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“Crateri lunari colmi di ghiaccio”


Una vera e propria miniera di ghiaccio si nasconde nei crateri di cui è crivellata la zona vicina al polo nord della Luna. C’è buio pesto e fa freddissimo. Non batte mai il Sole in questa regione subpolare, e le temperature sono bassissime, intorno ai -248 °C, peggio che su Plutone. È qui che si trovano almeno 40 piccoli crateri stracolmi di acqua gelata. Così risulta dalle osservazioni del radar Mini-SAR della NASA, a bordo della sonda indiana Chandrayaan-1. Dentro questi depositi, le cui dimensioni variano dai 2 ai 15 chilometri di diametro, sarebbe intrappolato qualcosa come 600 milioni di tonnellate di ghiaccio. Per rendere l’idea, è una quantità sufficiente ad alimentare i motori per il lancio di uno Space Shuttle al giorno per i prossimi 2.200 anni. “Si tratta prevalentemente di acqua ghiacciata pura, sotto lo strato di polvere (regolite) disidratata che ricopre la superficie lunare”, ha spiegato Paul Spudis, PI dell’esperimento Mini-SAR. “Il quadro che emerge da queste molteplici osservazioni indica che la migrazione, il deposito e la ritenzione di acqua sono processi attivi sulla Luna”.
La scoperta, descritta sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, rafforza le recenti analisi della missione LCROSS della NASA, che ha bombardato il nostro satellite rilevando molecole di idrocarburi e vapore acqueo. Si riapre così la partita di una futura esplorazione umana sul nostro satellite. “Ora la sostenibilità della presenza umana sulla Luna diventa possibile”, esultano gli scienziati presso il Lunar and Planetary Institute di Houston. “I risultati di questi mesi stanno completamente rivoluzionando la nostra visione della Luna”.
Più cauta Angioletta Corradini, direttrice dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario (INAF-IFSI) di Roma: “Se i dati del radar saranno confermati, si tratta di una scoperta estremamente affascinante dal punto di vista scientifico. Sarebbe la prova che nei suoi 4,6 miliardi di anni di vita la Luna è stata bombardata da oggetti contenenti acqua. Si tratterà quindi di studiare, attraverso i rapporti isotopici, la provenienza del ghiaccio incamerato dai crateri. Potrebbe arrivare dalle comete, da asteroidi o altri oggetti nel sistema planetario. È invece prematuro considerare questi depositi di ghiaccio come ‘cisterne’ per eventuali rifornimenti di acqua. Sono regioni difficilmente accessibili ed estremamente impervie. I crateri non sono rubinetti”.
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Avatar può diventare realtà


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Un uomo sulla Luna no, ma un umanoide sicuramente sì. Fa parte del nuovo progetto della Nasa l'invio di umanoidi sul nostro unico satellite, un allunaggio vero e proprio ma vissuto da creature non umane.
In realtà, anche l'uomo sarà presente sulla Luna durante la speciale missione, ma in maniera indiretta, o meglio "a distanza". Avete presente Avatar, il nuovo film di James Cameron? Ebbene, l'uomo sarà presente più o meno allo stesso modo, controllando dalla Terra i movimenti e le azioni dei nuovi astronauti robot.
Certo, su Pandora erano le connessioni neuronali a permettere il controllo dell'avatar, ma sul pianeta Terra a controllare gli astronauti umanoidi, i NASA C-3POs, saranno visori ad alta definizione e abiti di "telepresenza", capaci di riprodurre a distanza i movimenti sulla Luna.
Ma proviamo un pò ad immaginare in termini concreti cosa comporta l'introduzione di una simile tecnologia per la Nasa. La spedizione di un "non umano" consente di risparmiare sui sistemi di supporto vitale, che renderanno anche il veicolo spaziale più leggero, agile e meno ingombrante. Il peso dell'intero sistema sarebbe notevolmente ridotto, diminuendo così anche le dimensioni del razzo.
Certo, non sarà emozionante come mettere effettivamente piedi sulla Luna, ma di certo è l'esperienza che più vi si avvicina. E poi la Nasa in questo modo avrà sempre a disposizione astronauti. Volendo correre con la fantasia, potrebbe essere il videogioco spaziale del futuro.
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NASA : Plutone sta cambiando colore !



















