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Asilisaurus: predecessore dei dinosauri?


Un nuovo fossile rimette in discussione l’origine dei grandi rettili. L’animale era un quadrupede erbivoro invece che un bipede carnivoro come ci si aspettava 
 Nel ramo evolutivo dei dinosauri presto comparirà un nuovo nome. È quello dell’Asilisaurus kongwe, il cui fossile è stato ritrovato quasi completo dai paleontologi dell’Università del Texas, che ne danno notizia su Nature. La scoperta del nuovo genere (e della nuova specie, di conseguenza) è tre volte importante. Prima di tutto non si tratta di uno qualsiasi dei tanti anelli della linea evolutiva dei rettili, ma di un precursore dei dinosauri; in secondo luogo non è affatto il carnivoro bipede che ci si aspettava, ma un quadrupede erbivoro; infine, la sua datazione a 240 milioni di anni fa (Triassico Medio) potrebbe spostare indietro di circa dieci milioni di anni la data della divisione degli archeosauri - il gruppo all'origine alla linea che portò agli uccelli da una parte, e a quella che portò ai coccodrilli dall’altra.

I paleontologi dibattono da tempo sui possibili antenati dei grandi rettili: in lista ci sono i rettili bipedi carnivori dal corpo simile a quello degli uccelli e i quadrupedi di maggiore stazza, sebbene non grandi. Negli ultimi anni l’ago della bilancia si era spostato in favore dei primi, ma sembra che le cose stiano per cambiare.

Sterling Nesbitt, primo autore dello studio, ha ritrovato i resti di 14 individui nel Sud della Tanzania nel 2007, datati 25 milioni di anni prima della comparsa dei veri dinosauri. Messi insieme, i fossili forniscono la ricostruzione di un animale quasi integro, cui i paleontologi hanno dato il nomeAsilisaurus kongwe dall’unione di due parole - una swahili e una greca - che insieme significano antica lucertola. La new entry è tra i primi membri conosciuti di ornitodiri, la linea aviaria che include anche i dinosauri e gli pterosauri. L’Asilisaurus doveva essere più o meno grande come un labrador retriever e la dentizione suggerisce fortemente che la sua dieta fosse a base di piante. Secondo i ricercatori, avrebbe convissuto durante il Tardo Triassico (230 milioni di anni fa) insieme ai cugini bipedi silesauri, gli altri candidati a predecessori dei dinosauri.
“La scoperta ci porta un po’ più vicini a comprendere la grande varietà di specie probabilmente in competizione nel periodo precedente la comparsa dei dinosauri”, ha commentato Paul Sereno, paleontologo dell’Università of Chicago non coinvolto nella ricerca: “Al momento è impossibile dire se l’Asilisaurus è davvero parte di quel gruppo che diede origine al Tyrannosaurus e, quindi, agli uccelli”.
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DINOSAURI SPARITI PER UN ASTEROIDE: C'È LA PROVA

La foto di un dinosauro
I ricercatori non hanno più dubbi: è stato l'asteroideche ha generato il cratere Chicxulub in Messico a causare la più grande estinzione di massa della storia, 65 milioni di anni fa, quando sono scomparsi idinosauri e oltre la metà di tutte le specie animali della Terra. Lo dimostra su Science uno studio internazionale condotto fra Europa, Stati Uniti, Messico, Canada e Giappone e coordinato dall'università tedesca di Norimberga. Dopo aver esaminato informazioni raccolte da paleontologi, geochimici e geofisici, i ricercatori hanno dimostrato che l'estinzione di massa che ha cancellato i dinosauri può essere giustificata solo dall'impatto di Chicxulub. I nuovi dati mettono quindi fine alla lunga controversia che finora ha diviso coloro che vedevano nell'impatto dell'asteroide la principale causa della fine dei grandi rettili e coloro secondo i quali l'impatto dell'asteroide era accaduto 300.000 anni prima dell'estinzione e che indicavano invece come causa dell'estinzione l'eruzione vulcanico nell'altipiano indiano del Deccan. Secondo lo studio pubblicato oggi su Science l'asteroide responsabile dell'estinzione di massa aveva un diametro di 12 chilometri e l'impatto, un milione di volte più potente dell'esplosione di una bomba atomica, potrebbe aver causato nello stesso tempo e istantaneamente devastanti terremoti e tsunami su tutto il pianeta. L'evento ha inoltre sollevato una grande quantità di polveri, detriti e gas che hanno causato una sorta di «nube» che ha ridotto la luce, provocato il raffreddamento della superficie terrestre e l'acidificazione degli oceani, decimando specie vegetali e animali.
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Dinosauro gigante scoperto negli Usa

Erbivori con collo e coda lunghissimi, vissuti nel Giurassico


Scoperta una nuova specie di dinosauro, ora denominato Abydosaurus, che appartiene ai grandi Sauri erbivori, i Brachiosauri del Giurassico. Con collo e coda lunghissimi, vissuti nel Giurassico fra 199 a 145 milioni di anni fa la specie e' stata scoperta in una cava di arenaria in Utah. Quattro i crani trovati, due quasi intatti.
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Dinosauri nani scoperti in Transilvania



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S
iamo abituati a immaginare i dinosauri come dei bestioni capaci di frantumare ogni cosa incontrata sul loro cammino: non abbiamo tutti torti, essendo vivi nell'immaginario collettivo soprattutto oversize come l'argentinosauro, lungo 45metri e alto 9metri. In realtà, nuovi studi paleontologici, ci mostrano che nel passato esistettero anche dinosauri di piccole dimensioni, che gli scienziati hanno da poco iniziato a raggruppare sotto il nome di 'dinosauri nani'. Le ultime ricerche ci parlano di vari resti fossili rinvenuti in Transilvania (Romania), dove un tempo vivevano rettili caratterizzati da anatomie e fisiologie del tutto peculiari. Secondo gli studiosi questi dinosauri furono il risultato di un processo biologico raro, che avrebbe dato vita a esemplari che raggiungevano prima degli altri la maturità sessuale, crescevano meno, e morivano prima.

