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La cappella di Rosslyn rivela un nuovo segreto legato alla simbologia dell’ape


La cappella resa famosa dal “Codice da Vinci” ha recentemente svelato un altro segreto. Durante i lavori di ristrutturazione gli operai hanno scoperto che all’interno di due guglie, negli anni passati, si erano annidate le api. Sono ben visibili nell’immagine i resti dell’alveare. Ma la cosa sorprendente è che il foro di accesso a questa “rifugio” era stato scolpito volontariamente all’interno di un fiore.
Appare quindi evidente che i costruttori della capella abbiano voluto offrire rifugio all’operoso insetto. Per quanto sia possibile sapere è un ritrovamento senza precedenti, un unicum nel suo genere.
Vale la pena quindi di soffermarsi un attimo sul possibile significato simbolico delle api e delle api associate alla cappella di Rosslyn. Il libro di Dan Brown, ma sopratutto quello del trio Baigent-Leigh-Lincoln “Il sacro Graal“, delinea l’ipotesi che la cappella custodisca il segreto della discendenza di Gesù e quindi del collegamento tra la stirpe reale di Davide a quella dei Merovingi. E’ ormai risaputo che questa teoria si basa su delle forzature che gli stessi autori hanno ammesso durante il processo intentato contro Dan Brown per lo sfruttamento indebito della loro idea però questo nuovo dettaglio dell’attenzione alle api potrebbe avere una chiave di lettura compatibile con quello scenario. L’ape è stata simbolo di regalità sin dai tempi degli egizi e come tale veniva utilizzata associata ai Faraoni, sopratutto collegata alla sovranità sul Basso Egitto. Sempre per gli egizi essa rappresentava la divinità in quanto nata dalle lacrime di Ra.  Nel corso della storia ha anche rappresentato lo stesso Gesù, o per meglio dire il Cristo, in quanto emblema della risurrezione a causa della sua sparizione durante i mesi invernali ed il ritorno in primavera. Furono poi proprio i Merovingi a reintrodurre il simbolo dell’ape in quanto sigillo regale prima ancora del fiore di loto. Napoleone stesso dopo aver cercato un legame genealogico con i Merovingi volle il simbolo dell’ape. Da notare che i Merovingi vennero soppiantati dai Carolingi grazie all’intervento del Vaticano, fatto che se contestualizzato nella disputa sulla discendenza di Gesù assummerebbe un significato preciso. Va inoltre considerato il valore alchemico dell’ape determinato dalla sua capacità di trasformare la materia, il nettare in miele, che può essere associato al processo di iniziazione delle massoneria tramite il quale il novizio, la pietra grezza, viene lavorato sino a diventare una pietra perfetta. Quindi concludendo questo curioso dettaglio certamente non casuale nell’architettura della celebre chiesa può mettere in correlazione i principali protagonisti della seppur dubbia teoria del Sang Real, del Sangue Reale: Gesù, i Merovingi e la massoneria.
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Le piaghe bibliche furono eventi reali

Scienziati affermano che le bibliche piaghe che secondo il Vecchio Testamento devastarono l'antico Egitto furono il risultato di un riscaldamento climatico ed eruzioni vulcaniche.

Traduzione by Antikitera.net

I ricercatori ritengono di aver trovato la prova di disastri naturali su cui si fondano le dieci "piaghe d'Egitto", che secondo il libro dell'Esodo nella Bibbia condussero Mosè a liberare gli Israeliti dalla schiavitù.

Ma piuttosto che spiegarli come l'atto adirato di un dio vendicativo, gli scienziati affermano che le piaghe possono essere attribuite a una serie di fenomeni naturali avviati da cambiamenti nel clima e disastri ambientali avvenuti a centinaia di chilometri di distanza.

Le prove che offrirebbero nuove spiegazioni per le piaghe bibliche saranno descritte in una nuova serie su National Geographic Channel in onda la domenica di Pasqua.

Oggi molti archeologi ritengono che le piaghe si siano verificate in un'antica città di Pi-Ramses sul delta di Nilo, capitale dell'Egitto durante il regno del faraone Ramses II, che ha regnato fra il 1279 e il 1213 a.C.

La città pare essere stata abbandonata circa 3000 anni fa e i ricercatori pensano che le piaghe possano offrire una spiegazione.

Climatologi che studiano il clima dell'epoca hanno scoperto un improvviso spostamento nel clima dell'area avvenuto verso la fine del regno di Ramses II.

Studiando le stalagmiti di alcune grotte egiziane, hanno ricostruito il clima antico della zona utilizzando le tracce di elementi radioattivi contenuti nelle rocce.

Hanno così scoperto che il regno di Ramses coincise con un clima caldo e umido, ma poi il clima si spostò verso un periodo asciutto.

Il prof. Augusto Magini, paleoclimatologo presso l'Istituto per la fisica ambientale dell'Università di Heidelberg, afferma:

"Il faraone Ramses II regnò in una situazione climatica molto favorevole.
C'erano piogge abbondanti e il paese fioriva. Questo periodo umido comunque durò solo pochi decenni. Dopo il regno di Ramses il clima peggiorò rapidamente.
Si verificò un periodo asciutto che certamente deve aver portato gravi conseguenze."

Gli scienziati ritengono che questo cambiamento nel clima diede l'avvio alla prima delle dieci piaghe.

L'aumento della temperatura può aver causato un prosciugamento del Nilo, trasformando le rive fiorenti che erano la fune di sicurezza dell'Egitto intero in un corso d'acqua lento e fangoso.

Queste condizioni avrebbero potuto essere perfette per l'arrivo della prima piaga, che nella Bibbia è descritta come la trasformazione delle acque del Nilo in sangue.

Il dr. Stephan Plugmacher, biologo presso l'Istituto Leibniz per l'ecologia delle acque e l'industria della pesca a Berlino, ritiene che questa descrizione possa essere il risultato [della proliferazione] di un'alga tossica delle acque dolci.

Si sa che Oscillatoria rubescens, conosciuta come alga del sangue di Burgundi, era presente 3000 anni fa e ancora oggi causa simili effetti.

Il dr. Plugmacher afferma: "Si moltiplica in maniera massiccia in acque calde lente con alti livelli di elementi nutritivi. E quando muore, colora l'acqua di rosso."

Gli scienziati ritengono che l'arrivo di quest'alga mise in moto eventi che permisero l'avvento della seconda, terza e quarta piaga: invasione di rane, pidocchi, mosconi.

Lo sviluppo delle rane da girini ad adulti completamente formati è regolato da ormoni che possono accelerarne la velocità in periodi di stress.

L'arrivo delle alghe tossiche avrebbe avviato una tale trasformazione da aver forzato le rane a lasciare l'acqua in cui vivevano.

Ma la morte delle rane causò la proliferazione incontrollata di mosche, mosconi ed altri insetti, non più soggetti alla forza regolativa dovuta ai loro predatori naturali.

Tutto ciò avrebbe portato alle successive due piaghe: morìa del bestiame e ulcere su animali e uomini.

