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L'ESPERIMENTO BACKSTER: LA COSCIENZA DELLE PIANTE


Il mondo del mistero da sempre affascina l’uomo. Fin dalla notte dei tempi ha sempre desiderato dare una spiegazione razionale a ciò che di razionale aveva ben poco. Nel XX secolo la caccia al mistero con tutte le sue sfaccettature ha attirato un pubblico di appassionati e di curiosi sempre maggiore con centinaia di libri e di riviste dedicati a queste tematiche. Parlare del mistero non si concentra soltanto sul dato antropocentrico in sé quanto piuttosto sui meccanismi “ignoti” della natura.
Cosa provoca determinati fenomeni atmosferici? Perché si parla di universi paralleli? Come sono nati realmente la vita e l’universo? Gli animali hanno qualche particolare percezione che li guida durante la vita?
Venne il turno dei vegetali come protagonisti del mistero e del mondo del paranormale, un caso decisamente singolare anche se decisamente poco conosciuto. Sebbene la teoria che i vegetali, le piante avessero qualche barlume di coscienza ci giunge già da Aristotele e soprattutto dall’Oriente come proiezione della vita e dell’universo (il concetto di giardino zen) è solo negli anni sessanta del XX secolo che si scopre come le piante hanno una percezione sottile e possono reagire con l’ambiente circostante tramite segnali.
Nel 1966 un certo Backster dell’FBI newyorkese, massimo esperto all’epoca della macchina della verità, decise di applicare gli elettrodi dell’oggetto alla pianta presente nel suo ufficio, la Dracaena massangeana, per vedere cosa sarebbe successo nel momento in cui uno stimolo esterno avesse investito la pianta. Versando qualche goccia d’acqua sulle foglie notò come il galvanometro della macchina registrò un segnale. Non c’era dubbio la pianta aveva reagito allo stimolo esterno e se ciò era possibile allora significava che le piante avevano qualche sorta di personalità e quindi che fossero in un certo senso animate anche se non nel senso ortodosso del termine.
Il fenomeno sorprese l’agente in questione incredulo di fronte all’evento a dir poco straordinario. Si spinse più in là e decise di vedere cosa sarebbe successo nel momento in cui sulla piante si fosse riversato un altro stimolo esterno questa volta negativo. La scelta cadde sulla bruciatura delle foglie; non fece neanche in tempo a tornare dall’altra stanza con i fiammiferi nelle mano che subito la pianta reagì di nuovo. Lo stimolo esterno non era stato ancora prodotto, come era possibile pertanto che questa avesse reagito? Backster ne dedusse che la pianta oltre ad avere una percezione che la portasse a rispondere a un fattore esterno avesse qualche capacità di leggere nel pensiero delle persone. Non c’era dubbio il campo della botanica si stava rivoluzionando e ulteriori esperimenti confermarono quanto Backster con quel semplice gesto quotidiano, il dare l’acqua alla pianta, sospettava.
L’agente dell’Fbi fece del proprio ufficio un vero e proprio laboratorio di sperimentazione avanzata scoprendo come le piante fossero sensibili a qualsiasi gesto loro fatto sia negativo sia positivo. Non solo erano sensibili a questi gesti ma con ulteriori esperimenti si scoprì come le piante (senza escludere frutti commestibili) erano sensibili a tanti fenomeni fisici quali elettromagnetismo, fenomeni atmosferici, corrente elettrica e numerosi altri. Era l’interazione umana tuttavia che interessava di più, infatti le piante erano capaci di entrare in simbiosi con gli esseri umani e addirittura di leggerli nel pensiero, capacità non certo secondarie per esseri considerati fino a poco tempo prima come animati. Le piante furono usate anche per le stesse indagini dell’Fbi; infatti sospettando di un delitto compiuto in un certo luogo dove era situata una pianta si decise di applicarle gli elettrodi sperando così di incastrare uno dei tanti sospettati facendoli entrare a turno nel locale dove era proprio situato il vegetale. Con stupore la pianta reagì di fronte al reale colpevole segno quindi di una percezione abile nonché di una notevole capacità di memorizzare gli avvenimenti accaduti nel passato.
Come possiamo spiegare tutti questi fenomeni, si saranno domandati stupiti gli scienziati? In effetti aspettarsi cotanto da esseri animati era qualche cosa di sicuramente straordinario e inimmaginabile. E’ da pensare tuttavia che gli scienziati scoprirono semplicemente quello che da millenni esisteva in natura ovvero una personalità quanto mai intrigante ed evoluta del mondo vegetale. Quanto detto potrebbe spiegare certi fenomeni osservati dai botanici come le piante carnivore con i loro abili trucchi per catturare gli insetti nonché le strategie delle piante rampicanti per trovare spazio dove collocarsi senza dimenticare l’elaborata tecnica della fotosintesi clorofiliana.
Le piante hanno una personalità e sono persone, giungono a dire Peter Tompkins e Christopher Bird nel loro La vita segreta delle piante, libro che ha lanciato l’argomento della possibile percezione delle piante con tutte le sfaccettature scoperte in alcuni anni con elaborati esperimenti. Una tale capacità di reagire con gli uomini spiegherebbe il perché dell’esistenza di tante percezioni positive sull’animo umano che possono accadere tanto come in una gita in campagna quanto nelle meditazioni trascendentali che spesso, come anche nel passato e come fece Siddharta, prendono piede nei boschi. Se ci rivolgiamo correttamente alle piante, basandoci sugli esperimenti fatti, possiamo trarne percezioni positive come l’effetto benessere che avvertiamo quando siamo a contatto con la natura, se ci rivolgiamo negativamente le piante lo mostreranno; come la caduta delle foglie dei Bonsai giapponesi a seguito, come ci dicono numerosi orientali, di una trascuratezza da parte dell’uomo.
