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studiosi Gb riescono a leggere il pensiero

Leggere il pensiero? Si può, o almeno è quel che sembra dimostrare lo studio di un'equipe dell'University College di Londra pubblicato su 'Current Biology'. A caccia di tracce di memoria i ricercatori capitanati da Eleanor Meguire sono riusciti a stanarle, anche se si tratta - sottolineano gli stessi studiosi - di risultati preliminari. Nel loro studio, i ricercatori britannici si sono concentrati sulla cosiddetta memoria episodica, una sorta di 'diario' composto da tutti gli eventi della nostra vita. Per rintracciarne tracce presenti nella mente hanno fatto osservare tre brevi filmati a 10 volontari, con tre diverse attrici protagoniste intente in azioni di tutti i giorni, come ad esempio gettare un bicchiere in un cestino dopo aver bevuto un caffè. Dopodiché hanno sottoposto i volontari a risonanza magnetica, chiedendo loro di ricordare le scene viste nei filmati. Ebbene, grazie a un particolare algoritmo messo a punto per decodificare l'attività celebrale 'fotografata' dalla risonanza magnetica, i ricercatori sono stati in grado di capire la scena che veniva ricordata di volta in volta dai volontari. In particolare gli studiosi, per muovere passi nei meandri della memoria, hanno focalizzato l'attenzione su lobi mediali temporali, scoprendo così che è l'ippocampo la sede del cervello dove ha luogo la registrazione dei ricordi. "Ora che abbiamo dimostrato che è possibile accedere direttamente alle informazioni sui singoli ricordi episodici nell'ippocampo umano, in vivo e in modo non invasivo - sostengono gli scienziati - si aprono nuove opportunità per scoprire importanti proprietà della memoria episodica".
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Una zanzara che non vola per combattere la dengue

Nelle regioni in cui venisse applicato questo nuovo metodo si dovrebbe riuscire a sopprimere le popolazioni di zanzare entro un periodo di 6-9 mesi

Un nuovo ceppo di zanzare in cui le femmine non possono volare potrebbe essere un’arma decisiva contro la trasmissione delle febbre dengue: è questa la proposta dei ricercatori dell’Università della California a Irvine e dell’Università di Oxford che descrivono la creazione dello strano ibrido sulla versione online della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

La Dengue è una patologia che provoca sintomi simil-influenzali che, con 50-100 milioni di casi all’anno e il 40 per cento della popolazione a rischio, rappresenta uno dei più pressanti problemi di sanità pubblica nel mondo.

Il contagio è mediato dalle femmine della zanzara della specie Aedes aegypti e finora non si è riusciti a trovare alcun vaccino o trattamento efficace.

È così che gli studiosi statunitensi e britannici hanno pensato alla creazione di un nuovo ibrido in cui le femmine, incapaci di volare, dovrebbero morire rapidamente, riducendo in modo drastico le popolazioni e di conseguenza anche il numero di contagi. Utilizzando una tecnica sviluppata da Luke Alphey dell’Oxitec, autore senior dello studio, i ricercatori hanno introdotto un’alterazione genetica in alcuni esemplari di A. aegypti in grado di interferire con lo sviluppo della muscolatura delle ali nella progenie di sesso femminile. Le zanzare di sesso maschile, per contro, non hanno effetti fenotipici, ma ciò non rappresenta un problema perché esse non pungono e non trasmettono il virus.

Questo nuovo approccio, che secondo gli autori dello studio dovrebbe sopprimere le popolazioni di zanzare nella regione in cui venisse applicato entro un periodo di 6-9 mesi, offrirebbe una valida alternativa a pericolosi insetticidi.

