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Spiaggiata la carcassa decapitata di una misteriosa creatura

SeaCreature

La carcassa di questa misteriosa creatura decapitata è stata trovata sulle spiaggie della costa orientale statunitense, presso Lower Cove. L’animale è lungo circa 5 metri ma ne manca della testa. Dispone apparentemente di una sola pinna e si allunga in una coda ripiegata sulla sabbia. Il pescatore che per primo ha scoperto il corpo lo aveva inizialmente confuso per quello di una foca. Sbarcato dalla sua imbarcazione si è presto reso conto che certamente una foca non era.

Il Dipartimento della Pesca locale sta conducendo le indagini necessarie per scoprire di cosa si tratti, per ora nessun pescatore interpellato ha saputo fornire una qualche ipotesi plausibile. Ma questo ritrovamenti non sono rari, in fin dei conti il mare ricopre la maggior parte del pianeta e le sue profondità sono per lo più inesplorate. Il particolare più inquietante è però la mancanza della testa. Considerate le sue dimensione viene da chiedersi quale altra creatura sia la causa di tale mutilazione. Sempre che il colpevole sia un animale. Dovremo aspettare per saperne di più, però una riflessione si può già fare: sono ben conosciuti gli episodi di mutilazioni animali che normalmente si associano all’attività aliena sul nostro pianeta. Mi sembrerebbe strano se questa attenzione fosse riservata ai soli animali terrestri, tenuto conto del fatto che il mare ospita anche molte specie di mammiferi, target preferenziale del fenomeno delle MAM.

Sperando che la cosa non finisca in nulla come accade spesso, seguiremo per quanto possibile le notizie e le comunicheremo prontamente.

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Il mistero del lupo delle Falkland


La specie attualmente più vicina è il crisocione, un canide dall'aspetto che ricorda una volpe ma dalle zampe molto più lunghe, che vive in Sud America
Da quando fu descritto da Darwin, l'origine dell'ormai estinto "lupo" della Falkland (Dusicyon australis) - chiamato anche volpe delle Falkland o warrah - è rimasto sempre un mistero. Ora per cercare di diradare la nebbia che avvolge le sue origini ricercatori dell'Università della California a Los Angeles e dell'Università di Adelaide in Australia hanno analizzato e confrontato il DNA estratto da quattro esemplari imbalsamati di quelli conservati nei musei.

"E' davvero strano che l'unico mammifero nativo dell'isola fosse un grande canide. Non ci sono altri mammiferi indigeni, neppure un topo. Ed è ancora più strano se si considera che le Falkland distano 480 chilometri dalle coste del Sud America. Il problema è: come ci è arrivato?", dice Graham Slater, che firma con i collaboratori un articolo su "Current Biology".

Quella del lupo delle Falkland fu una delle scoperte che influì sul pensiero di Darwin, che, dopo aver notato le differenze fra il lupo che viveva su Falkland occidentale e quello che risedeva su Falkland orientale, fu indotto a ritenere che le specie non fossero entità fisse.

Le possibili spiegazioni della presenza del "lupo" sulle isole, che non sono mai state connesse al Sud America, sono state le più svariate, da quelle che lo vedevano approdato sull'arcipelago dopo esservi stato trasportato da blocchi di ghiaccio o tronchi alla deriva. fino alla loro domesticazione da parte dei nativi americani che li avrebbero portati fino a lì. Quanto alla sua filogenesi, i biologi hanno variamente ipotizzato che fosse imparentato con il cane domestico o con i coyote del Nord America o ancora con le volpi del Sud America. Slater osserva che l'animale aveva la taglia di un coyote, ma che era molto più tarchiato, mentre la pelliccia era del colore delle volpi rosse; il muso era corto, come le volpi grige, e la pelliccia era folta e lanosa.

I risultati delle analisi dei ricercatori indicano ora che la specie attualmente più vicina al lupo delle Falkland è il crisocione (Chrysocyon brachyurus), un canide dall'aspetto che ricorda una volpe, ma dalle zampe molto più lunghe. Inoltre i quattro esemplari, provenienti da isole differenti, avevano un antenato comune risalente a 70.000 anni fa, e questo indica che il loro arrivo sull'arcipelago è precedente alla fine dell'ultima era glaciale e anche all'arrivo dei primi uomini nel Nuovo Mondo. Un risultato che porta a scartare la teoria finora più diffusa secondo cui la sua presenza fosse in qualche modo legata ai nativi americani.