Gli occhi dei paleontologi sono puntati soprattutto su Hateg, cittadina della Romania di 11mila abitanti, nel distretto di Hunedoara, dove un tempo sorgeva un'isola, nel cuore del Mar della Tetide, su cui vissero dinosauri unici nel loro genere. Gli esperti hanno individuato tre specie, vissute tutte nel Cretaceo (circa 70milioni di anni fa). Il Telmatosaurus transsylvanicus, tassonomicamente riconducibile agli adrosauridi, era lungo 3,5 metri (contro i 6 metri degli abitanti della terraferma); Il Magyarosaurus dacus, un sauropode, era lungo 4,5 metri (contro i 12 metri dei propri simili); infine, lo Zalmoxes robustus, un dinosauro erbivoro, non arrivava a 3 metri, mentre gli altri rettili della sua famiglia (rabdodontidi) erano molto più grossi (circa 5 metri). Secondo gli scienziati guidati da Michael J. Benton dell'Università di Bristol, su quest'isola i grandi rettili del Cretaceo, si evolsero per conto loro, separandosi fenotipicamente dagli altri animali e dando vita al cosiddetto 'nanismo insulare'. "Erano circa la metà dei parenti che vivevano sulla terraferma", rivela Benton, "e da ciò possiamo stimare che la loro massa corporea fosse un ottavo di quella dei propri simili".

La massa corporea è direttamente collegata alla fisiologia e all'anatomia degli animali, ed è per questo che non è difficile supporre che i dinosauri di Hateg avessero un metabolismo molto più veloce degli altri, tale da farli sviluppare prima sessualmente, accoppiarsi prima, e morire anzitempo, senza avere la possibilità di raggiungere le titaniche dimensioni degli abitanti della terraferma. Si parla, in questi casi, anche di speciazione allopatrica per definire, appunto, la nascita di nuove specie in seguito allo sviluppo di barriere geografiche. Secondo Scott Sampson, paleontologo del Museo di Storia Naturale dello Utah, le ricerche di Benton sono allo stesso tempo "affascinanti e provocatorie". In effetti, nel regno animale che tutti conosciamo, gli esemplari che abitano i continenti non differiscono molto da quelli insulari. Condizione che nel caso dei dinosauri di Hateg - come si è visto - non viene rispettata. Dunque qual è il fenomeno che ha portato alla nascita dei dinosauri nani della Transilvania? L'ipotesi più verosimile riguarda il fatto che, questi dinosauri, avevano bisogno di fonti alimentari infinite per provvedere adeguatamente al proprio sostentamento, cosa riscontrabile solo sulla terraferma.

Pertanto chi viveva su un'isola mangiava meno e cresceva meno. In seguito l'evoluzione ha fatto il resto dando vita a rettili di dimensioni più contenute in risposta alla penuria di cibo. Questa ricerca infine ci rimanda a un altro famoso caso di 'nanismo' che però non riguarda i dinosauri, bensì l'uomo. Il riferimento è al famoso Homo floresiensis, rinvenuto nel 2003 su Flores, un'isola indonesiana. Anche in questo caso alcuni ricercatori sono convinti del fatto che l'Homo floresiensies rimase isolato per molto tempo dai suoi simili, dando vita a una nuova specie umana, vissuta fino a 13mila anni fa e caratterizzata da altezze medie che non superavano il metro.
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Le strane quattro ali di Microraptor


Buon veleggiatore, doveva condurre una vita esclusivamente arboricola non potendo camminare a lungo sul terreno sia per la sua postura sia per le lunghe penne posteriori




Da lungo tempo è in corso un dibattito fra i paleontologi che sostengono che lo sviluppo delle ali e del volo abbia avuto origine in animali primariamente arboricoli come strumento di ausilio per planare e quindi veleggiare da un ramo all'altro, e quanti, mettendo in discussione la funzionalità di quelle prima ali ai fini di un efficace veleggiamento, propendono per un loro sviluppo in animali terrestri corridori.

Ora un gruppo di ricercatori dell'Università del Kansas e della cinese Northeastern University a Shenyang ha messo a segno un punto a favore della prima tesi sviluppando un modello funzionante di un lontano antenato degli uccelli,Microraptopr gui, la cui lunghezza complessiva non superava i 75 centimetri. La caratteristica più singolare di Microraptor è che anche le zampe posteriori erano dotate di lunghe penne rendendo questi arti quasi due ali supplementari.

Come illustrano in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences", i fossili straordinariamente ben conservati di Microraptor hanno fornito ai ricercatori immagini dettagliate non solo delle articolazioni dello scheletro ma anche del piumaggio e dei angoli d'innesto, rendendo possibile la costruzione di un modello reale accurato.

