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Scoperto un nuovo ominide. Forse da riscrivere la storia della razza umana


Vissuto 40 mila anni fa con i Neandertal e i Sapiens, cioè i nostri diretti antenati. I dubbi di alcuni studiosi

MILANO - Se la squadra di ricercatori che ha studiato un reperto trovato in una remota grotta dei monti Altai, in Siberia presso il confine con la Mongolia, ha ragione, allora la storia della razza umana è da riscrivere.
OSSO DI FALANGE - Secondo Johannes Krause, dell'Istituto Max Planck di Lipsia per l'antropologia evoluzionista, il pezzo di osso della falange di un dito rinvenuto nel 2008 nella caverna di Denisova, a 6 km dal villaggio di Chernyi Anui, è appartenuto a una specie di ominide diversa sia dai Neandertal sia dai moderni Homo sapiens (cioè noi). Il reperto è stato datato a 40 mila anni fa, ma in quell'epoca le uniche specie viventi di ominidi conosciuti sono appunto i Neandertal e i Sapiens. L'esistenza contemporanea di una terza linea finora sconosciuta obbligherebbe a rivedere dati ormai dati per acquisiti.
FUORI DALL'AFRICA - A questo risultato si è arrivati studiando il Dna ricavato dai mitocondri dell'osso rinvenuto. Un antenato comune delle tre specie (Neandertal, Sapiens e ominide di Altai) esisteva 1 milione di anni fa, viene spiegato sulla rivista Nature. Stabilito che il genere Homo si è originato in Africa e da là si è diffuso in tutto il mondo a partire da 1,9 milioni di anni fa con l'Homo erectus, le scoperte archeologiche hanno evidenziato che ci sono state altre due migrazioni dall'Africa: tra 500 mila e 300 mila anni fa quella dei Neandertal, poi 50 mila anni fa quella di noi uomini moderni. Ma i campioni del suolo della grotta di Denisova hanno consentito di datare i reperti tra 48 mila e 30 mila anni fa. Quindi l'ominide di Altai potrebbe essere venuto in contatto sia con i Neandertal, dei quali sono stati rivenuti resti a meno di 100 km dalla grotta di Denisova, sia con i Sapiens che frequentano gli Altai da più di 40 mila anni.
HOBBIT - Senza contare che i reperti trovati nel 2003 nell'isola di Flores in Indonesia, datati a 13 mila anni fa e chiamati Hobbit, potrebbero rappresentare un quarto ominide vissuto in contemporanea con i Sapiens, anche se su questi reperti il mondo scientifico è molto diviso.
SORPRESA E PRUDENZA - «Sono estremamente sorpreso per questa scoperta», ha dichiarato Svante Paabo, direttore del dipartimento di genetica dell'Istituto Max Planck, che ha aggiunto però prudentemente che occorrerà attendere l'analisi del genoma tratto dal nucleo delle cellule dei resti per stabilire se l'ominide di Denisova appartiene a una nuova specie o più semplicemente a una linea evolutiva diversa. Una posizione di prudenza come quella espressa da Fiorenzo Facchini, professore emerito di antropologia dell'Università di Bologna, secondo il quale prima di trarre conclusioni è necessario aspettare analisi più approfondite, non soltanto sul materiale genetico ma soprattutto sui reperti archeologici. Per l'esperto britannico Terence Brown, che su Nature ha pubblicato un commento alla ricerca, invece se le analisi saranno confermate «si sarà obbligati a rivedere la storia della recente colonizzazione umana dell'Eurasia».
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Scoperto di recente, sarebbe il piu' antico del mondo.


Un santuario realizzato forse nell'Era Neolitica, circa 12mila anni fa, e' stato scoperto di recente nella provincia turca di Sanliurfa.Sarebbe cosi' il piu' antico luogo di culto del mondo. La scoperta del santuario, che consta di centinaia di steli ormai in gran parte dissotterrati, e' avvenuta nella spianata di Harran, 17 km a est di Sanliurfa.

Finora il luogo di culto piu' antico era considerato un tempio scoperto a Malta e risalente a 5.000 anni a.C.



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La specie primitiva Hobbit visse un milione di anni

Lo indica una nuova datazione di utensili usati da uno dei più piccoli ominidi adulti mai trovati



Il misterioso uomo primitivo alto un metro e soprannominato Hobbit, i cui resti furono scoperti nel 2003 nell'isola indonesiana di Flores, vi ha vissuto per almeno un milione di anni, se non due milioni, e non 'soltanto' 880 mila anni come finora calcolato. Lo indica una nuova datazione di utensili usati dalla creatura dalle lunghe braccia e cervello piccolo, uno dei più piccoli ominidi adulti mai trovati nella documentazione fossile, che furono scoperti da scienziati australiani guidati dall'archeologo Mike Morwood dell'università di Wollongong, che descrive i risultati nell'ultimo numero della rivista Nature.
Finora le più antiche prove dell'esistenza dell'ominide, o Homo floresiensis, erano utensili di pietra datati 880 mila anni fa, trovati da Morwood con i resti di elefanti nani detti stegodonti e di altri animali, a Mata Menge, 40 km a est della caverna di Liang Bua, dove furono scoperti i resti dell'Hobbit. Gli utensili ora datati sono stati trovati a Wolo Sege, a circa 1 chilometro da Mata Menge, insieme con fossili di stegodonte, tartaruga gigante e draghi di Komodo, e sono identici ai primi utensili.
I resti di ominide trovati nella caverna sono stati datati fra 95 mila e 17 mila anni fa e sono gli unici finora scoperti. La nuova datazione degli utensili, scrive Morwood, fa risalire la loro presenza a oltre un milione di anni fa, "ma l'età dei primi di essi a Flores potrebbe facilmente essere il doppio". "Il dibattito è ora su quale fosse realmente l'antenato dell'Homo floresiensis", aggiunge.
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Con il legno il cuore sta meglio

Gli arredi in legno aiutano il cuore. Sei battiti al minuto in meno rispetto ad un arredo con materiali sintetici. Sono i risultati di una ricerca austriaca condotta su classi di alunni.
La scelta di arredare degli interni in legno può avere effetti positivi sulla salute. A sostenerlo sono i ricercatori dell'Istituto per la Diagnosi Non Invasiva del Centro di Ricerca austriaco Joanneum. In uno studio pilota durato un anno all'interno di una scuola si è potuto mostrare che in uno spazio arredato con il legno il cuore batte addirittura più lentamente e con un livello di stress inferiore è tutelato meglio dai rischi. "Finora la ricerca si è concentrata sull'effetto del clima interno, aria, rumore, luce, colore, ergonomia e disposizione della mobilia. Volevamo scoprire in quale misura incide il materiale" ha dichiearato il capofila Maximilian Moser.