"Gli attuali metodi di controllo della dengue non sono sufficientemente efficaci e ne occorrono urgentemente di nuovi”, ha spiegato Anthony James, professore di microbiologia e genetica molecolare dell’UCI. “Controllare le popolazioni di zanzare che trasmettono il virus potrebbe ridurre in modo significativo sia la morbilità sia la mortalità del contagio”.
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Il futuro di internet fra 50 anni





















L’interessante video-animazione Prometeus (in basso) realizzato dall’italiana Casaleggio Associati che sintetizza la rivoluzione dei media in corso, nel quadro dell’evoluzione di Internet fino al 2050, merita di essere ripubblicata. Tutto comincia con la rivoluzione dei media, e la perdità d’influenza di stampa, televisione, radio e pubblicità. Nasce il contropotere cittadino: siamo al contempo consumatori e produttori di informazioni (blog). I media tradizionali combattono per la sopravvivenza, con leggi restrittive e punitive.
2011 il punto di non ritorno: gli investimenti pubblicitari si riversano su Internet. Nel 2015 i giornali e la Tv tradizionale spariscono, dopo una lunga agonia sotto perfusione di sovvenzioni statali. Internet quale un supermedia assorbe e integra ogni altra forma di comunicazione. il Grande Fratello farà la fine dei dinosauri! Tivo, la televisione su Internet permette di evitare gli invadenti spot pubblicitari. La pubblicità come libera scelta (finalmente), diventa fonte di informazione, confronto ed esperienza. Google compra Microsoft e Amazon compra Yahoo. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi paralleli. Il virtuale diventa parte integrante del reale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi paralleli. Il virtuale diventa parte integrante del reale. Il copyright diventa illegale nel 2020.
Nel 2022 Google lancia Prometeus la nuova interfaccia che consente di gestire il proprio avatar online, nei mondi virtuali, alla ricerca di informazioni, persone e luoghi. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà, anche passata: potete andare alla battaglia di Waterloo o su Marte, di persona.
Nel 2027 Second Life evolve con Spirit. La gente si trasforma in quello che desidera. La memoria e l’esperienza diventano beni di consumo.
2050: Google compra Place e Spirit prendendo il potere su Internet. La vita virtuale diventa il più importante mercato del pianeta. Buona visione!












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La futura auto si chiama Youthmobile

Come sarà l’auto per i giovani della generazione Internet e Facebook, nel 2030? I car design center californiani di Audi, General Motors, Honda, Mazda, Nissan e Toyota si sono proiettati nel futuro per interpretare la Youthmobile 2030, tema del Design Challenge di quest’anno del Los Angeles Auto Show, dai veicoli che incorporano Dna umano, consentendo modifiche nella forma, nei colori e nei materiali, fino ai veicoli non più come semplice mezzo di trasporto, ma come modo di esprimere la propria personalità, collegati ai social network.
In alto il concept Nissan V2G, è un veicolo elettrico personalizzabile che assomiglia a un’aragosta e si guida come una moto. E’ progettato per sfruttare le alte velocità delle griglie elettrificate nelle autostrade del futuro, per consegnare una soluzione di trasporto a basso costo e sicuro, anche con la possibilità di spostamenti di gruppo, accodandosi tra di loro a modo di trenino. Il suo corpo affusolato è a sei ruote, quattro nell’avantreno, coperte, e due in coda.
Sotto La Mazda Souga, nasce dalla progettazione del cliente. I designer Mazda hanno immaginato che saranno i giovani acquirenti, a progettare in 3D e personalizzare in modo virtuale la propria vettura, su un sito Web dedicato, con l’aiuto di una guida. Oltre alla sua struttura assimetrica, la Souga è ricoperta da una pellicola trasparente che si adatta alle forme organiche dello scheletro interno, una soluzione già sperimentata da Bmw col suo prototipo Gina,pubblicato da Futurix.
In basso, la Audi eOra, è un concept car ispirato all’idea di libertà e movimento, che si controlla con i piccoli movimenti o gesti del corpo. Risultato? I movimenti delle ruote si adattano di conseguenza, e ne risulta una guida molto precisa con una sensibilità senza confronti, e una vettura che disegna le curve come uno sciatore che scivola lungo le piste.