"Siamo stati in grado anche di articolare le teste dei femori e mostrare che era in grado di veleggiare", ha osservato David Burnham, uno degli autori dello studio, e con risultati molto migliori di quelli degli attuali "lemuri volanti" (che, a dispetto del nome, in realtà nulla hanno a che fare con i lemuri, essendo dei cinocefalidi).

Dai risultati dello studio risulta inoltre che la postura a 'biplano' e la pesantezza della testa, unite alle lunghe penne posteriori avrebbero reso estremamente arduo a Microraptor restare a lungo in posizione eretta al suolo e camminare, portando alla conclusione che esso doveva condurre un'esistenza esclusivamente arboricola. "Se altri pensano che si trattasse di un corridore terrestre, dovrebbero produrre un modello, metterlo su un tappeto scorrevole e mostrare che era in grado di correre anche con quelle lunghe penne sulle zampe posteriori", ha concluso Burnham.
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Dinosauri a sangue caldo


Una ricerca ha stabilito che se ci si basa sull'energia richiesta per camminare e correre, buona parte dei dinosauri doveva probabilmente essere a sangue caldo

Da decenni i paleontologi si chiedono se i dinosauri fossero animali a sangue caldo come gli odierni uccelli e i mammiferi o a sangue freddo come le lucertole. Nel primo caso avrebbero avuto capacità "atletiche" sicuramente superiori e avrebbero anche potuto sopravvivere in habitat più freddi che sarebbero stati invece esiziali per animali esotermi, come le regioni montane o alle alte latitudini. Un vantaggio che però ha un prezzo, la necessità di disponibilità alimentari superiori per sostenere il più rapido metabolismo, e questo tanto più quanto più la temperatura ambientale sia abbassa.

Secondo un gruppo di ricercatori della Washington University a St Louis e del Royal Veterinary College britannico, che firmano un articolo sulla rivista on line "PLoS ONE", è molto probabile che essi fossero endotermi. Per arrivare a questa conclusione Herman Pontzer, Vivian Allen e John Hutchinson hanno osservato che valutando il costo energetico della camminata e della corsa dei dinosauri, si sarebbe potuto desumere il tipo di regolazione termica di quegli animali: se quelle attività avessero richiesto più energia di quanta ne possa fornire la fisologia di un animale a sangue freddo, i dinosauri molto probabilmente dovevano essere a sangue caldo.

Purtroppo stabilire il tipo di metabolismo a partire solamente da ossa fossili è un'impresa alquanto improbabile, tuttavia un precedente lavoro di Pontzer aveva mostrato che il costo energetico della camminata e della corsa è strettamente associato alla lunghezza degli arti, tanto che dall'altezza del ginocchio può essere inferito con un'accuratezza del 98 per cento il costo della locomozione in un'ampia varietà di animali terricoli.

A partire da questa osservazione, i ricercatori hanno così deciso di valutare con complessi modelli il volume effettivo della massa muscolare delle zampe di 14 dinosauri sfruttando i dati relativi alle dimensioni delle ossa e delle tracce degli innesti dei fasci muscolari su di esse. Quindi, sulla base dei principi della meccanica della locomozione applicati a quel tipo di struttura sono risaliti al dispendio energetico necessario a camminare e a correre a diverse velocità, per poi confrontarlo con quello di animali endotermi ed esotemi attuali. Risultato: se ci si basa sull'energia consumata, buona parte dei dinosauri esaminati doveva essere probabilmente a sangue caldo.

Quando i risultati sono stati poi disposti secondo l'ordine evolutivo, gli autori hanno osservato che l'endotermia potrebbe essere stata una condizione ancestrale di tutti i dinosauri, spingendo dunque l'evoluzione dell'endotermia molto più indietro nel tempo di quanto pensato da molti. Questa precoce adozione di un metabolismo efficiente potrebbe essere stato uno dei fattori chiave del successo evolutivo dei dinosauri nel Triassico, Giurassico e Cretaceo.
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Ecco il Proceratosaurus - era lui l'antenato del Tirannosaurus Rex.

Tutti a cercare il Proceratosaurus, e tutti alla fine a constatare che l'anello mancante era nella collezione dei dinosauri nel Museo di storia naturale di Londra da anni, anche se nessuno aveva mai capito che si trattava del più vecchio antenato del Tirannosaurus rex, il piu' feroce dinosauro mai esistito.

Il Proceratosaurus di Londra era stato rinvenuto 100 anni nell'Ovest dell'Inghilterra, ma soltanto oggi il teschio del dinosauro e' stato sottoposto ad approfonditi studi che hanno dimostrato la sua parentela con il tirannosauro.

La ricerca, condotta da ricercatori guidati da Oliver Rauhut, dellaLudwig-Maximilians-Universitat di Monaco, e Angela Milner, delMuseo di storia naturale di Londra, e' pubblicata sulla rivistaZoological Journal of the Linnean Society online.

Con l'aiuto di una tecnica di analisi per immagini, i ricercatori britannici hanno trovato molte somiglianze tra denti, mascella e struttura del cranio del tirannosauro e del proceratosauro. Con 100 milioni circa di anni in piu' e un peso di circa 40 chilogrammi,anche il proceratosauro usava per cacciare il suo morso, una caratteristica che si sarebbe nei millenni evoluta nella potente arma del tirannosauro.