Gli studiosi hanno confrontato e monitorato con mini apparecchi per elettrocardiogramma due classi di studenti. La prima aula era arredata con pareti, pavimenti, coperture e rivestimenti in legno, l'altra con linoleum, pareti in cartongesso.

Tra i due gruppi si sono evidenziate differenze evidenti. Gli studenti nella classe arredata in legno hanno mostrato un battito cardiaco più rilassato, con 6 battiti al minuto in meno rispetto all'altra classe.
Un segnale che mostra come la presenza del legno svolga un azione calmante, antistress sul sistema circolatorio. Diversi studi internazionali mostrano come una frequenza cardiaca inferiore corrisponda ad un'aspettativa di vita superiore.
Il perché di questo effetto sulla salute degli ambienti non è ancora stato spiegato esaurientemente. Moser suppone che la presenza di oli essenziali, così come la qualità della luce possano giocare a favore.  Potrebbero però anche essere le qualità stesse dei materiali naturali. "Il legno si carica meno da un punto di vista elettrostatico, quindi permangono  gli ioni negativi che influenzano positivamente la salute".
Studi preliminari hanno dimostrato che il solo fatto visivo non ha alcuna influenza, dal momento che i pannelli in finto-legno non hanno fatto emergere effetti paragonabili.

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Topi come lucertole: togli un gene e ricresce la coda



Sottraendo il «P21» i ratti sono in grado anche di riparare una ferita senza cicatrici

MILANO - Potrebbe aprire la strada in un futuro non troppo lontano a straordinarie possibilità di cura. Tuttavia per ora siamo ancora ai livelli di sperimentazione sugli animali. La scoperta però è di quelle che colpiscono la fantasia: anche i topi possono rigenerare i loro tessuti. Così se gli viene tolta la coda, un giorno potrebbe crescerne una nuova come alle lucertole. Questo è possibile anche togliendogli solo un gene, il «P21»: spegnendolo, infatti, i ratti con tessuti danneggiati riparano la ferita senza cicatrici. È quanto dimostrato dai ricercatori del Wistar Institute di Philadelphia diretti da Ellen Heber-Katz. Gli esperti hanno visto che, mettendo ko il gene «P21», topi con ferite possono rigenerare nuovo tessuto non cicatriziale, indicando la possibilità di ricreare tessuti lesi e guarire ferite in poco tempo senza cicatrici. Lo studio è stato riportato sui Proceedings of the National Academy of Sciences.
LO STUDIO - Proprietà rigenerative notevoli sono note solo per animali meno evoluti dei mammiferi, quindi invertebrati e vertebrati come gli anfibi, per esempio salamandre e lucertole. È noto che se la salamandra perde la coda può riformarla. Ma per un topo una capacità simile sembrava non esistere. Invece i ricercatori americani si sono accorti casualmente studiando topi di laboratorio con ferite (veri e propri buchi) alle orecchie che alcuni di essi erano capaci nel giro di poco tempo di chiudere i buchi mostrando un orecchio sano e senza segni. Indagando a fondo i topi dalle misteriose capacità, gli scienziati si sono accorti che questi roditori erano privi del gene «P21». A ciò corrispondeva la capacità delle cellule a livello della lesione di rigenerarsi spontaneamente, grazie all'entrata in azione di cellule staminali, riformando appunto tessuto sano non cicatriziale. Lo studio approfondito del «P21» e del suo funzionamento potrebbe aprire dunque nuove strade per la rigenerazione di tessuti malati.
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TROVATO IL PIU' ANTICO INSEDIAMENTO UMANO DI 150.000 ANNI IN MESOPOTAMIA

Una spedizione di archeologi ceca ha trovato resti di circa 150.000 anni insediamento preistorico di Arbil, nel nord dell'Iraq, che è stato il più antico finora scoperto in questa parte del nord della Mesopotamia, la squadra di testa Karel Novacek ha detto ai giornalisti Venerdì. Gli archeologi hanno rivelato un elevato numero di elementi, soprattutto strumenti di pietra preistorica, di circa nove metri sotto terra ad Arbil, capitale della regione autonoma kurda, ha detto archeologo Novacek, presso l'Università della Boemia Occidentale a Plzen. La spedizione di otto membri, tornato dall'Iraq alla fine dello scorso anno. Il team composto da esperti della University of West Bohemia, accademici e istituti universitari di Praga e da due società. Esperti cechi sono riusciti a trovare la prova del più antico insediamento umano in località come tutti gli altri reperti di spedizioni americane che vi lavorano 50 anni fa, sono probabilmente più giovani. "Siamo stati la prima spedizione estera in questo settore in quanto la seconda guerra del Golfo nel 2006," Novacek aggiunto. Il progetto, sostenuto dalla ceca Science Foundation (GACR), è stato il primo professionista spedizione ceca in Mesopotamia, culla della civiltà umana. "La spedizione è soprattutto incentrato sulla città di Arbil, che era uno dei centri residenziali reale dell'antica Assiria. La sua ricerca è una vera sfida per l'archeologia moderna del 21 ° secolo", ha spiegato Novacek. A differenza di altri più noti centri di antiche in questo settore, Arbil, non ha cessato di esistere e che è rimasta una cittadina vivace fino ad oggi. Si tratta di una delle più lunghe in modo permanente popolato siti nel mondo, Novacek aggiunto. A dispetto di essa, non ha attratto molti archeologi finora. L'inizio di questa città risale al 3 ° secolo aC. La spedizione di ricerca è stata basata principalmente su prospezione geofisica, gli edifici storici della documentazione e la valutazione delle foto aeree e satellitari. Novacek, a questo proposito, ha anche elogiato la cooperazione con sede a Praga GemaArt società di conservazione del patrimonio del Gruppo, che ha lavorato in Iraq dal 2004, senza la quale la ricerca approfondita non sarebbe possibile.
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COME E' NATO IL NOSTRO ALFABETO PARTENDO DAI GEROGLIFICI EGIZIANI