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  1. E' passato più di un anno da quando un'esplosione di scintille, fumo ed elio refrigerato lo ha spento, ma adesso il Large Hadron Collider, ovvero il più grande e costoso esperimento nella storia della fisica, è pronto per ripartire. A dicembre, se tutto va bene, i protoni torneranno a scontrarsi nella pista d'accelerazione elettromagnetica situata nei pressi di Ginevra, alla ricerca delle forze e delle particelle che costituivano l'universo nel primo millimiardesimo di secondo successivo al Big Bang.

Sarà anche il momento per verificare una delle più bizzarre e rivoluzionarie teorie scientifiche che mai siano state udite. Non sto parlando di altre dimensioni dello spazio-tempo, della materia oscura o di buchi neri che inghiottiscono la Terra. Sto parlando dell'ipotesi secondo cui a sabotare il travagliato sincrotrone sarebbe niente meno che il suo stesso futuro. Una coppia di affermati fisici ha suggerito che l'ipotetico bosone di Higgs, che gli scienziati sperano di produrre grazie all'LHC, potrebbe essere a tal punto scabroso per la natura che la sua creazione sarebbe sufficiente a produrre un ritorno al passato e a fermare il sincrotrone prima che ne produca uno, alla stregua di un viaggiatore del tempo che tornasse indietro negli anni per uccidere il proprio nonno.

Holger Bech Nielsen, dell'Istituto Niels Bohr di Copenhagen, e il giapponese Masao Ninomiya dell'Istituto Yukawa di fisica teorica di Kyoto, hanno espresso questa idea in una serie di articoli con titoli come "Test sugli effetti del futuro sul Large Hadron Collider: una proposta", oppure "Una ricerca dall'LHC sull'influenza del futuro", apparsi nel corso dell'ultimo anno e mezzo su arXiv.org, sito specializzato in fisica.

Secondo il cosiddetto "modello standard" che governa quasi tutta la fisica, il bosone di Higgs è la particella che conferisce massa ad altre particelle elementari.

"Deve essere nelle nostre previsioni che ogni macchina che produca bosoni di Higgs abbia una cattiva fortuna", ha scritto il dottor Nielsen in una sua e-mail. In un trattato non ancora pubblicato, Nielsen così commenta la sua teoria: "Si potrebbe quasi dire che abbiamo un modello di Dio". Ma andando avanti nel ragionamento, continua, si concluderebbe che "anche Lui odia alquanto le particelle di Higgs, e cerca di evitarle".

Questa maligna influenza dal futuro, speculano i due fisici, potrebbe inoltre spiegare perché il Superconducting Supercollider, il sincrotrone statunitense progettato anch'esso per trovare il bosone di Higgs, venne cancellato nel 1993 dopo che miliardi di dollari erano già stati spesi per realizzarlo; un evento così improbabile da essere definito, da parte del dottor Nielsen, un "anti-miracolo".

Si potrebbe d'altra parte pensare che l'apparire di questa teoria sia una prova ulteriore del fatto che la gente ha avuto molto tempo - forse anche troppo - per pensare a quello che salterà fuori dal sincrotrone di Ginevra, la cui realizzazione è costata nove miliardi di dollari e quindici anni di lavoro.

Il sincrotrone è stato costruito dal Cern, l'istituzione europea consacrata alla ricerca atomica, per accelerare protoni a un'energia di settemila miliardi di elettronvolt lungo un circuito sotterraneo di 28 chilometri, per poi farli esplodere in palle di fuoco primordiale.

Per la cronaca, è da settembre che gli ingegneri del Cern sperano di far collidere protoni accelerati a un'energia "di iniezione", pari a 450 miliardi di elettronvolt, a partire da dicembre; la fase successiva è quella di portare l'energia di collisione fino a tre milioni e mezzo di elettronvolt per protone. E poi, dopo una breve pausa natalizia, la vera fisica può avere inizio.