Piante sempre più umane e sempre più vive quindi capaci di entrare in contatto per vie indirette con gli umani il che spiegherebbe anche perché nella magia se ne faccia massicciamente uso dove ogni pianta e ogni erba ha la sua proprietà benefica per un individuo. Le piante possono comunicare con l’universo e con esseri di altri mondi? E’ la domanda che si posero alcuni scienziati californiani alcuni anni dopo la scoperta delle percezione delle piante. Il Dott. George Lawrence dell’Ecola Institute di San Bernardino sulla scia di quanto stava succedendo a New York, durante un esperimento sulle piante del deserto californiano, avvertì come queste ultime erano capaci di captare segnali dall’universo persino meglio di quanto comuni radar potessero fare. Il fatto che ci fossero segnali da parti dell’universo non solo poneva la probabilità che ci fossero altri esseri là fuori ma che le piante avessero una maggiore capacità di comunicare con loro. Le piante quindi mostravano una capacità reattiva e comunicativa molto al di là di quanto fino a pochi decenni prima si sospettava.
Echi di presunti esperimenti sulle piante con risultati entusiasmanti ci giungono anche dal passato, esattamente dal Medio Oriente. In alcune tradizioni arabe si parla infatti di alberi a più teste, il che rimanda non solo a precisi processi di ingegneria genetica ma che queste ebbero risultati eccellenti anche sulle piante. Che gli antichi abbiano capito ben prima di Backster le proprietà delle piante? Gli Egizi sembrano essere andati oltre, si nota infatti in un disegno egizio una quercia (o almeno qualche cosa che gli somiglia) allattare un uomo adulto (anche se il fatto potrebbe essere preso per via simbolica). Viene tanto da sospettare che gli Egizi, le cui capacità scientifiche sembrano essere state molto avanzate, abbiano trovato un mezzo per rendere addirittura le piante animate e quindi capaci di reagire con le persone più di quanto non facciano oggi per via indiretta.
Vige la teoria infatti, tuttavia in alcuni tratti fantascientifica, che in un antico passato possa essere esistita una civiltà di piante animate e che su altri pianeti si possa essere sviluppata una sorta di regno di piante vive con capacità ancora maggiori di quelle terrestri.
Astrobiologi ed esobiologi hanno posto la condizione infatti che in qualche pianeta lontano si possa sviluppare una civiltà di piante con caratteristiche e percezioni diverse influenzate dall’ambiente e dall’atmosfera. Benché non ci siano ancora prove dell’esistenza di una flora extraterrestre non è escluso che simili forme di vita stiamo prendendo vita o prenderanno vita in un futuro. Una natura sempre più viva quindi che alla volte ci sembra dire quello che sente e quello che vorremmo noi facessimo per lei.
Se le piante sono vive anche tutto il mondo lo è, ci dicono i sostenitori della teoria Gaia, iniziata da un certo James Lovelock, che vuole la terra come un automa con tanto di coscienza e sensibile al continuo inquinamento da parte dell’uomo che distrugge, senza rendersene conto, i cicli che stanno alla base e quindi gli stessi ecosistemi, dove la fitomassa ovvero la biomassa vegetale, gioca un ruolo importante. La natura, secondo la teoria Gaia, reagirebbe a queste ferite provocando inondazioni, maremoti, cicloni e tutti i disastri naturali che caratterizzano la nostra esistenza. Soltanto una teoria pseudo ambientalista? Non diremmo, poiché se è stato ampiamente dimostrato che le piante hanno una percezione anche la natura di cui le piante fanno parte ne possiede una e così il mondo che contiene la natura. Nonostante le numerose politiche ambientali, l’utilizzo di fonti di energia alternativa ,la costruzione di case ecologiche e l’avvento della bioarchitettura, l’uomo continua ad inquinare e a distruggere la natura senza rendersi conto che questa è viva e che sembra quasi gridare come le piante le cui foglie vengono strappate o come un bonsai a cui non si dà retta. Impariamo pertanto a rispettare la natura e a creare un ambiente confortevole in cui vivere poiché come abbiamo imparato le piante e la natura possono regalarci favolose sensazioni. Noi esseri umani dobbiamo imparare a capirle e a canalizzare quanto meglio possiamo queste energie, così da avere una vita migliore, in armonia con la natura e con lo stesso universo.
PASQUALE ARCIUOLO
Bibliografia:
Peter Tompkins e Christopher Bird, Vita segrete delle piante, Net;Pérez de la Hiz Carmen, Potere segreto delle piante, Hobby and Work;Francé, Raoul Heinrich, Germs of Mind in plants, Charles H.Kerr & Co., Chicago 1972;Arditti,Joseph and Arnold Dunn, Experiment Plant Physiology: Experiments in Cellular and Plant Physiology, Rinehart & Winston, New York, 1969;Darwin, Charles R., The power of movement in Plants, Da capo Press, New York, 1966;De la Warr, George, Do plants feel emotions?Boulton Brett, Do Plants think?, Ladies Home journal Maggio, 1971;Shaffer Ron, Your plants may be perceptive, Washington post, 1972;Sygne Patrick, Plants whit personality, Lindsay Drummond Ltd, London, 1939;Taylor J.E., The sagacity and Morality of Plants, Chatto & Windus, 1884;Scott Bruce I.H., Electricity in Plants, Scientific America Ottobre, 1962;Dixon, Royal, and Franklin E. Fitch, Personality of the plants, Bouillon –Biggs, New York, 1923;Pelt, Jean-Marine, Evolution et sexualité des plants, Horizon de Paris, 1970;Kirlian ,Semyon D. and Valentina H., Investigation of Biological Objects in High-frequency Electrical Fields-Bioenergetic questions and some answers, Alma Ata, U.R.S.S., 1968;Dowden Anne Ophelia, The secret life of the flowers, Odyssey Pres New York, 1964;La Paglia Roberto, Le erbe magiche, Xenia;B. Anzalone, Botanica farmaceutica, L'Aquila, Japadre, 1976;Grime, J.P., Plant strategies and vegetation processes, Wiley Interscience, New York NY.;Breckle, S-W., Walter's Vegetation of the Earth, New York: Springer Publishing, 2002;Van Der Maarel E., Vegetation Ecology, Oxford: Blackwell Publishers, 2004;Kabat, P., et. al., Vegetation, Water, Humans and the Climate: A New Perspective on an Interactive System.