Per gli asiatici, come venivano chiamati, la lussureggiante delta del Nilo, con le sue paludi aperte ricche di pesce e pollame, è stato un vero e proprio giardino dell'Eden. Dai tempi più antichi, Cananei e gli altri asiatici sarebbe venuto a stabilirsi qui. In effetti, questo è lo sfondo del racconto biblico della carestia in Canaan che hanno portato alla discesa di Giacobbe in Egitto (Genesi 46,1-7). Con l'inizio del Medio Regno egiziano (pochi anni dopo il 2000 aC), la pressione degli immigrati sulla parte orientale della Delta è stata così forte che le autorità egiziane hanno costruito una serie di fortificazioni in punti strategici per "respingere gli asiatici", come la storia di Sinuhe dice us.1 Più di un secolo più tardi, tuttavia, la politica egiziana verso gli asiatici cambiato. Invece di cercare di impedire loro di entrare, gli Egiziani coltivato stretti rapporti con una forte città cananea-stato sulla costa del Mediterraneo e ha consentito selezionare le popolazioni asiatiche a stabilirsi nella parte orientale del Delta. L'ultimo dei grandi faraoni della XII dinastia, Amenemhêt III (c. 1853-1808 aC) e Amenemhêt IV (c. 1808-1799 aC), anche istituito una nuova città per loro. La dinastia XII è stata seguita da più debole molto XIII dinastia. Migliaia di immigrati provenienti da Siria, Libano e Canaan poi dilagano nel Delta orientale, creando il grande insediamento cananeo, che sarebbe diventato Avaris (moderna Tell el-Daba), la capitale degli Hyksos famosi. Gli Hyksos erano Cananei che ha preso il potere dai faraoni egiziani e governò l'Egitto per più di un centinaio di anni (circa 1638-1530 aC). Ma prima di questo, alla fine della dinastia XII durante i regni di Amenemhêt Amenemhêt III e IV, l'Egitto era all'apice del suo potere. Un vivace scambio è stato condotto con la Nubia, a sud.

 Le importazioni del Levante è entrato in Egitto via terra e via mare. Oro e pietre preziose sono state estratte nel deserto orientale. E un grandi imprese è stata regolarmente effettuata per cercare turchese in alta montagna del sud del Sinai, in un sito oggi chiamato Serabit el-Khadem. Su questa montagna immersa nel deserto del Sinai, in preda ai venti spietato e arsura, sono i resti di un antico tempio egizio alla dea Hathor, "la Signora del turchese". Fondata da Sesostri I, il secondo re della XII dinastia ( c. 1953-1908 aC), il tempio continuò ad esistere, con alcune interruzioni, fino alla fine del Nuovo Regno, per circa 800 anni. Basandosi sul lavoro di Sesostri I, faraoni Amenemhêt III e IV Amenemhêt sfruttato le miniere Serabit turchesi ricche. La pietra preziosa blu era uno molto ricercati dopo il punto di lusso in ambienti reali. Non meno di 28 spedizioni per le miniere di turchese Serabit sono registrati durante il regno di Amenemhêt III da solo. Al fine di garantire la benedizione degli dèi, il tempio anteriore è stato notevolmente ampliato da Amenemhêt Amenemhêt III e IV. Santuari e numerose stele commemorative con geroglifici furono eretti sulla strada che conduce al tempio, in particolare in onore di Hathor, la dea del turchese. Da dove tutte le persone che hanno inciso queste iscrizioni provengono? La maggior parte erano probabilmente dalla Delta. Le spedizioni turchese al Serabit riuniti alti funzionari, scribi, sacerdoti, architetti, medici, maghi, incantatori di scorpione, gli interpreti, i leader roulotte, asinai, minatori, muratori, soldati e marinai. E molti membri delle spedizioni sinistra iscrizioni nel recinto del tempio. Alcuni contengono solo un nome o un disegno. Tutti chiesto la benedizione degli dèi per il successo nella loro impresa pericolosi, nonché per un buon viaggio di ritorno. Questi documenti ci dicono anche di centinaia di minatori e dei lavoratori in pietra attivo durante le stagioni di data mining, nonché coloro che erano impegnati in progetti di costruzione del tempio. Erano questi minatori e operai egiziani? Cananea? Entrambi? Società egiziana in questo momento era relativamente tollerante, tanto gli stranieri sono stati rapidamente accettati e integrati nella società egiziana, fintanto che non fossero i nemici politici dello Stato. Alcuni alti funzionari che hanno lasciato le iscrizioni al tempio Serabit si presentano come gli egiziani, ma anche ricordare che essi sono di origine asiatica o che hanno una madre asiatica. Nonostante i suoi antenati, si considerano egiziano. Solo asiatici che venivano da fuori Egitto sono identificati come tali. Cananei dall'Egitto che è arrivato con le spedizioni egiziano del Delta non sono stati classificati come Cananei nelle iscrizioni, sono semplicemente considerati come gli egiziani. Gli elenchi di spedizione a Serabit contenere anche i nomi di molti "interpreti". La presenza di questi dragomans è una prova evidente che alcuni barriera della lingua deve essere esistito. Le centinaia di asini registrati che serviva come animali da soma erano probabilmente guidati da esperti carovana asiatiche, che sarebbe in grado di dirigere le spedizioni turchese tornare in Egitto. E senza dubbio i soldati asiatici in servizio egiziano scortato queste carovane. La linea di fondo: più Ci sono stati sicuramente molti Cananei a Serabit che sono elencati come tali nel geroglifici al sito. Una nota finale: Nowhere in molte iscrizioni sul sito c'è una menzione di schiavi. Cananei, sì, gli schiavi, no. E 'stato qui a Serabit, credo, che l'alfabeto è stato inventato da Cananei! L'invenzione dell'alfabeto ha inaugurato in quello che fu probabilmente la più profonda rivoluzione dei media nella storia. Precedenti sistemi di scrittura, come egiziana geroglifica e cuneiforme mesopotamica con la sua curiosa forma a cuneo caratteri, ogni richiesta una conoscenza di centinaia di segni. Per scrivere o anche di leggere un testo geroglifico o cuneiformi richiesta familiarità con questi segni e le regole complesse che hanno governato il loro uso. Al contrario, un sistema di scrittura alfabetica utilizza meno di 30 segni, e la gente ha bisogno di poche regole relativamente semplice lettura che associano questi segni con i suoni. Questa grande invenzione ha implicazioni di vasta portata sociale e culturale. Con l'alfabeto, la scrittura scoppiò della "gabbia d'oro" del mondo del lavoro di scrittura. La scrittura non era più il loro monopolio. Quando molti altri membri della società possono imparare a leggere (e scrivere), l'accesso all'informazione e alla conoscenza non è più limitata come lo era stato. La scrittura alfabetica alla fine ha dato molte più persone il controllo sulle loro vite e ha consentito grandi segmenti della popolazione ad assumere un ruolo più attivo negli affari amministrativi e culturali delle rispettive società. Ma come è stato fatto? Anche se, come credo, l'alfabeto è stato inventato dai Cananei, abbiamo ancora un debito significativo per gli Egiziani, perché era geroglifici egiziani che ha fornito il grilletto e il mezzo che ha fatto l'invenzione dell'alfabeto possibile. Per capire come questa è nata, dobbiamo prima esaminare alcune iscrizioni molto strano Serabit-poche decine di che differiscono notevolmente da centinaia di iscrizioni geroglifiche al sito. Il credito per primo accorgersi di queste iscrizioni insolita in Serabit va a Hilda Petrie, moglie del famoso egittologo Sir William Matthew Flinders Petrie, che guidava una spedizione archeologica per Serabit nel 1905. 