"La sorpresa più grossa è che la divergenza del lupo delle Falkland dal suo parente più stretto, il crisocione, risale a oltre sei milioni di anni fa. Ma non vi sono reperti fossili di canidi in Sud America fino a 2,5 milioni di anni fa, e ciò potrebbe indicare una possibile ascendenza in Nord America. Il problema tuttavia è che nel Nord America non ci sono fossili che possano essere attribuiti alla linea filogenetica del lupo delle Falkland", prosegue Slater: Si tratta dunque di approfondire le ricerche in Sud America, e Slater indica come possibile candidato a "parente stretto" del lupo delle Falkland un canide estintosi fra i 6000 e 8000 anni fa, Dusicyon avus, di cui sono stati trovato fossili in Patagonia.
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YETI VIDEORIPRESO IN POLONIA

MERCOLEDÌ 2 SETTEMBRE 2009

Esperti di yeti si stanno dirigendo verso la Polonia da quando un uomo ha ripreso in video la "mostruosa creatura" mentre si trovava in vacanza sulle montagne Tatra.

Da secoli girano voci sulla misteriosa creatura della Polonia, ma questa è la prima volta che viene ripresa.

Piotr Kowalski, di 27 anni di Varsavia, si trovava in vacanza sulle montagne Tatra, stava effettuando un escursione a piedi quando lungo il sentiero di montagna incrocia una capra, decide di riprenderla, ma la sua attenzione viene attirata dalla figura dello yeti che sbuca da dietro alcune rocce.


IL VIDEO


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Fonte: link

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Navigatore web 'avvista' il mostro di Loch ness su Google Earth !

Dove orde di appassionati hanno fallito per decenni l'occhio indiscreto di Google Earth c'e' riuscito: fotografare il mostro di Loch Ness.

Come riporta in prima pagina il tabloid Sun di ieri, Nessie, il mostro che abiterebbe le gelide e profondissime acque del Loch Ness nelle Highlands scozzesi sarebbe stato immortalato dal popolare servizio di visualizzazione della superficie terrestre. La foto mostra una "creatura" dal corpo ovale allungato, con appendici posteriori che potrebbero essere quattro pinne e una lunga coda: una sorta di seppiona.

A beccare Nessie e' stato Jason Cooke, 27 anni, di professione guardia di sicurezza. "Non riuscivo a crederci" ma "e' proprio uguale alle descrizioni di Nessie", ha dichiarato al Sun. Adrian Shine, uno degli esperti del cosiddetto "mostro" di Loch Ness ha definito "davvero interessante" l'immagine, aggiungendo pero' che "sono necessari ulteriori approfondimenti. Le coordinate della foto su Google Earth sono: Latitudine 57-¦12'52.13"N, Longitudine 4-¦34'14.16"W.

QUI L'ARTICOLO ORIGINALE DI THE SUN.

(fonte AGI - http://www.agi.it )

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criptozoologia 5 - Il Cadborosaurus, Il Mostro di Cadboro Bay


Cadborosaurus

Introduzione

Come il mostro di Loch Ness, il mostro di Cadboro Bay, detto anche Caddy, vanta una lunga tradizione di avvistamenti. Il nome scientifico sarebbeCadborosaurus Willsi,attribuitogli dall' editore Archie Willsi, che si è ispirato al nome della baia di Cadboro dell'isola di Vancouver, vicino Victoria. La costa ovest del Nordamerica, in particolare le acque intornoVancouver, sono da sempre teatro di testimonianze di serpenti marini e affini. Fin dall'antichità, le popolazioni indigene (specialmente quella dei Manhousat) tramandano leggende sull'esistenza di un mostro marino dalle sembianze serpentesche. I Manhousat lo chiamano hiyitl'iik e testimoniano la sua esistenza raffigurandolo in manufatti ed incisioni.

La Storia del Cadborosaurus

Sebbene la storia ci parla di avvistamenti nella zona fin dal 1897, la vera storia diCaddy comincia nel 1933, quando una coppia che veniva da Victoria (un avvocato e sua moglie) fu protagonista di uno sconvolgente incontro. Mentre navigavano nellaCadboro Bay, una regione della Columbia Britannica, i coniugi avvistarono un'enorme testa simile a quella di un cammello che affiorava dall'acqua. Quello stesso anno ripeterono l'esperienza due membri del governo locale.