Plutone sta cambiano colore e le sue lastre di ghiaccio si stanno muovendo. Lo affermano gli astronomi dopo aver visto le foto scattate dal telescopio spaziale Hubble. Le immagini mostrano un Plutone sempre più rosso e ciò ha sorpreso gli astronomi. Per il pubblico il colore di Plutone oggi varia dal giallo e arancione, ma per gli astronomi è del 20% più rosso di quello che è di solito. Le fotografie mostrano i ghiacci di azoto che crescono e si restringono, diventando più evidente al nord, mentre al sud è più scuro. Gli astronomi sono sicuri, Plutone sta cambiando. Ma ciò è sorprendente, visto che una stagione dura circa 120 anni in alcune regioni del corpo celeste. Plutone attualmente non ha più la categoria di pianeta, visto che l’Associazione Astronomica Internazionale lo ha “declassato” a planetoide nel 2006.
Articolo completo (in spagnolo) su http://www.elporvenir.com.mx/notas.asp?nota_id=371248
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DOCUMENTARIO: trasmissioni segrete della NASA

Il documentario che vi proponiamo contiene filmati provenienti direttamente dalle radiodiffusioni dello Space Shuttle della NASA, e mostra incredibili oggetti volanti non identificati. I video delle trasmissioni della NASA sono stati registrati sistematicamente "fuori orario" quando gli astronauti stavano riposando e le videocamere montate sullo Space Shuttle stavano indicando lo spazio aperto, o la Terra. A volte, le telecamere hanno occasionalmente catturato immagini di oggetti che si sono mossi attraverso lo spazio, o attraverso gli strati superiori dell'atmosfera terrestre, con velocità e manovrabilità stupefacenti.

Questi sono fra i più convincenti video sugli UFO che abbiamo mai visto, in parte dovuta alla fonte del materiale originale — la NASA in se — la quale ci lascia solamente interrogativi riguardo alla natura dei fenomeni registrati. Include un'intervista a Martyn Stubbs, ex responsabile di una tv via cavo di Vancouver, in Canada, che ha impiegato 5 anni per analizzare oltre 2.500 ore delle trasmissioni della NASA provenienti dalle numerose missioni dello Space Shuttle.


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Ormai è ufficiale: l'eroico Spirit resterà immobilizzato su Marte. Ma continuerà a funzionare !


La sabbia di Marte e' riuscita a immobilizzare per sempre il piccolo rover della Nasa Spirit. Dopo mesi di tentativi, sono azzerate le speranze di liberarlo dalla sabbia del cratere in cui era rimasto imprigionato dall'aprile scorso, ma non tutto e' perduto: Spirit non sara' piu' in grado di muoversi sul suolo di Marte, ma potra' diventare una stazione fissa di ricerca sul pianeta rosso.
"Spirit non e' morto, e' semplicemente entrato in una nuova fase della sua lunga vita", ha osservato il direttore del programma della Nasa per l'esplorazione di Marte, Doug McCuistion. Se il rover riuscira' a sopravvivere all'imminente inverno marziano, che comincera' in maggio, Spirit potrebbe continuare a lavorare per mesi e perfino per anni. Per questo nelle prossime settimane si cerchera' di far scivolare le ruote posteriori e far inclinare il rover in modo che i suoi pannelli solari possano accumulare l'energia sufficiente a garantire il funzionamento della strumentazione elettronica.
Dalla sua postazione fissa Spirit potra' raccogliere dati sulla rotazione di Marte utili per conoscere la struttura interna del pianeta e, ad esempio, a capire se il nucleo di Marte e' liquido o solido. Gli strumenti del braccio robotico del rover potranno anche studiare i venti marziani, raccogliere dati sull'atmosfera e individuare le variazioni nella composizione del suolo per capire se e come e' stato modificato dalla presenza di acqua.
Spirit si trova su Marte da 6 anni. E' arrivato nel gennaio 2004 e, come il suo gemello Opportunity, ha abbondantemente superato il limite di durata della sua missione, inizialmente fissato a tre mesi. Il primo problema e' comparso nel 2006, quando una delle sei ruote e' stata danneggiata. Nonostante cio' il rover ha continuato a spostarsi senza troppa difficolta' fino al 23 aprile 2009, quando e' rimasto intrappolato nel cratere in cui si trova ancora.
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Addio all'esplorazione umana spaziale?

Un conto sono i filmini di propaganda, realizzati coi ragazzini persi fra sogni e speranze. Un altro sono i programmi realistici, fatti stiracchiando una coperta sempre troppo corta. Perché questa è la realtà della NASA: uno scontro spietato fra i voli pindarici e la squallida realtà. E, secondo il giornale della Florida “Orlando Sentinel”, quest’ultima potrebbe spuntarla. In barba ai ragazzini.

“Non ci saranno lander lunari, né basi sulla Luna. Non ci sarà alcun programma Constellation”, scrive l’“Orlando Sentinel” basandosi su indiscrezioni di fonti anonime (ma autorevoli) nell’Amministrazione Obama. Gossip di provincia? Mica tanto, visto che la polemica si è subito estesa al “New York Times”, al “Wall Street Journal” e a “NASA Watch”.