Entrambi i dinosauri erano carnivori bipedi e ognuno aveva un corpo massiccio, con arti superiori corti, una potente coda e denti affilati. Si conosce ancora poco sull'evoluzione dei dinosauri, ma secondo i ricercatori inglesi lo studio sul proceratosauro potrebbe gettare nuova luce sul processo. "E' abbastanza sorprendente che questo fossile abbia ricevuto cosi' poche attenzioni - ha commentato Rauhut - dal momento che e' uno dei crani di dinosauro meglio conservati. Sembra comunque che la strategia di caccia si sia evoluta per prima: il cranio e' diventato piu' robusto e i muscoli della mascella piu' larghi, oltre all'aumento enorme delle dimensioni del corpo".

Riguardo alla tecnica utilizzata, secondo Angela Milner, "la tomografia computerizzata e' un metodo ottimo perche' consente di visualizzare l'interno delle strutture senza distruggerle".

fonte ANSA
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La turbolenta adolescenza di Jane


Sulle ossa del muso di un esemplare giovane di T. rex sono stati evidenziati i segni di un morso, probabilmente lasciatogli da un dinosauro della stessa specie e della stessa età
Come quella di molti esseri umani, l’adolescenza delTyrannosaurus rex doveva essere assai turbolenta, se è vero come sostengono i paleontologi dellaNorthern Illinois University e delBurpee Museum of Natural History di Rockford, sempre in Illinois, che i giovani dinosauri erano spesso impegnati in cruenti combattimenti con i propri pari.

La scoperta è avvenuta grazie all’analisi di Jane, un esemplare fossile scoperto nel 2001 nel Montana.

Il sesso di Jane rimane tutt’ora sconosciuto, a dispetto del nome, attribuito in onore della donatrice del reperto al museo. Dalle analisi si è potuto stabilire soltanto che misurava circa sei metri e mezzo in lunghezza e più di due metri in altezza, per un peso che poteva sfiorare i sette quintali.

La sua mascella superiore e il suo muso mostrano alcuni fori procurati con tutta probabilità dal morso di un suo simile. La ferita guarì, ma lo scontro lasciò evidentemente dei segni sulle ossa.

I segni hanno fatto pensare fin dalla prima occhiata a un’origine traumatica, e l’intuizione dei ricercatori è stata confermata anche tramite indagini a tomografia computerizzata che hanno permesso di evidenziare la struttura microscopica del tessuto osseo intorno ai fori, tipica del processo di guarigione.

"Jane possiede l’equivalente di un ‘naso da pugile’”, ha spiegato Joe Peterson, primo autore dello studio ora pubblicato sul numero di novembre della rivistaPalaios. “Il suo muso infatti devia un po’ verso sinistra: probabilmente fu fratturato e si risaldò con una certa angolazione.”

Gli studiosi hanno anche stabilito che fu un consimile della stessa età a procurare la ferita.

"Solo pochi animali avrebbero potuto infliggere la ferita”, ha commentato Peterson. “Se si guarda ai denti della stessa Jane, ci si accorge che il morso che avrebbero potuto procurare sarebbe stato molto simile. Ciò porta a ritenere che sia stato il morso di un esemplare della stessa specie e all’incirca della stessa età. Il fatto poi che siano osservabili i segni di guarigione fa pensare che lo scontro avvenne qualche anno prima della morte, avvenuta in ogni caso in età giovanile.”
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Ecco i Darwinopterus, dinosauri volanti vissuti 160 milioni di anni fa


Sono stati scoperti in Cina piu' di 20 fossili di Darwinopterus, dinosauri volanti vissuti 160 milioni di anni fa e chiamati cosi' in onore del padre della teoria dell'Evolusione, Charles Darwin.

Rinvenuti nel Nord Est della Cina, questi animali fanno luce sulla storia evolutiva dell'ordine degli Pterosauri di cui i Darwinopterussono parte. Il muso allungato, i denti acuminati e la lunghezza del collo di questi pterosauri grandi quanto una cornacchia suggeriscono che potrebbero essere stati predatori simili ai falchi che cacciavano e si cibavano di altri animali, comprese altre specie di dinosauri grandi quanto piccioni.

Le caratteristiche anatomiche dei Darwinopterus suggeriscono anche altro poiche' appaiono come una perfetta combinazione tra i caratteri tipici degli pterosauri primitivi e quelli degli esemplari piu' evoluti. "I Darwinopterus sono stati quasi uno shock per noi" ha spiegato uno dei ricercatori che ha esaminato i resti, David Unwin dell'universita' britannica di Leicester.

"La strana caratteristica dei Darwinopterus e' che avevano testa e collo simile a quella dei pterosauri piu' avanzati, mentre il resto dello scheletro inclusa una coda molto lunga, e' identico a quello degli pterosauri primitivi".

Secondo i ricercatori si tratta di un chiaro esempio di "evoluzione modulare", che dimostra la graduale trasformazione dei caratteri degli esseri viventi. Preservando un corpo primitivo, questi rettili volanti hanno iniziato ad estendere la lunghezza del collo, adottando nello stesso tempo modifiche piu' marcate del cranio.

Nel video in testa una breve intervista al prof. David Unwin che parla della importante scoperta.