Il prof. Werner Kloas, biologo presso L'Istituto Leibniz, afferma: "Sappiamo che spesso gli insetti portano malattie come la malaria, così il punto successivo nella reazione a catena è lo scoppio di epidemie tra la popolazione."

Un altro grande disastro naturale, avvenuto a 650 Km di distanza, può essere stato responsabile della settima, ottava e nona piaga, che portarono grandine, cavallette e tenebre sull'Egitto.

Una delle maggiori eruzioni vulcaniche accadute nella storia umana si verificò quando Thera, un vulcano che era parte dell'isola di Santorini nel Mar Mediterraneo, a nord di Creta, esplose circa 3500 anni fa scagliando nell'atmosfera miliardi di tonnellate di cenere vulcanica.

Nadine von Blohm, dell'Istituto tedesco per la fisica atmosferica, ha condotto esperimenti sul modo in cui si formano le tempeste di grandine e ritiene che la cenere vulcanica possa scontrarsi con i temporali sopra l'Egitto per produrre enormi tempeste di grandine.

Il dr. Siro Trevisanato, un biologo canadese che ha scritto un libro inerente le piaghe bibliche, afferma che anche l'invasione di locuste può essere spiegata con la ricaduta al suolo della cenere vulcanica.

Egli afferma: "La ricaduta della cenere causò anomalie meteorologiche che si tradussero in un aumento delle precipitazioni e dell'umidità. E questo è esattamente ciò che favorisce la presenza di locuste."

La cenere vulcanica può anche aver bloccato la luce solare causando la storia della piaga delle tenebre.

Gli scienziati hanno scoperto della pomice -una roccia che si forma dalla lava vulcanica raffreddata, durante gli scavi presso rovine egizie, sebbene non esistano vulcani in Egitto.

L'analisi delle rocce mostra che la pomice deriva dal vulcano di Santorini, offrendo così la prova fisica che la ricaduta della cenere dell'eruzione di Santorini raggiunse effettivamente le coste egiziane.

E' stata proposto come causa dell'ultima piaga -la morte dei primogeniti d'Egitto- un fungo che avrebbe contaminato le scorte di grano, del cui primo raccolto si sarebbero avvantaggiati i primogeniti maschi e per questo motivo essi sarebbero stati i primi a cadere vittima.

Ma il dr. Robert Miller, professore associato del Vecchio Testamento presso l'Università Cattolica d'America, afferma: "Sono riluttante ad assumere eventi naturali come cause di tutte le piaghe. Il problema con la spiegazione di tipo naturale è che si perde il nocciolo della questione, cioè che non si è fuggiti dall'Egitto per cause naturali, si è fuggiti dall'Egitto per intervento di Dio."

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Scoperto di recente, sarebbe il piu' antico del mondo.


Un santuario realizzato forse nell'Era Neolitica, circa 12mila anni fa, e' stato scoperto di recente nella provincia turca di Sanliurfa.Sarebbe cosi' il piu' antico luogo di culto del mondo. La scoperta del santuario, che consta di centinaia di steli ormai in gran parte dissotterrati, e' avvenuta nella spianata di Harran, 17 km a est di Sanliurfa.

Finora il luogo di culto piu' antico era considerato un tempio scoperto a Malta e risalente a 5.000 anni a.C.



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Papa Giovanni XXIII incontrò un alieno. Il racconto dalla voce del suo segretario personale


Nel 1961, due anni prima di morire, Angelo Roncalli, il Papa Buono, avrebbe incontrato un alieno. L’incontro sarebbe avvenuto nei giardini di Castel Gandolfo. Alla presenza di un testimone speciale: Loris Francesco Capovilla. Il segretario particolare di Papa Giovanni XXIII.
La notizia apparve su un quotidiano inglese e fu poi ripresa dal Sun nel 1985. Ma nessuno ci fece caso. Oggi quell’incontro torna alla ribalta grazie ad un filmato apparso su YouTube. E fa il giro del mondo. Ecco tutta la storia di un “contatto” molto particolare.
di SONIA T. CAROBI
Camminavano. Il lago a pochi passi, il silenzio di uno dei borghi più belli d’Italia. Camminavano. Come avevano fatto mille volte in quegli splendidi pomeriggi d’estate. Uno a fianco all’altro. Come due amici. Come persone qualsiasi. Che hanno voglia di starsene un po’ in disparte. Fuori dalla routine quotidiana.
Era luglio. Un pomeriggio di luglio del 1961, quando accadde.
“Li avevamo sopra le nostre teste. Luci. Erano luci colorate. Azzurro. Arancio. Ambra. Qualche minuto, e poi…”. E poi, accadde. L’imponderabile. L’impossibile. Ciò che è difficile anche da raccontare. E allora tutto d’un fiato. Le luci sono astronavi. Le astronavi sono dischi nel cielo turchino d’un pomeriggio qualunque a Castel Gandolo. Si muovono silenziose. Stanno. Per qualche minuto su quelle due figure inconfondibili che camminano fianco a fianco. Come persone qualsiasi.
Poi il contatto. Una delle astronavi si stacca dalla stormo. Atterra. Si ferma “nel lato sud del giardino”. Il portellone si apre e dalla carlinga viene fuori qualcosa. E’ “assolutamente umano”. Solo che. Solo che… ha una luce intorno. Una luce che lo avvolge.
Caddero in ginocchio. I due. Poi Lui si alzò e andò senza esitare verso l’Uomo.  Verso quell’essere “assolutamente umano” avvolto da una luce tenue, delicata. Penetrante.
Parlarono. “Per circa venti minuti”. Ma non si potevano sentire quelle voci. “Non sentii nulla”. Ma parlavano. Gesticolavano. Per venti minuti. 1200, infiniti, secondi. Poi l’Uomo voltò le spalle e se ne ritornò da dove era arrivato.
Lui mi guardò. E pianse.
Sembra l’incipit di un romanzo di fantascienza da quattro soldi. Eppure una ventina d’anni dopo il Sun lo spara in prima pagina. Attribuendo il racconto niente meno che a Loris Francesco Capovilla. L’arcivesco Loris Francesco Capovilla. Il segretario personale di Angelo Giuseppe Roncalli. Papa Giovanni XXIII. Il Papa Buono.
Ed ora, quell’articolo e quello strano silenzio che seguì alla clamorosa rivelazione, sta facendo il giro del mondo. Grazie al Web. Grazie a YouTube.
Angelo Roncalli, riconosciuto formalmente “beato” da papa Giovanni Paolo II il 3 settembre del 2000, incontrò un alieno nella sua residenza di Castel Gandolfo. Alle porte di Roma. Era il luglio del 1961. Testimone di quell’incredibile “contatto” il suo segretario personale. L’uomo che da anni è considerato la memoria vivente di uno dei pontefici più amati della storia.  Loris Francesco Capovilla. Arcivescovo di Chieti, prelato di Loreto. Notoriamente apprezzato per la sua serietà e il suo rigore.
“Per anni Roncalli si tenne dentro il ricordo di quel pomeriggio. E anche io ho rispettato il suo silenzio. Loro parlavano. E non mi chiesero di avvicinarmi. Era giusto così. Ma non potrò mai dimenticare le parole di sua santità quando l’Uomo si allontanò e scomparve con la sua astronave: i figli di Dio sono dappertutto. Anche se a volte abbiamo difficoltà a riconoscere i nostri stessi fratelli”. Questo avrebbe detto papa Roncalli all’arcivescovo Capovilla.
Cinquant’anni dopo il racconto di quello strano pomeriggio ritorna in tutto il suo mistero. Lasciando dubbi, perplessità, ma anche un filo di speranza in quanti da anni sono alla caccia di un prova definitiva. Una prova che possa dimostrare l’esistenza di razze aliene.
Noi non commentiamo. Riportiamo i fatti così come li ha raccontati il Sun e come vengono riportati in queste ore su alcuni filmati che girano all’impazzata su YouTube.
Link al Video
Una sola cosa vale la pena ricordare. Dopo la mancata conferenza di Obama su gli Ufo e sulle presenze extraterrestri sul nostro pianeta il Vaticano fu il primo stato ad uscire allo scoperto con una dichiarazione che fece molto scalpore: “nonostante l’astrobiologia sia un campo nuovo e un argomento ancora in fase di sviluppo, le domande riguardanti l’origine della vita e la sua esistenza da qualche altra parte nell’universo sono molto interessanti e meritano seria considerazione. Questi interrogativi hanno molte implicazioni filosofiche e teologiche”. Firmato Josè Fùnes. 46 anni, nato a Cordoba, in Argentina, è da qualche anno il nuovo direttore della Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico della Santa Sede.
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Elohim