Quindi niente più astronauti su mondi alieni, dapprima sulla Luna entro il 2020 e poi, negli anni successivi, su Marte. Tutt’al più continueranno ad andare in orbita terrestre, magari spediti non con vettori di proprietà governativa ma con lanci appaltati a compagnie private. E dunque niente Ares I e Ares V e Orion. E tutta l’attenzione verrà concentrata sul nostro pianeta, per il monitoraggio delle risorse e dei mutamenti climatici. Semmai, l’esplorazione del sistema solare verrà affidata alle collaudate ed economiche sonde automatiche.

Perché? Perché l’esplorazione umana costa, ecco perché. La sicurezza degli astronauti ha la priorità massima e impone investimenti tecnologici enormi, neppure paragonabili a quelli di una sonda priva di equipaggio. Il rapporto dal titolo “Seeking a Human Spaceflight Program Worthy of a Great Nation”, commissionato dalla Casa Bianca a specialisti aerospaziali per valutare le possibilità delle missioni umane e reso pubblico nell’ottobre scorso, quantificava i costi per la conquista della Luna in 3 miliardi di dollari all’anno.

Ne vale la pena? Sono in molti a chiederselo. I robot sono in grado di cavarsela egregiamente. Per dire, Opportunity e Spirit sono ancora operativi cinque anni dopo il loro arrivo su Marte, sebbene il progetto iniziale prevedesse solo sei mesi di attività. Se poi una missione fallisce... pazienza: sono soldi, non vite. Certo, l’orma umana sulla polvere aliena suscita emozioni, colpisce l’immaginario individuale e collettivo, consente a ciascuno di immedesimarsi nel pioniere. Ma in questi tempi di vacche magre...

La Casa Bianca ha appena annunciato un taglio alla spesa pubblica. E la NASA è pubblica, perciò anche lei dovrà (forse) subirne le conseguenze. Quindi...
...quindi non resta che aspettare lunedì, quando l’Amministrazione Obama annuncerà la proposta per il budget della NASA nel 2011. Scopriremo così quant’è corta la coperta. E quanta porzione del corpo sarà necessario tagliare per coprire il rimanente.
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Marte abitabile tra 1000 anni


Gli scienziati che lavorano per la Nasa, l’ente spaziale degli Stati Uniti, sono convinti che il pianeta Marte potrebbe un giorno diventare abitabile, scrive nel numero di febbraio la rivista National Geographic Deutschland. A questo scopo dovrebbe essere provocato un effetto serra sul tipo di quello che sta scaldando l’atmosfera terrestre, e in circa mille anni Marte potrebbe essere ricoperto di vegetazione.

Il calore scioglierebbe infatti l’anidride carbonica che si trova ai due poli e nel suolo del pianeta. Per innescare il fenomeno bisognerebbe provocare la caduta di meteoriti, mettere grandi specchi in orbita intorno a Marte oppure aprire una serie di fabbriche per la produzione di gas riscaldanti. Una volta raggiunto un livello sufficiente di Co2 per portare la temperatura sopra lo zero, comincerebbe a piovere e l’acqua prenderebbe a scorrere sulla sua superficie.
Dalla Terra potrebbero essere mandati batteri e alghe per i deserti sassosi, e in un momento successivo piante e alberi, L’energia per le città in costruzione potrebbe essere fornita da centrali atomiche, impianti eolici o reattori a fusione. A quel punto una parte della popolazione terrestre potrebbe essere trasferita sul Pianeta Rosso dove – scrive National Geographic Deutschland – anche dopo mille anni di effetto serra, gli abitanti per muoversi all’aperto dovranno usare comunque autorespiratori: la componente di ossigeno nell’aria infatti crescerebbe molto lentamente.
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Immagini da Marte


Dopo un periodo di black-out, la videocamera HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment) a bordo della sonda MRO (Mars Recognition Orbiter) ha ripreso a funzionare e, tra le prime immagini, la più bella è senz’altro quella qui pubblicata. Il risultato è a dir poco eccellente a dimostrazione del fatto che i problemi a cui era andata soggetta e che ne avevano impedito il funzionamento per un certo tempo sono stati superati brillantemente.