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Archaeopteryx è davvero l'anello mancante tra dinosauri e uccelli?

Su "PLos ONE"

Archaeopteryx, più dinosauro che uccello


Lo studio ha evidenziato con grande sorpresa l'assenza di una fitta vascolarizzazione delle ossa, tipica degli uccelli
È passato nell’immaginario comune come una sorta di anello di congiunzione tra i dinosauri e gli uccelli, ma ora nuove analisi rischiano di cambiare profondamente l’iconografia dell’Archaeopteryx.

Secondo quanto riferito sulla rivista online ad accesso libero PLoS ONE
, l’animale aveva infatti caratteristiche fisiologiche decisamente meno da uccello di quanto ritenuto finora.

Le immagini microscopiche ottenute da Gregory M. Erickson e colleghi della Florida State University delle antiche cellule e degli antichi vasi sanguigni all’interno delle ossa dell’animale mostrano una crescita e una maturazione assai lenta, tale da richiedere anni. Tale circostanza è condivisa con i grandi rettili, mentre gli uccelli attualmente viventi crescono rapidamente e maturano nell’arco di sole alcune settimane.

Il risultato consente di avanzare l’ipotesi che tale crescita ossea veloce non fosse necessaria per il volo di questo dinosauro volante.

"Non si conosce praticamente nulla della biologia dell’Archaeopteryx: alcuni studiosi hanno ipotizzato che la sua fisiologia fosse assai diversa da quella degli uccelli attuali, ma nessuno aveva analizzato i fossili per rispondere a questi interrogativi", ha sottolineato Erickson.

I resti fossili di Archaeopteryx furono ritrovati in Germania nel 1860, un anno dopo la pubblicazione dell’”Origine delle specie” di Charles Darwin, e resero più credibile la teoria evoluzionistica per la combinazione di alcune caratteristiche comuni ai rettili e di altre comuni agli uccelli.

"Nel corso del nostro studio, abbiamo analizzato i resti fossili per confrontare la velocità di crescita delle ossa di Archaeopteryx con quelle degli uccelli attuali, con quelle di altri dinosauri imparentati filogeneticamente, come i deinonicosauri, e di altri animali simili a uccelli vissuti in epoche posteriori, come Jeholornis prima eSapeornis chaochengensi ritrovati in Cina”, ha continuato il ricercatore. “Il tutto è stato reso possibile dalla disponibilità di campioni di un esemplare giovane diArchaeopteryx e dalla collaborazione dei colleghi cinesi.”
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Francia : tracce del passaggio di sauropodi

Impronta sauropode

Impronta sauropode

Roma, 07-10-2009

Risalgono all'era del Giurassico superiore, ossia a 150 milioni di anni fa e sarebbero le piu' grandi al mondo le impronte di dinosauro scoperte in Francia da un gruppo di
ricercatori. L'eccezionale ritrovamento, riferisce la Bbc, e' avvenuto vicino a Plagne, sull'altopiano di Jura, nell'area orientale del paese al confine con la Svizzera. Le orme, oltre un metro e mezzo di larghezza, sarebbero appartenute ad animali giganteschi, lunghi almeno 25 metri e del peso di 30 tonnellate.

"Le tracce di questi esemplari si estendono per decine, anche per centinaia di metri", ha riferito il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica. E sono state conservate all'interno di uno strato di calcare. Quando i sauropodi vivevano li', quella zona, secondo quanto hanno spiegato gli esperti, si trovava nelle vicinanze di un mare caldo e poco profondo.

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Furti di uova fossili in india : potrebbero minare alla spiegazione dell'estinzione dei dinosauri


Vanno letteralmente a ruba le uova di dinosauro scoperte la settimana scorsa nel sud dell'India. Il sito paleontologico ospitato nell'area di due chilometri quadrati sulla riva del fiume Cauvery, tra Chennai e Tiruchi, nel distretto diAriyalur, nello Stato meridionale del Tamil Nadu,dopo la scoperta delle centinaia di uova fossili risalenti a 65 milioni di anni fa, e' ancora senza protezione.

Cosi', abitanti dei villaggi vicini e studenti di ogni eta', stanno rubando le uova, portandosele a casa come souvenir.

L'allarme e' stato lanciato dagli scienziati che hanno effettuato la scoperta che, nelle loro intenzioni, potrebbe spiegare l'estinzione dei dinosauri. Gli studiosi si sono dichiarati "impotenti" sul furto dei reperti e hanno chiesto al governo di fornire la giusta protezione al sito, non solo nell'ottica scientifica, ma anche per preservare un luogo che potrebbe diventare una attrazione turistica.

Nel sito, gia' conosciuto agli studiosi, la scorsa settimana sono stati scoperti decine di nidi e oltre un centinaio di uova dal diametro compreso fra 13 e 20 centimetri. Secondo le prime indagini, le uova apparterrebbero a sauropodi (grandi erbivori quadrupedi, come gli apatosauri e i brachiosauri) e teropodi (bipedi carnivori come il carnotauro e il tirannosauro).