Heidelberg: Springer-Verlag, 2004:
James Lovelock, Le nuove età di gaia, 1991, Bollati Boringhieri;James Lovelock, La rivolta di Gaia, (2006, Rizzoli);Hope Murry, Magia egizia 1989, Edizioni Mediterranee;Priestley, Joseph, The history and present state of electricity with original experiments, London 1967;William Moulton Marston, The Lie Detector Test;Plonsey R., Barr R.C., Bioelectricity: a quantitative approach, Kluwer Academic/Plenum Publishers, New York, 2000;Mackay ,R.S., Biomedical Telementry, Interscience, 1970;Patrizia Garzena, Marina Tadiello, Cura Naturale della Casa, Fag Milano;Marco Nieri, Bioenergetica Landscape, Sistemi Editoriali;Lorenzini G. e Nali C., Le piante e l'inquinamento dell'aria, Springer Verlag Italia, 2005;Paolo Mazzali, L'inquinamento atmosferico - origine, prevenzione, controllo Pitagora Editrice Bologna, 1989;Speciani A., Resistere all'Inquinamento, Tecniche Nuove, 2001;http://www.life.com
http://www.amadeux.net/sublimen/dossier/mozart_e_piante.html
Le mucche e le piante amano Mozartdi Marco Stefanelli
Alcuni studi condotti dall'Università di Madison nel Wisconsin (Usa) hanno dimostrato che la produzione di latte nelle mucche che ascoltano musica sinfonica aumenta del 7,5%. Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella stalla quando suona della musica. Negli ambienti e laboratori scientifici vengono spesso osservati i risultati di esperimenti compiuti su piante e animali, quando gli effetti sulla fauna e la flora sono stati sufficientemente provati si passa alla sperimentazione sull'uomo. A tal proposito citiamo un episodio studiato dal medico e psichiatra Rolando Benenzon, autorità mondiale in materia di musicoterapia: "Un contadino dell'Illinois (Usa) piantò due serre che si trovavano nelle stesse condizioni di fertilità, umidità e temperatura, gli stessi semi; in una serra applicò degli altoparlanti che diffondevano musica 24 ore su 24.
Dopo un certo periodo si accorse che nella serra dove era diffusa la musica il mais era germogliato più rapidamente, il peso della pannocchie era maggiore e che il quoziente di fertilità del terreno era aumentato; le piante più vicine agli altoparlanti erano rovinate per effetto della vibrazione sonora. Il successo fu così grande che adesso in Canada si utilizza la musica per le colture e si è osservato che le vibrazioni sonore sono in grado di distruggere un particolare microrganismo parassita che attacca il mais. Per quanto riguarda la medicina veterinaria circola la battuta che le mucche amano Mozart e che, al contrario, Wagner ed il jazz, ostacolino la produzione di latte. Ma nei centri americani il problema viene studiato con serietà. Una statistica dell'Illinois dimostra che il rendimento delle mucche nelle stalle adiacenti agli aeroporti diminuisce fino a diventare nullo a causa del rumore".
Gli animali possono percepire le varietà di suono e alcuni possono addirittura riscontrare differenze tra i vari compositori e stili musicali, senza però ricordare le melodie e l'aspetto olistico della musica. Questo suggerisce che siano coinvolti alcuni meccanismi del cervello primitivo in almeno alcune delle risposte ai suoni. In Canada, durante gli anni sessanta, esperimenti di laboratorio misurarono gli effetti della musica sulle piante, sottoponendole a toni diversi. Esposizione a musica "heavy metal" fece inclinare le piante nella direzione opposta, mentre musica classica cullò le piante verso la fonte del suono. Ma nel caso di musica devozionale indù - e le canzoni di Ravi Shankar in particolare - i gambi volsero in eccesso di 60º in orizzontale, forse l'angolo più rilevante che sia mai stato riprodotto dall'uomo. Gli ulteriori esperimenti all' Università di Annamalai, applicando canzoni devozionali indiane, generarono effetti supplementari: il numero di "stomata(1)" nelle piante utilizzate per l'esperimento era del 66% più alto, i muri epidermici erano più spessi, e le cellule erano più lunghe e più larghe di quelle de campioni di controllo [cioè altre piante non interessate dal fenomeno], qualche volta fino al 50% e oltre. Cambi biofisici simili possono accadere in piante raccolte da cerchi nel grano. Gli esperimenti condotti costantemente fin dal 1989 dal fisico americano Dott. W. Levengood mostrano come l'energia che crea i cerchi nel grano è capace di colpire l'embrione del seme e la crescita di pianta, allungare i nodi della stessa, persino alterare il modello dei loro cromosomi.
(1) Stomati: piccoli "buchi" nelle foglie che, permettendo l'evaporazione dell'acqua da una pianta, producono un movimento verso l'alto dell'acqua all'interno della pianta stessa. Si aprono rilasciando acqua e assumendo anidride carbonica, si chiudono in periodi di stress da carenza d'acqua allo scopo di conservare acqua. In questo caso non possono assumere anidride carbonica.