La Torah , che comprende i cinque libri del Pentateuco (Genesi , Esodo , Levitico , Numeri , Deuteronomio ). Torah, cioè la parola הרות, che significa “legge ” - ma anche “istruzione ” - è il testo originale ebraico dei rotoli (i codici ) che furono tradotti in tutte le lingue. E che la tradizione vuole dettati da Dio (Elohim ) a Mosè , Elohim , Jahweh , Adamo ed Eva , Creazione , Peccato Originale , Angeli , Israele ... 
Bisogna fare una precisazione: la Bibbia è il risultato dell’unione di due diversi “codici ”: il codice J (da Judah , quindi giudeo - scritto nel 700 a. C.) e il codice P (da Priester = sacerdotale, scritto nel 500 a. C., quindi poco prima del “montaggio” dei due codici). La diversità più importante è quella relativa al nome dato a Dio : nel codice P è Elohim , mentre nel codice J è JHWH o YHVH , cioè Jahweh . Alla luce di quanto appena spiegato:



La parola Elhoim è un termine ebraico plurale ( אלחים ) che non significa Dio , ma Dèi , essendo il plurale della parola El o Elhoa, che è il vocabolo usato per Dio . Questo termine, plurale di EL , sembrerebbe addirittura richiamare un certo collegamento con l’ENLIL sumerico .
La parola “Dio ” - da Deus in latino - ha radice indo-europea dalla parola Deiwos , e significa celeste, o luminoso.
Nella Bibbia , in realtà, Dio viene chiamato con molti nomi: JHWH , YHVH , Elohim , El , El Elyon , El Saddai , Adonay …
La parola Nefilim , dall’ebraico Nafal (la caduta, la discesa, o il participio passato del verbo cadere, discendere), è un termine plurale che significa letteralmente "Coloro che scesero in Terra dal cielo".
Il termine Anunnaki , come abbiamo già visto nel capitolo dedicato a Nibiru e al Pianeta X , in lingua sumera significa “Coloro che scesero in Terra dal cielo”. Dunque si potrebbe tradurre in ebraico con Nefilim . A questo punto, vorrei sottolineare le parole con cui inizia il versetto 26 del 1° Capitolo della Genesi - nella Bibbia - quello dedicato alla Creazione del mondo e dell’umanità:
“Dio disse: facciamo l’uomo, che sia la nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza […]” (Genesi 1,26). Forse, in un primo momento, non ci si fa neppure caso… ma Dio stava parlando con qualcuno! Con chi? Si stava forse rivolgendo agli Elhoim ? Altrimenti, perché usò il plurale?[1]  O forse dobbiamo supporre che la frase in questione sia stata pronunciata dagli Elhoim stessi?  Il fatto è che l’autore del capitolo della Genesi in questione, nel testo originale, scrive: “E Elhoim disse: […]” e non: “E El disse: [...]". Usò il plurale: la parola plurale Elhoim :  אלחים.
       Nell’episodio relativo alla cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden , dopo il “peccato originale ” (avendo assaggiato  il “frutto proibito”), sempre nella Bibbia , Dio disse: “… ecco, l’uomo è diventato come uno di noi”... come se fosse preoccupato per avergli dato troppa intelligenza. Perché usò ancora il plurale? Nel testo originale, infatti, viene usata ancora la parola Elhoim :  אלחים. *
*Il monoteismo ebraico distingue spesso con la parola אלחים "Elohim " gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1). Alcuni famosi studiosi di lingue antiche ritengono che a causa della maggior semplicità della lingua ebraica rispetto quella greca - nella quale il termine angelo (αγγελoς) è assai diverso dal termine Dio (θεός)[2] (per cui è impossibile confondersi) -, si sia venuta a creare una certa confusione di nomi, laddove la radice può essere in qualche modo oggetto di equivoco.  Effettivamente, fu con il Cristianesimo che il monoteismo diventò più assoluto, per lo meno all’inizio. E poi c’è la nota teoria che vorrebbe la Bibbia “un testo iniziatico”; questo spiegherebbe le contraddizioni, le incongruenze, le pagine enigmatiche, le assurdità… etc. (in questo caso – se qualcuno volesse dedicarsi ad un’investigazione specifica – sarebbe interessante capire CHI l’ha scritta, e COSA nasconde in realtà).
In ogni caso, gli “Elohim ” biblici non erano assolutamente creature divine (Apocalisse 22,8/9). Essi vennero creati(Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7), ma solo in senso lato.  Jahweh comandò a Mosè di foggiare due “cherubini ” d’oro sopra il coperchio dell’Arca dell’Alleanza (Esodo 25,18): probabilmente furono scelti anche in quanto oggetto non di culto (Esodo 20,4), ma – come vedremo più avanti - la scelta delle  due “figure alate contrapposte” non fu solo “a scopo decorativo”.  Da molti versetti biblici salta agli occhi che Jahweh non volesse assolutamente che gli Elohim fossero scambiati per divinità, tanto più che - per evitare che gli ebrei fossero indotti ad adorarli – lo sottolineò spesso: 
Io sono Jahweh, tuo Dio , che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto , dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me” (Esodo 20,2/3);  
“Vedete che solo io sono Dio e che non c’è altro Dio accanto a me” (Deuteronomio 32,39);
 "Prima di me non fu formato alcun Dio e dopo di me non ne sarà formato alcuno” (Isaia 43,10);
 “Sono io Jahweh che ho fatto tutto, e che da solo ho spiegato i cieli e disteso la terra, senza che ci fosse alcuno con me” (Isaia 44,24); 
Io sono Jahweh e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è Dio ” (Isaia 45,5); 
“Io sono l’ Eterno e non c’è nessun altro Dio fuori di Me”(Isaia 45,22); "Io sono l’ Eterno e nessuno è simile a Me”(Isaia 46,9).