È stata lei che ha chiamato l'attenzione su alcune pietre cadute sul terreno di una delle miniere, che porta alcuni segni imbarazzante che non sembrava essere geroglifici reali. Poi più di queste iscrizioni iniziato alzare sulle rocce dalle miniere turchese, ed anche all'interno delle miniere. A pochi è venuto dalle strade del deserto che porta al tempio. Dalla zona del tempio stesso, tuttavia, solo due piccole statue e una sfinge recavano iscrizioni in questo script strano, nuovo. Petrie ha studiato queste iscrizioni greggio e osservato che sembrava essere una sorta di imitazione di segni geroglifici. Eppure, il repertorio dei segni era molto piccola. Petrie ingegnosamente individuato questi segni imbarazzante come uno script alfabetico, diverso dal sistema egiziano geroglifico con le sue centinaia di segni. Petrie è stato ancora in grado di leggere queste iscrizioni strano. Nel 1916, una decina di anni più tardi, Sir Alan Gardiner, il famoso egittologo inglese, notò un gruppo di quattro segni che si ripete spesso in questi iscrizioni insolito. Gardiner correttamente identificato il gruppo di segni ripetitivi come una serie di quattro lettere in uno script alfabetico che rappresentava una parola in una lingua cananea: b-'-lt, vocalizzato come Baalat, "La signora". Gardiner Baalat è stato suggerito che la denominazione cananeo per Hathor, la dea delle miniere di turchese. Erano queste iscrizioni scolpite da operai cananea? Una chiave importante per la decifrazione era una unica iscrizione bilingue. È inciso su una piccola sfinge dal tempio e dispone di un breve iscrizione in quello che sembra essere testi paralleli in Egitto e nel nuovo script. L'iscrizione geroglifica egiziana sulla Sfinge si legge: "L'amato di Hathor, l'amante del turchese". Il testo nello script strano, ora identificato come un testo cananea, recita: m-'-h-(b) B-'-l-[t], "L'amato di Baalat". Ciascuna delle lettere di critica nel Baalat parola è una foto-una casa, un occhio, un pungolo da buoi e una croce. Gardiner correttamente visto che ogni pittogramma ha un valore unico acrophonic: L'immagine non rappresenta la parola rappresentata, ma solo per il suo suono iniziale. In tal modo la scommessa pittogramma, "casa", disegnata come le quattro mura di una casa rappresenta solo il b. consonante iniziale Baalat è scritto, come indicato nel disegno, nelle zone blu evidenziato (anche se la tav finale non è leggibile in una linea). Questo principio geniale è alla radice di tutti i nostri sistemi alfabetici. Ogni segno in questo script è l'acronimo di una consonante in lingua. (Vocali non sono stati rappresentati. La rappresentazione delle vocali è venuto dopo, e in modi diversi nei vari sistemi alfabetici.) L'alfabeto è stato inventato in questo modo dai Cananei a Serabit nella media età del bronzo, a metà del 19 ° secolo aC, probabilmente durante il regno di Amenemhêt III della XII dinastia. Siamo ragionevolmente fiduciosi circa il luogo dell'invenzione, perché quasi tutti gli esempi del nuovo script, che possiamo ora identificare dagli studiosi il nome lo chiamano, il proto-sinaitica-provengono da questa site.2 Siamo anche fiduciosi circa il tempo della sua invenzione, perché ci sono alcuni collegamenti molto specifici tra il Regno di Mezzo geroglifici egiziani nel Sinai e il nuovo script.3 C'è un geroglifico che sembra avere un uso particolare, con pochissime eccezioni, solo in geroglifici egiziani nel Sinai durante il Regno di Mezzo. Potremmo chiamare questo il "Sinai geroglifico." Il segno si presenta come un uomo che guarda con piegate, le braccia alzate. Nelle iscrizioni geroglifiche egiziane nel Sinai, questo segno è un logogramma, cioè, si contraddistingue per una intera parola, non solo parte di una parola. Probabilmente significa qualcosa come "caposquadra." Questo geroglifico appare decine di volte in Egitto Medio Regno iscrizioni a Serabit. (La sua lettura fonetica in Egitto in questo uso specifico in Sinai, tuttavia, non è noto.) Questo geroglifico è raro anche in seguito iscrizioni Nuovo Regno egiziano a Serabit. E non appare quasi mai altrove in Egypt.4 Una lettera nel nuovo alfabeto proto-sinaitica assomiglia molto a questo geroglifico Medio Regno egiziano. Proto-sign sinaitica quasi certamente deriva direttamente dal geroglifico egizio. I Cananei a Serabit probabilmente collegato questo pittogramma, che videro in tutto il mondo sul sito, con un forte richiamo o di ordine emesso da un funzionario quando ha sollevato le sue mani per assemblare il popolo, un messaggio tipici come Hoy! (conosciuto anche in ebraico biblico), 5, che può essere l'origine della lettera h del proto-script sinaitica. Se ho ragione che il primo script alfabetico è stato inventato al Serabit el-Khadem sotto il regno di Amenemhêt III (metà del 19 ° secolo aC), credo di poter plausibilmente spiegare il processo attraverso il quale è stato inventato, non da scribi sofisticati, ma da illetterato lavoratori comparativamente asiatico. Gli inventori di Serabit chiaramente utilizzate modelli di geroglifici egiziani presi dal Medio Regno iscrizioni intorno a loro. Il proto-pittogrammi sinaitica sono stati adattati dai pittogrammi e geroglifici appaiono per lo più nella zona delle miniere di turchese e le strade che conducono alle miniere. Può sembrare strano, ma credo che gli inventori dell'alfabeto erano analfabeti, cioè non in grado di leggere egiziano con le sue centinaia di segni geroglifici. Perché penso così? Le lettere del proto-iscrizioni sinaitica sono molto grezzo. Non sono la stessa dimensione. Essi non sono scritti in una sola direzione: Alcuni sono scritti da sinistra a destra, altre da destra a sinistra e alcuni da cima a fondo. Questo suggerisce che gli autori avevano imparato né geroglifici egiziani, né qualsiasi altro complesso, governato da regole script. Per questi Cananei analfabeti i significati pittorica delle nuove lettere erano di primaria importanza. Il significato iconico dei geroglifici (ciò che in realtà nella foto) è servito come un importante strumento mnemonico degli adottanti cananea. Il significato iconico dei geroglifici era così importante che ancora oggi, quando le lettere ebraiche hanno perso tutte le icone di connessione a vecchi modelli pittorici (non si può riconoscere ciò che le lettere si suppone foto), maggior parte delle lettere sono ancora il nome dal vecchio foto! L'Aleph ebraico moderno lettera è la 'alpeggio, la parola "bue", la scommessa lettera è la Bayt o "casa"; ayin la lettera', "l'occhio", è il nome della vecchia lettera pittorica in proto-cananeo script (vedi disegni verso la fine di questo articolo). Ma guardando un aleph ebraico moderno, puntare o 'ayin, non possiamo più vedere il bue, la casa o l'occhio (e non sono questi pittogrammi originali evidente nelle lettere latine A o B). Per lo più da prendere geroglifici egiziani come modelli pittorici, gli inventori della cananea l'alfabeto usato la piccola selezione di pittogrammi che hanno scelto in un modo completamente nuovo, senza alcun riferimento a (e nessuna conoscenza del) la corretta lettura dei segni in Egitto! La conferma della loro ignoranza del significato dei geroglifici egiziani, gli inventori della cananea l'alfabeto a volte confondono due diversi simboli geroglifici. Per esempio, geroglifici egiziani distingue due diversi tipi di serpenti. Una foto firmare un cobra in generale, l'altro è raffigurata una vipera cornuta. Questi pittogrammi sono diverse indicazioni per i diversi suoni nella cultura egizia, il primo per il suono "DG" e per la seconda, "F." Questi due serpenti non sono mai confusi in scrittura egizia. Gli inventori della cananea l'alfabeto, tuttavia, non sottolineare la distinzione e semplicemente fuse le due serpenti in un unico proto-segno sinaitica che hanno usato per la lettera "N", dal loro parola per "serpente", probabilmente Nahas. Per alcune lettere, i Cananei, non ha preso come modelli i geroglifici, ma gli oggetti importanti dal loro world.6 proprie, ad esempio, un disegno del palmo della mano rappresenta la "K", KAF in cananea, non c'è pittogramma di un palmo di la mano in geroglifici egiziani. Allo stesso modo con il proto-segno sinaitica raffigurante un arco composito, non vi è alcun segno comparabile in Egitto. In proto-sinaitica che sta per "SH", la parola per un arco composito in cananeo è stato sa-na-nu-ma o il like.7 Questi esempi rappresentano la creatività indipendente da parte degli inventori cananeo dell'alfabeto e tendono a confermano che hanno portato i segni geroglifici egiziani idiosincraticamente e senza riguardo alla loro funzione o il valore in Egitto. Potremmo essere ancora più specifici su chi gli inventori dell'alfabeto sono state: Possiamo anche conoscere i loro nomi. A quanto pare è emersa tra il cerchio di una Khebeded. Egli è menzionato in numerosi geroglifici egiziani al sito ed è denominato "Fratello del sovrano di retenu." Retenu era la zona tra Gaza e la Baqaa in Libano. "Ruler di retenu" era il titolo effettuati dai governanti in questa zona del Levante. Quando i governanti