Particolare ancora piu' importante, i fossili sono coperti di cenere, il che ha fatto ipotizzare agli studiosi che l'estinzione dei dinosauri sia avvenuta a causa di eruzioni vulcaniche.

fonte ANSA http://www.ansa.it

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Un dinosauro con le piume E' lui l'antenato degli uccelli


Il fossile, molto ben conservato, mostra l'impronta di penne. Il ritrovamento potrebbe confermare la teoria che i volatili discendono dai giganti preistorici


Un dinosauro con le piume
E' lui l'antenato degli uccelli

Il fossile: le piume sono perfettamente visibili

BRISTOL (Gran Bretagna) - Un fossile estremamente ben conservato, un dinosauro vecchio di 150 milioni di anni. Ma con le piume. La scoperta potrebbe confermare una volta per tutte la teoria - accettata da molti - che gli uccelli discendono dai dinosauri. L'eccezionale ritrovamento è stato presentato a Bristol, in Inghilterra, durante l'incontro annuale che richiama paleontologi da tutto il mondo, e potrebbe avere una portata storica.

I fossili. Ritrovati in una regione nel nord est della Cina, i resti di questi dinosauri si sono conservati così bene da aver mantenuto l'impronta delle piume che ricoprivano il corpo degli animali. Il fossile meglio conservato appartiene a una specie ribattezzata Anchiornis huxleyi, e risale a 150 milioni di anni fa. Proprio la datazione così indietro nel tempo sarebbe la chiave per affermare con una certa sicurezza che i dinosauri sono i diretti antenati degli uccelli.

Intorno allo scheletro dell'Anchiornis huxleyi si possono vedere le piume che lo ricoprivano completamente. "E' come se avesse quattro ali", ha spiegato il professor Xu Xing, presentando la scoperta, "perché le penne ricoprono non solo le zampe anteriori e la coda, ma anche le zampe posteriori". E racconta: "Avevamo trovato altri fossili del genere quest'anno, ma avevamo pensato fossero solo di un antenato degli uccelli. Quest'ultimo ritrovamento, così ben conservato, ci ha fatto capire che ci trovavamo davanti a una scoperta epocale".

Le piume più antiche. La teoria che gli uccelli discendessero dai dinosauri non poteva essere provata perché non esistevano ritrovamenti di piume più antiche di quelle dei primi volatili. Ma i nuovi fossili sono indiscutibilmente più antichi (circa 10 milioni di anni) dell'Archaeopteryx, la prima specie di uccello, vissuta in Germania, i cui primi resti sono stati scoperti alla fine dell'Ottocento. L'Anchiornis potrebbe quindi essere l'anello di congiunzione tra le due specie, e fornire anche importanti indizi di come si siano sviluppate le tecniche di volo.
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Come gli ittiosauri conquistarono i mari

La possibilità di adattarsi a una vita completamente marina dipese dall'evoluzione della viviparità e questa, a sua volta, dalla determinazione per via genetica del sesso

Un nuovo studio condotto su ittiosauri e altri antichi rettili marini estinti indica che la transizione alla capacità di partorire cuccioli vivi sia dipesa in modo critico dalla passaggio alla determinazione del sesso per via genetica e non sulla base di altri fattori ambientali, come avviene in diverse specie. A sua volta la viviparità avrebbe permesso a questi antichi rettili di adattarsi perfettamente a una vita in mare aperto.

Lo studio, pubblicato su "Nature", è stato condotto da Daniel E. Janes, dell'Università di Harvard, e Chris Organ, dell'Università di Reading, che con hanno tracciato il percorso evolutivo di tre rettili marini estinti desumendone che la determinazione genetica, o cromosomica, del sesso può aver avuto un ruolo particolarmente importante nella succesiva radiazione adattativa e nella colonizzazione degli oceani da parte di un vasto gruppo di specie.

Mosasauri, sauropterigi e ittiosauri hanno ampiamente popolato i mari del Mesozoico fra 251 e 100 milioni di anni fa. "La determinazione del sesso con meccanismi genetici ha permesso a questi rettili marini di procreare in acqua invece di deporre uova sulla spiaggia" dice Organ. "Ciò ha liberato queste specie dalla necessità di spostarsi o fare un nido sulla terraferma. In conseguenza di questo cambiamento in questi gruppi animali si sono evoluti adattamenti fisici estremi."

Tutti e tre i gruppi di questi rettili marini respiravano aria ma avevano evoluto numerosi adattamenti alla vita nelle acque aperte, come arti a forma di pinne, corpi aerodinamici e diverse variazioni nella struttura delle ossa. Gli ittiosauri e con tutta probabilità i mosasauri avevano anche evoluto l'adattamento per cui il piccolo durante il parto si presenta di coda, una posizione che nelle balene moderne evita l'annegamento del piccolo alla nascita.

"La perdita della necessità della terraferma nel ciclo di vita degli ittiosauri e di altri rettili marini consentiva loro di condurre una vita completamente acquatica, un cambiamento che sembra essere stato vantaggioso alla luce della diversificazione che ne è seguita", ha Janes.

Anche se le popolazioni di gran parte delle specie animali sono suddivise in maschi e femmine, la determinazione del sesso della prole avviene in modi differenti e non solo, come avviene nell'uomo, sulla base dei cromosomi sessuali.

Nelle tartarughe di mare e nei coccodrilli, per esmpio, il sesso è generalmente determinato dalla temperatura dell'acqua a cui vengono incubate le uova. Queste specie sono così vincolate a una vita parzialmente terrestre a causa della necessità dello scambio di gas fra uova e ambiente esterno.