Da allora in poi il mostro venne avvistato ripetutamente in circostanze diverse, una data importante è il 1937: In Ottobre i pescatori della baleniera Naden Harbourtrovarono una carcassa non identificata nello stomaco di un capodoglio che avevano appena pescato nella zona delle Queen Charlotte Islands. Era lunga circa tre metri e aveva un aspetto serpentiforme, la testa era simile a quella di un cammello, proprio come nei numerosi avvistamenti. La creatura venne fotografata (foto a inizio pagina) e spedita alla stazione di Nanaimo per le analisi ma purtroppo non ci arrivò mai: sparì misteriosamente insieme alla possibilità di scoprire a quale animale appartenesse.

cadborosaurus (particolare)
Particolare della coda della carcassa trovata nello stomaco di un capodoglio nelle Queen Charlotte Islands

A questo punto gli scienziati Paul LeBlond dell'Università della Colombia Britannica ed E. L. Bousfield del Royal British Columbia Museum, cominciano ad interessarsi seriamente a quella che era diventata molto più che una semplice storia. I due ricercatori raccolgono le deposizioni di oltre 50 testimoni oculari cercando di trarne le dovute conclusioni. Dal lavoro di LeBlond e Bousfield ci si accorge che i vari avvistamentihanno parecchi elementi in comune, a cominciare dall'aspetto serpentiforme e dalla testa che viene sempre descritta come somigliante a quella di un cavallo o un cammello. Dai dati raccolti sembrerebbe essere un animale vertebrato e, secondo i due scienziati, molto simile allo Zeuglodonte, una specie di balena estinta nell' Eocene trenta milioni di anni fa.

Nel 1953 un mostro serpentiforme che si accordava con le descrizioni precedenti del'Caddy' fu visto nuotare nella baia da più persone contemporaneamente per oltre un'ora; nel Marzo dello stesso anno la signora Stout, esperta biologa marina, passeggiava con sua cognata lungo la spiaggia di Dungeness Spit; le due donne avvistarono un animale di colore bruno scuro con chiazze arancione scuro con una grossa testa piatta e un lungo collo che emergeve dall'aqua. Dietro al collo si potevano distinguere tre gobbe; l'avvistamento durò circa dieci minuti e le due donne notarono anche una specie di criniera che gli copriva la testa. Secondo la Stout, sarebbe stato molto simile ad un dinosauro palustre se non fosse per le gobbe.

Nel 1968 il Capitano Hagelund raccontò di aver catturato un Cadborosaurus vivo: secondo la sua storia, stava facendo una vacanza con la sua famiglia su uno yatch intorno alle isole del golfo, in una zona chiamata Pirate's Cove; durante una tranquilla serata qualcosa fece molto rumore nelle vicinanze della barca. Hagelundandò a controllare e vide un animale sconosciuto che si sollevava dall'acqua vicino alla barca; sembrava un'anguilla ma aveva la coda trasversale, come una foca, una fila di scaglie sul dorso e piccoli denti appuntiti. Non sembrava pericolosa, così il capitano la issò a bordo con una piccola rete: Hagelund vide che era lunga sedici piedi e, una volta messa la creatura in un secchio pieno di acqua di mare, si accorse anche dal modo in cui si dimenava che non sarebbe sopravvissuta per un'intera notte lì dentro; quindi la ributtò in mare.

Dopo il 1980 gli avvistamenti sono diventati molto meno frequenti, forse a causa della pesca industriale che ha impoverito le acque costiere spingendo questi animali al largo.

Conclusioni

rappresentazione artistica di cadborosaurus
Interpretazione artistica del Cadborosaurus

Dalle molte osservazioni, l'aspetto di 'Caddy'sembrerebbe coincidere con lacarcassa del 1937: corpo allungato ricoperto da pelle simile a quella di una balena, placche ossee sul dorso, testa allungata con grandi occhi ed una lunghezza stimata fra i 15 e i 60 metri. La potente coda trasversale simile a quella selle foche o delle balene si accorderebbe con il movimentosinusoidale osservato.

Nel 1955 LeBlond e Bousfield raccolsero le loro scoperte in un libro intitolato "Cadborosaurus: Survivor from the Deep"; nel libro i due scienziati concludono che'Caddy' è un rettile con caratteristiche di un mammifero e che è simile ad unplesiosauro, ad un Loricato e ad altri criptidi acquatici come il Mostro di Loch Ness, il 'Champ' e l'Ogopogo.

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criptozoologia 4 - Il Mostro del Lago Iliamna

4° appuntamento con la criptozoologia , oggi con un criptide lacustre simile al famoso nessie di loch ness.