asiatici migrati al Delta orientale, sembra che abbiano conservato il titolo di "Signore del retenu." E 'chiaro che questo "Khebeded, fratello del capo della retenu" è una cananea. In una stele a Serabit (Stela 112), le foto Khebeded stesso orgoglio cavalca un asino con un assistente, sia avanti e indietro. N. egiziano sarebbe foto si cavalca un asino. In un'altra stele al sito, Khebeded è raffigurato con il Cananeo tipica "fungo" vestito capelli. Dal riferimenti in queste stele, sembra che Khebeded è stato coinvolto con le spedizioni egiziano di Serabit per oltre un decennio. Egli è chiaramente il più alto rango cananeo che ha lasciato un geroglifici nel tempio Serabit. Era probabilmente un leader della forza lavoro cananea. La qualità dei geroglifici in una iscrizione che Khebeded aggiunto su una stele (ha solo aggiunto la sua iscrizione a una stele esistente con geroglifici molto meglio) nel tempio è molto povera. La sua iscrizione sul Stela 92 sarebbe stato motivo di imbarazzo per uno scriba egiziano istruito (vedere le immagini avanti in questo articolo) .8 segni geroglifici di diverse dimensioni sono stipati uno accanto all'altro, e gli spazi vuoti appaiono alla fine della linea. Ma i pittogrammi geroglifici in Stela 92 hanno una notevole somiglianza con i segni del proto-iscrizioni sinaitica. Forse la cosa più sorprendente è il pittogramma per la "casa", nel testo geroglifico egizio di Stela 92. La somiglianza con la casa del proto-iscrizioni sinaitica rappresentano scommessa è inconfondibile ed è molto diversa da quella originale geroglifico egizio. Le iscrizioni solo egiziana, dove la casa piazza è costantemente utilizzati provengono da questa zona del Sinai e dal Regno di Mezzo. E sembra inequivocabilmente diverse volte in Stela 92, che probabilmente è un testo geroglifico egiziano da parte Cananei che erano a conoscenza della proto-iscrizioni sinaitica. Hanno confuso il quadro della loro "casa" la lettera con il geroglifico egizio corretta! Il proto-alfabeto sinaitica potrebbe essere stato inventato nel cerchio del Khebeded Cananei e dei suoi seguaci, molti dei cui nomi appaiono nelle sue stele. John Darnell, che ha scoperto due un'iscrizione nel Wadi el-Hol (vicino a Tebe), simile a quella proto-iscrizioni sinaitica da Serabit (vedere riquadro "di Wadi el-Hol Iscrizione: prima di quanto Serabit?"), Ha suggerito che l'alfabeto deve essere stato inventato in Egitto in una posizione con "una pluralità di contesti culturali." 9, ma non è "una pluralità di contesti" una descrizione esatta dei Serabit nel Regno di Mezzo? E 'stato davvero un mondo a sé. I lavoratori delle miniere trascorso lunghi giorni e notti nel deserto isolata, appartata nei loro campi. Il difficile, lavori pericolosi e le spedizioni a lungo senza dubbio la vita di costo. I Cananei guardati gli Egiziani preghiera, adorazione e la scrittura per gli dèi. Quando un nome è stato scritto, è rimasto con il Dio per sempre. Quando una benedizione è stata chiesta, è rimasto con il dio molto tempo dopo il momento di preghiera. L'isolamento, la paura, la pressione e l'apprezzamento improvvisa di "eternalizing il nome" naturalmente portano i Cananei per cercare di scrivere le proprie chiamate alle loro divinità (Baalat e El) nel proprio language.10 Era la natura cognitivamente seducente della scrittura geroglifica, con le sue centinaia di piccole immagini, che hanno fatto alcuni lavoratori cananeo a Serabit sentono che potrebbero "quasi leggere" e che ha dato loro la sensazione di "Yes, we can"? Come già sottolineato, la stragrande maggioranza delle iscrizioni in questo alfabeto provengono dalla zona Serabit-più di 30 di loro. Solo uno è venuto da altrove in Egitto (due-line Wadi el-Hol iscrizione). Alcuni pochi, iscrizioni molto breve (la maggior parte solo un paio di lettere) sono stati trovati in Canaan, risalente alla fine del Bronzo Medio e la tarda età del Bronzo (circa 1750-1200 aC). L'alfabeto non è stato un successo immediato, almeno sulla base degli esempi già esistenti. Una cosa è certa: non ha uno spostamento veloce. Solo raramente ha fatto un Caravaneer cananea o soldato portare l'alfabeto altrove. Per un millennio e mezzo dopo la sua invenzione, questo alfabeto è stato usato raramente, almeno per quanto si riflette nella documentazione archeologica. Come Semitist Seth Sanders ha osservato: "In questa fase più antica, l'alfabeto è uno strumento rapido e sporco di lavoratori stranieri, scarabocchiato in luoghi desolati: le miniere, il fiotto di terrore. Non c'è la cultura alta non ci ... Il primo uso documentato di alfabeto si riduce a formare la più fondamentale e commovente di comunicazione-'I è stata qui '. "11 Medio Regno in Egitto è stata seguita da quello che è conosciuto come il periodo Hyksos (XV-XVII dinastie: 17e-16e secolo aC). Nel periodo Hyksos, Cananei governò l'Egitto. (Questo periodo è a volte citato come un modello per l'aumento di Giuseppe al potere in Egitto, come descritto nella Genesi 37-47.) Come accennato in precedenza, il capitale Hyksos a Tell el-Daba è stata scavata intensamente per quasi 40 anni da archeologo viennese Manfred Bietak e il suo team. Non un unico proto-iscrizione sinaitica è stato trovato lì. I governanti cananea di Avaris non avrebbe mai adottato un simile sottosviluppati, "primitive", a basso script di classe per i propri record. Quando si presentarono nelle iscrizioni (che sono scarse in Avaris), si è naturalmente in prestigiose geroglifici egiziani. Come scritto alfabetico vagava con roulotte cananea, piamente mantenuto le sue forme pittoriche per centinaia di anni. La gente ha imparato le lettere le une dalle altre per via orale. Per questo tipo di utilizzo, la natura pittorica dei segni è stato molto importante. E 'stato facile imparare l'alfabeto semplicemente memorizzare le immagini. Il primo suono della foto è stata la lettera. Per ricordare l'alfabeto, tutto quello che doveva fare era memorizzare le immagini. Il resto seguita da quella: il "nome" della lettera porta a un quadro, che aiuta a ricreare la forma della lettera: In margine a destra potete vedere la testa a forma di bue del aleph lettera, il box - a forma di casa (BET) per la "B", la mano come KAF per "K", linee ondulate che rappresentano Mayim ( "acqua") o "M", il serpente-come Nahas per "N", l'occhio per 'ayin e la testa (Rosh) per "R." Durante questo primo periodo (fino al 13-12 ° secolo), la sceneggiatura ha continuato ad essere utilizzato in modo molto limitato, soprattutto per registrare i nomi di persone e divina. Nessuna amministrazione, ente o scuola scribi era coinvolto. Nessun potere ufficiale titolari avrebbe un interesse a sostenere e sviluppare questa invenzione sovversiva frangia dei nomadi. Questo è probabilmente il motivo per ri-creazioni individuali dei segni differiscono notevolmente, anche se sempre conservato la loro iconicità fondamentali. Nel corso del 12 ° secolo aC, la civiltà dominante che aveva coltivato gli script complessi geroglifici e cuneiformi in Egitto e Mesopotamia cadde in potere. Nuovi popoli-israeliti, Fenici, Moabiti e Aramei-apparso in Canaan e il Levante. Per queste persone nuove, emergenti, alla periferia di vecchie culture grande, è stato naturale per scrivere ai margini-nato sistema di scrittura che ha viaggiato nel proprio ambiente. E 'adatto ai loro linguaggi, i loro bisogni sociali e la loro identità di recente costituzione. In qualche momento durante questo periodo di cambiamento, il nuovo script deve essere diventato istituzionalizzata, forse anche promulgata nelle scuole. Come risultato, lo script rapidamente subito un processo di linearizzazione e abstraction.12 scrittori più esperti potrebbe rinunciare pittorica il legame tra la lettera e il suo nome. In questa fase, lo script "delle carovane" perso uno dei suoi beni più grande: il suo potere mnemonico. Da questo momento in poi (12th-11th secolo aC), l'utente della sceneggiatura avrebbe dovuto imparare un elenco di segni arbitrari. Sarebbe difficile se non impossibile, trovare la foto di un toro, una testa o un serpente nello script. Nel corso del IX secolo aC, l'alfabeto divenne ufficialmente la scrittura di tutto il Vicino Oriente. Con la sua adozione, prima per il greco, e più tardi per il latino, lo script alfabetico, inventato nel milieu dei minatori cananea nel deserto del Sinai remoto, è diventato la sceneggiatura della civiltà occidentale. L'alfabeto è stato inventato solo una volta. Tutti gli script alfabetici derivano da questa quella originale, che possiamo chiamare lo script Serabit alfabetico. L'invenzione dell'alfabeto alterato, nel lungo periodo, la vita di milioni di persone per millenni. Non è stato inventato da scribi apprese nelle scuole, però. E 'stato il figlio di pochi grandi menti, e forse uno-che ha vissuto in mezzo ai Cananei che lavorano nelle miniere di turchese del Sinai. Geroglifici egizi, tuttavia, reso possibile questa invenzione. Attraverso l'invenzione dell'alfabeto, il perduto antichi geroglifici egiziani segreta vivono all'interno del nostro script proprio a questo giorno.