L’immagine mostra una regione di dune di sabbia presente a oltre 80° di latitudine nord. Le morfologie più caratteristiche, che attirano immediatamente l’attenzione, sono le striature scure che segnano le parti più ripide delle dune. Durante l’inverno boreale marziano le dune vengono ricoperte da uno strato di ghiaccio di anidride carbonica (ghiaccio secco), che, con l’arrivo della primavera sublima. Si tratta di un processo molto attivo che rende instabile la sabbia che forma le creste delle dune e ne provoca lo scivolamento verso il basso. Il risultato è la formazione di queste strisce scure.
Al centro e a sinistra è visibile una piccola nube di polvere di colore rosa-arancio provocata da una vera e propria valanga di sabbia ripresa in real-time da HiRISE. Il colore del ghiaccio presente tra strisciate adiacenti fa pensare che questa colorazione sia dovuta al deposito delle polveri sollevate da eventi simili. Lo strumento HiRISE, pesante 65 kg e del costo di circa 40 milioni di dollari, consiste in un telescopio riflettore da 50 cm di apertura, il più largo di qualsiasi altra missione inviata nello spazio profondo, che permette di ottenere immagini con una risoluzione fino a 30 cm, consentendo di risolvere oggetti delle dimensioni di un forno a microonde.
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Spirit, il futuro incerto della missione su Marte


Nei primi giorni dell’anno nuovo, Spirit, il rover marziano della NASA, compirà 6 anni di esplorazioni senza precedenti sul suolo del pianeta rosso. Tuttavia la prossima stagione invernale potrebbe porre fine alla carriera esplorativa del simpatico robottino.



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Lo Spirit è atterrato su Marte il 3 gennaio 2004 poco prima del suo gemello Opportunity, che ha invece toccato il suolo il 24 gennaio. I due rover erano schedulati per una missione della durata di 3 mesi ed invece stanno superando i 6 anni di attività, pari a 3.2 anni Marziani.

In tutto questo tempo, Spirit ha trovato tracce di un antico ambiente violento e pieno di vapore, nettamente differente da quello secco e arido testimoniato da Opportunity, il quale ha operato parallelamente in un’altra parte del pianeta.

Una trappola di sabbia e le ruote intrappolate sono delle sfide alla possibilità di movimento dello Spirit, che potrebbero impedire l’attuarsi delle strategie di sopravvivenza di solito utilizzate dai tecnici della NASA all’approssimarsi dell’inverno marziano. Il team potrebbe non riuscire a posizionare i pannelli solari del robottino in modo che siano inclinati verso il sole, pronti ad accumulare energia per poter sopravvivere ai severi rigori dell’inverno.

Ricordo che nove mesi fa Spirit stava trotterellando allegramente (ndr : penso sempre a WALL-E!!) all’interno di una zona denominata Troia (leggi articolo), quando le sue ruote hanno sfondato una piccola crosta superficiale per sprofondare in sabbie fini ed insidiose. I vari tentativi di liberare il rover da questa trappola di sabbia hanno smosso il rover veramente di pochissimo. L’incapacità da parte del rover di utilizzare tutte e sei le ruote per la guida del veicolo hanno peggiorato la situazione. La ruota anteriore destra si era bloccata definitivamente nel 2006 e ancor peggio la posteriore destra si è bloccata un mese fa. Sorprendentemente però l’anteriore destra ha da poco tempo ripreso a funzionare, seppur ad intermittenza. Guidare il robottino con quattro o cinque ruote ha portato poco giovamento tanto che gli ultimi tentativi fatalmente hanno fatto sprofondare ancora di più il rover nella sabbia.

“La più alta priorità di questa missione è ora di potersi muovere, se possibile” afferma Steve Squyres dell’Università Cornell di Itaca, NY, uno dei responsabili dei rover.

Se il movimento non sarà possibile, la successiva priorità sarà quella di migliorare l’ inclinazione del rover, che permetterebbe allo Spirit di generare energia a sufficienza per muovere le sue ruote. Spirit è nell’emisfero Australe di Marte, dove ora è autunno e dunque il numero di ore in cui c’è il Sole per caricare le batterie solari sta diminuendo. Questo potrebbe comportare la fine delle attività di estrazione dello Spirit, proprio all’inizio di gennaio, in funzione della quantità residua di potenza nelle batterie. L’attuale inclinazione dello Spirit, 5° circa verso Sud, non è favorevole in quanto il sole invernale è molto basso nel cielo settentrionale di Marte.

A meno che l’inclinazione non possa essere migliorata oppure a meno che i venti non possano soffiar via la polvere dai pannelli solari, la quantità di luce solare diminuirà inesorabilmente fino a maggio 2010. Proprio allora, se non già prima, lo Spirit potrebbe non avere più energia per poter restare operativo.

“Secondo il livello corrente di accumulo di polvere, le batterie solari con un’inclinazione di 0° potrebbero a malapena fornire l’energia sufficiente a far funzionare i riscaldatori per la sopravvivenza del robottino fino al solstizio invernale” dice Jennifer Herman, tecnico delle cellule solari del JPL a Pasadina, California.