La Bibbia è un insieme di racconti “approvati” e messi insieme. Altri documenti, di epoca precedente, sono andati perduti o magari eliminati apposta; la loro esistenza è però inconfutabile, per il fatto che se ne parla in altre fonti. Vorrei citarne solo uno per tutti, perché, almeno dal titolo, secondo me doveva essere di sconcertante interesse. Si tratta del “Libro delle guerre di Jahweh ”. Alcuni capitoli della Bibbia , invece, appaiono assolutamente leggendari, e contengono spesso riferimenti ad antichi miti: 1) Il Libro della posterità di Adamo (Genesi V,1) - 2) Il libro di Jahweh (Isaia 34, 16) - 3) Cronache dei figli di Levi - 4) Gli Atti di Salomone - 5) Il libro della Genealogia .
Altri capitoli contengono brani che rivelano la presenza di un’astronave, che l’autore ha cercato di descrivere con ingenuità.
1. Ezechiele : “Le ruote e la loro struttura erano splendenti come il topazio. Tutt’e quattro avevano forma identica: apparivano, nella loro struttura, come se una ruota fosse nell’altra.” (1,16)
2. Esodo : “Durante il giorno, infatti, la nube di Jahweh stava sulla Dimora e durante la notte c’era un fuoco, visibile a tutta la casa di Israele in tutti i loro spostamenti!” (40,38)
3. Numeri : “La nube coprì la Dimora, la Tenda della Testimonianza, e restò dalla sera fino al mattino sulla Dimora sotto forma di fuoco.” (9,15)
4. 2° libro dei Re: “ […] stando Jahweh per sollevare in cielo Elia in un turbine […] (2,1) – […] ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra di loro ed Elia salì in cielo nel turbine. (2,11)
 Dopo il “riconoscimento ufficiale” della Bibbia (dal greco byblos, cioè papiro) ebraica [3], la produzione letteraria d’ispirazione divina non si fermò per nulla, quasi a voler rendere più comprensibile quanto già canonizzato, anche se veniva pressoché ignorata dal clero. Benché trattati con sufficienza, cominciarono a distinguersi molti autori di libri apocrifi [4], che si limitavano per lo più a raccontare leggende e aneddoti; e queste fonti supplementari - tradotte dall’aramaico [5] o da rotoli proto-giudaici - non potevano essere né proibite, né censurate visto che gli autori ribadivano il puro monoteismo, e per giunta vantavano un’ispirazione divina… In questo modo cominciò a formarsi una bibliografia alternativa, utilissima oggi per mettere a confronto alcuni racconti biblici tra i più ermetici. Alcuni ambientati in Egitto . I testi più importanti sono i “Libri di Enoch ”[6], che contengono le rivelazione ricevute sui Segreti dell’Universo e sul futuro dell’umanità. Secondo la tradizione, Enoch salì al Cielo – da vivo – e scrisse i libri al ritorno sulla Terra. Inoltre, a Enoch fu annunciato che non appena avesse scritto tutto quello che aveva visto e imparato, e istruito i suoi figli, sarebbe stato trasportato “in cielo” definitivamente (infatti, un giorno sparì e non fu più visto). Impossibile non vedere le analogie con THOT...  
Dal libro apocrifo dei Giubilei , cap.4: “…fu in quei giorni che gli Angeli del Signore discesero sulla Terra, gli Angeli che vengono chiamati  i Veglianti , al fine di istruire i figli degli uomini e di insegnare loro il senno e la rettitudine sulla Terra. Enoch fu il primo fra i nati sulla Terra ad apprendere la scrittura, la scienza e la saggezza dei Veglianti , e che descrisse in un libro le costellazioni del cielo secondo l’ordine dei mesi loro propri, affinché gli uomini potessero conoscere le stagioni dell’anno secondo l’ordine dei diversi mesi…” e ancora: “…Egli (Enoch ), fu per lo più presso gli Angeli di Dio , che gli fecero vedere tutto quello che è sulla Terra e nei cieli, ed egli scrisse tutto ciò che vide. Egli recò testimonianza anche ai Veglianti che (gli Angeli ) avevano prevaricato con le figlie degli uomini, giacché avevano cominciato ad unirsi alle figlie degli uomini e si erano in tal modo contaminati..."   Dal libro apocrifo dei Giubilei, cap. 5, 6-9:  “…Dio si adirò profondamente contro gli Angeli che Egli aveva inviato sulla Terra e diede ordine che essi fossero spogliati d’ogni loro autorità e li fece imprigionare…
 La Bibbia   fu scritta sicuramente allo scopo di accreditare il monoteismo .  In particolare, per quanto riguarda quella  ebraica, si tratta di una raccolta di 39 libri, suddivisa in tre parti:
  1. La Torah , che comprende i cinque libri del Pentateuco (Genesi , Esodo , Levitico , Numeri, Deuteronomio ). Torah, cioè la parola הרות, che significa “legge ” - ma anche “istruzione ” -, è il testo originale ebraico dei rotoli (i codici ) che furono tradotti in tutte le lingue. E che la tradizione vuole dettati da Dio (Elohim ) a Mosè .
  2. I Profeti, divisi in anteriori e posteriori;
  3. Gli Scritti (proverbi, salmi, e cronache: libri di svariati profeti, sacerdoti e scribi tra il XI e il I sec. a. C.)  

[1] Bisogna sottolineare che gli Ebrei non avevano l’abitudine di usare il “plurale majestatis”.
[2] Come si riscontra nel Salmo 97,7 ed Ebrei 1,6
[3] Questo canone contiene le fonti ufficiali adottate in seguito dai cristiani ; la Bibbia cattolica, invece, escluse alcune parti ritenendole apocrife . Nel presente libro, per Bibbia s’intende quella giudeo-cristiana.
[4] E’ interessante l’uso di questo termine, che significa FALSI, in quanto non riconosciuti.
[5] Lingua originaria del popolo degli Aramei (di derivazione Amorrea) e diffusa anticamente presso tutti i popoli semiti. 
[6] Settima generazione di Adamo , visse 365 anni.

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Trovato un chiodo in uno scrigno, in un antico forte dei Templari. E' della croce ?