Introduzione

Il Lago Iliamna si trova inAlaska; dalla superficie di 1600 chilometri quadrati è il secondo lago d'acqua dolce degli Stati Uniti dopo il lago Michigan. La sua profondità media è di circa 52 m ed è profondo 320 m in alcune zone. Il lago è collegato alla baia di Bristol 90 km a sud-ovest dal fiume di Kvichak; attraverso cui molti mammiferi marini, come le belughe, possono risalire. Il lago cominciò ad assumere la connotazione misteriosa dopo un avvistamento nel 1940 da parte di alcuni aviatori che, intenti a sorvolare il lago, notarono delle enormi sagome color alluminio nuotare sotto la superficie dell'acqua. Sembra inoltre che da molto tempo ormai i pescatori locali raccontino di come questimostri arrivino spesso a spezzare le loro lenze d'acciaio.

Iliamna

La Storia dell' Iliamna

Nel 1945 Larry Rost, un pilota incaricato di indagare sui presunti mostri dal governo statunitense, vide una creatura di circa 7 metri di lunghezza mentre volava a bassa quota sul lago. Successivamente, nel 1950, Gil Paust e tre suoi collaboratori provarono a catturare l' animale. Secondo Paust, qualcosa afferrò l'esca di carne di alce strappando però il cavo d'acciaio cui era stata agganciata. Quando nel 1979 furono offerti 100.000 dollari per una prova definitiva dell'esistenza della creatura, cominciò una vera e propria caccia al mostro da parte di ricercatori e dilettanti; senza però grossi esiti.

Nel 1963 un funzionario governativo intento a sorvolare il lago avvistò una strana sagoma scura sotto la superficie; era lunga una decina di metri e nei 10 minuti nei quali fu visibile non risalì mai in superficie per respirare. Nel 1977 il pilota Tim LaPorte, che stava volando ad appena poche decine di metri dalla calma superficie del lago, poté osservare una creatura di oltre 6 metri e mezzo color grigio scuro con la parte posteriore che fuoriusciva dall'acqua; non appena il pilota tentò di avvicinarsi, l'animale si inabissò emettendo un grande spruzzo.

In tempi recenti , la maggior parte degli avvistamenti è avvenuta vicino ai villaggi della baia di Pedro e di Iliamna. Nel 1988 parecchi testimoni (tre su una barca ed altri sul molo) avvistarono una di queste creature; la descrissero come un grosso pesce di colore nero. Uno dei testimoni racconta di aver notato una sorta di cresta sulla parte posteriore, con una banda bianca lungo di essa. Agli inizi del 2007, un video che si dice ritragga il 'mostro del lago Iliamna' è stato diffuso su internet: potrebbe essere un elefante che nuota sotto la superficie e lascia affiorare la proboscide per respirare (Guarda il video...). Se così non fosse assomiglierebbe parecchio al mostro di Loch Ness.

Teorie

Molti studiosi ritengono che queste creature (a volte chiamate Illies) possano essere una qualche specie sconosciuta di storioni giganti; almeno stando alle descrizioni dei testimoni. Lo storione è un animale antichissimo ed abita le acque di questo pianeta da ben prima della comparsa dei dinosauri; un biologo dell'istituto di ricerca delle industrie della pesca (FRI) all'università di Washington disse: «Non conosciamo molto sui pesci residenti nel lago e le acque sarebbero un habitat ideale per il grande storione».

Storione
Un enorme storione

Lo storione bianco è il più grande pesce d'acqua dolce conosciuto in America del Nord. Il record per uno storione bianco, pescato in Canada nel fiume Fraser nel 1912, era di 8 m di lunghezza e 900 kg di peso. Un esemplare di 750 kg è stato pescato nel 1928 negli Stati Uniti nordoccidentali. Un esemplare di 4 m, dal peso di 450 kg è stato trovato morto sulla riva del lago Washington nel 1987. È plausibile che alcuni esemplari di storione bianco siano rimasti intrappolati nelle acque del lago quando gli ultimi ghiacciai si sono ritirati, rimanendo isolati e sviluppandosi come specie autonoma. C'è però da dire che raramente salirebbero così vicino alla superficie, come invece accade a Iliamna. Combacia perfettamente la colorazione grigio-marrone segnalata e anche le teste enormi e la forma cilindrica ed allungata. Si tratterebbe comunque sicuramente, se l'ipotesi fosse confermata, di una specie differente da tutte le altre oggi note.

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Criptozoologia 3 - Il Mokéle Mbembe o N'Yamala

Eccoci dunque con la 3 puntata dedicata alla criptoologia , il " mostro " di oggi arriva direttamente dalle terre inesplorate in africa. a voi la lettura !