I tecnici stanno valutando delle strategie di miglioramento dell’inclinazione nel caso in cui Spirit non dovesse riuscire a disincagliarsi: una di queste strategie sarebbe quella di cercare di scavare ancor più con le ruote nel lato Nord! A Febbraio la NASA valuterà la tutta la missione marziana, Spirit compreso, per le potenzialità di obiettivi scientifici - costi, per calcolare come ridistribuire le limitate risorse. Nel frattempo, i tecnici stanno valutando nuovi tipi di ricerche che il robottino potrebbe effettuare anche da fermo, man mano che l’energia diminuisce.

“Spirit potrebbe continuare ad effettuare ricerche importanti anche lì dov’é ora” dice Ray Ardvidson, dell’Università Washington di St.Louis “possiamo studiare l’interno di Marte, monitorare il tempo meteorologico e continuare a studiare i depositi interessanti scoperti dalle ruote dello Spirit”

Gli studi dell’interno di Marte potrebbero sfruttare le trasmissioni radio per misurare le oscillazioni dell’asse di rotazione del pianeta, fatto questo del tutto impossibile in un rover in movimento (ndr: davvero i tecnici della NASA ne sanno una più del diavolo!). Questo ed altri esperimenti potrebbero aumentare le scoperte da parte di una missione che ha già abbondantemente superato le aspettative.

“Modifiche a lungo termine della direzione di rotazione potrebbero aiutarci a conoscere il diametro e la densità del nucleo del pianeta” afferma William Folkner del JPL, che aveva già sviluppato piani per condurre questo tipo di esperimento a bordo di un futuro lander marziano, stazionario dunque. “Variazioni di breve periodo potrebbero addirittura svelarci se il nucleo è solido oppure liquido”.

Magari Spirit è lì, immobile ed in pericolo: ma il rover ha ancora parecchio da fare.
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Due UFO si accostano allo Shuttle Endevour


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Anche la missione STS-126 compiuta dallo Shuttle Endevour nel novembre dello scorso anno è stata oggetto di attenzione di oggetti volanti non identificati di cui è recentemente uscito il filmato.

La missione era partita da Cape Canaveral il 20 novembre 2008 con lo scopo di trasportare in orbita equipaggiamente aggiuntivi perl Stazione Spaziale Internazionale in vista dell’ampliamente dell’equipaggio.
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Durante il sesto giorno di permanenza nello spazio gli austronauti, capitanati dal commandanteChristopher J. Ferguson, hanno avvistato e filmato due oggetti sferici salire dall’atmosfera terrestre. Questi due oggetti, dal comportamento evidentemente intelligente, si sono accostati allo Shuttle e dopo una breve ricognizione si sono allontanati senza fretta.
Il filmato è molto nitido, la fonte è come sempre in questi casi attendebile e i dialoghi sono coerenti con le immagini.
Ecco il filmato:


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Su Titano c'è un enorme lago di metano


È IL MAGGIORE SATELLITE DI SATURNO

Con i suoi 400 mila chilometri quadrati di superficie il Kraken Mare è più grande del Caspio


 La Nasa ha annunciato la presenza di un grande lago su Titano, il maggiore satellite di Saturno. La scoperta è stata fatta grazie alle osservazioni della sonda Cassini l'estate scorsa. Il Kraken Mare, questo è il nome con il quale è stato battezzato, con il suoi 400 mila km² è più grande del mar Caspio, il più grande lago sulla Terra, tuttavia non è costituito da acqua, ma da un materiale che alle condizioni esistenti sulla superficie terrestre, è allo stato gassoso: metano. Su Titano, invece, le condizioni sono tali per cui il metano e gli altri idrocarburi si trovano allo stato liquido.

titanoTITANO - Katrin Stephan e Ralf Jaumann dell'Agenzia spaziale tedesca a Colonia hanno presentato i risultati a San Francisco all'annuale conferenza dell'Unione geofisici americani. Lo scorso anno la Nasa aveva reso noto che la sonda aveva già osservato un lago di etano sull'emisfero sud di Titano, sostanza che sulla terra si trova allo stato gassoso. Con i suoi 5.150 chilometri di diametro, Titano è la seconda luna più grande del nostro sistema solare e la sola avvolta da una fitta atmosfera. Proprio a causa di questa atmosfera di azoto, che presenta alcune similitudini con la giovane atmosfera terrestre, Titano è uno degli oggetti più interessanti per gli scienziati. I ricercatori non hanno però potuto osservare direttamente il lago: grazie ai dati elaborati dallo spettometro a infrarossi hanno invece notato uno scintillante «luccichio» ai raggi infrarossi sull'emisfero nord di Titano, analogo al riflesso della luce del Sole su un lago: «Siamo sicuri che in natura questi riflessi possano appartenere solo a una superficie liquida», ha sottolineato Stephan. Al momeno dello scatto la sonda si trovava a circa 200 mila chilometri di distanza da Titano.
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Marte, corsa contro tempo per salvare Spirit



