Visualizzazione post con etichetta STORIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta STORIA. Mostra tutti i post

Le piaghe bibliche furono eventi reali

Scienziati affermano che le bibliche piaghe che secondo il Vecchio Testamento devastarono l'antico Egitto furono il risultato di un riscaldamento climatico ed eruzioni vulcaniche.

Traduzione by Antikitera.net

I ricercatori ritengono di aver trovato la prova di disastri naturali su cui si fondano le dieci "piaghe d'Egitto", che secondo il libro dell'Esodo nella Bibbia condussero Mosè a liberare gli Israeliti dalla schiavitù.

Ma piuttosto che spiegarli come l'atto adirato di un dio vendicativo, gli scienziati affermano che le piaghe possono essere attribuite a una serie di fenomeni naturali avviati da cambiamenti nel clima e disastri ambientali avvenuti a centinaia di chilometri di distanza.

Le prove che offrirebbero nuove spiegazioni per le piaghe bibliche saranno descritte in una nuova serie su National Geographic Channel in onda la domenica di Pasqua.

Oggi molti archeologi ritengono che le piaghe si siano verificate in un'antica città di Pi-Ramses sul delta di Nilo, capitale dell'Egitto durante il regno del faraone Ramses II, che ha regnato fra il 1279 e il 1213 a.C.

La città pare essere stata abbandonata circa 3000 anni fa e i ricercatori pensano che le piaghe possano offrire una spiegazione.

Climatologi che studiano il clima dell'epoca hanno scoperto un improvviso spostamento nel clima dell'area avvenuto verso la fine del regno di Ramses II.

Studiando le stalagmiti di alcune grotte egiziane, hanno ricostruito il clima antico della zona utilizzando le tracce di elementi radioattivi contenuti nelle rocce.

Hanno così scoperto che il regno di Ramses coincise con un clima caldo e umido, ma poi il clima si spostò verso un periodo asciutto.

Il prof. Augusto Magini, paleoclimatologo presso l'Istituto per la fisica ambientale dell'Università di Heidelberg, afferma:

"Il faraone Ramses II regnò in una situazione climatica molto favorevole.
C'erano piogge abbondanti e il paese fioriva. Questo periodo umido comunque durò solo pochi decenni. Dopo il regno di Ramses il clima peggiorò rapidamente.
Si verificò un periodo asciutto che certamente deve aver portato gravi conseguenze."

Gli scienziati ritengono che questo cambiamento nel clima diede l'avvio alla prima delle dieci piaghe.

L'aumento della temperatura può aver causato un prosciugamento del Nilo, trasformando le rive fiorenti che erano la fune di sicurezza dell'Egitto intero in un corso d'acqua lento e fangoso.

Queste condizioni avrebbero potuto essere perfette per l'arrivo della prima piaga, che nella Bibbia è descritta come la trasformazione delle acque del Nilo in sangue.

Il dr. Stephan Plugmacher, biologo presso l'Istituto Leibniz per l'ecologia delle acque e l'industria della pesca a Berlino, ritiene che questa descrizione possa essere il risultato [della proliferazione] di un'alga tossica delle acque dolci.

Si sa che Oscillatoria rubescens, conosciuta come alga del sangue di Burgundi, era presente 3000 anni fa e ancora oggi causa simili effetti.

Il dr. Plugmacher afferma: "Si moltiplica in maniera massiccia in acque calde lente con alti livelli di elementi nutritivi. E quando muore, colora l'acqua di rosso."

Gli scienziati ritengono che l'arrivo di quest'alga mise in moto eventi che permisero l'avvento della seconda, terza e quarta piaga: invasione di rane, pidocchi, mosconi.

Lo sviluppo delle rane da girini ad adulti completamente formati è regolato da ormoni che possono accelerarne la velocità in periodi di stress.

L'arrivo delle alghe tossiche avrebbe avviato una tale trasformazione da aver forzato le rane a lasciare l'acqua in cui vivevano.

Ma la morte delle rane causò la proliferazione incontrollata di mosche, mosconi ed altri insetti, non più soggetti alla forza regolativa dovuta ai loro predatori naturali.

Tutto ciò avrebbe portato alle successive due piaghe: morìa del bestiame e ulcere su animali e uomini.

Il prof. Werner Kloas, biologo presso L'Istituto Leibniz, afferma: "Sappiamo che spesso gli insetti portano malattie come la malaria, così il punto successivo nella reazione a catena è lo scoppio di epidemie tra la popolazione."

Un altro grande disastro naturale, avvenuto a 650 Km di distanza, può essere stato responsabile della settima, ottava e nona piaga, che portarono grandine, cavallette e tenebre sull'Egitto.

Una delle maggiori eruzioni vulcaniche accadute nella storia umana si verificò quando Thera, un vulcano che era parte dell'isola di Santorini nel Mar Mediterraneo, a nord di Creta, esplose circa 3500 anni fa scagliando nell'atmosfera miliardi di tonnellate di cenere vulcanica.

Nadine von Blohm, dell'Istituto tedesco per la fisica atmosferica, ha condotto esperimenti sul modo in cui si formano le tempeste di grandine e ritiene che la cenere vulcanica possa scontrarsi con i temporali sopra l'Egitto per produrre enormi tempeste di grandine.

Il dr. Siro Trevisanato, un biologo canadese che ha scritto un libro inerente le piaghe bibliche, afferma che anche l'invasione di locuste può essere spiegata con la ricaduta al suolo della cenere vulcanica.

Egli afferma: "La ricaduta della cenere causò anomalie meteorologiche che si tradussero in un aumento delle precipitazioni e dell'umidità. E questo è esattamente ciò che favorisce la presenza di locuste."

La cenere vulcanica può anche aver bloccato la luce solare causando la storia della piaga delle tenebre.

Gli scienziati hanno scoperto della pomice -una roccia che si forma dalla lava vulcanica raffreddata, durante gli scavi presso rovine egizie, sebbene non esistano vulcani in Egitto.

L'analisi delle rocce mostra che la pomice deriva dal vulcano di Santorini, offrendo così la prova fisica che la ricaduta della cenere dell'eruzione di Santorini raggiunse effettivamente le coste egiziane.