Forse.

Nielsen e Ninomiya hanno iniziato a tratteggiare la loro teoria della maledizione nella primavera del 2008. Appena un po' più tardi, nell'autunno di quello stesso anno, e soltanto pochi giorni dopo che l'LHC era stato acceso, si vaporizzò una connessione tra due magneti, imponendo il blocco del sincrotrone per oltre un anno.

Nielsen, riferendosi a quell'episodio, ha parlato di "una cosa divertente che potrebbe farci credere alle nostre teorie".

Lui stesso, comunque, è consapevole del fatto che attorno a quella teoria lo scetticismo abbondi. Dopo tutto, la maggior parte dei progetti scientifici, incluso il telescopio spaziale Hubble, ha attraversato quelli che sembravano periodi di vera e propria iella. E al Cern questa sensazione persiste: lo scorso fine settimana, la polizia francese ha arrestato un fisico delle particelle partecipante a uno degli esperimenti dell'LHC, sospettato di far parte di un complotto ordito da una cellula nordafricana di al Qaeda.

Nielsen e Ninomiya hanno proposto allora che venga effettuata la seguente prova: il Cern allestisca un gioco di probabilità, una sorta di esercizio di estrazione di una carta dal mazzo che utilizzi un generatore di numeri casuali, in modo tale da poter distinguere la sfortuna dal futuro. Se l'esito di questa prova casuale fosse abbastanza insolito, come ad esempio estrarre cento volte la sola carta di picche da un mazzo di cento carte di cuori, allora la macchina non funzionerebbe mai, oppure potrebbe funzionare soltanto a regimi così bassi da non rischiare di creare il bosone di Higgs.

Sicuro, è una follia, e il Cern non deve, né pensa, di mettere un'ipoteca sul suo investimento per un testa o croce. Alcuni blog hanno associato la teoria di Nielsen e Ninomiya a Harry Potter. Però è anche vero che la follia gode di una rispettabile reputazione in una fisica che parla correntemente di gatti che sono contemporaneamente vivi e morti, e di soffi antigravitazionali nell'universo.

Lo stesso Niels Bohr, il celebre conterraneo di Nielsen che fu tra i fondatori della meccanica quantistica, una volta disse a un collega: "Siamo tutti convinti che la tua teoria è folle. Quello su cui non siamo d'accordo è se è abbastanza folle da avere qualche possibilità di essere giusta".

Il dottor Nielsen si inserisce bene in una tale tradizione. E' conosciuto tra gli addetti ai lavori per essere uno dei fondatori della teoria delle stringhe nonché per la sua profondità e originalità di pensiero: "E' una di quelle persone così brillanti da spingersi molto lontano nell'esplorare le sue pazze idee" dice di lui Sean Carroll, fisico al Caltech Institute e autore del libro "From Eternity to Here" (Dall'eternità ad oggi), di prossima pubblicazione.

Uno dei progetti di Nielsen ambisce a spiegare l'universo così come ci appare, ossia nella sua apparente regolarità, partendo da una condizione di pura casualità; è una teoria da lui battezzata "random dynamics" (dinamiche casuali).

Nielsen ammette che la teoria sua e di Ninomiya sa di viaggio nel tempo, un argomento di antico interesse che negli ultimi tempi è anche diventato soggetto di rispettabili ricerche scientifiche. Mentre è un paradosso andare indietro nel tempo e uccidere il proprio nonno, i fisici sono concordi nel dire che non c'è alcun paradosso nell'andare indietro nel tempo e evitare che tuo nonno finisca sotto un camion. Nel caso del bosone di Higgs e del sincrotrone, è come se qualcosa volesse tornare indietro nel tempo per impedire all'universo di essere travolto da un camion. Per quale motivo l'apparizione di un bosone di Higgs dovrebbe essere una catastrofe, non è chiaro. Se lo sapessimo, probabilmente non staremmo cercando di crearne uno.