Ultimi tentativi per disincagliarlo prima che esaurisca le energie



Corsa contro il tempo per salvare Spirit, il rover della Nasa che il 23 aprile scorso è rimasto intrappolato nella sabbia all’interno di un cratere su Marte. Il veicolo è infatti inclinato in modo tale da rendere molto difficile ai pannelli solari di ricaricarsi di energia. La situazione è molto difficile, tuttavia la ruota anteriore destra, che aveva smesso di funzionare nel 2006, ha accennato un movimento ed ha funzionato per tre minuti e mezzo, anche se con difficoltà: quanto basta a riaccendere la speranza.
martespiritLa ruota posteriore destra, intrappolata nella sabbia, è invece rimasta immobile durante tutti i tentativi di liberare il rover. Delle sei ruote del rover, due sono quindi fuori uso e l’ipotesi è che la colpa possa essere di un malfunzionamento elettrico. Quindi i tecnici della Nasa hanno programmato e già avviato una serie di test. “Dobbiamo fare qualcosa adesso perché adesso il rover ha ancora abbastanza energia”, ha osservato il responsabile dei rover marziani nel Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, John Callas. “Se aspettiamo troppo a lungo, le opportunità potrebbero diventare sempre di meno”. I test in corso vanno avanti “con cautela”, ma anche “il più velocemente possibile”. La speranza è non essere costretti a dire addio a Spirit e alla sua missione straordinaria: arrivato su Marte nel gennaio 2004, il rover avrebbe dovuto funzionare per 3 mesi e invece ha esplorato il pianeta rosso per 5 anni, contribuendo a grandi scoperte. Prima fra tutte, la ricostruzione del clima marziano, con primavere molto calde e condizioni tali che in passato il pianeta avrebbe potuto ospitare forme di vita.
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Spirit intreppolato



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“Sarà un processo molto lento e ci sarà una grande probabilità che i tentativi di liberare Spirit non riescano” afferma Doug McCuistion, direttore del Mars Exploration Program della NASA a Washington. Ma vediamo cos’é accaduto…

Dal 23 aprile di quest’anno, Spirit si trova in una zona che gli scienziati hanno battezzato “Troy” (Troia): il robottino stava procedendo in retromarcia, trascinando la sua ruota anteriore destra (non funzionante da tempo), allorché le altre ruote sono incappate in una crosta superficiale friabile che franando ha scoperchiato una zona sabbiosa sottostante molto scivolosa. Dopo qualche tentativo di far riemergere Spirit, con l’effetto di farlo sprofondare nella trappola di sabbia, ogni movimento è stato arrestato per dar modo di effettuare test su possibili strategie di uscita.

Gli scienziati stanno studiando perciò un percorso di fuga da Troia lungo un lieve pendio. “I nostri preparativi per la ripresa del cammino sono stati lunghi e meticolosi” dice John Callas, project manager dello Spirit e dell’Opportunity al JPL di Pasadena, “abbiamo utilizzato due differenti rover di test qui sulla Terra (foto a fianco) in condizioni il più possibile vicine a quelle di dove si trova il robot. Ma è pur vero che queste simulazioni non possono replicare in tutto e per tutto le condizioni che si trovano a Troy”. I ricercatori della NASA si aspettano un processo di fuga particolarmente lento ed incerto in base a quanto simulato sulla Terra. “Dopo le prime settimane di tentativi, non sappiamo ancora con certezza se Spirit riuscirà a liberarsi” aggiunge McCuistion.

Lo Spirit ha 6 ruote per muoversi sul suolo marziano: il primo comando dirà al rover di ruotare le 5 ruote funzionanti in avanti per circa 6 rotazioni. Gli scienziati si aspettano uno slittamento importante ed inevitabile di tutte le ruote, con forse un piccolo spostamento percettibile in avanti in questa prima fase.