"Nessuno ha chiaramente compreso come la determinazione del sesso sia coevoluta con la viviparità e la deposizione delle uova"; osserva Organ, ma ora Organ, Janes e collaboratori hanno mostrato che l'evoluzione della viviparità in una specie dipende dalla precedente evoluzione della determinazione genetica del sesso.
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Raptorex kriegsteini, il tirannosauro in miniatura

Ritrovato in Cina, non superava il metro di lunghezza ma riproduceva fedelmente l'anatomia scheletrica del T. Rex, dotato di una massa 90 volte superiore

Quando si pensa al Tyrannosaurus rex, vengono subito alla mente alcuni caratteri fisici fondamentali: un’enorme cranio con potenti mascelle, piccole zampe anteriori e muscoli da corridore su quelle posteriori.

Ma l’esemplare di tirannosauride trovato in Cina potrebbe cambiare in modo decisivo l'immaginario pubblico, sia perché questo suo cugino, pur rispettandone fedelmente l'anatomia, non misurava più di un metro di lunghezza, sai perché il ritrovamento retrodata la comparsa d questo tipo di animali di alcune decine di milioni di anni.

Il risultato, pubblicato sulla versione online della rivista "Science" implica che le particolari caratteristiche fisiche del Tirannosauro non evolvettero via via che il predatore aumentò di dimensioni: esse si dimostrarono infatti efficienti per procacciarsi il cibo in dinosauri di tutte le dimensioni durante il periodo Cretaceo.

Paul Sereno, ricercatore dell'Università di Chicago ed esploratore del National Geographic, e colleghi hanno studiato il nuovo fossile di piccole dimensioni, battezzato Raptorex kriegsteini e che secondo le stime sarebbe morto da giovane adulto, e le hanno confrontate con quelle del parente di grandi dimensioni.

In base alle conclusioni della ricerca, l'anatomia scheletrica di R. kriegsteini è semplicemente quella di T. rex ma in scala, con una massa complessiva di circa 90 volte inferiore. Il nuovo fossile potrebbe essere ora utilizzato per proporre e descrivere i tre principali stadi evolutivi della storia di tirannosauridi.

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Altro che re dei predatori Il t-rex se la prendeva coi piccoli

Secondo un nuovo studio, il tirannosauro preferiva cacciare i baby dinosauri e solo raramente affrontava esemplari della sua stessa stazza

Altro che re dei predatori
Il t-rex se la prendeva coi piccoli" ì
Re dei dinosauri? Mica tanto. Il tirannosauro, il più temibile predatore della preistoria, con fauci enormi in grado di triturare agevolmente anche un tavolo, se la prendeva coi piccoli. Amava cacciare dinosauri baby, appetitosi bocconcini che, di preferenza, ingurgitava interi. Un bullo, insomma, che piuttosto che affrontare fieramente esemplari della sua stessa stazza, prediligeva il gioco facile, andando a stanare prede giovani e indifese.

L'immagine, in contrasto con quella cinematografica del bestione di giurassica memoria che ingaggiava feroci battaglie con altrettanto spaventosi e giganteschi colleghi, ci viene proposta da un paleontologo inglese, David Hone, che insieme al collega Oliver Rauhut, della Collezione statale bavarese di paleontologia e geologia di Monaco, ha studiato a lungo le abitudini predatorie e la dieta del tirannosauro. Arrivando alla conclusione che, insieme ad altri dinosauri carnivori bipedi, il T-rex preferisse nettamente andare a cercare prede in erba e molto più piccole di sé.

In uno studio pubblicato sulla rivista internazionale di paleontologia Lethaia, Hone e Rauhut sostengono che, proprio come i predatori moderni, i dinosauri teropodi di preferenza cacciavano i piccoli, il che spiegherebbe l'assenza di fossili di dinosauri di piccole dimensioni e in giovane età. Insomma, la visione più tradizionale in base alla quale i grossi teropodi cacciavano altri esemplari adulti di dinosauri, sarebbe invece lo scenario meno frequente.

"Il tirannosauro è una vera celebrità, di cui si è detto un po' tutto ed il contrario di tutto", commenta il dottor Raffaele Sardella, paleontologo e ricercatore all'Università La Sapienza di Roma, esperto ed appassionato di dinosauri. "Si è detto che il T-rex era uno spazzino che andava a caccia di carcasse, che forse non era un grande predatore per le due zampe anteriori così piccole. Di certo ogni predatore mangia anche esemplari giovani e piccoli perché sono indifesi e facili da affrontare: succede anche ai leoni, che di certo non rifiutano un pasto sicuro". Il fatto poi che i fossili di dinosauri giovani siano così difficili da trovare, si può spiegare anche considerando che "i piccoli sono più fragili e i resti si fossilizzerebbero solo in condizioni quasi eccezionali", continua lo studioso.


Per Hone, che lavora al Istituto di Paleontologia dei vertebrati e paleoantropologia di Pechino, in Cina, era soprattutto una questione di praticità: "Buttare a terra una preda giovane è più facile e il rischio di farsi male per il cacciatore è minore" ha raccontato al quotidiano britannico Independent. La predilezione per i cuccioli era comune anche ad altri dinosauri predatori. I nidi erano pieni di uova, aggiunge Rauhut, "abbiamo prove del fatto che i dinosauri ne deponessero moltissime, ma queste grosse quantità non si riflettono nel numero dei fossili di esemplari giovani giunti fino a noi".