Mokele Mbembe

Introduzione

Da un punto di vista prettamente scientifico, l'Africa è un autentico paradiso per icriptozoologi: questa meravigliosa terra, infatti, è una delle poche sul nostro pianeta che non ha subito le glaciazioni quaternarie; questa condizione potrebbe aver reso possibile la sopravvivenza di animali del passato estintisi negli altri continenti. Il Continente Nero, inoltre, è ancora per la maggior parte inesplorato, e le sue intricatissime foreste, dove a malapena passano i raggi del sole, potrebbero nascondere animali anche di grossa mole. Non è raro che esploratori, in queste giungle, si siano trovati di fronte creature sconosciute. Una di queste è il Mokele Mbembe, una gigantesca creatura che, dalle descrizioni della popolazione locale, sembrerebbe molto simile ad un dinosauro erbivoro, il Diplodoco.

La Storia del Mokele Mbembe

La storia del Mokele Mbembe comincia con lo zoologo James H. Powell che, mentre era intento a studiare i coccodrilli in Gabon, ebbe l'occasione di raccogliere molte testimonianze, da parte degli indigeni, circa un grande animale che si nasconde nei laghi più inaccessibili della jungla e che solo i cacciatori più intrepidi e valorosi hanno avuto la fortuna di vedere. Powell, incuriosito dai molti racconti di questa creatura, decise di parlare con lo stregone di un villaggio sul fiume Ogovè, il quale gli disse che N' yamala (così veniva chiamata dagli indigeni di quel villaggio) era ghiotta dei frutti di una pianta che cresce sulle rive dei laghi e dei fiumi chiamata 'cioccolato della jungla'. Lo zoologo mostrò allo stregone alcune foto di diversi animali della jungla come ippopotami ed elefanti, poi gli mostrò il disegno di un diplodoco e lo stregone lo riconobbe subito come la loro creatura sacra. In altre zone la creatura viene chiamata Mokéle Mbembe che tradotto significa letteralmente "Colui che ostacola il flusso dei fiumi" riferito probabilmente alla sua enorme mole.

diplodoco
Come potrebbe apparire un Diplodoco

Dai dati raccolti, questamisteriosa creaturasembrerebbe abitare le paludi del Likouala, un territorio estremamente vasto fatto di foreste paludose che si estendono per oltre 130.000 chilometri quadrati a circa 800 chilometri dalla capitale del Congo, Brazzaville. Nel corso degli anni si sono avvicendate numerose testimonianze soprattutto da parte di esploratori; uno dei primi fu un missionario francese, Lievain Bonaventure Poyart che nel 1776 descrisse l' animale come un ibrido fra un elefante, un leone e un ippopotamo, con un collo da giraffa e una lunga coda da serpente, le cui impronte misuravano 3 piedi (circa un metro).

La zona del lago Tele, in Camerun, fu oggetto di parecchie spedizioni americane alla ricerca del Mokele Mbembe. Una delle prime avvenne nel 1909, di cui facevano parte il naturalista Carl Hagenbeck e il tedesco Hans Schomburgh; vennero raccolte molte testimonianze su un mostro metà elefante e metà drago. Nel 1913 vi fu un'altra spedizione ad opera del capitano Freiher von Stein zu Lausnitz, recatosi in africa per tracciare mappe dettagliate del Camerun e del Congo (all'epoca province tedesche), il Mokele Mbembe viene descritto come un animale poco più grande di un grosso ippopotamo, con la pelle grigiastra e levigata che abitava le aree vicine ai fiumi Sangha, Ubangi e Ikelemba. Il manoscritto di von Stein recita :

«Le descrizioni generali dei nativi convergono tutte su di un unico modello: l'animale è di colore bruno-grigiastro e possiede una pelle liscia, le sue dimensioni sono quelle di un elefante o perlomeno di un ippopotamo. Si dice che abbia un collo lungo e flessibile ed un solo dente, ma molto grande, alcuni dicono che si tratta di un corno. Alcuni parlano di una lunga coda muscolosa simile a quella dei coccodrilli. Le canoe che attraversano il suo territorio sono destinate ad affondare, l'animale attacca le imbarcazioni e ne uccide l'equipaggio, ma senza divorarne i corpi. Si dice che viva nelle grotte e che salga sulla riva in cerca di cibo, la sua dieta è completamente vegetale. Il suo cibo preferito mi fu mostrato, era una sorta di liana dotata di grandi fiori bianchi, una linfa lattiginosa ed un frutto simile per forma ad una mela che gli indigeni chiamano Malabo».

impronta mokele
Una delle Impronte a tre dita, caratteristica dei dinosauri, attribuita al Mokele Mbembe