La scoperta suggerisce lo scenario di un film: nella tomba di tre cavalieri templari, sepolti con le loro spade in un forte appartenuto all'antico ordine di monaci guerrieri, un gruppo di archeologi ha trovato uno scrigno istoriato contenente un chiodo.
E non si tratta di un chiodo qualsiasi: la sua epoca (tra il primo e il secondo secolo) e la sua conformazione (lungo dieci centimetri, smussato e levigato come se fosse stato maneggiato da molte mani al pari di una reliquia) fanno pensare che si tratti di uno dei chiodi con cui venne crocefisso Gesu'.
Ne e' convinto, secondo quanto riporta il tabloid britannico Daily Mirror, l'archeologo Bryn Walters. ''L'epoca corrisponde - afferma -. Il chiodo risale a un epoca compresa fra il primo e il secondo secolo. Inoltre sembra che sia stato toccato e tenuto nelle mani di molte persone nel corso dei secoli e questo lo ha reso molto levigato''.
L'oggetto, poi, era custodito all'interno di uno scrigno e questo lascia pensare che si trattasse di una reliquia, venerata come un chiodo della croce di Gesu'. La scoperta e' avvenuta sull'isola di Ilheu de Pontinha, al largo di Madeira, nel mezzo dell'Oceano Atlantico, in un antico forte dei Templari. Il simbolo dell'ordine, tra l'altro, compariva su una delle spade dei tre cavalieri seppelliti nella tomba.
Sono molte le leggende che riguardano i cavalieri templari, ritornate in auge anche sull'onda dei libri di Dan Brown, tra cui quella che fossero i custodi del Santo Graal, la sacra coppa nella quale sarebbe stato raccolto il sangue di Cristo dopo la crocefissione.
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Istruzioni per l'arca

Secondo alcune istruzioni, rinvenute su una tavoletta di argilla, redatte in antico babilonese, la nave sulla quale si imbarcò Noè e tutta la sua famiglia, animali compresi, non aveva la prua appuntita, come è sempre stato immaginato, ma, piuttosto, era una gigantesca zattera circolare.
La tavoletta che riporta questa sorprendente notizia è antica di 
3.700 anni ed è stata ritrovata in Medio Oriente, in una località imprecisata, da Leonard Simmons, un appassionato di archeologia di Londra. La tavoletta fu, poi, ereditata dal figlio Douglas che pensò di portarla a decifrare ad Irving Finkel, esperto del British Museum, che ha effettuato la traduzione delle 60 righe di scrittura cuneiforme. Finkel sostiene che questa è la prima tavoletta a fornire una descrizione dell'arca. L'arca, afferma Finkel, non doveva andare da nessuna parte, doveva solo galleggiare e le istruzioni che reca la tavoletta sono proprio per un tipo di imbarcazione che gli artefici dovevano ben conoscere, ancora utilizzato in Iran ed Iraq. Si tratta di una sorta di barca rotonda che si utilizzava regolarmente per il trasporto di animali su fiume oppure in caso di inondazione.
Nella traduzione della tavoletta, il dio parla ad 
Atram-Hasis, re sumero vissuto prima del diluvio, che è l'equivalente di Noè: "Costruisci, costruisci! Costruisci una zattera di Canne! Atram-Hasis, presta attenzione al mio consiglio e potrai vivere in eterno! Distruggi la tua casa, costruisci una barca, disprezza i beni e salva la vita! Disegna la barca che sarà costruita con un disegno circolare. Fa in modo che la sua lunghezza e la larghezza siano uguali". La tavoletta prosegue con il consiglio di usare fibre di palma intrecciate, impermeabilizzate con bitume e di costruire cabine per persone ed animali selvatici. Si conclude con il comando di Atram-Hasis al costruttore della barca, che andrà incontro al suo destino, a sigillare la porta una volta che tutti gli altri sono al sicuro dentro.
Il mito del diluvio, che fu creato in 
Mesopotamia, fa da sottofondo all'epopea diGilgamesh. Finkel ritiene che proprio durante la cattività babilonese, gli ebrei esiliati appresero la storia di Gilgamesh e la inserirono nell'Antico Testamento. Nel racconto diGiglamesh, si parla di un antico re, di nome Utnapishtim, che fu invitato dal suo dio a costruire un battello sul quale salvarsi quando gli dèi avrebbero inviato il diluvio.
Secondo un'ipotesi scientifica, i punti in comune tra l'epopea biblica e quella sumerica, hanno una 
radice comune nella rapida ascesa delle acque del bacino del Mar Nero, oltre 7 millenni fa, causata dalla rottura della diga naturale costituita dallo stretto del Bosforo.
L'epopea di 
Athrasis, antecedente e, forse, fonte di ispirazione per quella di Gilgamesh, è stata scritta in accadico, lingua dell'antica Babilonia. Essa narra di quando il dio Enkiingiunse all'eroe Shuruppak di smantellare la propria casa, fatta di canne, e di costruire un battello per sfuggire al diluvio che sarebbe stato provocato dal dio Enlil, infastidito dal troppo rumore delle città.
Nel III secolo a.C. 
Berose, gran sacerdote del tempio di Marduk a Babilonia, redasse una storia della Mesopotamia in lingua greca (Babyloniaka) per farne dono ad Antioco I(323-261 a.C.). L'opera è purtroppo andata perduta, ma Eusebio di Cesarea, storico cristiano, all'inizio del IV secolo trasse ispirazione dall'opera di Berose per redigere una versione greca del diluvio con al centro l'eroe Xisuthrus. Eusebio riteneva che l'imbarcazione che aveva permesso all'eroe di salvarsi fosse ancora visibile "sui monti corcirii d'Armenia; e la gente gratta il bitume con il quale essa era stata rivestita all'esterno per utilizzarlo come antidoto o amuleto".

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La scoperta del monte Sinai

La notizia ha fatto il giro del mondo, sebbene in Italia sia passata in sordina e spesso mal interpretata, forse poco compresa. Peccato che la scoperta di cui si parla sia stata fatta da un'equipe italiana, guidata da un archeologo e docente universitario italoisraeliano, Emmanuel Anati. Ma si sa, nemo propheta in patria. E così abbiamo dovuto cercarlo e intervistarlo. Perché quello di cui si parla è niente meno che il monte Sinai. Non quello che ci ritroviamo sfogliando un atlante e cercando la penisola del Sinai in Egitto, ma quello vero di cui parla la Bibbia e sul quale centinaia di popolazioni millenni orsono pregavano, sacrificavano, immolavano. Ognuna verso il proprio dio, quasi come una torre di Babele delle religioni.

Professor Anati, ci spieghi un po' meglio di come hanno fatto alcuni media in che cosa consistono le vostre scoperte e ricerche

Nella ricerca che abbiamo condotto siamo giunti a diverse scoperte, tutte molto interessanti, per non dire sensazionali. La prima di queste riguarda un sito archeologico contenente resti di circa 10.000 anni fa. Nel sito si possono facilmente riscontrare diversi livelli di abitazione. Si tratta insomma di un abitato permanente, ci sono costruzioni in pietra massiccia, in quello che oggi è il cuore del deserto. Per cui possiamo dire che il clima della zona è notevolmente cambiato perché al giorno d'oggi da quelle parti non ci vivono neanche i beduini, è una zona in pieno deserto.

Qual è il valore scientifico di questa scoperta?

In poche parole è la rivelazione dell'esistenza di una cultura di popoli cacciatori che cominciavano a fare la raccolta di grani naturali, davano quindi inizio a una nuova era che era quella della produzione del cibo. Non si trattava ancora di una civiltà agricola, però abbiamo con questa scoperta la prova dell'esistenza di un villaggio di insediamento dove vivevano persone in permanenza all'interno di capanne ovali e non nomadi.

Quindi l'importanza risiede nell'antichità dell'epoca a cui risale questo villaggio?