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I delfini, che brave persone!


I delfini sono persone? Si differenziano da noi, uomini sedicenti sapienti, solo perché vivono in acqua? Le domande, solo in apparenza provocatorie, sono rimbalzate più volte, racconta la rivista Science, all’annuale convegno dell’Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze (AAAS) che si è tenuto tra il 18 e il 22 febbraio scorso a San Diego in California. La questione è stata discussa da etologi, neuroscienziati, filosofi. E non è arrivata a una conclusione non per colpa dei delfini, che sembrano avere tutti i requisiti “giusti”. Ma per colpa di noi umani, che non abbiamo ancora una definizione precisa del concetto di persona.
Prima di spiegare gli argomenti di chi ritiene che i delfini siano “persone”, ancorché non umane, cerchiamo di capire perché, secondo alcuni, hanno i “requisiti giusti” almeno per candidarsi a esserlo. Cosa intendiamo, dunque, per requisiti “giusti”?
Giusto è un aggettivo largamente intriso di soggettività e di antropocentrismo. Insomma, lo usiamo solo per comodità. Poiché noi, membri della specie Homo sapiens, ci riteniamo”persone” a causa delle nostre capacità cognitive, riteniamo che siano “giusti” i requisiti analoghi ai nostri.
Molti animali sembrano avere alcuni requisiti cognitivi “giusti” (analoghi ai nostri). I corvi hanno una capacità di risolvere problemi davvero sbalorditiva. Cani, cavalli, elefanti possiedono forme diverse di intelligenza che spesso definiamo “umana”. Ma pochi si spingerebbero (forse a torto) a ritenere “persona” un corvo o anche un elefante. Molti, invece, sono disponibili a prendere almeno in considerazione la possibilità di definire “persone” – naturalmente “persone non umane” – le grandi scimmie antropomorfe. In particolare gli scimpanzé. Per motivi strutturali: il Dna degli scimpanzé è per il 98% e oltre uguale al nostro. Per le dimensioni, assolute e relative, del cervello. Ma soprattutto perché mostrano di avere capacità cognitive davvero sviluppate: intelligenza sociale, capacità di utilizzare strumenti, capacità di risolvere problemi inediti, capacità (mediante imitazione) di trasmettere i caratteri culturali acquisiti, coscienza. E persino, a quanto pare, autocoscienza. Gli scimpanzé si riconoscono allo specchio. E, quindi, hanno coscienza di un “sé” distinto dall’”altro”.
I delfini sanno fare come e persino meglio degli scimpanzé. Dopo l’uomo sono gli esseri più intelligenti del pianeta Terra, ha spiegato Lori Marino – esperto di neuroanatomia dei cetacei in forze alla Emory University di Atlanta, Stati Uniti – nel corso del meeting di San Diego. E quindi, come e più degli scimpanzé, devono essere considerate “persone non umane”.
Hanno, infatti, i requisiti strutturali “giusti”. Un cervello di 1.600 cm3, persino più grande del nostro (che è, in media, di 1.350 cm3). Ma, soprattutto, un tasso di encefalizzazione (il rapporto tra il peso del cervello e il peso del corpo) superiore a quello degli scimpanzè e secondo, appunto, solo a quello di noi umani. Nel loro grosso cervello hanno, inoltre, una neocorteccia molto complessa e sviluppata. E la neocorteccia negli umani è la sede delle capacità cognitive superiori: da quelle relative alla soluzione di problemi, all’intelligenza sociale, alla coscienza. Nei delfini sono stati trovati anche i neuroni von Economo, che noi (e gli scimpanzé) attiviamo quando instauriamo relazioni sociali complesse, elaboriamo pensieri astratti o, addirittura, una teoria della mente. Nessun dubbio, dunque: in quanto a struttura cerebrale “giusta”, i delfini sono i più simili a noi, che ci autodefiniamo sapienti. Persino più degli scimpanzè.
Ma avere un motore non significa, necessariamente, correre. I delfini corrono in termini cognitivi? Diana Reiss, ricercatrice dell’Hunter College presso la City University of New York, una vita spesa a studiare i mammiferi marini negli acquari e in mare, non ha dubbi: i delfini usano in tutte le sue potenzialità il loro robusto motore cognitivo. Hanno un comportamento sociale intelligente almeno quanto quello delle grandi scimmie antropomorfe; hanno auto-controllo; capiscono cosa vuole fare l’altro; hanno personalità; comprendono complesse istruzioni impartite dagli umani; hanno una capacità di apprendere e di risolvere problemi inediti. E si riconoscono allo specchio. Sono, dunque, dotati di autocoscienza.
Per tutti questi motivi nessun altro essere vivente come i delfini, sostengono alcuni ricercatori, può autorevolmente candidarsi a essere riconosciuto come “persona non umana”.
Molti ricercatori sono più prudenti di Diana Reiss e di Lori Marino. In realtà noi sappiamo ancora troppo poco dei delfini. Dobbiamo studiarli ancora. E appropriatamente. Nel loro ambiente naturale, non in cattività. Dobbiamo studiarli almeno quanto gli scimpanzé, per poter elaborare un’analisi comparativa tra l’intelligenza (le intelligenze) dei mammiferi marini e l’intelligenza (le intelligenze) dei nostri cugini primati.
Al netto di tutto questo resta la candidatura dei delfini a concorrere per la definizione di “persona non umana”. Il concorso – vale la pena di ribadirlo – ha un interesse solo per noi e la scia del tutto indifferente i nostri amici marini.
Ma la domanda, almeno per noi, è di grande interesse: cos’è intendiamo per “persona”? Lo abbiamo già detto. Non esiste una definizione scientifica rigorosa. Tuttavia molti filosofi sono d’accordo nel ritenere persona un essere vivente che ha delle emozioni, che è consapevole dell’ambiente in cui vive, che ha personalità, auto-controllo e ha relazioni appropriate sia con i membri della sua stessa specie, sia con gli altri esseri viventi, sia con il resto dell’ambiente in cui vive.
Se questo identikit di persona ha una qualche validità, allora non c’è dubbio: i delfini, come gli scimpanzé, sono persone. In particolare, sono “persone non umane”.
Cosa implica, tutto ciò? Per i delfini – e per gli scimpanzé – nulla. Che noi li definiamo “persone” o no, per loro non cambia – non deve cambiare – assolutamente nulla. Anche se, è notizia di ieri, uno scimpanzè alcolizzato è stato mandato in un centro di recupero.
Potrebbe cambiare qualcosa per noi. Molti sostengono che se delfini, scimpanzè e altri animali non umani sono “persone”, allora devono cambia lo statuto etico: dobbiamo trattarli come persone. Per esempio, non possiamo tenere un delfino in cattività: perché è come tenere prigioniero una persona (appunto) innocente.
Non tutti sono d’accordo. L’etica fondata sul concetto di “persona” è troppo antropocentrica. Occorre portare rispetto per tutti gli esseri viventi, indipendentemente dalla loro somiglianza con Homo sapiens. Ma davvero possiamo considerare un verme o anche un moscerino con la stessa dignità di un delfino o di uno scimpanzé? In fondo noi siamo animali e abbiamo una naturale simpatia per chi ci somiglia di più (anche i delfini hanno più simpatia per noi che per le acciughe).
La discussione – etica, filosofica e scientifica – è aperta. Ne dobbiamo sapere di più. Intanto, però, ne sappiamo abbastanza per dire che capacità cognitive superiori caratterizzano, certo, la specie umana. Ma non sono prerogative esclusive di Homo sapiens. E neppure della linea evolutiva che ha portato a Homo sapiens. Sappiamo che in noi umani non c’è alcuna specialità apriori. Le nostre capacità si sono sviluppate nella storia. Per un misto di caso, contingenza e necessità. E tutto questo ci obbliga a un salutare bagno di umiltà.
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Torture dal passato