E' stata proposto come causa dell'ultima piaga -la morte dei primogeniti d'Egitto- un fungo che avrebbe contaminato le scorte di grano, del cui primo raccolto si sarebbero avvantaggiati i primogeniti maschi e per questo motivo essi sarebbero stati i primi a cadere vittima.

Ma il dr. Robert Miller, professore associato del Vecchio Testamento presso l'Università Cattolica d'America, afferma: "Sono riluttante ad assumere eventi naturali come cause di tutte le piaghe. Il problema con la spiegazione di tipo naturale è che si perde il nocciolo della questione, cioè che non si è fuggiti dall'Egitto per cause naturali, si è fuggiti dall'Egitto per intervento di Dio."

Fonte
Leggi tutto...

Antiche conoscenze dei nativi americani

Painted Rock, CaliforniaUn'antica quercia, in un boschetto delleSanta Lucia Mountanis, inCalifornia, è chiamata "l'albero dello scorpione", perchè sul suo tronco è incisa, con estrema precisione, un'immagine assai strana.A prima vista potrebbe sembrare unalucertola a sei zampe, con una sorta di copricapo formato da una corona e due sfere. Si è sempre pensato che fosse l'incisione di un cowboy in vena di scherzi. Ora il paleontologo Rex Saint Onge afferma che non è così. Sarebbero, per lui, opera degli indiani Chumash, una tribù di nativi americani che avrebbe già prodotto dei graffiti su formazioni rocciose fino a Santa Barbara Malibu. Saint Onge pensa che la nuova incisione, stavolta sul tronco di un albero, rappresenti molto verosimilmente la costellazione dell'Orsa Maggiore. Egli ritiene che sia l'incisione sull'albero che i dipinti ritrovati nelle vicine grotte siano elementi del calendarioChumash. Se ciò fosse vero, questi nativi americani possedevano delle cognizioni astronomiche veramente singolari che avrebbero potuto permettere loro persino di attraversare gli oceani.
Fonte
Leggi tutto...

TROVATO IL PIU' ANTICO INSEDIAMENTO UMANO DI 150.000 ANNI IN MESOPOTAMIA

Una spedizione di archeologi ceca ha trovato resti di circa 150.000 anni insediamento preistorico di Arbil, nel nord dell'Iraq, che è stato il più antico finora scoperto in questa parte del nord della Mesopotamia, la squadra di testa Karel Novacek ha detto ai giornalisti Venerdì. Gli archeologi hanno rivelato un elevato numero di elementi, soprattutto strumenti di pietra preistorica, di circa nove metri sotto terra ad Arbil, capitale della regione autonoma kurda, ha detto archeologo Novacek, presso l'Università della Boemia Occidentale a Plzen. La spedizione di otto membri, tornato dall'Iraq alla fine dello scorso anno. Il team composto da esperti della University of West Bohemia, accademici e istituti universitari di Praga e da due società. Esperti cechi sono riusciti a trovare la prova del più antico insediamento umano in località come tutti gli altri reperti di spedizioni americane che vi lavorano 50 anni fa, sono probabilmente più giovani. "Siamo stati la prima spedizione estera in questo settore in quanto la seconda guerra del Golfo nel 2006," Novacek aggiunto. Il progetto, sostenuto dalla ceca Science Foundation (GACR), è stato il primo professionista spedizione ceca in Mesopotamia, culla della civiltà umana. "La spedizione è soprattutto incentrato sulla città di Arbil, che era uno dei centri residenziali reale dell'antica Assiria. La sua ricerca è una vera sfida per l'archeologia moderna del 21 ° secolo", ha spiegato Novacek. A differenza di altri più noti centri di antiche in questo settore, Arbil, non ha cessato di esistere e che è rimasta una cittadina vivace fino ad oggi. Si tratta di una delle più lunghe in modo permanente popolato siti nel mondo, Novacek aggiunto. A dispetto di essa, non ha attratto molti archeologi finora. L'inizio di questa città risale al 3 ° secolo aC. La spedizione di ricerca è stata basata principalmente su prospezione geofisica, gli edifici storici della documentazione e la valutazione delle foto aeree e satellitari. Novacek, a questo proposito, ha anche elogiato la cooperazione con sede a Praga GemaArt società di conservazione del patrimonio del Gruppo, che ha lavorato in Iraq dal 2004, senza la quale la ricerca approfondita non sarebbe possibile.
fonte
Leggi tutto...