Il rover ritornerà i dati al centro spaziale solo il giorno successivo rispetto a questo primo tentativo: i dati ottenuti saranno valutati dai tecnici prima di poter pensare, sviluppare ed inviare un secondo insieme di comandi: così facendo, i tecnici prevedono di continuare con questi sforzi fino all’inizio del 2010. (ndr: più che Troia o Ulisse, qui bisognava chiamare in ballo Giobbe con tutta la sua pazienza…)

Il responsabile aggiunge “Muoversi su Marte è impegnativo e qualunque sia il responso di questi tentativi, la lezione che trarremo nello sforzo di liberare Spirit ci servirà per aumentare la conoscenza del suolo marziano e su come far muovere i futuri rover”. Anche se lo Spirit rimanesse desolatamente fermo in quella “pozza di sabbia”, (ndr non riesco a non pensare ad una specie di simpatico Wall-E improrogabilmente sprofondato nella sabbia!) potrà comunque continuare a fornire informazioni preziose su Marte. E proprio la “trappola di sabbia” potrà diventare una regione interessantissima dal punto di vista scientifico.

“Il materiale smosso dalle ruote del rover possiede il più alto contenuto di zolfo mai misurato su Marte” afferma Ray Arvidson, scienziato all’Università di Washington a Saint Louis. “Stiamo sfruttando questa situazione per analizzare in dettaglio questo prezioso materiale”. L’attività del rover a Troia sta migliorando le conoscenze precedenti secondo le quali Marte in epoche remote aveva primavere bollenti e fori con fuoriuscita di vapore, possibili habitat per la vita.

Spirit ed il suo gemello Opportunity sono atterrati su Marte in gennaio 2004: hanno esplorato Marte per cinque anni, abbondantemente sorpassando le previsioni di appena 90 giorni di missione. Attualmente Opportunity si sta dirigendo verso il cratere Endeavor.

Rimanete sintonizzati per sapere se Spirit riuscirà a liberarsi dalla trappola in cui è finito.

PS: ricordo che con il termine “sol” si intende il numero di giorni marziani (di poco più di 24 ore e quindi un po’ più lungo di un giorno terrestre) trascorsi da quando una sonda atterra sul pianeta. Anche se i due giorni sono molto simili come durata, a lungo andare si accumula uno sfasamento che risulta molto scomodo. Futuri astronauti su Marte sicuramente dovranno adottare questa unità di tempo, con orologi sincronizzati con la rotazione di Marte sul proprio asse.

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Una sonda Nasa fotografa la bandiera americana sulla Luna


Lanciata il 18 giugno di quest’anno e dopo essersi inserita in orbita attorno alla Luna appena cinque giorni dopo, la sonda NASA Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) si è poi posizionata a soli 50 km di altezza. Da questa orbita è in grado di riprendere immagini del suolo lunare di incredibile definizione!

Già nello scorso mese di luglio LRO aveva iniziato a mostrarci i luoghi della superficie lunare dove si erano posati i moduli di discesa delle varie missioni Apollo (
vedi post), ma grazie all’abbassamento della quota e a condizioni di irraggiamento solare ottimali, la sonda ha ottenuto recentemente immagini di impressionante dettaglio.
Il sito osservato è quello dell’allunaggio del modulo lunare Challenger, missione Apollo 17, con gli astronauti Eugene Cernan e Jack Schmitt a passeggiare sul suolo del nostro satellite mentre Ron Evans orbitava nel modulo di comando. Siamo nel dicembre del 1972, 37 anni fa!


Nella prima immagine (qui a destra)sono chiaramente visibili le tracce lasciate dagli astronauti, l'esperimento SEP (Surface Electrical Properties)
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che ha consentito agli scienziati di caratterizzare le proprietà elettriche della regolite verso est, mentre più in basso si vede il rover lunare, l'LRV (Lunar Roving Vehicle), parcheggiato per l’eternità. Ad ovest si distingue invece il set di esperimenti ALSEP (Apollo Lunar Surface Experiments).

La seconda immagine ( qui in basso), che è stata “leggermente stirata”, raggiunge il dettaglio di 50 centimetri per pixel. Lo stadio di discesa del modulo lunare copre ben otto pixel e si possono intuire le gambe su cui è appoggiato al suolo. E meraviglia delle meraviglie: più in alto è visibile la bandiera!

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Ci scusino i negazionisti e i sostenitori della bufala se non si contano le stelle, ma ci stanno lavorando… ;-))




Angelo Venturelli
www.antaresnotizie.blogspot.com
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Riuscito il primo volo di Ares : il successore degli shuttle


Il primo volo del successore degli Shuttle

Dovrebbe portare gli astronauti sulla stazione spaziale e in futuro sulla Luna

(Reuters)
(Reuters)
MILANO -
Il razzo che dovrebbe sostituire lo Shuttle per portare in orbita gli astronauti americani ha compiuto il suo primo collaudo ieri nel cielo di Cape Canaveral. Ares 1-X, così è stato battezzato, ha volato per soli sei minuti tracciando una grande parabola prima di finire nell’oceano Atlantico a 250 chilometri di distanza. Il balzo nell’atmosfera sino a 45 chilometri d’altezza potrà sembrare poca cosa ma è servito per collaudare una serie di tecnologie che serviranno nella prosecuzione del programma della Nasa. Il quale ha, fino a questo momento, l’obiettivo di tornare sulla Luna per il 2020. Il grande razzo bianco alto cento metri è decollato alle 11.30 di Cape Canaveral ed è il primo nuovo razzo a partire dalla storica base dopo il primo volo dello shuttle compiuto il 12 aprile 1981.

