e la riscoperta che dovrà avvenire ai nostri tempi (378-16). Indicò che ci sono 32 tavolette o lastre di pietra, scritte in una forma di scrittura atlantidea pre-geroglifica, che dovranno essere tradotte (2329-3).

Con gli occhi chiusi e respirando ritmicamente – mentre Gladys stenografava ogni parola in silenzio – Cayce spiegò come, in realtà, gli antichi “ricostruivano” dei monumenti già vecchi sui “piani” di Giza e ne costruivano dei nuovi. Fra i progetti di ricostruzione c’era la Sfinge che, secondo Cayce, è più antica della grande piramide. Fece rivolgere la nostra attenzione agli edifici che si collegano con la Sfinge – il Tempio della Sfinge e il Tempio della Valle.

Descrisse come un tempio di Iside fu perduto durante l’antico diluvio “secoli prima” dell’esistenza della Sfinge. Cayce attribuisce questa grande inondazione all’anno 22006 a.C., quindi le sue date anticipano di molto ogni data archeologica per il primo Egitto. Il periodo pre-dinastico di Cayce comincia con i costruttori che erano i conquistatori d’ Egitto, venuti dalla zona del monte Ararat – collegandoli con il presunto luogo di riposo dell’arca di Noè. Questi conquistatori erano i semidei delle leggende dell’antico Egitto e scolpirono la sorprendente Sfinge (ca. 10700 a.C.) prima di costruire la grande piramide (195-14) nel 10500 a.C. (5748-5).

Intorno a questo periodo un gruppo di sopravvissuti arrivò da Atlantide sulle rive dell’ Egitto con le loro preziose testimonianze preistoriche al seguito. Davanti alla Sfinge gli egizi e gli atlantidei furono d’accordo di costruire ciò che Cayce chiamava una “piramide di testimonianze” (239-7), una “sala delle testimonianza” (519-1) e una “tomba delle testimonianze” (2329-2).
Quando gli chiesero dove esattamente si trovasse questo deposito segreto, Cayce disse che si trova fra la Sfinge e il Nilo (378-16 e 5748-5). Disse inoltre che il “deposito” è “rivolto alla Sfinge” (5748-5) e si trova in “una piramide separata” (2329-3).
Nella grafica si vede come il complesso della Sfinge è progettato con i suoi due templi. La piramide delle testimonianze può trovarsi sotto il Tempio della Sfinge, vicino alla zampa anteriore destra della Sfinge.

Cayce disse che, sotto terra, ci sono delle “camere di collegamento dalla zampa destra della Sfinge” alle testimonianze. La stele dei sogni fra le gambe anteriori della Sfinge rivela una camera sotterranea con una porta. Una radarlocalizzazione profonda condotta negli anni ’90 rivelò un’anomalia sotto la Sfinge che potrebbe senz’altro essere questa camera. Ma dopo aver visitato questo luogo circa 28 volte sono certo che, per trovare queste testimonianze, avremo bisogno dell’aiuto miracoloso e magico dello Spirito. Come disse Cayce, non vi si può entrare finché “il tempo non sarà stato compiuto” e “non si può entrarvi senza una comprensione, perché quelli che sono stati lasciati come guardie non possono essere oltrepassati prima di un periodo di rigenerazione nel Monte, o quando comincia la quinta razza originale” (5748-6). La quinta razza originale è una stirpe in via di sviluppo con corpi nuovi, illuminati che arriverà durante lo spostamento verso la nuova era.






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ATLANTIDE: ESPERTI D'ACCORDO, FU TRAVOLTA DA TSUNAMI


Di Giulio Gelibter

ATENE - Per la prima volta nella storia delle ricerche su Atlantide i maggiori esperti sembrano finalmente d'accordo su un punto centrale: la grande civiltà tramandata dagli Egizi e raccontata da Platone fu travolta da un enorme tsunami. "Le due tesi principali oggi in concorrenza su quale fosse l'Atlantide di Platone sono Santorini, nell'Egeo, e Donana, sulla costa atlantica spagnola, e in entrambi i casi gli esperti sono ormai orientati a credere che venne distrutta da un grande tsunami", dice all'ANSA ad Atene Rainer Kuehne.

Lo studioso tedesco è con le sue ricerche l'ispiratore, insieme a Werner Wickboldt, degli scavi che iniziano sulla costa dell'Andalusia alla ricerca della misteriosa città di Tartessos, forse all'origine del mito di Atlantide. "Io sono convinto dell'ipotesi Tartessos - dice Kuehne - anche se alcuni argomenti giustificano la tesi, proposta nel 1950 dal prof. Spyridon Marinatos, secondo cui la grande eruzione vulcanica che distrusse Santorini sarebbe stata all'origine sia del collasso della civiltà minoica che della leggenda di Atlantide".

Studi e rilevazioni hanno convinto da tempo archeologi e geologi che l'isola di Thera, i cui resti sono oggi Santorini, fu distrutta a metà del secondo millennio a.C. da una grande eruzione, molte volte più violenta di quella del Krakatoa che nel 1883 provocò uno tsunami di 40 metri e uccise 36.000 persone.

E nel 2007 un gruppo di ricercatori trovò prove di uno tsunami tra 60 e 150 metri di altezza abbattutasi sulla Creta del Labirinto e del Minotauro nello stesso periodo dell'eruzione di Thera e confermando cosi lo spaventoso impatto sulla costa dove vivevano i minoici, commercianti e marinai. Secondo Kuehne, sebbene la catastrofe di Thera non distrusse le principali città minoiche, "é verosimile che abbia indebolito la loro civiltà facilitando il fiorire di quella micenea".

Uno tsunami come causa della fine di Atlantide è oggi d'altra parte al centro anche della tesi secondo cui Platone si sarebbe ispirato all'antica città di Tartessos, in Andalusia, davanti alle Colonne d'Ercole, l'attuale Stretto di Gibilterra, dove proprio in questi giorni stanno partendo gli scavi nelle paludi di Donana. Il geologo del gruppo di esploratori spagnoli, Antonio Rodriguez ha suggerito, sulla base di prospezioni, un'enorme onda anomala, tra il 1500 a.C e il secondo secolo d.C, come causa dell'allagamento di Donana e della scomparsa di Tartessos, sin qui spiegata con la distruzione da parte dei Cartaginesi.

Di Tartessos non esiste sinora neppure la certezza della esistenza non essendo mai stata oggetto di un grande scavo. Forse fondata intorno al 1200 a.C. dai Tirseni, originari della Lidia e antenati degli Etruschi, citata da Erodoto e Strabone, quando i Romani occuparono la Spagna nel III secolo a.C, la città era già svanita nella leggenda. Gli archeologi spagnoli, guidati da Sebastian Celestino e Juan José Villarias Robles, partendo dalle tesi del tedesco Adolf Schulten all'inizio del Novecento, hanno compiuto rilevamenti aerei e sondaggi geologici.

Questi hanno confermato l'esistenza di strutture geometriche che, secondo le ricerche di Wickboldt e Kuehne a partire da foto satellitari, potrebbero essere i templi e i canali di Atlantide descritti da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia. Ed ora gli archeologi hanno infine ottenuto i permessi per scavi nel parco nazionale di Donana che potrebbero trasformare il mito della grande civiltà scomparsa in una straordinaria realtà storica.
www.ansa.it
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