Certo, consideriamo che si tratta di uomini del periodo Paleolitico, per lo più ritenuti nomadi o seminomadi. Ma qui arrivo al secondo aspetto della nostra ricerca. Abbiamo scoperto dei geoglifi, ossia delle scritture fatte con ciottoli sulla superficie della montagna Har Karkom. Si tratta di figure imponenti, lunghe anche più di una trentina di metri, che rappresentano in più occasioni anche l'elefante e il rinoceronte, animali che sono scomparsi da questa zona si stima da più di 20.000 anni. Per cui si tratterebbe dei più antichi geoglifi al mondo trovati finora. La cosa interessante è che c'è una ventina di questi geoglifi concentrati in quattro chilometri quadrati, per cui doveva essere una zona sacra. Queste figure avevano molto probabilmente finalità di tipo totemico e ciò rivela un aspetto dell'intellettualità dell'uomo paleolitico che era finora sconosciuto.

Lei però ha anche dichiarato che le "sorprese" per quel che riguarda il monte Har Karkom non finiscono qui

No, infatti. Un altro aspetto che è stato ulteriormente verificato è la presunta identità di questa montagna con il famoso monte Sinai di cui parla la Bibbia. Abbiamo riscontrato prima di tutto che l'Har Karkom è l'unica montagna di tutto il deserto del Neghev recante importantissimi resti di culto dell'età del bronzo. Ci sono più di cento santuari su questa montagna che è stata un luogo di culto per moltissimi anni e in particolar modo durante l'età del bronzo. Abbiamo trovato anche delle vestigia del culto del dio "Sin" che è la divinità identificata nella Luna. Abbiamo ipotizzato che il nome Sinai, che è un genitivo sin-ai ossia "di Sin". Questo dio Sin è probabilmente precedente, è un dio semitico mesopotamico che ha preceduto il dio degli ebrei.

C'è però anche un legame fra la tradizione ebraica e questi luoghi?

Sì, perché analizzando a fondo 32 punti della Bibbia nei quali si dà un'indicazione topografica dell'ubicazione del monte Sinai si è riscontrato che tutti in assoluto corrispondono all'ubicazione di Har Karkom. Purtroppo la cultura ebraica a quell'epoca non esisteva ancora in quanto tale e Mosé non ha lasciato il suo "biglietto da visita". È suggestivo però che si siano trovati oggetti di origine egiziana che dimostrano che chi li ha lasciati veniva dall'Egitto.

Quindi potrebbero essere stati lasciati dagli ebrei come afferma il libro dell'Esodo?

Può darsi, ma bisogna chiarire una cosa: l'archeologo confronta quello che ha trovato con i dati storici o con i testi anche sacri, come nel caso della Bibbia. Possiamo dire quindi con quasi certezza che questa montagna è quella che la Bibbia descrive come monte Sinai, ciò che non possiamo affermare scientificamente è che siano avvenute rivelazioni o miracoli su questa montagna, perché di quelli non abbiamo traccia. In poche parole non abbiamo trovato le Tavole della Legge, come alcuni hanno pensato. E l'Arca dell'Alleanza non credo nemmeno che sia passata da quelle parti.

Se da lì passarono anche gli ebrei essi hanno rappresentato soltanto uno degli episodi storici relativi a questo monte perché esso è stato sacro per molte altre popolazioni. La cultura ebraica è nata di fatto con Salomone, prima c'erano tribù di semiti che non avevano una cultura propria. Fra queste c'era una tribù chiamata "Israel" che peraltro è ricordata in un monumento egizio del 1.200 Avanti Cristo.

Per quale motivo avete cominciato a svolgere ricerche sull'Har Karkom?

L'idea nacque 29 anni fa a seguito delle mie scoperte. Infatti trovai delle incisioni rupestri il cui studio volli approfondire. Chiesi allora il permesso di poter ottenere una concessione di ricerca e ottenni ben 200 chilometri quadrati. Era il 1980, allora era piuttosto facile ottenere concessioni rispetto ad adesso. Da quelle mie ricerche crebbe sempre più la voglia di investigare il sito fino a quando non siamo giunti a queste importanti scoperte.

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La conferma : La sacra sindone è un FALSO


ITALY SHROUD OF TURIN«Siamo riusciti finalmente a dimostrare che era fattibile con gli strumenti dell’epoca». Lo dichiara Luigi Garlaschelli, docente di chimica organica all’Università di Pavia e autore dell’esperimento che, in pochi giorni, ha riprodotto una copia della Sacra Sindone identica all’originale utilizzando strumenti e materiali disponibili nel 1300. La copia verrà esposta, per la prima volta al pubblico, durante il convegno con cui il Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, celebra i suoi vent’anni. «L’implausibilità della Sindone – spiega lo studioso – è stata già affermata da molti, e per varie ragioni. Una tessitura mai usata nel primo secolo, il modo in cui si sarebbe dovuto ricoprire il cadavere, contrario agli usi ebraici del tempo, la resa chiaramente artistica dei capelli, delle colature di sangue, degli arti, la mancanza delle deformazioni geometriche che ci aspetteremmo da un’impronta lasciata da un corpo umano su un telo avvolto. E soprattutto il fatto che la Sindone comparve in Francia solo verso il 1357». Riguardo a ciò che voleva dimostrare con l’esperimento Garlaschelli afferma che «ha torto chi continua a sostenere che non può essere stata fatta da mano umana, che è stata prodotta miracolosamente, oppure che ci sarebbe voluto un tale flusso di neutroni, una scarica di un milione di volt, cioè un miracolo. Già vari indizi provavano che è medievale, e la datazione col C 14 ha già confermato che fu fatta attorno al 1300». «Chi crede continuerà a crederci. Fra gli esperti sindonologi credenti saranno oggi 100 in tutto il mondo: non si arrenderanno neanche adesso. La Chiesa – conclude – ufficialmente non prende posizione sull’autenticità».

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Nuovo studio: Aquile giganti dominavano i cieli in Nuova Zelanda, prima della comparsa dell'Uomo.

Molto prima che gli umani colonizzassero la Nuova Zelanda, circa 750 anni fa, aquile giganti ormai estinte dominavano i cieli della zona, piombando a piacimento sulle loro prede, solitamente uccelli incapaci di volare. Lo ha rivelato oggi un nuovo studio in materia.

Gli scienziati erano già a conoscenza da oltre un secolo dell'esistenza dell'aquila di Haast, grazie ai resti rinvenuti sul luogo, però non era mai stato effettivamente chiarito il comportamento di questi animali giganti.

Per via delle loro dimensioni -- arrivavano a pesare anche 18 chili -- alcuni scienziati avevano stabilito che questi animali fossero più cacciatori che predatori.

Ma questo nuovo studio non solo sostiene che l'aquila di Haast fosse un temibile predatore, che attaccava le sue prede attendendole sulla vetta di una montagna, ma anche che il suo corpo si è progressivamente evoluto rispetto ad antenati di ben più limitate dimensioni.