Nel 1920 venne organizzata un'altra spedizione da parte dello Smithsonian Institute; dopo sei giorni le guide africane trovarono delleenormi impronte sulla sponda di un fiume e udirono strani ruggiti non assimilabili ad un animale conosciuto. Nel 1932 Ivan Sanderson, un criptozoologoamericano, trovò delle impronte simili a quelle di un ippopotamo in una zona dove i pachidermi non vivevano; gli indigeni le identificarono come quelle del 'mgbulu-eM'bembe'

Nel 1980 Powell, insieme alcriptozoologo docente all'università di Chicago Roy P. Mackal, guidò una spedizione nei pressi del lago Tele. I due scienziati raccolsero numerose testimonianze nei pressi del fiume Likouala e, anche se non trovarono ilMokele Mbembe, riuscirono a mettere insieme una descrizione abbastanza accurata e trovarono molti indizi come strane impronte, solchi e passaggi nella vegetazione fatti di rami spezzati non attribuibili ad animali conosciuti. Dalle testimonianze raccolte l'animale misurerebbe dai 5 ai 9 metri, con la pelle color ruggine e con una sorta di cresta; grazie al lungo collo, raccontano gli indigeni, sarebbe capace di raccogliere i frutti sulle sponde del fiume senza uscire dall'acqua. Firman Mosomole, un anziano del villaggio, raccontò che 45 anni prima, mentre era sulla sua canoa, avvistò un animale simile ad un serpente, la cui descrizione coincideva per molti versi con quella del Mokele Mbembe. Mambombo Daniel, insegnante in una scuola superiore locale, racconta di aver visto un animale simile molto da vicino e lo descrive di colore grigio, con il collo spesso e il corpo separato. Un pescatore raccontò di essersi imbattuto nella creatura nel 1915; in quello stesso periodo, si narra, i pigmei avrebbero ucciso un Mokele Mbembe che cercava di entrare nel lago Tele. Secondo la storia, i pigmei costruirono una barriera di pali posti all'ingresso del lago poiché le creature stavano compromettendo la pesca; due Mokele Mbembe cercarono di sfondare la barricata, e uno venne ucciso (disegno a inizio pagina). Coloro che ne mangiarono le carni morirono avvelenati. Un'altra spedizione sul lago Tele venne organizzata quello stesso anno dagli americani Herman Regusters e sua moglie Kia, che nei pressi del lago avvistarono una creatura lunga una decina di metri. I coniugi la fotografarono (in basso), tuttavia il soggetto di questa foto è incerto.

Foto di un presunto Mokele Mbembe scattata dai coniugi Regusters sul lago Tele
Foto di un presunto Mokele Mbembe scattata dai coniugi Regusters sul lago Tele

Nel 1981, la spedizione formata da J. Richard Greenwell, Justin Wilkinson, Roy Mackal e lo zoologo congolese Marcellin Agnagna dello zoo di Brazeville, partì alla volta del fiume Likouala. Lì gli esploratori sentirono voci di un grosso animale avvistato nelle acque vicino Epena; inoltre trovarono una serie di strane impronte e una pista di rami spezzati. Due anni più tardi, nel 1983,Agnagna tornò sul lago Tele e riferì di aver visto personalmente la creatura: Secondo il suo racconto, lo zoologo vide qualcosa che si muoveva nell'acqua a circa 300 metri di distanza, dunque cercò di avvicinarsi addentrandosi nella palude. Riuscì a distinguere la testa e il collo dell'animale, che valutò essere lungo circa un metro; descrisse la testa come rossastra, con occhi ovali e un naso sottile. Il dorso era scuro e lucido, lungo circa quattro metri. Agnagna scattò diverse foto ma, a causa dell'eccitazione del momento, non si accorse di aver dimenticato di togliere il copriobiettivo. Lo zoologo afferma che l'animale era certamente un rettile, ma non certo un animale noto alla scienza.

Fotogramma del video girato da una troupe giapponese nel 1987
Fotogramma del video girato da una troupe giapponese nel 1987

Il primo video del Mokele Mbembe venne realizzato nel 1987 da una spedizione giapponese. La troupe era intenta a realizzare un documentario sulle foreste africane quando, mentre sorvolavano il lago Tele con un piccolo aereo da turismo, avvistarono qualcosa che si muoveva nell'acqua; il cameraman cominciò subito a riprendere: l'oggetto si spostava abbastanza velocemente lasciandosi dietro una scia, si riusciva anche ad intravedere un collo e una testa, tuttavia la definizione del video non permette un analisi accurata. Realizzarono un video di circa 15 secondi, dopodiché la creatura si immerse.