L'ultimo mistero di Tutankhamon: il giovane faraone nato da un incesto

Tutankhamon nacque da un'unione incestuosa. E' l'ultima scoperta legata al giovane faraone, morto in circostanze misteriose, all'età di 19 anni attribuita al grande archeologo egiziano Zahi Hawass, vice ministro della Cultura dal 2009 e segretario generale del Consiglio superiore per le antichità del Cairo.
Grazie ad accurati esami del dna, non solo sulla mummia di Tutankhamon, ma di altri faraoni, l'equipe di biologi e medici tedeschi e egiziani, avrebbero dunque scoperto l'ultimo segreto di Tutankamon, secondo quanto rivela il settimanale francese 'Point de vue'.
La genetica ha rivelato, infatti, che quest'ultimo era nato da un'unione incestuosa, tra un fratello e una sorella, entrambi figli d'Amenophis III e della prima moglie, Tiyi. I matrimoni tra consanguinei erano, comunque, frequenti in Egitto fino alla conquista dei romani. Anche la leggendaria Cleopatra avrebbe sposato per due volte i suoi stessi fratelli, Tolomeo XII e Tolomeo XIV.
Anche Tutankhamon imiterà l'esempio dei suoi genitori, sposando una delle sorellastre, Ankhsenaamom, figlia dell'enigmatica Nefertiti. Lo dimostrano i due feti mummificati trovati all'interno del sarcofago del giovane faraone. Il loro dna è simile, ben oltre il 50%, a quello del loro progenitore. Uno dei due presenta, tra l'altro, una 'spina bifida', una malformazione della colonna vertebrale, indubbiamente di origine genetica.
I matrimoni tra consanguinei potrebbero spiegare, rivela sempre 'Point de vue', i problemi di salute di Tutankhamon e la sua morte prematura. In un primo tempo lo studio attento del suo scheletro, attraverso scanner di assoluta precisione, ha allontanato ogni ipotesi di un possibile assassinio. La ferita dietro il testa risulterebbe legata ad un banale errore degli imbalsamatori durante l'estrazione del cervello.
Scoperti inoltre nella mummia di Tutankhamon, problemi degenerativi legati al tessuto osseo del piede sinistro. Il giovane faraone soffriva inoltre di malaria. Malattia che i medici non riuscirono a debellare. Nonostante il suo soprannome , 'kanakht toutmesout', toro potente, Tutanakhamon era un uomo fragile, di costituzione debolissima. Zoppicava e spesso si accompagnava con un bastone. E' forse a causa del suo handicap, e non durante una partita di caccia, che lo sfortunato e affascinante faraone, si sarebbe rotto il femore sinistro.
Le conseguenze della caduta, una difficile riabilitazione e una ferita non curate a dovere, forse un'infezione, l'avrebbero condotto alla morte. Ricerche approfondite sui cromosomi di Tutankhamon e della sposa Akhenaton avrebbero escluso poi la sindrome di Marfan, che avrebbe spiegato i tratti androgini dei due sposi.
Secondo quanto scrive il settimanale francese “si tratta però della rappresentazione di figure stilizzate, secondo i codici politici e religiosi dell'epoca, che mostrano il faraone come sorgente di vita. Uomo e donna, un'unica identità all'interno di uno stesso corpo”. Ma altri interrogativi si addensano sul faraone più amato, conosciuto e studiato. Altri misteri da svelare, secondo Zahi Hawass, dopo la scoperta, il 29 novembre del 1922 della tomba di Tutankhamon, inviolata da 34 secoli.
“Mi piacerebbe rispondere al più presto a quesiti imperanti - ha confessato l'archeologo egiziano - Chi era realmente Nefertiti? Chi si nascondeva dietro la 'giovane dama', la mummia, madre dei due feti, scoperti nella tomba, era realmente Ankhsenaamon?”. Sono cominciate le ricerche, gli studi, gli approfondimenti sul dna delle mummie. Nuovi capitoli si aggiungeranno all'eterna trama del racconto dell'infelice Tutankhamon. Il faraone-bambino, simbolo dei segreti insondabili di un Egitto millenario.
fonte
Leggi tutto...

252 monete di età ellenistica


Vicino a Hierapolis Bambyce (odierna Manbji), nel governatorato di Aleppo (Siria) sono state scoperte 252 monete d’argento di epoca ellenistica (IV-I secolo a.C.). Per la precisione sono 137 sono tetradracmi (“quattro dracme”) e 115 dracme.
(AP Photo/SANA)
Youssef Kanjo, il direttore degli scavi nell’antica città di Aleppo, riferisce che le monete sono state trovate in un contenitore di bronzo due settimane fa quando un uomo stava scavando le fondamenta della sua nuova casa.
Un lato dei tetradracmi raffigura Alessandro Magno, mentre l’altro mostra Zeus seduto sul trono con un’aquila appoggiata sul suo braccio disteso.
Sempre dei tetradracmi, 34 monete recano l’iscrizione “Re Alessandro” in greco, 81 semplicemente “Alessandro”, e 22 portano il nome di “Re Filippo”, riferendosi con ogni probabilità a suo padre.
Le dracme portano le stesse immagini, con incise “Alessandro” su 100 di loro e “Filippo” su 15.
(EPA/SANA/HO)
Dopo le conquiste di Alessandro Magno, molti dei regni ellenistici del Medio Oriente adottarono le dracme come valuta.
Hierapolis all'interno dell'Oriente romano (351-354) (Panairjdde/wiki)
Leggi tutto...

ecco come si pregava nella preistoria


Lo studioso Alberto Pozzi corona con un libro 40 anni di indagini
Alberto Pozzi, comasco appassionato di archeologia, con il sostegno della Società Archeologica Comense, realizza un libro che è il frutto di quarant'anni di studi e di molti viaggi e missioni archeologiche che lo hanno portato alla scoperta di siti appartenenti a quattro diversi continenti, in possesso di strutture megalitiche.
Megalitismo - Architettura sacra della Preistoria (Società Archeologica Comense, 288 pp., 45 euro) è un libro importante perché, se in molti altri Paesi il megalitismo
è frutto di intensi studi e oggetto di molte pubblicazioni, pochi sono invece in Italia gli studiosi che hanno divulgato saggi sull'argomento. Il megalitismo, che consiste in una tecnica costruttiva che consente di elevare, senza alcun legante, strutture composte da grandi pietre che possono superare le duecento tonnellate, è invece un argomento di grande interesse perché svela importanti notizie riguardanti la cultura appartenente ai popoli primitivi. Il saggio di Alberto Pozzi racconta le origini del fenomeno tra il V e il II millennio a.C e la sua evoluzione a partire da semplici strutture rintracciabili nell'area atlantica, quali i dolmen e i menhir, fino a raggiungere strutture circolari o lineari più complesse, tipiche del megalitismo subattuale, e ne svela i significati culturali, legati a riti funebri e religiosi, all'osservazione astronomica e alla creazione di calendari o addirittura a dicerie relative alla fertilità e all'esistenza di giganti in grado di muovere le grandi pietre.
«Da molti anni l'archeologia ha visto crescere studiosi ed interessati - dice Alberto Pozzi - e molte agenzie turistiche inseriscono nei viaggi organizzati alcune tappe archeologiche, basti pensare al famoso sito di Stonehenge, ormai conosciuto in tutto il mondo. Il libro - aggiunge l'autore - permette inoltre di conoscere e riscoprire una civiltà, quella preistorica, che per molti versi si è rivelata organizzata e complessa».
Il volume è impreziosito da 550 foto a colori, per lo più inedite e da 80 disegni originali e può essere acquistato nella sede della Società Archeologica Comense in piazza Medaglie d’Oro a Como. Per ulteriori informazioni, è possibile telefonare al numero 031.26.90.22.
Leggi tutto...

Archeologia: scoperta a Gabii residenza


Eccezionale palazzo VI sec.a.C in parte integro anche in altezza



Scoperto un palazzo del VI secolo a. C., con tutta probabilita’ la residenza del ‘rex’, nell’area archeologica dell’antica Gabii. Si tratterebbe della citta’ dove secondo la tradizione sarebbero stati educati Romolo e Remo sulla via Prenestina a pochi km dalla capitale. Il palazzo e’ ancora in parte integro anche in elevato e per questo praticamente senza precedenti nella zona di Roma per un edificio cosi’ antico. La scoperta sara’ illustrata domani al Parco Archeologico di Gabii.