LA STRUTTURA - Ares 1-X è formato da due stadi. Il primo a propellente solido è derivato dai razzi ausiliari (i boosters) dello shuttle che aiutano la fase del volo. È solo un po’ più lungo, ma la tecnologia è la stessa. Il secondo stadio invece è a propellenti liquidi (idrogeno e ossigeno) e il motore «J-2X» è un perfezionamento dello stesso propulsore utilizzato nel secondo e terzo stadio del Saturn-V che portò gli uomini sulla Luna quarant’anni fa. Ares 1-X era un po’ diverso dalla versione definitiva. Il primo stadio era ancora nella versione corta usata nello shuttle ma la struttura era allungata come nella versione definitiva. Il secondo stadio era vuoto, senza motore, e alla sommità portava il modello della capsula Orion che ospiterà sei astronauti. Quando sarà utilizzata per il viaggio sulla Luna, invece, ne conterrà quattro. Nella missione lunare una altro razzo più grande, Ares V, porterà in orbita il modulo di sbarco Altair che si congiungerà con Orion.

COLLAUDO - Questo primo volo serviva, appunto, a collaudare la tecnologia di base del nuovo vettore e per questo era arricchito di 700 sensori che rilevavano pressioni, temperature sforzi di ogni genere alcune migliaia di volte al secondo. Anche perché durante il breve volo l’ugello di scarico del motore veniva manovrato per imporre dei cambiamenti nella traiettoria e sottoporre l’intera struttura a una serie di stress al fine di collaudare il tutto ben oltre le fatiche che dovrà affrontare in futuro in un volo normale. In particolare, poi, si è voluto misurare l’entità delle vibrazioni generate dal primo stadio e che dovranno essere smorzate per non creare danni o disturbi alla capsula abitata Orion.

PRIMO E ULTIMO? - Secondo alcuni critici questo era il primo e ultimo volo di Ares perché il presidente americano Obama sta valutando in queste settimane le proposte elaborate dalla commissione Augustine al fine di scegliere la strategia futura dell’America nello spazio. E potrebbe anche scegliere di utilizzare un altro razzo e cambiare il programma Constellation varato nel 2004 dal predecessore Bush, nel cui ambito era nato Ares. Per il suo sviluppo si prevedeva una spesa di 35 miliardi di dollari e per arrivare sino ad oggi, in tre anni se ne sono già spesi dieci di miliardi.

IL VOLO - Il volo di ieri è costato 445 milioni di dollari. Il primo stadio di Ares 1-X ha funzionato come previsto per due minuti e poi i computer di bordo hanno comandato la separazione dal secondo stadio che ha continuato la salita fino a 45 chilometri. Il primo stadio vuoto ha invece ha incominciato la caduta e 316 secondi dopo il decollo ad un’altezza di 4 mila metri ha iniziato la sequenza di apertura dei tre paracadute più grandi di quelli usati finora: ognuno ha un diametro di 50 metri. Lo stadio toccava la superficie oceanica 430 secondi dopo il lancio dove l’aspettava la nave per il suo recupero. Per il secondo stadio e il modello di capsula invece non era previsto il recupero. Il volo doveva essere effettuato martedì ma la presenza di troppe nubi lo hanno impedito. L’interazione tra il razzo e le nubi poteva provocare elettricità statica capace di interrompere le comunicazioni. L’effetto è chiamato dagli ingegneri «triboelettrificazione». E siccome l’obiettivo era quello di raccogliere il maggior numero di dati sul funzionamento attraverso la telemetria il cielo pulito era una condizione irrinunciabile. Martedì c’era stato anche un ritardo perché nell’area di sicurezza si era infiltrato un peschereccio che è stato allontanato. Ieri con tre ore di ritardo sull’orario stabilito, sempre a causa delle nubi, finalmente il grande razzo si è sollevato con il suo caratteristico tuono dalla rampa dalla quale fino a ieri partivano gli shuttle e negli anni Sessanta decollavano i giganteschi Saturno V per la Luna. Ora si aspettano le valutazioni tecniche e soprattutto la decisione politica della Casa Bianca, probabilmente entro novembre, per sapere quale sarà il futuro del razzo appena nato.

Giovanni Caprara

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