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Correrre per la musica


Technologia, sport e moda trovano un terreno comune in questo interessante concept che sfrutta il movimento dell'utente per tenere in funzione un lettore MP3: rallentare la corsa significa rallentare il tempo di un brano. Un buon incentivo per proseguire nel ritmo utile all'allenamento!

Il Player cinetico disegnato dai lituani Inesa Malafej e Arunas Sukarevicius è un concepts che coniugano tecnologia e basso impatto energetico in un modo del tutto innovativo: quando si dice 'sentire' l'energia del proprio corpo :)


Fonte:http://futuroprossimo.blogosfere.it/


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Dallo spazio alla vita quotidiana : I buchi neri ci daranno energia

SERVIRÀ A PRODURRE ENERGIA

Creato un buco nero in laboratorio

È stato realizzato da ricercatori della Southeast University di Nanchino, in Cina

MILANO -
Sembrava solo un esercizio teorico quando all’inizio dell’anno due ricercatori proponevano la creazione di un buco nero in laboratorio. Ora Tie Jun Cui e Qiang Cheng della Southeast University di Nanchino (Cina) lo hanno realizzato tra la meraviglia degli stessi teorici. La realizzazione è interessante per le prospettive pratiche che già si immaginano. Quando Evgenii Narimanov e Alexander Kildshev della Purdue University nell’Indiana (Usa) lo ipotizzavano partivano dall’idea di riprodurre le stesse proprietà di un buco nero cosmico nel quale un’intensissima forza di gravità piega lo spazio-tempo circostante impedendo che anche la luce sfugga. E calcolavano anche come costruire uno strumento che materializzasse il loro sogno: in pratica una struttura di elementi cilindrici concentrici con un cuore centrale. Essi avrebbero avuto la capacità di concentrare l’energia luminosa nel cuore, intrappolandola proprio come fanno i mostri del cielo.

MICROONDE INVECE DI LUCE - Dalla teoria alla pratica si è arrivati in fretta all’università di Nanchino partendo dalla teoria elaborata all’università americana. E i due scienziati hanno dimostrato che funziona utilizzando invece della luce visibile delle microonde. Queste vengono catturate e deviate verso il centro senza più uscirne. E dal cuore dove cadono viene generato calore. «Siamo sorpresi che ci siano riusciti così rapidamente» ammettono i teorici statunitensi. «Passare alla lunghezza d’onda della luce visibile – però aggiungono – sarà più complicato e bisognerà far ricorso a materiali diversi». La coppia cinese non si dimostra per niente intimorita dal commento dei concorrenti e anzi aggiungono: «Siamo fiduciosi di riuscire nell’impresa della luce già entro l’anno». Quando ci riusciranno la nuova «tecnologia del buco nero» sarà preziosa per fabbricare celle solari molto più redditizie di quelle finora concepite. «E non serviranno più – nota Narimanov – grandi paraboloidi per concentrare e utilizzare la radiazione solare», come per esempio oggi accade per il solare termodinamico. È solo questione di tempo: dai principi cosmici arrivano così vantaggi quotidiani «energetici». E questi buchi neri da laboratorio non hanno nulla a che fare con i buchi neri che qualche giocherellone ha ipotizzato si possano fabbricare nei laboratori atomici del CERN a Ginevra. È tutta un’altra questione.

Giovanni Caprara

fonte

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Da Hermes e Wally il lusso ecologico




Meta yacht e meta villa galleggiante, questo originale concept d’imbarcazione non ben identificata, presentato ieri al Monaco Yacht Show, dalla marca di lusso Hermes e dal noto costruttore italiano di yacht su misura Wally, sfida l’immaginazione. Sembra una base navale segreta uscita da un film di James Bond. “Il mio sogno era quello di un’isola galleggiante” spiega Luca Bassani, proprietario dei cantieri Wally. Il Why 58 vanta numeri da capogiro. Con i suoi 58 metri di lunghezza e 38 di larghezza, occupa lo spazio di tre grandi yacht. 3.400 m² di superficie abitabile, tre terrazze solarium a gradini, una piscina di 25 m. che sposa la forma della prua e una sala fitness. La suite dell’armatore si distende su ben 200 m², con un terrazzo altrettanto grande. Il Why è stato elaborato sulla base di uno scafo esistente, utilizzato dalle navi che posano i cavi sottomarini. Il vantaggio è una grande stabilità sul mare, e l’inconveniente una velocità massima di 14 nodi. I 900 m² di pannelli solari alimenteranno un motore ibrido diesel-elettrico, riducendo della meta il consumo di carburante, risparmiando così 200 tonnellate di combustibile diesel l’anno. Ma oltre l’uso privato limitato, visto il suo prezzo previsto secondo le attrezzature tra 60 e 100 milioni di euro, potrebbe essere utilizzato ad uso crociere di lusso per 12 persone e 20 membri di equipaggio, oppure come hotel galleggiante con 40 camere.
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Sulla nostra Luna c’è un elemento che darà energia pulita per 10.000 anni?

Pubblicato da centroufologicotaranto

luna-apollo-bigLa conferma non è ancora arrivata ufficialmente, ma molti indizi portano a ritenere che sulla nostra luna (Selene) ci sia un raro elemento che potrebbe risolvere la crisi e l’inquinamento energetico. Stiamo parlando dell’Elio-3. Sarebbe questo il vero scopo delle missioni spaziali che andranno a seguire nei prossimi pochi anni. Scoprire e portare sulla Terra questo importante combustibile pulito. Secondo scienziati della University of Wisconsin-Madison le rocce lunari contengono tutta l’energia che gli Stati Uniti hanno bisogno in questo millennio. “La superficie selenita è colma di Elio-3, fonte d’energia“, dichiara Gerald Kulcinski, professore di Ingegneria Nucleare e direttore del Fusion Technology Institute dell’Università. “Se riuscissimo a far atterrare una navetta spaziale sulla Luna, riempire i contenitori con carico di Elio-3 prelevati dalla superficie e riuscissimo a portare ciò sulla Terra, avremmo risolto il problema energetico per molti anni. L’Elio-3 prevede l’emissione di energia pari ad un milione di volte superiore, per libbra, di quella prodotta da una tonnellata di carbone. E non produce emissioni di gas serra” Ha dichiarato Kulcinski all’agenzia di stampa “Associated Press”. Oltre gli americani, anche i cinesi e gli indiani sono molto interessati all’Elio-3. Secondo quanto riferito all’agenzia di stampa “Xinhua News Agency” il Capo Scientifico del Programma Lunare cinese ha dichiarato che “si studieranno nuove prospettive per l’umanità in fatto d’energia. E questo grazie alla Luna. Quando l’ottenimento di energia nucleare dall’Elio-3 diverrà realtà, l’energia prodotta potrà soddisfare le esigenze dell’umanità per circa 10.000 anni“.