Leggi tutto...

La città dimenticata


Pachacamac, poco lontano da Lima, in Perù, fu una città costruita con fini religiosi che si è sviluppata sulla sponda del fiume Lurin che sbocca nell'Oceano Pacifico. Qui, prima dell'arrivo degli Inca, vi era un antico insediamento in cui si onorava il dio Pachacamac, creatore supremo.
Gli edifici più antichi sembra risalgano al 650 d.C., la città possedeva templi, un convento per donne scelte (accllas) ed un oracolo così famoso che continuò ad essere consultato anche durante il periodo inca. Questi ultimi ingrandirono l'abitato ed aggiunsero altri templi che dedicarono alle loro divinità del Sole e della Luna.
Sicuramente la città possedeva una certa autonomia dal punto di vista economico, grazie soprattutto alle risorse ittiche del vicino oceano e per la sua posizione sulle rotte del commercio sudamericano, dove venivano scambiati tra loro prodotti dell'oceano e prodotti andini.
Finora gli scavi hanno permesso di recuperare 30.000 tombe.
Alcuni sistemi di canali, inoltre, drenavano le acque del fiume Lurin e le convogliavano in città, nei campi circostanti, nei bacini idrici e nelle fontane.
Quando arrivarono gli spagnoli, essi ribattezzarono il tempio di Pachacamac moschea, quando, in realtà, esso non era altro che un vasto complesso cerimoniale costituito da due edifici a forma di piramide. La piramide più antica fu definita Tempio Vecchio, la seconda Tempio Dipinto. Quest'ultimo, si suppone, fu costruito per ampliare le funzioni del primo tempio realizzato dalla cultura Lima, risalente all'800 d.C..
Il Tempio Vecchio ha una pianta apparentemente circolare ed è stato costruito sopra un monticello composto di migliaia di adobes cubici modellati a mano. Della cultura Lima che creò questa struttura, esistono esempi di notevoli piramidi in pieno centro cittadino. Nel Tempio Dipinto, forse, risiedeva un idolo piuttosto famoso. Al culmine della struttura è stato recuperata la porta fatta di tela e canne, con decorazione di conchiglie.
L'idolo, invece, venne scoperto da Alberto Gieseke nel 1938, durante i lavori realizzati al Tempio Dipinto. Ora il reperto è esposto al Museo del complesso archeologico. Esso è intagliato in legno di lucumo e, nella parte superiore, rappresenta un personaggio con due facce contrapposte. Su un lato i vestiti sembrano decorati con mais, sull'altro compaiono raffigurazioni zoomorfe. Sotto, invece, sono identificabili felini, serpenti e personaggi antropomorfi. Pachacamac è ricordato come il dio del fuoco, figlio del Sole. La leggenda racconta che all'inizio della vita, non vi erano ancora alimenti per la prima coppia umana, per cui l'uomo morì di fame. Intervenne il sole che fecondò la donna, ma Pachacamac, geloso, uccise il figlio che nacque dall'unione. Poi sotterrò l'infante e così nacquero gli alimenti essenziali. Pachacamac era un dio invisibile e le sue raffigurazioni sono assai rare. Si riteneva che i terremoti fossero segni del suo malumore.
Son ben 15 le piramidi a rampa identificate a Pachacamac, tutte o quasi prive di pitture parietali. Sembra che appartenessero, nel XVIII secolo, ad individui o gruppi sociali che avevano la particolare funzione di cappelle o santuari provinciali.
Un primo colpo alla ricchezza ed alla prosperità della città si ebbe quando l'ultimo re di PachacamacAtahualpa, permise il saccheggio del Tempio. Il sovrano inca, per salvarsi la vita, ottemperò a tutte le richieste poste daPizarro, ossia riempire una stanza di oro. Gli spagnoli saccheggiarono il tempio, raschiando le pareti che erano ricoperte d'oro. L'idolo che rappresentava Pachacamac venne abbattuto e distrutto. La città entrò, così, nell'oblio.
Ultimamente gli archeologi hanno fatto un'importante scoperta nel sito dell'antica e dimenticata città. Hanno ritrovato i resti di 30 persone, tra le quali ben 19 mummie ancora intatte, risalenti ad un periodo compreso tra il 1000 ed il 1500. Non si è ancora stabilito a quali culture appartengano le mummie, ma è probabile siano state di coltivatori ed artigiani, che vissero prima dell'impero inca. Il cimitero, che ricopre un'area di 200 metri quadrati, si trova all'interno del complesso religioso del Pachacamac
Leggi tutto...

Una curiosa pressa di epoca bizantina

(AP)

In Israele, 40 km a sud di Gerusalemme, è stata scoperta una pressa enologica (l’apparecchio per estrarre il succo d’uva) eccezionalmente grande e avanzata per l’epoca – 600 d.C (età bizantina). È di forma ottogonale e misura 6.5 x 16.5 metri.

Il direttore degli scavi Uzi Ad dice: “Sembra essere un’area industriale e artigianale di un insediamento del VI o VII secolo, situata nel mezzo di una regione agricola”.

La grande produzione di vino che si poteva ottenere da questa struttura era probabilmente esportata in Egitto, e poi in qualche altro mercato.

(AP)

L’uva fermentava in un contenitore poco pratico; nella sua forma ottagonale (e non circolare o quadrata come di consueto) i sedimenti si sarebbero raccolti agli angoli.

Secondo Uzi Ad il motivo di questa scelta è puramente estetico.

L’intero apparato misurava originariamente 15 x 16.5 metri e includeva un pavimento coperto da un mosaico dove pigiare l’uva.

Il succo prodotto fluiva poi in un tino che li distribuiva attraverso dei buchi in due recipienti.

(AP)

Una pressa identica era già stata scoperta a 20 km di distanza, a nord di Ashkelon.


Fonte

Leggi tutto...