Ingerire gli animali interi o in pezzi di grosse dimensioni avrebbe poi, secondo i due scienziati, dato
un grosso vantaggio al tirannosauro: quello di poter assimilare minerali ed altri preziosi nutrienti contenuti nelle ossa dei giovani. E se è vero che le testimonianze fossili sono piuttosto rare, Hone e Rauhut sono convinti che vadano a sostegno della loro tesi: "Laddove esistono ossa di prede nello stomaco di dinosauri carnivori, appartengono ad esemplari giovani", dice Hone.

Sulla star di Jurassic Park, però, il dibattito è tutt'altro che concluso: "Molti studiosi continuano a sostenere che il tirannosauro fosse un temibile cacciatore attivo. E pensare che fosse specializzato nel mangiare i piccoli mi sembra forse eccessivo", dice Sardella. "Anche se", conclude, "di certo può essere una parte della verità"
www.repubblica.it
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Brasile: scoperto fossile di animale metà armadillo, metà coccodrillo

Un coccodrillo dotato di una corazza rigida, muso corto con denti sporgenti e che scava buche profonde per proteggersi dal caldo e dai predatori e’ stato scoperto in questi giorni in Brasile e subito battezzato coccodrillo-armadillo. Ricercatori dell’Universita’ di Rio de Janeiro (Ufrj) hanno annunciato la scoperta nel cosiddetto Bacino di Bauru’ (tra Minas Gerais e Mato Grosso) di un fossile di circa 90 milioni di anni fa di un animale sconosciuto della famiglia dei coccodrilli, ma con caratteristiche uniche nella specie. Battezzato ‘Armadillosuchus arrudai’, il coccodrillo-armadillo viveva in una ambiente secco e molto caldo, per cui non aveva le abitudini acquatiche dei suoi discendenti moderni. Anzi, per resistere al caldo di 45 gradi della zona all’epoca, con le unghie anteriori sviluppatissime scavava buche profonde dove aspettava presumibilmente la notte per cacciare. Altra caratteristica che lo rende unico, la capacita’ di masticare, e non ingoiare le prede intere come i coccodrilli e la maggior parte dei rettili di oggi. Il fossile di Armadillosuchus e’ lungo due metri, e il muso triangolare assomiglia di piu’ ai serpenti velenosi di oggi che ai coccodrilli. Secondo i ricercatori dell’Ufrj, l’animale scomparve con l’incapacita’ di adattarsi al clima sempre piu’ umido della zona delle ere seguenti.

Fonte: www.ansa.it

Sotto alcune immagini del fossile dell’animale scoperto

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Sotto ricostruzione di come doveva apparire da vivo

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Australia: scoperte tre nuove specie di dinosauro

Tre nuove specie di dinosauri australiani sono state scoperte in un corso d’acqua preistorico nell’entroterra del Queensland, nel nordest del continente. Sono i primi grandi dinosauri scoperti in Australia in quasi 30 anni e vagavano per il continente durante il Cretaceo, 98 milioni di anni fa. I fossili dei due sauropodi erbivori e di un teropode carnivoro sono stati scavati nelle rocce della formazione sedimentaria di Winton, un’area ricca di resti fossili, dove durante il cretaceo si trovava un tratto di mare poco profondo, che si prosciugava lentamente con il calare del livello dei mari. Ora gli scheletri ricomposti sono esposti nel Museo dell’ eta’ dei dinosauri di Winton, inaugurato oggi dalla premier del Queensland, Anna Bligh. La scoperta, descritta nell’edizione corrente della rivista internazionale PloS One della Public Library of Science, riporta l’Australia sulla mappa della paleontologia e descrive la sua fauna prima che si separasse dal supercontinente Gondwana, scrive il paleontologo Scott Hocknull del Museo del Queensland, che ha guidato gli scavi. I tre scheletri sono di nuovi generi di dinosauri, che mostrano legami evolutivi con i dinosauri dell’emisfero nord. ”I dinosauri si diversificarono e si diffusero per tutto il mondo ma l’Australia, essendo un luogo molto isolato e all’estremita’ del mondo, ha sviluppato la sua fauna unica”, aggiunge. Il nuovo genere di carnivoro, chiamato Australovenator dai ricercatori, era leggero e agile, era alto sei metri, si muoveva a grande velocita’ e su terreno aperto poteva raggiungere qualsiasi preda. La sua arma letale erano tre lunghi artigli affilati in ciascuna zampa superiore. I dinosauri vegetariani sono due nuovi tipi di sauropodi titanosauri, i piu’ grandi animali che abbiano mai percorso la terra. Uno chiamato Wintonotitan, dal collo lunghissimo e la testa piccola, arrivava a 16 metri d’altezza, mentre il Diamantinasaurus aveva corporatura simile ad un ippopotamo. Vi sono ancora molti fossili da scoprire nel sito di Winton, scrive Hocknull, che spera di trovare anche resti dei piu’ antichi mammiferi dell’Australia: ”Vi sono almeno 50 altri siti che conosciamo e che devono ancora essere scavati, quindi i prossimi 20 o 30 anni saranno molto interessanti per la scienza dei dinosauri australiani”.

Fonte: http://www.ansa.it

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