Fonti di informazioni (in inglese) http://www.ap.org/ e http://www.winnipegfreepress.com/opinion/westview/why-race-to-the-moon-59168387.html

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Envion abbraccia il detto napoletano "A munnezza è ricchezza"

Quando il vulcanico Dott.Mariniello mi ha detto ieri una frase che ripete da 30 anni (questi sì che sono futuristi) ho sorriso di gusto. La frase in questione è "A' Munnezza è Ricchezza". Traduco dal napoletano? Dai, non c'è bisogno.

Leggete qua:

Bottiglie di plastica, scatoline, shoppers e altri oggetti plasticientrano in un contenitore alto 3 piani: dopo 10 minuti, dall'altro lato viene fuori un'olio sintetico che può essere usato come carburante.

Il generatore della Envion presentato oggi rappresenta il culmine di uno sforzo decennale per l'azienda che più di tutte ha promosso la guerra al costo dei carburanti e la protezione dell'ambiente: fa parte di un progetto pilota che l'azienda ha fatto partire in varie discariche.

"Stiamo dando risposta a diverse questioni ambientali,"dice Michael Han, capo esecutivo del progetto: la tecnologia lavora fondendo la plastica in un ambiente privo di ossigeno, per separare gli idrocarburi dagli additivi. I primi vengono riutilizzati, i secondi gettati.

Futuroprossimo vorrà vederci chiaro. Ogni giorno riceviamo mail di qualcuno che vuole realizzare combustibile partendo da qualsiasi cosa, finanche carcasse di tacchino..

La Envion però sembra sapere il fatto suo: il generatore, fanno sapere i vertici dell'azienda, può convertire ogni tipo di plastica in olio sintetico, dai 3 ai 6 barili per tonnellata (dipende dal tipo di materiale bruciato). I costi? 7€ per barile di petrolio sintetico contro i 55€ di un barile di greggio.

Il generatore, con la sua capacità di 6000 tonnellate l'anno di materiale plastico (equivalenti a 18000-36000 barili), è una versione ridotta di quello che sarà il prodotto di punta della Envion: un generatore da 10.000 tonnellate, che può produrre fino a 60.000 barili. Costerà intorno ai 6 milioni di euro.

Allora? Il Dott.Mariniello ha ragione o no? :)

FONTE

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FUSIONE FREDDA: IL RAPPORTO 41 E LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA DIMENTICATA DALL’ITALIA


Il rapporto 41: la rivoluzione scientifica dimenticata dall’Italia


Nel 2001 l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati dell’Enea crea un collettivo di scienziati per studiare e realizzare la fusione fredda, annunciata come nuova teoria scientifica 10 anni prima da Fleischmann. Rubbia, già premio Nobel per la fisica, è stato uno dei primi nel credere nella fusione nucleare a temperatura ambiente che produce energia immensa, e fu lui stesso a richiedere la stesura di un rapporto dettagliato sui risultati dell’esperimento per ottenere una risposta chiara e incontrovertibile sulla possibile realizzazione della free energy. Intendeva infatti presentare una prova all’intero mondo accademico scientifico che la rivoluzione scientifica era già in atto, ed era nelle mani dell’Italia con dei risultati vivi, proprio quando a livello mondiale la fusione fredda veniva completamente affossata per far posto alla fusione termonuclerare controllata, cd. progetto Iter. Inizia così l’avventura tutta italiana nella fusione fredda alla ricerca di una nuova fonte di energia, che incontrerà tuttavia molteplici difficoltà per vincere innanzitutto lo scetticismo diffuso a livello degli alti vertici che tra i singoli individui.

Il gruppo di ricercatori composto dal Prof. Emilio Del Giudice, Antonella De Ninno e Antonio Frattolillo, team che aveva assistito il prof. Preparata nella stesura del protocollo per la replicabilità della fusione fredda, costruisce una cella di energia che sprigiona molta più energia di quanto non ne venga immessa. In una camera termostatata, che mantiene cioè una temperatura costante, viene immessa una pila che ha all’interno una barra di palladio immersa in un litro di acqua pesante, ottenuta mediante un trattamento delle molecole dell’acqua composte così da atomi di deuterio. Alimentando la pila con una fonte di energia, la barra di palladio attira gli atomi di deuterio nelle porosità del metallo, sino ad indurre alla fusione dell’idrogeno in virtù di reazione fisico-chimica. Durante la reazione un sensore rileva la produzione di elio e un alto aumento di temperatura, quindi produzione di energia in una quantità superiore rispetto a quanta ne sia necessaria in ingresso. Non esiste in questo caso un sistema di ingegnerizzazione e la produzione di energia avviene in grandi quantità, quindi in maniera non dosata come la combustione della benzina e in diverse forme elettromagnetiche, cosa che necessiterebbe di una tecnologia specifica per ogni gamma di frequenze.

L’esperimento aveva dunque come obiettivo quello di verificare che la reazione che causava calore e una grande energia luminosa, era di tipo nucleare. I ricercatori rilevando delle tracce di Elio-4 e degli eccessi di calore, che hanno confermato che la fusione dell’idrogeno era avvenuto grazie ad una reazione nucleare: da questo punto di vista l’esperimento può dirsi riuscito. Rubbia in primo momento convoca gli scienziati danno anche un suo contributo per completare il rapporto e i risultati dell’esperimento scientifico, ma poi sparisce abbandonando i ricercatori e il gruppo di lavoro.

Cosa abbia a quel punto scatenato l’indifferenza e il rifiuto di quel progetto possiamo solo sospettarlo, in quanto molti e forse troppi sono stati gli ostacoli e le barriere da sormontare. In ogni caso è strano che questo arresto sia avvenuto proprio nel momento in cui si erano ottenuti dei primi risultati concreti: sino ad ora è stato confermato che questo sistema in condizioni corrette riesce a produrre – oltre la potenza immessa – dal 10% a molte migliaia di volte la potenza in entrata. È inoltre emerso che negli esperimenti di fusione fredda sono stati trasmutati elementi, sono apparsi degli atomi che non erano presenti prima che gli esperimenti cominciassero.