Torture dal passato


Presso Casalecchio di Reno, a pochi chilometri da Bologna, la Soprintendenza ha condotte diverse indagini che hanno messo in luce, nel corso degli anni, di riportare alla luce un piccolo sepolcreto di età tardo antica.
Il sepolcreto è composto di 23 tombe ad inumazione che presentano caratteristiche piuttosto particolari. Si tratta di fosse singole o comuni, in cui gli scheletri giacevano in posa scomposta e recavano tracce di mutilazioni impressionanti. Alcune sepolture erano sovrapposte le une alle altre. Particolarmente interessante è la tomba n. 3, in cui lo scheletro presentava mutilazioni agli arti inferiori e la rimozione del cranio, rinvenuto tra le tibie.
Ma anche altre due scheletri presentano analoghe stranezze. La tomba n. 16conteneva un individuo di sesso maschile, un uomo di età tra i 20 ed i 34 anni, in posizione supina, con il cranio poggiato al limite della fossa e la mano sinistra sull'addome. Entrambi i piedi erano stati sepolti in una fossa più profonda sotto le gambe, in prossimità delle tibie. Al livello delle caviglie e sulla tibia sinistra appaiono lesioni da taglio che suggeriscono agli studiosi un'operazione di asportazione dei piedi avvenuta poco prima della morte. Le lesioni vertebrali dello scheletro ricordano quelle analoghe di chi è stato giustiziato per impiccagione.
L'individuo deposto nella sepoltura n. 6, invece, pur non presentando lesioni a livello dello scheletro, ha le mani in prossimità delle clavicole, quasi tentasse di allentare la stretta di un oggetto attorno al collo, come avviene nei casi di morte per soffocamento. Sulla tomba n. 6 si trova la sepoltura n. 8, in cui lo scheletro presenta l'amputazione di entrambi i piedi, dei quali uno solo è stato ritrovato.
Gli studiosi hanno avanzato l'ipotesi che gli individui sepolti in questo particolare cimitero, siano stati giustiziati. L'amputazione dei piedi, invece, è stata probabilmente fatta per impedire poco graditi ritorni da parte dei defunti ai quali era stata tolta la vita in modo così violento, che venivano percepiti come potenzialmente pericolosi.
Leggi tutto...

La Luna? Si è staccata dalla Terra a seguito di un'esplosione nucleare


Rivoluzionaria ipotesi di due ricercatori: un georeattore all'origine della formazione del nostro satellite

La Luna (Afp)
La Luna (Afp)
MILANO 
- Come si è formata la Luna? La domanda è piuttosto semplice ma la risposta finora data dalla scienza non è univoca. In pratica non è ancora certo come si sia formato il nostro satellite. Ora da due ricercatori, uno dell'Università del Western Cape in Sud Africa R. J. de Meijer e l'altro dell'Università di Amsterdam W. van Westrenen arriva una nuova rivoluzionaria ipotesi pubblicata per la prima volta sulla rivista Earth Moon and Planets International Journal of Solar System Science: la Luna si sarebbe formata a seguito di un potentissima esplosione nucleare.
LE IPOTESI SUL CAMPO - Finora le ipotesi sul campo erano quattro. La prima quella della cattura sostiene che la Luna si sia formata in una zona diversa del sistema solare e poi sia stata catturata dall'attrazione gravitazionale della Terra. Questa ipotesi ha un grosso punto debole: le condizioni richieste per la cattura (ad esempio la presenza all'epoca di un'estesa atmosfera terrestre che dissipasse l'energia prodotta dall'evento) non sono considerate molto probabili. La seconda, quella della coformazione, sostiene che Terra e Luna si formarono insieme ma in forma separata a partire dal cosiddetto disco di accrescimento primordiale. Anche qui c'è però un problema: questa ipotesi non spiega in modo soddisfacente lo svuotamento del ferro metallico sulla Luna. Si sviluppa quindi una terza ipotesi, quella della fissione: in pratica la Luna si sarebbe staccata dalla Terra per effetto di forze centrifughe creando un immenso bacino. Questa teoria presenta però un punto debole: per generare il distacco sarebbe stato necessaria una rotazione terrestre iniziale troppo elevata rispetto a quella che si suppone esistente all'epoca.
Attualmente quindi, quella che è considerata la teoria più accreditata della formazione della Luna, è una quarta, quella dell'impatto gigante. Questa teoria ipotizza l'impatto con la Terra di un corpo celeste dalle dimensioni di Marte, che creò abbastanza materiale nell'orbita attorno alla Terra da formare la Luna. Anche questa teoria però ha diversi punti deboli, dal fatto che la percentuale di ossido di ferro della Luna implica che il materiale proto-lunare proverrebbe solo da una piccola frazione del mantello terrestre, al fatto che non c'è prova che la Terra abbia mai posseduto un oceano di lava come previsto da questa teoria.
LA TEORIA DELL'ESPLOSIONE - Lo studio di Meijer e van Westrenen azzarda una rivoluzionaria ipotesi che aggiorna la cosiddetta teoria della fissione eliminando il suo principale punto debole. La tesi dei due ricercatori parte da una critica della teoria dell'impatto gigante. Recenti studi hanno dimostrato che c'è un alto grado di similarità tra il contenuto isotopico della composizione rocciosa della Luna con quella della Terra. Ciò costituisce un problema perchè le simulazioni del cosiddetto impatto gigante prevedevano che solo il 20% della Luna sarebbe dovuta pervenire dalla terra mentre il restante 80% si sarebbe generato dall'impatto che avrebbe investito la Terra.
Meijer e van Westrenen rispolverano la teoria della fissione che era stata abbandonata negli anni '60. In questo modello la Terra primordiale era un corpo rotante in rapido movimento in cui le forze centrifughe erano solo di poco inferiori a quelle gravitazionali. In questa situazione, spiegano i due ricercatori, un piccolo incremento della velocità angolare avrebbe permesso ad una grossa massa di staccarsi dall'Equatore. Ma come si sarebbe generato questo aumento di velocità? Meijer e van Westrenen danno la loro risposta: mediante un'esplosione nucleare di un georeattore naturale. In pratica le forze centrifughe avrebbero concentrato gli elementi più pesanti, come l'uranio e il torio, vicino alla superficie terrestre sul piano equatoriale e l'alta concentrazione avrebbe dato vita all'esplosione che avrebbe poi permesso il distacco della Luna. L'esistenza dei georeattori è più che un'ipotesi. Nel 1970 è stata infatti documentata l'esistenza di un georeattore attivo tra 1,5 e 2 miliardi di anni fa a Oklo, in Gabon.
Leggi tutto...