Presso Casalecchio di Reno, a pochi chilometri da Bologna, la Soprintendenza ha condotte diverse indagini che hanno messo in luce, nel corso degli anni, di riportare alla luce un piccolo sepolcreto di età tardo antica.
Il sepolcreto è composto di 23 tombe ad inumazione che presentano caratteristiche piuttosto particolari. Si tratta di fosse singole o comuni, in cui gli scheletri giacevano in posa scomposta e recavano tracce di mutilazioni impressionanti. Alcune sepolture erano sovrapposte le une alle altre. Particolarmente interessante è la tomba n. 3, in cui lo scheletro presentava mutilazioni agli arti inferiori e la rimozione del cranio, rinvenuto tra le tibie.
Ma anche altre due scheletri presentano analoghe stranezze. La tomba n. 16conteneva un individuo di sesso maschile, un uomo di età tra i 20 ed i 34 anni, in posizione supina, con il cranio poggiato al limite della fossa e la mano sinistra sull'addome. Entrambi i piedi erano stati sepolti in una fossa più profonda sotto le gambe, in prossimità delle tibie. Al livello delle caviglie e sulla tibia sinistra appaiono lesioni da taglio che suggeriscono agli studiosi un'operazione di asportazione dei piedi avvenuta poco prima della morte. Le lesioni vertebrali dello scheletro ricordano quelle analoghe di chi è stato giustiziato per impiccagione.
L'individuo deposto nella sepoltura n. 6, invece, pur non presentando lesioni a livello dello scheletro, ha le mani in prossimità delle clavicole, quasi tentasse di allentare la stretta di un oggetto attorno al collo, come avviene nei casi di morte per soffocamento. Sulla tomba n. 6 si trova la sepoltura n. 8, in cui lo scheletro presenta l'amputazione di entrambi i piedi, dei quali uno solo è stato ritrovato.
Gli studiosi hanno avanzato l'ipotesi che gli individui sepolti in questo particolare cimitero, siano stati giustiziati. L'amputazione dei piedi, invece, è stata probabilmente fatta per impedire poco graditi ritorni da parte dei defunti ai quali era stata tolta la vita in modo così violento, che venivano percepiti come potenzialmente pericolosi.
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Ecco «Inuk», com'era l'uomo 4 mila anni fa in Groenlandia