In ogni caso era giunto il momento di investire vere e ingenti risorsi in quel piccolo esperimento per ottenere dei risultati percepibili anche dalla collettività, per poter dire che questa è a tutti gli effetti una forma di energia. Nel 2004 il Ministero delle Attività Produttive, convoca la Presidenza della divisione Fusione dell’ENEA, dopo aver letto il “rapporto41” sollecitò il ripristino delle ricerche concedendo un finanziamento per portare avanti il progetto, da affidare tuttavia ad un altro gruppo di lavoro, coordinato da Vittorio Violante e collegato a gruppi di ricerca in Giappone e in America.

L’Enea ha senz’altro agito per difendere parte dei suoi stessi interessi, per evitare di raccogliere un fallimento a livello internazionale per via di un progetto che richiedeva troppi anni per cominciare a dare i suoi frutti nonostante i modesti mezzi da impiegare per continuare la ricerca. Tuttavia, abbandonare così la fusione fredda, persa tra le pagine dell’internet e preclusa ai media accreditati a livelli più elevati o tra le masse è un vero crimine contro l’Umanità, perché significa cancellare anni di studio e di ricerca.

I giornali continuano a passare notizie di cronaca o di guerre per il petrolio, e non vogliono dare una speranza alle persone, non vogliono che la gente sappia che una soluzione a tutto questo c’è e che bisogna solo resistere e combattere giornaliermente affinché cambi il nostro modo di vivere e di pensare. L’egoismo oggi ci rovina e non ci permette di capire la vera portata di una rivoluzione energetica e anche le terribili conseguenze che porterà se non siamo pronti abbastanza per adeguarci all’impatto della nuova era.

L’Italia aveva senz’altro tra le mani un grande progetto, ma peccando di inesperienza e di codardia ha preferito restare nelle retroguardie lasciando ad altri il rischio della sperimentazione e del fallimento delle ricerche. La fusione fredda è ora nei laboratori delle più grandi multinazionali, delle società private e dei CNR di moltissime nazioni, ma ognuna di esse custodisce con gelosia il segreto delle proprie ricerche perché rappresenta l’arma del futuro.

Dato che noi siamo sempre stati in guerra, abbiamo un sistema economico che non è consono alla civiltà umana ma è basato sul controllo e sulla schiavitù, ed ecco perché i soldi e il petrolio sono un dio che è al di là dell’uomo, come lo dimostra un semplice dollaro. Pur ammettendo che oggi riusciamo a trovare una nuova energia, cosa potrà accadere? Il sistema non cambierà dall’oggi al domani, e quando lo farà ci saranno innumerevoli vittime, una strage provocata dalle guerre e dalle patologie che si verranno a creare per cambiare uno stile di vita. Prima che questa nuova energia venga immessa sul mercato, passeranno 15 anni, e nel frattempo la lotta al controllo del gas e del nucleare ci porterà alla guerra perpetua. Noi tentiamo di dare anche delle spiegazioni all’occultamento della fusione fredda, ma non è semplice accettarle, in quanto la risposta si trova nel nostro sistema economico, e se alcune persone tacciono dinanzi a queste domande è perché non intendono dare molte spiegazioni e dunque nonrispondono.

Se l’Enea ha deciso di interrompere il progetto per poi riprenderlo sotto altri vesti è perché segue delle leggi economiche basate sul sistema del petrodollaro, ed è costretta a farlo in quanto adesso non può uscirne e mettersi al di sopra. Per accettare la fusione fredda occorre essere in grado di accettare l’idea che occorre rivedere alcune teorie pluriacclamate dagli esperti in quanto errate, che l’energia può crescere all’infinito, che è decentrata e deve essere diffusa in maniera indistinta.

Molte altre volte avremo l’impressione di capire cosa stia veramente accadendo tra le alte sfere, ma poi ci accorgeremo di essere manipolato e di aver raggiunto il loro scopo. Informiamo le persone della scoperta della fusione, ma diciamo loro che dovranno fare dei sacrifici per ottenerla, dovranno cambiare se stessi e non imputare ad altri esterni dei problemi e del male che esiste in ognuno di noi.


Fonte:
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Ricarica il tuo cellulare al mare

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Chi lo ha detto che le vacanze estive sono terminate? Il vostro capo probabilmente, ma ciò non toglie che durante i fine settimana possiate ancora scappare al mare, a godervi la fine di una stagione spettacolare. Anche oggi la tecnologia ci mette lo zampino però, e propone un tubo che sembra per l’ombrellone, da conficcare nella sabbia, ma che è tutta un’altra cosa.

Visto che la quantità di gadget tecnologici che si usano in spiaggia oggi è aumentata notevolmente, tra cellulari, palmari, portatili, lettori mp3 etc, i design Se Kim, Min-Goo Kim & Kim Dong-Eon, hanno ben pensato di disegnare il solar tree.

Se vi state domandando a cosa possa servire, è presto detto. Consente di collegare tre apparecchi elettronici e di ricaricarli. In questo modo tutti gli sbadati, io per prima, che si dimenticano di caricare il cellulare prima di uscire, o quelli che si ritrovano belli stesi sul proprio telo da mare, con un iPod scarico, potranno avere la loro rivincita.

Solar Tree possiede il pannello solare, che ne consente la ricarica nella parte superiore. Si tratta di un accessorio davvero insolito, molto leggero e non male per gli sbadati.

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La Volkswagen si lancia nell'impresa di eliminare il nucleare dalla Germania. Come? Con uno "sciame di energia"

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Volkswagen apre una parentesi non automobilistica per sviluppare un progetto molto ambizioso, in collaborazione con l'azienda energetica Lichtblick: l'obiettivo è installare 100.000 unità co-generative di energia in Germania come parte di un esperimento chiamato SchwarmStrom ("sciame energetico".)