La vera causa della morte di Tutankhamon

Nel corso degli anni si erano accavallate molte ipotesi, da quella che la attribuiva a malattie ereditarie, a una ferita, fino all'omicidio violento o per avvelenamento

Fu l'effetto congiunto della malaria e di diverse anormalità nella struttura ossea a provocare la morte precoce del faraone Tutankhamon: è questa la conclusione a cui è giunto l'ultimo studio sulle ragioni della scomparsa del grande faraone, condotto da Zahi Hawass, del Consiglio superiore per le Antichità del Cairo, e collaboratori, e pubblicato sulla rivista JAMA.

Numerose sono le ipotesi che sono state avanzate nel corso degli anni circa le possibili cause della morte di Tutankhamon a cominciare da diverse malattie - da quelle legate a uno scompenso ormonale con ginecomastia, alla sindrome di Marfan - per finire con quelle che la imputavano a una ferita, a una setticemia o a un'embolia secondaria a una frattura al femore e perfino a un omicidio perpetrato con un colpo alla nuca o con un veleno.

"Tuttavia la maggior parte delle diagnosi sono ipotesi formulate sulla base dell'osservazione e dell'interpretazione di reperti artistici e non sulla base della valutazione dei resti mummificati del re", osserva Hawass.

Per cercare di chiarire la questione Hawass e collaboratori hanno così deciso di intraprendere un ampio spettro di ricerche antropologiche, radiologiche e genetiche in modo da determinare i rapporti familiari fra 11 mummie del Nuovo Regno al fine di individuare anche eventuali tratti patologici ascrivibili a patologie ereditarie o malattie infettive.

Alla fine dello studio non sono stati trovati segni di ginecomastia né della sindrome di Marfan: "La particolare rappresentazione artistica di questi personaggi reali va molto più probabilmente messa in relazione con le riforme religiose di Akhenaton. E' improbabile che Tutankhamon o Akhenaten avessero realmente un aspetto marcatamente bizzarro o un fisico effeminato. E' importante notare che i re dell'antico Egitto e le loro famiglie venivano tipicamente rappresentati in modo idealizzato", osservano i ricercatori.

Hawass e collaboratori hanno peraltro trovato un accumulo di malformazioni nella famiglia di Tutankhamon. "Sono diverse le patologie diagnosticate, ivi compresa la malattia di Köhler II (che porta ala formazione di osteocondrosi), ma nessuna di esse da sola avrebbe provocato la morte. I test genetici per i geni STEVOR, AMA1 e MSP1, specifici di Plasmodium falciparum, il parassita della malaria, sono stati positivi in quattro mummie, compresa quella di Tutankhamon. Questi risultati suggeriscono che una necrosi ossea avascolare - ossia conseguente a un insufficiente afflusso sanguigno al tessuto osseo - in concomitanza dell'infezione malarica sia stata la più probabile causa di morte del faraone. Le difficoltà di deambulazione e la malaria che affliggevano Tutankhamun sono anche suffragate dalla scoperta nella sua tomba di bastoni e di una nutrita farmacia per l'aldilà", osservano i ricercatori.

fonte
Leggi tutto...

Vecchia stampa: anno 1892, inventato magnetometro che prevede terremoti



Corriere Illustrato delle Famiglie del 23 Ottobre 1892
Leggi tutto...

Una teoria contro il "brodo primordiale"

Le limitazioni termodinamiche implicano che la chemiosmosi è strettamente necessaria per il metabolismo del carbonio e dell'energia in tutti gli organismi che crescono a partire da semplici composti chimici e presumibilmente lo è stata anche nelle prime cellule in grado di vita autonoma
Per circa 80 anni è stata accettata la teoria secondo cui la vita sarebbe cominciata in un “brodo primordiale” di molecole organiche che diedero origine, milioni di anni dopo, ai primi oceani.
Ora questa viene smentita da uno studio pubblicato sulla rivistaBioEssays secondo cui fu invece l'energia chimica disponibile nelle sorgenti idrotermali sul fondo dell'oceano a innescare i primi processi che aprirono la strada ai primi organismi viventi.
La teoria del brodo primordiale fu proposta nel 1929 quando J.B.S. Haldane pubblicò il celebre lavoro sull'origine della vita in cui sosteneva che fosse stata la radiazione ultravioletta a fornire l'energia necessaria a convertire metano, ammoniaca e acqua nei primi composti organici sul nostro pianeta. Gli avversari di questa teoria sottolineano in essa la mancanza di una fonte di energia continuativa.
"Nonostante le falle bioenergetiche e termodinamiche, la teoria del brodo primordiale è rimasta in piedi”, ha spiegato William Martin, biologo evoluzionista dell'Istituto di Botanica III dell'Università di Düsseldorf, in Germania. "I libri di testo recitano che la vita si è originata dal brodo primordiale in cui le prime cellule si formarono fermentando le sostanze organiche ivi presenti per generare energia in forma di ATP; noi forniamo una teoria alternativa, secondo cui la vita si è originata da gas, H2, CO2, N2, e H2S, e che l'energia per le prime forme di vita derivò dallo sfruttamento dei gradienti geochimici presenti nel fondo oceanico nelle sorgenti idrotermali, probabilmente interconnessi da una miriade di compartimenti o pori”.
Lo studio è partito dall'ipotesi che la sorgente di energia che ha alimentato i predecessori degli organismi viventi potesse essere individuata lungo le microscopiche cavità naturali delle sorgenti idrotermali. Il gruppo di ricerca si è perciò concentrato sulle sorgenti alcaline del fondo marino, che producono gradienti chimici molto simili a quelli utilizzati attualmente dalla maggior parte degli organismi viventi, che possiedono un gradiente di protoni attraverso una membrana.
Probabilmente gli organismi primordiali sfruttarono questi gradienti tramite un processo denominato chemiosmosi, in cui il gradiente protonico è utilizzato per la sintesi dell'ATP o di più semplici composti equivalenti. In seguito, l'evoluzione ha fatto sì che le cellule riuscissero a produrre autonomamente il gradiente di protoni tramite un trasferimento di elettroni da "donatore" ad "accettore". Secondo i risultati dello studio, il primo donatore fu l'idrogeno e il primo accettore il CO2.
"Le moderne cellule viventi hanno ereditato le stesse dimensioni del gradiente protonico e la stessa orientazione – positivo all'esterno e negativo all'interno – delle vescicole inorganiche da cui derivano”, ha aggiunto John Allen, biochimico dellaQueen Mary University di Londra e coautore dell'articolo.
"Le limitazioni termodinamiche implicano che la chemiosmosi è strettamente necessaria per il metabolismo del carbonio e dell'energia in tutti gli organismi che crescono a partire da semplici composti chimici e presumibilmente lo è stata anche nelle prime cellule in grado di vita autonoma”, ha concluso Allen. "Nel nostro studio consideriamo in che modo le prime cellule abbiano potuto sfruttare una forza geochimica per poi imparare a gestirla autonomamente.”
Leggi tutto...