I ricercatori Paul Scofield del Canterbury Museum, in Nuova Zelanda, e Ken Ashwell dell'University of New South Wales hanno utilizzato tomografie computerizzate e a raggi X per ricostruire cranio, occhi, orecchie e spina dorsale dell'antica aquila.

Questi dati sono poi stati messi a confronto con quelli relativi ai moderni predatori e agli uccelli di terra per determinare le abitudini dell'animale.

"Questo lavoro è un brillante esempio di come le nuove attrezzature e tecniche mediche possano essere utilizzate per risolvere i misteri del passato", ha detto Ashwell, uno degli autori dello studio. E' anche la dimostrazione che la tradizione orale di popoli antichi può unirsi alla ricerca scientifica per giungere alle medesime conclusioni, secondo l'altro autore Scofield.

"Infatti questo studio valorizza la mitologia Maori dei leggendari pouakai o hokioi, uccelli giganti in grado di aggredire anche gli essere umani".

L'aquila di Haast si è estinta circa 500 anni fa, probabilmente per via della distruzione del suo habitat naturale e per l'estinzione delle prede di cui si cibava.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Vertebrate Paleontology.

fonte: reuters - http://it.reuters.com

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Una coppa col nome di Yavhè di 2000 anni fa

Il Giornale Online
02/08/2009

Archeologi americani hanno trovato, a Gerusalemme, nei pressi della Porta di Zion, una coppa per rituali risalente a 2000 anni fa. La coppa presenta delle iscrizioni in aramaico o in ebraico ed è unica nel suo genere, in quanto normalmente queste riportavano solo una linea di testo. La coppa ritrovata ne presenta invece due.

Shimon Gibson, archeologo dell'Università del Nord Carolina che guida gli scavi, ha confermato la straordinaria scoperta e ha annunciato che l'iscrizione è particolarmente difficile da tradurre, in quanto chi la realizzò la rese volontariamente criptica e dunque saranno necessari dai due ai sei mesi di studio per comprenderne il significato. Sinora è certo che contenga la parola YHWH, cioè il tetragrammaton di Yavhè,Dio, e dunque fu usata da un importante sacerdote.


Fonte:
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Malkuth, il Regno Perduto



[113]I discepoli gli domandarono: "In quale giorno verrà il Regno?". (Gesù rispose:) "Non verrà mentre lo si aspetta. Non diranno: "Ecco, è qui!". Oppure: "Ecco, è là!". Bensì il Regno del Padre è diffuso su tutta la terra, e gli uomini non lo vedono ".

Dal vangelo di Tommaso

Da queste parole, tratte dall’apocrifo di San Tommaso, testo gnostico per eccellenza, si evince il reale dramma esistenziale in cui versa la nostra umanità: è la ricerca infinita e l’aspirazione a quel Regno, inteso come Paradiso, che, in realtà, crediamo perduto e che invece è continuamente davanti ai nostri occhi, ma di cui non abbiamo la benché minima percezione!


La cacciata dal Paradiso (Michelangelo Cappella Sistina)

Viviamo in un epoca di “isteria” generale, in un epoca in cui la superficialità e la sufficienza regnano sovrane, dove tutto è rivolto all’affermazione di valori precari, alla disperata ricerca di un benessere e di un’identità ad esso legata, fondata sull’apparenza e su un sistema “virtuale” che non fa altro che alienare le coscienze, alimentato dal caos di un ritmo che non si identifica più nel “battito” della Natura e che tutto volge all’oblio.

Parliamo da millenni di un Paradiso Perduto e di una “cacciata”, conseguenza di un peccato, subita da un Dio Padre che improvvisamente diventa Padrone e “Patrigno”, incoronandoci dapprima sovrani di un Regno Fantastico e Meraviglioso e rendendoci, poi, schiavi della sua stessa Natura.

C’è qualcosa che non quadra in tutto questo.

Non c’è la quadratura del cerchio!

Il problema è l’uomo stesso che cerca al di fuori ciò che in realtà dovrebbe prima trovare al proprio interno.

Siamo vittime di un moto “centrifugo”, generato dal caos in cui viviamo, in fuga da noi stessi e dal centro del nostro Essere.

Siamo in una “lavatrice” in cui le coscienze sono già state “lavate” ed ora passano alla cosiddetta “centrifuga”!

Guardiamoci intorno ed osserviamo quanto sia assurda e superficiale la realtà che ci circonda.

Vignetta allegorica del Caos politico italiano




La politica è diventata una “manfrina” dove non si fa altro che puntare il dito l’uno contro l’altro e il solo confronto-scontro fa leva quasi sempre sulle miserie altrui, basate su scandali e “gossip”di basso livello.

Non esistono più contenuti, non esiste l’Uomo su cui costruire intorno un progetto politico e a cui destinarlo.

Non esistono “leader”, guide carismatiche, che possano infondere forza ed entusiasmo a gente che ormai non si riconosce più con niente.

Non c’è più Saggezza né Sapienza, ma regna l’ignoranza e l’arroganza!

Non c’è più Bellezza, né Grazia, ma maleducazione e cattivo gusto!

Non c’è più un punto di riferimento su cui puntare per tracciare il cerchio della nostra esistenza.

E’ la fine di un Tempo che volge al termine, la fine di un Mondo che passerà: la fine di un Regno …..perché il Re è morto! Viva il Re!

Ma chi è il Re? Qual’è la sua Corona?

Il Re è l’Uomo con la “U” maiuscola.

L’uomo che ha avuto il coraggio di guardare se stesso, di affrontare le proprie paure, di diventare Eroe per aver ascoltato il proprio cuore interiore, trovando il coraggio di morire per risorgere ad una nuova Vita, incoronando quello stesso cuore con l’Amore del “Padre”, portando la corona di “Kether” nel Regno di “Malkuth” per aprire la porta del “Daath” nel centro del proprio Universo Coronario, conquistando la visione del Regno, diventandone Re!

Parliamo di Kether, di Malkuth e di Daaht, ma cosa sono questi nomi?



Sono Sephirot dell’Albero della Vita. L’Albero Cabalistico che rappresenta il processo della Vita nel suo moto perpetuo, partendo dalla Sorgente, giungendo alla Manifestazione, per ritornare nuovamente all’Origine, rinnovandosi in tutto il suo percorso di discesa e risalita.

Ma conviene subito affermare che non si tratta di una discesa e di una risalita in senso “direzionale”, dall’alto verso il basso e viceversa, ma di un passaggio attraverso vari stati di condensazione della Coscienza Universale, dalla più sottile alla più densa.

Tutto ciò che noi siamo in grado di percepire con i nostri cinque sensi è ciò che appartiene a quello che è denominato Malkuth, il Regno. Il “luogo”dimensionale dove l’Essere Supremo manifesta la sua “Forma”e dove si materializza.

Ma lo stato materiale, non è una condizione fissa, definitiva.

La Natura, nel suo Regno, è costituita essenzialmente dal moto continuo che la rende viva e non dalla forma che lo manifesta.

La Natura è un flusso continuo di Energia Cosciente proveniente dalle sfere più sottili che appena si manifesta torna alla sua origine con l’informazione dell’esperienza vissuta.