Foto scattata da William Gibbsons sul lago Tele
Foto scattata da William Gibbsons sul lago Tele

Il 1992 vide protagonista William Gibbonsche, dopo sei anni da una precedente spedizione, tornò sulle tracce del Mokele Mbembe accompagnato dall'esploratore Rory Nugent. Esplorarono gran parte del fiume Bai e dei laghi Fouloukuo e Tibeke, vicini al lago Tele. Riuscirono a scattare due interessanti fotografie sull'ormai famoso lago Tele, di cui una abbastanza convincente (foto a destra) che potrebbe mostrare la testa del Mokele Mbembe.

Teorie

Ritenere che questa creatura sia solo una leggenda sarebbe superficiale; infatti, la quasi totalità delle tribù che vivono nelle foreste inesplorate del continente nero conoscono questo animale. Le descrizioni fornite dai testimoni concordano tutte sulle caratteristiche peculiari di quest'essere, cioè collo lungo e corpo robusto, quattro zampe tozze e coda possente. Questa descrizione farebbe pensare ad un sauropode di piccole dimensioni, tesi avvalorata sia dalle impronte a tre dita rinvenute in varie occasioni, caratteristiche dei dinosauri, sia dal fatto che, come già detto, l'Africa ha subito pochi cambiamenti climatici e topologici nel corso del tempo; percui la possibilità che una razza di rettili preistorici possa essere sopravvissuta all'estinzione e abbia continuato ad evolversi nelle profondità della jungla non è poi così remota. Inoltre, sono state spesso mostrate ai pigmei che vivono in quella zona, disegni di dinosauri ed essi li hanno subito riconosciuti come il Mokele Mbembe e, dato che le tribù di pigmei difficilmente hanno modo di studiare fossili preistorici, l'unica spiegazione è che abbiano davvero visto qualcosa di simile.

Poiché a volte viene descritto avente un lungo corno, alcuni sostengono che il Mokele Mbembe sia in realtà un grosso rinoceronte; studiosi più eminenti, invece, ritengono si tratti di una specie sconosciuta di varano gigante, simile al Drago di Komodo. Altri, infine, pensano si tratti di una enorme tartaruga della famiglia dei Trionichidi. Il mistero, per ora, non è ancora stato svelato, per cui sono già in programma altre spedizioni.


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Criptozoologia 2 - Il Bigfoot


Eccoci con la seconda puntata dello speciale sulla criptozoologia oggi è il turno di Big foot


Bigfoot

Introduzione

Il Bigfoot, in italiano Piedone, è una misteriosa creatura che vivrebbe nelle foreste dell'America Settentrionale e del Canada. Detto ancheSasquatch, Dsnoqua o Momodai Pellerossa, viene descritto come un grande primatebipede (cioè un ominide), alto fra i 2 e i 2,70 metri e ricoperto da una folta peluria che va dal rosso scuro al nero. Alcuni testimoni dicono che abbia grandi occhi e una cresta sulla fronte. Il suo peso è stato stimato attorno ai 200 kg. Creature simili sono state avvistate in molte altre parti del mondo: in Tibet viene chiamato Yeti e in Mongolia è noto come Almas.

La Storia del Bigfoot

Le leggende circa questa creatura risalgono a tempi antichissimi. La prima testimonianza che ci giunge risale al 1811, anno in cui un commerciante canadese scoprì delle orme apparentemente umane, lunghe più di 40 cm . sulle nevi delleMontagne Rocciose settentrionali, vicino Alberta. Il primo avvistamento dell'animale in carne ed ossa avvenne nel 1851, quando due cacciatori dell'Arkansas si imbatterono in una mandria di animali inseguita da una gigantesca creatura dall'aspetto antropomorfo; secondo la loro descrizione, la creatura era ricoperta di pelo e dei lunghi capelli gli cadevano sulle spalle come una criniera. Le impronterinvenute sul posto misuravano circa 35 cm .

bigfoot
Come potrebbe apparire un Bigfoot

Un fatto ancora più incredibile accadde il 30 giugno del 1884: un essere simile, la cui descrizione combacia con quella del bigfoot, venne catturato dai passeggeri di un treno a circa 130 Km da Vancouver. La creatura, nonostante fosse alta solo 150 centimetri, si dice fosse dotata di una forza sovrumana, col il corpo interamente coperto di pelo lucido tranne il viso, i piedi e le mani. Jacko (così venne battezzato questo mostruoso ominide) venne addirittura esposto al pubblico nella cittadina di Yale per qualche tempo finché un certo George Tilbury decise di portarla a Londra per compiere analisi scientifiche. Da allora la creatura scomparve e non se ne seppe più niente; non è ancora stata trovata una spiegazione scientifica per questo incredibile avvenimento.