LE INVENZIONI DEL MONDO MUSULMANO

Dall'orologio con l’elefante alla camera oscura, le invenzioni dei secoli IX - XV




Non esiste una cosa come la scienza islamica - poiché la scienza è la più universale delle attività umane. Ma i mezzi per facilitare i progressi scientifici sono sempre stati dettati dalla cultura, dalla volontà politica e dalla ricchezza economica. Ciò che solo ora sta apparendo con chiarezza (a molti in Occidente) è che, durante le epoche buie dell'Europa medievale, incredibili progressi scientifici furono compiuti nel mondo musulmano. Geni a Baghdad, al Cairo, a Damasco e a Cordoba portavano avanti, dalle opere accademiche degli antichi Egitto, Mesopotamia, Persia, Grecia, India e Cina, lo sviluppo di quella che noi chiameremmo la scienza "moderna". Nuove discipline apparivano – l’algebra, la trigonometria e la chimica, nonché importanti progressi nella medicina, l'astronomia, l'ingegneria e l'agricoltura. I testi arabi sostituivano quelli greci greco come testimonianze di saggezza, e contribuivano così a modellare la rivoluzione scientifica del Rinascimento. Ciò che gli scienziati medievali del mondo musulmano articolarono in modo brillante è che la scienza è universale, il linguaggio comune della razza umana. Le 1001 invenzioni in mostra al London's Science Museum raccontano alcune delle storie di quel tempo dimenticato. Ecco le prime sei scoperte in mostra, a mio avviso...

1. L'orologio con l’elefanteQuesto pezzo centrale della mostra è una replica alta tre metri di un antico orologio ad acqua del XIII secolo e una delle meraviglie dell'ingegneria del mondo medievale. Esso fu costruito da al-Jazari, e dà forma fisica al concetto di multiculturalismo. È dotato di un elefante indiano, draghi cinesi, un meccanismo greco ad acqua, una fenice egizia, e robot di legno in abiti tradizionali arabi. Il meccanismo di temporizzazione si basa su un secchio pieno d'acqua, nascosto all'interno dell'elefante.

2. La camera oscura Il più grande scienziato del mondo medievale era un arabo del sec. X con il nome di Ibn al-Haytham. Tra i suoi numerosi contributi all’ottica è stata la prima spiegazione di come funziona la corretta visione. Ha utilizzato l'invenzione cinese della camera oscura (o camera con foro a spillo) per mostrare come la luce viaggia in linea retta dall'oggetto per formare una immagine capovolta sulla retina.

3. Il mappamondo di Al-IdrisiE' esposta una riproduzione su tre metri della famosa mappa realizzata nel sec. XII dal cartografo andaluso Al-Idrisi (1100-1166), prodotta in Sicilia e considerata come la descrizione più elaborata e completa del mondo fatta in epoca medievale. Questo mappamondo fu utilizzato ampiamente dai viaggiatori per diversi secoli e conteneva una descrizione dettagliata del nord cristiano così come del mondo islamico, dell’Africa e dell'Estremo Oriente.

4. Gli “ingegnosi dispositivi” dei fratelli Banu MusaQuesti tre fratelli furono celebrati matematici e ingegneri del IX secolo a Baghdad. Il loro libro di dispositivi ingegnosi, pubblicato nell’850, fu una grande opera illustrata sui dispositivi meccanici che comprendeva automi, puzzle e giochi di prestigio come pure ciò che oggi definiamo "i giocattoli esecutivi".

5. Gli strumenti chirurgici di Al-Zahrawi Questa gamma di strani e meravigliosi dispositivi mostra il tipo di strumenti utilizzati dal chirurgo del sec. X al-Zahrawi, che praticava a Cordoba. Il suo lavoro ebbe un’enorme influenza in Europa e molti dei suoi strumenti sono ancora in uso oggi. Tra le sue più note invenzioni ci sono la siringa, la pinza, il gancio e l'ago chirurgici, la sega per le ossa e il bisturi per la litotomia.

6. L’apparecchio volante di Ibn FirnasAbbas Ibn Firnas fu un leggendario inventore del IX secolo e il Da Vinci del mondo islamico. Egli è onorato sui francobolli arabi e un cratere sulla Luna porta il suo nome. Compì il suo tentativo di volo controllato più famoso quando, a 65 anni, costruì un rudimentale deltaplano e si lanciò dal lato di una montagna. Alcuni racconti sostengono che rimase in aria per diversi minuti prima di atterrare male e sulla schiena.


L’apparecchio volante di Ibn Firnas. Fotografia: Shaun Curry / AFP / Getty Images

L’autore - Jim Al-Khalili è uno scrittore e giornalista. Egli è professore di fisica e di impegno pubblico nel campo della scienza presso l'Università di Surrey.
fonte
Leggi tutto...