Abbiamo sempre dato per scontato che il passato determini il futuro. Ma ciò non è necessariamente vero nella fisica di Newton o di Einstein. Secondo i fisici, tutto quello che c'è bisogno di sapere, da un punto di vista matematico, per descrivere quel che accade a una mela o ai cento miliardi di galassie dell'universo sono le leggi che descrivono come le cose cambiano, e l'aver fissato come le cose stavano all'inizio. Quest'ultima precisazione costituisce le cosiddette condizioni iniziali, o "alla frontiera" (boundary conditions) - ad esempio una mela due metri sopra la tua testa, oppure il Big Bang.

Le equazioni funzionano egualmente bene - sottolineano Nielsen e altri suoi colleghi - se le condizioni iniziali specificano una condizione nel futuro, piuttosto che nel passato (la mela sulla tua testa, piuttosto che due metri sopra di essa); ciò è vero, beninteso, qualora si assuma che le leggi fondamentali della fisica siano reversibili, e molti fisici ritengono che proprio questo sia il caso.

"Per quelli come noi che credono nella fisica - scrisse una volta Einstein a un amico - questa distinzione che si fa tra passato, presente e futuro appare come una mera illusione".

Nel racconto di Kurt Vonnegut "Le sirene di Titano", la storia dell'umanità si riduce alla consegna di un pezzo di metallo dalle dimensioni all'incirca di una lattina di birra a un alieno abbandonato sulla luna di Saturno, che aspetta quell'oggetto per riparare la sua astronave e tornarsene a casa.

Che il fato del sincrotrone sia a tal punto umile oppure glorioso, o anche solo che l'LHC abbia un destino definibile, resta da vedere. Però, come tifoso dei Boston Red Sox per tutta la mia vita adulta, lasciatemi dire che sento di avere una certa conoscenza di cose iellate.

© The New York Times Traduzione Enrico De Simone

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I diodi dei prossimi supercomputer

La scoperta potrebbe aprire la strada alla realizzazione di microcircuiti estremamente densi su un chip, che consentirebbero a loro volta di immagazzinare in un’area estremamente limitata un’enorme quantità di dati con un minimo di spendio di energia
Potrebbe contribuire ad arrivare al calcolo quantistico sfruttando un metodo di produzione attuale dell’industria dei chip la scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Ohio State University (OSU).

Paul Berger, docente di ingegneria elettronica dell’OSU, e colleghi sono riusciti infatti a realizzare un diodo a effetto tunnel utilizzando una tecnica convenzionale nota come deposizione chimica da fase vapore (CVD).

“Il nostro obiettivo era quello di utilizzare solo gli strumenti che sono a disposizione di tutti i produttori di chip”, ha commentato Berger, che firma in proposito un articolo apparso sulla rivista "IEEE Electron Device Letters". “Abbiamo così ottenuto una tecnica che potrebbe essere usata per fabbricare dispositivi quantistici direttamente su chip al silicio, fianco a fianco con i normali circuiti e interruttori.”

Il dispositivo in questione è un diodo tunnel risonante interbanda (resonant interband tunneling diode, RITD), un dispositivo che permette di regolare all’interno di un circuito grandi intensità di corrente ma con tensioni molto limitate.

Finora i diodi RITD erano molto difficili da produrre a causa del loro contenuto di dopanti e della loro difficile collocazione all’interno del cristallo di silicio. Gli atomi di antimonio o di fosforo, per esempio, sono di grandi dimensioni rispetto a quelli di silicio, e non potendo trovare posto all’interno delle lacune naturali del cristallo di silicio, tendono a raccogliersi sulla superficie del chip.

Berger ha però scoperto che i dopanti del diodo RITD possono essere aggiunti mediante CVD in cui un gas trasporta gli elementi chimici verso la superficie di un wafer. La chiave della ricerca è stata l’individuazione delle opportune condizioni che permettono di portare i dopanti nel silicio.