Ricostruito il genoma a partire da una ciocca di capelli conservata nei ghiacci

La ricostruzione del viso di  «Inuk» (Nuka Godfredsen/Nature)
La ricostruzione del viso di «Inuk» (Nuka Godfredsen/Nature)
MILANO –
 Fossili di frammenti ossei e una ciocca di capelli rimasti imprigionati nei ghiacci perenni: è ciò che ha permesso a un gruppo internazionale di scienziati di codificare il patrimonio genetico di un nostro antenato preistorico, vissuto circa 4mila anni fa e oggi battezzato Inuk.
INUK – I suoi resti erano stati ritrovati nel 1986 sull’isola di Qeqertasussuk, al largo delle coste occidentali della Groenlandia (dove l’uomo è morto – per cause ancora ignote – quando era ancora in giovane età), e fino a ora conservati presso il Museo Nazionale di Danimarca. Il team di esperti guidati dagli scienziati danesi Eske Willerslev e Morten Rasmussen ha analizzato gli antichi resti, ha mappato il Dna dei capelli e sequenziato così l’80 per cento del suo genoma. In questo modo è stato possibile scoprire numerosi dettagli della vita e dell’identità di Inuk, che apparteneva alla cultura Saqqaq, discendente dalle popolazioni migrate dalla Siberia oltre 5 mila anni fa e la prima ad aver abitato le terre della Groenlandia.
FOTOGRAFIA – L’analisi genetica ha consentito di disegnare un identikit dell’uomo e regalarci così una fotografia di quello che probabilmente era il suo aspetto, e non solo. Inuk aveva la carnagione scura, i suoi occhi erano castani e così pure i suoi capelli, che erano folti anche se a quanto pare il giovane era incline alla calvizie. Si nutriva di uccelli marini e carne di foca, il suo gruppo sanguigno era A+ e sia il fisico che il metabolismo si erano adattati alla vita nel clima artico, nonostante non fossero passate molte generazioni da quando i suoi antenati erano arrivati su quelle terre.
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Sono i vulcani a sciogliere l'artico, non l'uomo


Già nel 1922 il centro meteorologico statunitense del Weather Bureau indagava sulle cause di una sorprendente ritirata dei ghiacci della calotta polare artica. In questi anni, sempre più numerose si susseguono le notizie dello scioglimento dei ghiacci polari artici e della possibilità di raggiungere il Pacifico direttamente dalla Siberia. A fare luce su tali fenomeni è stata la recente spedizione scientifica diretta dal dott. Sohn della Woods Hole Oceanographic Institution e finanziata dalla NASA.
Telecamere robot hanno evidenziato per la prima volta, sotto i ghiacci eterni dell’Artico, una enorme attività vulcanica che ha sorpreso i ricercatori. I risultati, riportati sulla prestigiosa rivista Nature, hanno evidenziato la presenza di decine di vulcani che, a quattromila metri di profondità, vomitano magma e nubi ardenti alla velocità di 500m/s che si mescolano con l’acqua gelida e formano grandi nuvole sottomarine di particolato vulcanico che poi si depositano in uno spesso tappeto esteso per chilometri.
Il colossale fornello geotermico si accende e si spegne sotto i ghiacciai dell’Artico in maniera del tutto naturale e questo giustifica pienamente la variabilità areale dei ghiacciai artici che da tempo i mass media imputano solo all’azione forsennata di produzione dell’anidride carbonica (CO2) da parte dell’uomo. I vari convegni internazionali che cercano di fissare untetto alle emissioni di CO2 passeranno alla storia come la più inutile manifestazione di presunzione dell’uomo.
Adriano Mazzarella
Docente di Climatologia Dipartimento di Scienze della Terra
Responsabile Osservatorio Meteorologcio Università degli Studi di Napoli Federico II
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