Se dimostrerà buoni risultati, lo "sciame energetico" sostituirà tranquillamente le centrali nucleari e a carbone, fornendo la stessa riserva di energia ma riducendo le emissioni di più del 60%.

MINI-CENTRALI DOMESTICHE - Il nucleo del piano èinstallare mini-centrali a gas nelle case, e permettere loro di 'lavorare in rete' producendo l'elettricità equivalente a quella prodotta da due reattori nucleari in un anno. Le mini-centrali forniranno anche calore, acqua calda ed elettricità all'abitazione, convogliando l'energia in eccesso nella 'smart grid' locale.

Lichtblick, partner della Volkswagen, sottolinea le sue credenziali 'verdi' scegliendo l'uso di biogas e confermando che i vantaggi per le case saranno immediati, con consumi energetici ridotti di oltre il 40%. Come sempre è il costo iniziale del sistema a destare non poche preoccupazioni: 6900€ è una cifra (questa si) paragonabile a quella di un'auto.

Da una dichiarazione congiunta di VW e Lichtblick:“SchwarmStrom sta per rivoluzionare la produzione di energia in Germania, spianando la strada all'introduzione di più energie rinnovabili e all'uscita dal nucleare. Le centrali domestiche formeranno una enorme, invisibile rete elettrica che non ha bisogno di grandi infrastrutture per veicolarsi".

La chiave del successo è tutta nel raggiungimento di un obiettivo: l'effettivo risparmio per le abitazioni, che farà la differenza tra l'acquisto della mini-centrale e la rinuncia.

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Lego Technic. Motore Lego pneumatico 8 cilindri a V da 1000 giri!

Con il Lego Technic è possibile realizzare componenti meccanici davvero sorprendenti. In questo filmato possiamo vedere un motore 8 cilindri a V realizzato mediante il Lego Technic e funzionante grazie ad un flusso d’aria compressa incanalato nei cilindri del motore. Questo motore pneumatico è in grado di raggiungere addirittura i 1000 giri al minuto.

L'aria è distribuita nei cilindri attraverso le valvole. Il resto avviene come in un vero motore a movimento alternato, trasformato in rotazione tramite l’albero a gomiti. I cilindri Lego gli interruttori e tubi in gomma rendono il tutto a tenuta stagna.

Davvero una stupenda realizzazione. Vi lascio ammirare la “potenza” di questo motore Lego Technic.

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Ci hanno rubato la scienza, circa cento anni di Storia

La vecchia Tesla Car sarà la macchina del futuro

vecchia Tesla Car alimentata da le onde elettromagnetiche - senza batterie

vecchia Tesla Car alimentata da le onde elettromagnetiche - senza batterie



Tesla Motors

Tesla Motors

La Tesla Motor ha annunciato che il prossimo 12 luglio, a Santa Monica, lancerà sul mercato la Tesla Roadster , un’automobile completamente elettrica, un’auto sportiva a zero emissioni, che può raggiungere i 100 chilometri all’ora in soli 4 secondi, e percorrere circa 400 chilometri con un “pieno” di energia. Non si tratta di un’auto “ibrida”, in quanto il motore è alimentato esclusivamente dall’energia elettrica. Il progetto di 40 milioni di dollari ha degli sponsor d’eccellenza, Larry Page e Sergey Brin, padri di Google.

Lei sarà l’automobile del futuro, una risposta a tutte le nostre domande: non usa benzina, nessun tipo di olio, appena alcuni montaggi di grasso, non ha radiatore da riempire o che si possa congelare, nessun problema al carburatore, e soprattutto non emana sostanze inquinanti.
L’automobile del mistero appartiene, ancora una volta, a Nikola Tesla, che nel 1931, sostenuto dalla Perfor-Freccia Co. e dalla General Electric, sostituì il motore a benzina di una Perfor-Freccia con un motore elettrico di corrente alternata di 80 cavalli, senza una fonte di energia esterna, senza batterie: installò sull’auto un piccolo circuito collegato a distanza ad un’antenna che trasmetteva nell’etere energia.

Essa possiede vantaggi che gli arcani modelli con il motore a scoppio non potranno mai offrire: assoluta assenza di rumore, azionandosi semplicemente con la chiave dell’accensione, e di inquinamento. Sino al 1912 tali veicoli circolavano seguendo la tecnologia i Edison, con batterie limitate nella carica e nella potenzialità, che dovevano essere ricaricate ogni notte per potersi spostare. Intanto la Westinghouse Co., a cui Tesla aveva ceduto gran parte dei suoi brevetti, stava vendendo e installando il generatore a corrente alternata di Tesla in tutto il paese, mentre la Edison Power Co., sua diretta concorrente, perdeva quote di mercato, perché finchè si utilizzavano le batterie come alimentazione non si andava avanti.

Tesla dunque sostituì il motore a benzina con uno cilindrico, interamente incluso nel motore, con un ventilatore di raffreddamento ma senza alcun distributore, e con una scatola che fungeva da “ricevitore di energia”, o meglio da convertitore di energia gravitazionale.
I convertitori avevano inoltre 12 tubi di aspirazione ed erano collegati ad un’antenna che comunicava con un edificio che faceva da trasmittente. Tesla creò infatti una sorta di antenna, un accumulatore di energia che fungeva dunque da alimentazione per il veicolo, che viaggiava con un motore a corrente alternata e raggiungeva le 90 miglia orarie, con prestazioni che eguagliavano o superavano quelle di un normale motore a combustione interna, ma senza alcuna ricarica.