Mesopotamia ed Egitto



Durante lavori di scavo di routine nel sito di Tel al-Dabaa, sul Delta del Nilo, la missione archeologica dell'AustrianArchaeological Institute del Cairoha trovato un sigillo con impressi caratteri cuneiformi. La scritta è in akkadico e data il sigillo alle ultime decadi dell'Antico Regno di Babilonia.
Questi sigilli erano formati di impressioni realizzate su blocchi di argilla umida, per illustrare il contenuto di una scatola o di una borsa ed erano molto utilizzati in ambito amministrativo. L'impressione in lingua akkadica su un sigillo ritrovato in Egitto può indicare che l'oggetto al quale si riferiva il sigillo era un dono portato in Egitto dall'antica Mesopotamia (l'Iraq moderno).
Farouk Hosni, ministro della cultura ha annunciato che il sigillo giaceva all'interno di un pozzo che conduce ad un livello risalte al Tardo Periodo, nel territorio di Sharqiya, a 120 chilometri a nordest del Cairo. Zahi Hawassha riferito ceh l'iscrizione contiene il nome di un alto ufficiale governativo dell'Era Antica Babilonese, quella in cui governava Hammurabi (1792-1750 a.C.).
E' la seconda iscrizione del genere che si è ritrovata. Lo scorso anno è emerso ilframmento di una lettera, all'interno di un pozzo del palazzo del re hyksos Khayan (1653-1614 a.C.), realizzata in argilla cotta e scritta in una lingua molto simile all'akkadico. Gli Hyksos provenivano dall'Asiaoccidentale e governarono l'Egitto per circa 100 anni, il periodo più oscuro del paese del Nilo.
Manfred Bietak, capo della spedizione che ha scoperto la nuova testimonianza in lingua akkadica, ha affermato che entrambe le scoperte, quella dello scorso anno e l'attuale, sono estremamente importanti in quanto sono le più antiche testimonianze scritte in akkadico ritrovate in Egitto e databili a 150 anni prima delle Lettere di Amarna, una corrispondenza in akkadico trovata nel sito della capitale di Akhenaton, a Tell el-Amarna, nell'Alto Egitto.
Leggi tutto...

Creta : secondo le prove fu colonizzata 130.000 anni fa


Elementi di prova per le origini della navigazione sono emersi da un sondaggio archeologico a Creta. Strumenti del Paleolitico Inferiore, di almeno 130.000 anni fa, sono stati rinvenuti sull'isola, che è stata isolata in mezzo al Mar Mediterraneo almeno per gli ultimi cinque milioni di anni, in modo che qualsiasi antenato umano deve essere arrivato in barca. A tale data, essi sarebbero stati di una specie di pre-moderna: Neanderthaliani o addirittura Homo heidelbergensis, la specie a cui apparteneva Boxgrove Man, sono tra i generi possibili, ma nessuna traccia di tali uomini finora è stata trovata a Creta.
"I primi abitanti di Creta hanno raggiunto l'isola con imbarcazioni da mare aperto, in grado di navigazione in alto mare e viaggi multipli - una constatazione che spinge la storia della navigazione nel Mediterraneo indietro di più di 100.000 anni e ha implicazioni per la diffusione dei primi esseri umani, " Il professor Curtis Runnels ha detto. La più antica contestata traversata marittima, fino a poco tempo fa, dall'Indonesia all'Australia, risaliva a forse 60.000 anni fa e fu compiuta da esseri umani anatomicamente moderni, della nostra stessa specie, Homo sapiens, ma ora sappiamo che anche l'insediamento più antico dell'isola di Flores in Indonesia dovette richiedere una traversata marittima.
Il Professor Runnels, l'esperto Paleolitico nella squadra di indagine, ha detto che l'indagine è stata effettuata lungo la costa sud-occidentale di Creta, vicino alla città di Plakias, di fronte alla Libia che si trova oltre 200 miglia a sud. Questi antichi Cretesi potrebbero avere attraversato il Mar Libico, piuttosto che passare da un'isola all'altra attraverso le Cicladi dalla Grecia continentale. Recenti ritrovamenti di ciò che si pretendeva fossero strumenti del Paleolitico nell'isola di Gavdos, al largo della costa meridionale di Creta, sembrano sostenere questo approccio meridionale.
L'indagine si è concentrata sulla zona da Plakias a Ayios Pavlos, con la gola Preveli, e ha recuperato più di 2.000 manufatti in pietra da 28 siti, gli antichi strumenti sono stati trovati in nove di questi, otto nella zona compresa tra Plakias e Preveli. "L'esistenza di reperti del Paleolitico Inferiore, in associazione con contesti geologici databili, è stata una completa sorpresa: fino ad ora non vi era alcuna prova certa che durante il Paleolitico inferiore l'uomo avesse navigato nel Mediterraneo", ha detto il professor Runnels.
Un'antica penetrazione umana della Spagna attraverso lo Stretto di Gibilterra, in una data molto anteriore al Paleolitico, è stato proposto, sulla base di occupazione a Atapuerca, vicino a Burgos, risalente ad almeno 1, 3 milioni di anni fa. Questi primi europei potrebbero però anche essere arrivati lungo il lato nord del Mediterraneo dall'Anatolia, attraverso la Grecia e i Balcani. L'impatto di questa prova cretese è quello di mostrare che la traversata di un mare da parte di uomini pre-moderni, dal Marocco alla Spagna, non può essere esclusa.
Il gruppo di lavoro di Plakias, diretto dal dottor Thomas Strasser, di Providence College di Rhode Island, e la Dr. Eleni Panagopoulou, del ministero greco della Cultura, e finanziato in parte dalla National Geographic Society, ha cercato grotte e ripari nei pressi degli sbocchi di acqua dolce perenne (ruscelli e fiumi che si gettano nel Mar Libico) ed entro cinque chilometri dalla costa in esame. Perché l'erosione ha tagliato molti di questi, il team ha cercato manufatti sulle pendici di fronte ai loro ingressi attuali. Gran parte del materiale è stato trovato su vecchie terrazze marine fino a 92 metri sopra il livello del mare attuale.
Fino a 300 pezzi sono stati trovati in ciascuno dei primi siti, e in cinque siti il contesto geologico ha permesso una datazione approssimativa. Il Professor Runnels considera la sua stima di 130.000 anni come un minimo e avverte che i manufatti potrebbero essere molto più antichi. Gli strumenti includono asce, mannaie e raschiatoi, e le rocce di quarzo usate erano sufficientemente abbondanti per fabbricare strumenti, che venivano scartati dopo solo un breve periodo di utilizzo.
Che tipo di imbarcazioni potrebbero essere state utilizzate per attraversare il mare resta una questione da risolvere, ma sembra che i nostri antenati avessero tracciato il loro cammino attraverso il "mare scuro come vino", come lo chiama Omero, decine di millenni prima di quanto qualcuno avesse supposto.
Leggi tutto...