Ogni attimo, ogni istante, tutta la natura cambia radicalmente, pur mantenendo il suo aspetto formale ai nostri occhi.

E’ come il flusso di un fiume: la sua acqua non è mai la stessa, ma il fiume è sempre lì davanti a noi.

E’ come il nostro corpo che cambia in continuazione le proprie cellule pur mantenendo intatta la forma che le unisce.

Il Regno è una costante vibratoria che non è altro che la punta di un “Iceberg” che nasconde molto di più di quello che affiora dal mare della “visibilità” dei cinque sensi.

Tutto ciò dimostra che non vi è alcuna separazione tra l’origine e la manifestazione stessa di quell’origine, ma il flusso è continuo.

Accade lo stesso per la corrente elettrica: il flusso energetico prodotto tra le due polarità innesca un circuito che una volta chiuso manifesta la Luce!

Così la divinità si manifesta!

La Luce è visibile perché l’intero circuito è collegato.

L’Albero della Vita esiste poiché ogni Sephirah è in contatto continuo con le altre, come se in effetti il vero Albero sia costituito essenzialmente dal flusso di questa comunicazione tra le diverse sfere dimensionali.

Allo stesso modo, lo stesso uomo, destinato ad essere Re di questo Regno manifesto, non potrebbe esistere senza la comunicazione continua tra le sue cellule e le sfere più sottili della Realtà, che lo mantengono in vita senza che egli se ne renda conto, senza che lui stesso sia cosciente e gestisca direttamente le proprie funzioni vitali.

Tutto questo accade sebbene la nostra coscienza stia perennemente “in sonno”, alienata dal quel flusso continuo con la Sorgente del Tutto.

Questo fatto provoca in noi uno stato di isolamento e di distacco da ciò che è la Vita nella sua essenza reale. Ci spinge a creare realtà virtuali, basate essenzialmente sugli aspetti più bassi con cui siamo in contatto.


L'uomo (microcosmo) all'interno dell'universo (macrocosmo) a contatto con le dimensioni sephirotiche.

Quei famosi tre Chakra che condizionano la nostra esistenza dalla nascita alla morte e che, se non vengono superati, passando ai successivi quattro, ci rilegano perennemente in uno stato di incoscienza, di decadimento e di passività eterna rispetto a tutte le possibilità che l’intero corpo divino ci offre.

Questo sonno e, di conseguenza, questa cecità che non ci permette la reale visione delle possibilità di cui siamo portatori, fa sì che soltanto la materia del nostro corpo cambi e torni eternamente all’origine sotto forme sempre più sottili, attraverso il ciclo di morte e rinascita, ma la Coscienza continuerà a rimanere in uno stato latente, statica e isolata dal resto del progetto divino.

Il Regno aspetta soltanto che l’uomo profano si risvegli alla sua regalità e sviluppi la sua coscienza, riunendo dentro se stesso “tutto ciò che è in alto con tutto ciò che è in basso”. Solo allora, avendo riunito il suo “albero” interiore, portando linfa cosciente a tutto il corpo, dal primo al settimo Chakra, sciogliendo tutti i sigilli, manifesterà il Re del Mondo, il Cristo assiso sul trono della nuova Gerusalemme, re di Giustizia e di Pace, Pantocratore "sovrano di tutte le cose”.


Il Cristo Pantocratore

E’ qui che vedremo realmente un cielo nuovo e una nuova terra ed entreremo da Re nella nuova Gerusalemme, città e corpo di un regno che da sempre era stato innanzi ai nostri occhi, ma che non potevamo vedere perché eravamo ciechi!

Il regno di Malkuth è realmente il luogo in cui tutto prende forma e nuovamente la perde. E’ il luogo magico per eccellenza.

E’ qui che la Madre Matrice forma l’Idea del Padre e la manifesta.

E’ qui che il Mago conosce il Padre attraverso la Madre diventando realmente suo figlio!

Questo è il luogo dell’Alchimia! Questo è il luogo e il libro della Sapienza. La biblioteca universale dove tutto è compenetrato nel Tutto.

Ogni aspetto di questo Regno, nel piccolo come nel grande, ci insegna, attraverso l’osservazione dei suoi meccanismi nascosti, il miracolo della cosa “Una”. Il molteplice contiene l’Uno in cui a sua volta è contenuto!

La Natura è un libro aperto che si rivela a seconda del livello di lettura che siamo in grado di fare.

La lettura della Natura, della nostra natura, in tutti i suoi aspetti ed equilibri, è il solo modo che ci consente di ricontattare la Sorgente Suprema da cui siamo.

Malkuth è alla radice inferiore dell’Albero della Vita e l’ultimo sigillo del pilastro centrale dello stesso.

L’Albero Sephirotico, infatti, è composto da tre pilastri principali.

Un pilastro centrale, che collega direttamente la corona al regno, Kether a Malkuth, passando per Thiphereth e Yesod, e due pilastri laterali uno femminile (della severità o della “coagulazione”) ed uno maschile (della misericordia o della “soluzione”), le colonne del Tempio di Salomone Jachin e Boaz.




In effetti i tre pilastri possono direttamente essere accostati ai tre “principi” su cui si fondano le operazioni alchemiche: sale (principio formale-materiale), zolfo (principio coagulante-spirituale) e mercurio (principio solvente-animico).

Tutta la Natura si trasforma attraverso l’interazione di questa Trinità.

Nell’Albero della Vita, ogni triangolo, triade sephirotica, si sviluppa in condensazione o sublimazione, in basso o in alto, attraverso l’azione di queste tre modalità, creando dei passaggi di stato che devono comunque essere prodotti dalla sintesi dei due aspetti opposti e complementari.

La Natura non fa balzi, ma si avvicina al risultato attraverso lunghi e ritmati “atti d’amore”, tra le due polarità, maschile e femminile che, a loro volta, generano un “terzo”, figlio della loro unione, ponte tra i regni magici della Natura Universale, corpo di quel Dio eterno e infinito, Amore e Luce di tutte le cose.

Molte profezie parlano di un Tempo e di un mondo che sta volgendo al termine.

Si fa un gran parlare di una nuova Era, dell’entrata in un nuovo ciclo, che molti datano intorno all’anno 2012, ma che molto probabilmente ha già avuto inizio da tempo.

Si parla di un salto quantico che coinvolgerà la nostra dimensione spazio-temporale.

Ma l’evento non riguarda soltanto la nostra Terra e il nostro mondo, sarà un cambiamento che riguarderà tutto l’Universo in tutta la sua Manifestazione.

Il Regno perduto si rivelerà in tutto il suo splendore e sarà allora che l’uomo dovrà essere pronto ad indossare la Corona che dall’Alto scenderà su di lui.

Chi non prenderà coscienza della Vita, morirà ad essa, ma chi lo farà, diverrà fermento di Vita!

Sarà allora che l’uomo, diventato Uomo, riprenderà a regnare e l’Albero, dentro e fuori di lui, microcosmico e macrocosmico, darà finalmente un nuovo “frutto”, segno della riconciliazione del Padre con il Figlio, attraverso la Madre.

Amen, Amen, Amen!


FONTE-www.kuthumadierks.com

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