In prospettiva, la possibilità di sfruttare i diodi RITD potrebbe portare alla realizzazione di microcircuiti estremamente densi su un chip, che consentirebbero a loro volta di immagazzinare in un’area estremamente limitata un’enorme quantità di dati con un minimo di spendio di energia.
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La Nasa ci costruirà gli Hotel nello spazio

Camera con vista sul Pianeta Terra ? In un non lontano futuro potrebbe essere realtà. L'idea di un hotel nello spazio non è fantascientifica ma un progetto concreto messo a punto dall'architetto serbo Zolt Ivanovic, che aspetta solo di trovare ora dei finanziatori.

Per anni Ivanovic, scrive il quotidiano serbo Blic ha studiato e raccolto dati in collegamento anche con un professore americano di origini serbe che ha lavorato fra l'altro con la Nasa e condotto ricerche sulla vita nelle stazioni spaziali in condizioni di assenza di gravità.

Alto 12 metri, con cinque piani e 12 stanze, il primo hotel spaziale avra' tutte le finestre rivolte verso la Terra e la totalita' dei pannelli energetici in direzione del sole.

''All'aspetto esteriore non ho dato eccessiva importanza poiche' immagino che non ci saranno tanti passanti'', ha detto scherzando Ivanovic.

Tutto nell'hotel è stato pensato per favorire i movimenti e gli spostamenti in assenza di gravità, e per gli ospiti è prevista anche una passeggiata nello spazio. Una piscina sulla sommità dell'albergo servirà da serbatoio.

Una settimana nel primo hotel cosmico - scrive Blic - dovrebbe costare circa 2 milioni di dollari, mentre altri 20 mila dollari sarebbero necessari per il viaggio.

Secondo studi delle università di Toronto e Tokyo, citati dal giornale,oltre il 60% delle persone al di sotto dei 60 anni intende visitare lo spazio. ''Questo mi convince che gli ospiti per il mio hotel ci sono'', ha commentato l'architetto.

Per il suo progetto Zolt Ivanovic si e' consultato fra gli altri con Ranko Bon, l'architetto ufficiale di Tito che è specialista in costruzioni sott'acqua.

fonte ansa - http://www.ansa.it

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Dallo spazio alla vita quotidiana : I buchi neri ci daranno energia

SERVIRÀ A PRODURRE ENERGIA

Creato un buco nero in laboratorio

È stato realizzato da ricercatori della Southeast University di Nanchino, in Cina

MILANO -
Sembrava solo un esercizio teorico quando all’inizio dell’anno due ricercatori proponevano la creazione di un buco nero in laboratorio. Ora Tie Jun Cui e Qiang Cheng della Southeast University di Nanchino (Cina) lo hanno realizzato tra la meraviglia degli stessi teorici. La realizzazione è interessante per le prospettive pratiche che già si immaginano. Quando Evgenii Narimanov e Alexander Kildshev della Purdue University nell’Indiana (Usa) lo ipotizzavano partivano dall’idea di riprodurre le stesse proprietà di un buco nero cosmico nel quale un’intensissima forza di gravità piega lo spazio-tempo circostante impedendo che anche la luce sfugga. E calcolavano anche come costruire uno strumento che materializzasse il loro sogno: in pratica una struttura di elementi cilindrici concentrici con un cuore centrale. Essi avrebbero avuto la capacità di concentrare l’energia luminosa nel cuore, intrappolandola proprio come fanno i mostri del cielo.