L’antenna era istallata al di fuori della vettura, collegata alla scatola posizionata nella parte anteriore della macchina, e ad un’officina accanto alle cascate del Niagara che trasmetteva energia. Con tale sistema ognuno avrebbe potuto creare la propria energia, cosa che non piacque molto a J.P. Morgan che decise di fermare il progetto della Torre di Wardencliffe di Tesla.
Alla domanda di dove fosse mai la fonte d’energia, Tesla rispondeva che questa era “nell’etere interamente intorno noi”, lo cedettero pazzo e così decide di portare con sé la scatola d’alimentazione. In realtà Tesla riuscì a sfruttare in qualche modo il campo magnetico della terra che avvolge il nostro pianeta, a tracciarlo e convogliarlo verso il veicolo, o meglio riuscì ad amplificare l’energia che è presente nell’aria per spingerla verso una macchina. Nel convertitore vi era abbastanza potere per illuminare una casa intera, oltre al gestire il motore di macchina.

Tuttavia il progetto non fu divulgato e la macchina fu tenuta in stretto riserbo dagli industriali che si appropriarono della stessa. Attualmente le società che conseguono più alti profitti sono proprio le industrie petrolifere, le sette sorelle, che occultarono subito quella tecnologia che avrebbe reso vani i loro investimenti e i futuri profitti. Così facendo si sono resi responsabili di tutti i crimini commessi nel corso di questo secolo, di guerre, di inquinamento, dell’olocausto e dei danni psichici e fisici della società attuale.
Ora vogliono venderci a caro prezzo una tecnologia che ha già cento anni di storia, che è già stata ammortizzata nei costi e nelle sperimentazioni, pubblicizzando l’avvento del futuro con essa.
Un’intera industria automobilistica continua a produrre automobili obsolete, dalle tecnologie di base banali, altamente inquinanti, ma che nelle loro politiche di marketing rappresentano l’avanguardia per progresso e meccanica. Ci hanno rubato la scienza, circa cento anni di Storia, ha alterato l’equilibrio climatico e biologico della Terra, che sarà travolta da sconvolgimenti e catastrofi naturali che rappresentano dei veri e propri fenomeni di riadattamento alle nuove condizioni.
Non smetteremo di combattere questa guerra, perché ognuno dovrà avere l’energia che gli spetta in quanto essere vivente del cosmo.

Video

Da quando le persone corrotte si uniscono fra loro per costituire una forza,
poi le persone oneste devono fare lo stesso
- Tolstoy -

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Energia dalle microalghe


microalghe_biocarburante
In un futuro prossimo le microalghe, organismi responsabili di circa il 50% della fotosintesi sulla terra e impiegate attualmente nella cosmetica, nella farmaceutica e nella biochimica verde, potranno essere utilizzate anche per produrre energia rinnovabile.

Un campo di applicazione a cui l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige guarda con interesse. Oggi, infatti, si è svolto un seminario organizzato
dal Centro ricerca e innovazione che ha visto intervenire, accanto ai ricercatori di San Michele, Graziano Tassinato, coordinatore della sezione
ricerca e sviluppo di Microlife, una società di biotecnologie fotosintetiche focalizzata sullo sviluppo di impianti a scala industriale per la produzione di microalghe a fini energetici, cosmetici, farmaceutici e di biochimica verde.
Fino ad oggi le microalghe sono state una risorsa poco sfruttata: infatti, delle 25 mila specie esistenti solo 15 vengono attualmente utilizzate. Ma
la tecnologia di coltivazione, finalizzata soprattutto alla ricerca delle possibili applicazioni, è un settore in espansione, soprattutto negli ultimi anni. Le microalghe possiedono, infatti, alcune caratteristiche peculiari che contribuiscono a renderle particolarmente interessanti dal punto di vista scientifico e applicativo. In primo luogo, possono essere coltivate in qualsiasi contesto -dalle acque dolci a quelle con elevate concentrazioni saline-; in secondo luogo possono essere impiegate in svariati campi d’applicazione.

“L’efficienza di conversione dell’energia solare in biomassa delle colture algali, e quindi la produttività per ettaro, è di gran lunga maggiore di
quella ottenibile con le colture tradizionali- ha spiegato Tassinato-. Se con un ettaro di girasole o di colza si possono produrre 700-1000 chilogrammi di olio per anno, le colture algali realizzate in adeguati impianti a reattori chiusi possono superare le 20 tonnellate di olio per ettaro e per anno, con un potenziale che supera le 30 tonnellate nei paesi tropicali. Il risultato dipenderà tuttavia dal possesso di un solido know-how sulla coltura all’aperto della specie algale selezionata per sostenere il processo, da condizioni climatiche estremamente favorevoli, da adeguate infrastrutture e da un’accurata messa a punto dell’intero processo in impianti pilota e dimostrativi di opportune dimensioni”.
www.reportonline.it
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Reattori a fusione 'low cost' entro 10 anni

Una centrale 'a fusione' nucleare potrebbe non essere così lontana: la General Fusion ha pensato ad un modo per creare un reattore a fusione 'low cost' dal prezzo inferiore a 800 milioni di euro: da quelle parti dicono che riusciranno a farlo in meno di un decennio, senza usare magneti superconduttori o lasers.

E come, allora?

Il prototipo del reattore a fusione 'low cost' è una sfera di circa 3 metri di diametro piena di litio liquido e piombo: quando il liquido viene fatto ruotare rapidamente si crea un vortice al centro della sfera, e sarà proprio lì che due 'anelli' di palsma creeranno un bersaglio per la fusione nucleare tra deuterio e trizio.

Esattamente in quel momento, 220 pistoni pneumatici inizieranno a martellare la sfera creando un'onda d'urto tanto forte da tenere insieme questi atomi di deuterio e trizio giusto al centro della stessa.

A quel punto, la fusione provocherà un quantitativo di energia, metà della quale verrà impiegata per alimentare i pistoni, mentre l'altra metà servirà per generare energia elettrica: mancano diversi dettagli (uno, non da poco, sarà quello di creare questo 'bersaglio' di plasma esattamente nell'istante in cui i pistoni partono), ma la startup ha già ottenuto 13 milioni di euro in fondi.

Il prototipo, se la cosa funzionerà, sarà pronto e funzionante entro 5 anni, mentre a 4 anni dal prototipo avremo il primo reattore low cost da 100 megawatt per 'soli' 400 milioni di euro.



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