MICROONDE INVECE DI LUCE - Dalla teoria alla pratica si è arrivati in fretta all’università di Nanchino partendo dalla teoria elaborata all’università americana. E i due scienziati hanno dimostrato che funziona utilizzando invece della luce visibile delle microonde. Queste vengono catturate e deviate verso il centro senza più uscirne. E dal cuore dove cadono viene generato calore. «Siamo sorpresi che ci siano riusciti così rapidamente» ammettono i teorici statunitensi. «Passare alla lunghezza d’onda della luce visibile – però aggiungono – sarà più complicato e bisognerà far ricorso a materiali diversi». La coppia cinese non si dimostra per niente intimorita dal commento dei concorrenti e anzi aggiungono: «Siamo fiduciosi di riuscire nell’impresa della luce già entro l’anno». Quando ci riusciranno la nuova «tecnologia del buco nero» sarà preziosa per fabbricare celle solari molto più redditizie di quelle finora concepite. «E non serviranno più – nota Narimanov – grandi paraboloidi per concentrare e utilizzare la radiazione solare», come per esempio oggi accade per il solare termodinamico. È solo questione di tempo: dai principi cosmici arrivano così vantaggi quotidiani «energetici». E questi buchi neri da laboratorio non hanno nulla a che fare con i buchi neri che qualche giocherellone ha ipotizzato si possano fabbricare nei laboratori atomici del CERN a Ginevra. È tutta un’altra questione.

Giovanni Caprara

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Honda:Inizia l'invasione del Nanomondo !

I nanotubi di carbonio hanno capacità impensabili e possono cambiare il concetto stesso di tecnologia come oggi lo conosciamo: la Honda dichiara di aver trovato un modo per rendere pratica e massiva la manifattura di questi incredibili manufatti.

I nanotubi che l'azienda giapponese dichiara di aver prodotto sarebbero 100.000 volte più sottili di un capello umano e più resistenti dell'acciaio, capaci di condurre l'elettricità meglio del rame, e il calore meglio di un diamante.

Aggiungiamo, guardando i dati: più leggeri del cotone.

Immaginate cosa significherà adoperare questi materiali per ri-costruire il nostro mondo: automobili leggerissime e indistruttibili, computers minuscoli, batterie molto più efficienti, pannelli solari dalle capacità strepitose e chi più ne ha, più ne metta.

La rivoluzione? Il grado di efficacia del metodo Honda: 91%, contro il 25-50% delle modalità oggi utilizzate.

Il Nanomondo si avvicina.

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JustDrawIt il Distributore dell 'energia

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Che tu sia più vicino a Monet o a Picasso nell’arte del disegno poco importa. JustDrawIt non pare formalizzarsi anche se i disegni non sono particolarmente realistici. Si atterrà semplicemente a gestire il flusso di energia che alimenta la tua casa secondo le tue aspettative.

Vediamo prima di tutto di che si tratta. Il dispositivo principale è sostanzialmente un ricevitore a cui possono essere connesse tutte le apparecchiature elettriche della tua casa. JustDrawIt dispenserà energia a questi apparecchi in base alla timeline disegnata dall’utente stesso.

Trascorso il tempo in questione il flusso di energia verrà interrotto e l’apparecchio verrà spento, che si tratti di una lampada o di un computer. Funzionalità davvero utilissima se ci si deve spostare di casa e serve che il computer resti acceso ancora per qualche tempo ad esempio. Insomma un oggetto per la gestione energetica davvero insolito ma in ogni caso simpatico perché consente alla creatività di ciascuno di sbizzarrirsi. L’unica cosa da non fare? Perdere la penna “magica” con cui tracciare le timeline.

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Dyson Air Multilplier il ventilatore senza pale




Il nuovo oggetto del desiderio dal design rivoluzionario unico, con un’altissima tecnologia: ecco il Dyson Air Multilplier, il primo ventilatore al mondo senza pale, e senza parti esterne in movimento, con una nuova tecnologia brevettata da Sir James Dyson (foto), il famoso inventore dell’aspirapolvere senza sacchetto e perdita d’aspirazione. Risultato? Un ventilatore di grande sicurezza, facile da pulire e da usare, e dall’estetica minimalista. Fa pensare all’incredibile ruota di moto orbitale senza mozzo, inventata nel 1989 da Franco Sbarro. L’air multiplier più che un semplice ventilatore, è un autentico amplificatore d’aria, utile d’estate come d’inverno. Come funziona? Il motore posto nel basamento cilindrico aspira l’aria e lo immette nell’anello superiore. “Nell’anello vuoto si genera una sorta di mini tornado”, spiega James Dyson, l’aria subisce un’accelerazione dall’amplificatore circolare, e in seguito è espulsa verso l’esterno attraverso una fessura perimetrale di 1,3 mm, trascinando con se l’aria nelle vicinanze (combinazione aria indotto-espulso). Risultato: ogni secondo sono espulsi 450 litri d’aria, una quantità 15 volte superiore a quella dei ventilatori tradizionali, e con un flusso omogeneo regolare, e non discontinuo. Un variatore di velocità consente di utilizzare con precisione il flusso d’aria preferito. I 550 ingegneri e scienziati di Dyson hanno impiegato quattro anni per sviluppare e applicare questa tecnologia completamente nuova e innovativa, lavorando sulla dinamica dei fluidi. Unico neo: costerà dieci volte più di un comune ventilatore, in altre parole con le pale. Ma si sa quando si ama, non si conta! Nel primo video sotto, si può seguire il percorso del flusso d’aria, mentre nel secondo, molto interessante, James Dyson ne spiega il funzionamento in modo dettagliato.


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Google Wave : Darà inizio al web 3.0


Gli esperti di tecnologia ce lo dicono da tempo: il futuro è integrazione. L'ultimo nato in casa Google si chiama Wave, alcuni lo definiscono la seconda generazione di e-mail, altri lo descrivono come wikipedia con il social networking. Ma semplicemente, Google Wave è una piattaforma (opensource) di real-time che combina instant messaging, e-mail, creazione, collaborazione e condivisione di documenti. Non aggiunge insomma nulla di particolarmente nuovo, la sua innovazione sta tutta nell'integrare diversi servizi web così da velocizzare la comunicazione tra individui o comunità online. Se si usa solo la e-mail per inviare e ricevere messaggi semplici, allora Google Wave non è per te. Tuttavia, se si inviano regolarmente e-mail a (e si ricevono e-mail da) un gruppo di persone e si aspettano gli aggiornamenti e le risposte agli allegati, allora dovresti dargli un'occhiata. Google Wave consente di ospitare in sostanza una conversazione - o "wave" - e tutto ciò è tracciato in tempo reale. Si potrebbe iniziare l'onda o conversazione con la selezione dei partecipanti. Quindi, è possibile vedere le loro risposte in tempo reale nella finestra wave. Ogni partecipante alla conversazione sarà in grado di caricare documenti, immagini, video, ecc, in qualsiasi momento. Così ogni partecipante vista l'onda, può controllare e vedere nuovi commenti e risposte in tempo reale. Questo risolve problemi del gruppo e la collaborazione tra team. E' la nascita di un nuovo modo di organizzare discussioni di gruppo? Qualcuno già lo chiama web 3.0...
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Zot-V lo strano orologio della No0ka

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Già dal nome ci possiamo immaginare che il nuovo orologio messo sul mercato dalla No0ka, qualcosa di insolito lo deve avere. Ed in effetti a prima vista non risulta chiaro nemmeno il suo funzionamento, ma dopo averci fatto l’occhio tutto cambia.

Il suo design minimalista e semplice, certamente fatto per incuriosire; è stato privato dal designer di ogni sorta di lancetta, mentre sono presenti 12 puntini che rappresentano l’ora, o il mese nel momento in cui Zot-V si trova in “data mode”. La riga di sotto invece conta i minuti. La sua struttura è di acciaio inox e possiede un display LCD con una retro illuminazione EL. Le cinghie sono disponibili in cuoio e colorate (silver, nero e oro ) e la fibbia è in acciaio inox.

L’orologio mette a disposizione dell’utente una sveglia, un cronografo oltre che la segnalazione della data e dell’ora.

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