Un altro straordinario evento, ebbe luogo nel 1924. Nei pressi di Monte Saint Helens (nello stato di Washington), Fred Beck e altri quattro minatori avvistarono quello che descrissero come un ‘colossale gorilla' mentre lavoravano. Terrorizzati, i minatori spararono alla bestia. In quel momento vennero assaliti da un gruppo di ominidi, i quali scaraventarono addosso ai malcapitati tronchi d'albero e grossi massi. I cinque uomini riuscirono a salvarsi dalla furia degli animali chiudendosi in un capanno; le feroci creature li assediarono per diverse ore. La polizia, arrivata più tardi sul posto, trovo molti riscontri riguardo la storia raccontata dagli uomini, tra cui orme di giganteschiominidi, segni di lotta e, naturalmente, i danni al capanno. Quello stesso anno, l'agricoltore Albert Ostman raccontò di essere stato addirittura rapito da una di queste creature: l'uomo sarebbe stato caricato sulle spalle da un bigfoot mentre dormiva campeggiando a Toba Inlet, di fronte all'isola di Vancouver. L'enorme creatura, dopo circa tre ore di cammino, avrebbe lasciato l'uomo in una caverna, dove il malcapitato avrebbe passato ben tre giorni di prigionia assieme ad altri esemplari di bigfoot fra cui anche cuccioli. Sarebbe poi riuscito a scappare dopo essersi guadagnato la fiducia del suo rapitore stringendo un rapporto di amicizia, approfittando di un momento di libertà concessagli dalla creatura.

In realtà, la vera storia del bigfoot cominciò nell'agosto del 1958 : la parola Bigfoot, in inglese, significa letteralmente ‘grande piede', in quel periodo, infatti, l'operatore di bulldozer Jerry Crew, che lavorava presso un cantiere stradale di Bluff Creek, in California, scoprì una serie di enormi impronte, lunghe più 40 cm . Le impronteapparivano quelle di un primate, cioè una scimmia antropomorfa; ma nessuna specie conosciuta avrebbe potuto lasciarsi dietro orme di quelle dimensioni. Questo episodio portò il Dottor Grover S. Krantz, professore di antropologia alla Washington State University, ad interessarsi al caso nel 1963. Da allora il professor Krantz ha continuato a studiare il fenomeno raccogliendo sempre più prove e testimonianze; secondo lui la miglior prova a favore dell'esistenza di una razza di grandi scimmie antropomorfe nelle foreste americane, sarebbe l'incredibile quantità di orme rinvenute, di cui si possiedono fotografie e calchi.

orma bigfoot
Impronta scoperta il 15 Giugno 2003 da John Cachel a Franklin Creek. É lunga circa 33 Cm.

La prima testimonianza filmata di un bigfoot fu realizzata daRoger Patterson il 20 ottobre del 1967 e consiste in un videodi circa 20 secondi. Patterson, che l'anno prima scrisse un libro sull'argomento, ed il suo amico Robert Gimlin, organizzarono una spedizione nei boschi di Bluff Creek con l'intento di girare un documentario sul bigfoot. In quella zona , nove anni prima, il caso era esploso a livello mondiale grazie al ritrovamento delle orme da parte di Jerry Crew. Il film è stato visionato diverse volte da un considerevole numero di esperti; di cui circa la metà si è schierata nel considerarlo autentico. Il video venne anche esaminato, nel 1971, da due esperti di biomeccanica della locomozione umana: l'inglese D.W. Grieve e il russo Dmitri Donskoy. Dopo attente analisi, Donskoy affermò che l'essere ritratto nel video non poteva essere un umano con un costume, poiché i suoi movimenti erano coerenti con quelli di un animale con un enorme peso e una muscolatura proporzionata. La perfetta sincronia con cui vengono fatti oscillare gli arti superiori accompagnata alla lunga falcata sarebbero difficilmente imitabili da un essere umano. Grieve sostiene invece che i movimenti della creatura erano simili a quelli di un essere umano costretto a camminare molto velocemente; conclude che se il video fosse stato girato a 24 frames al secondo poteva in effetti trattarsi di una persona con indosso un costume, mentre se fosse stato girato a 18 frames al secondo "esibiva un'andatura totalmente differente che non aveva nulla di umano".Guarda il video...

Teorie

Secondo Grover S. Krantz, professore di antropologia alla Washington State University, il modo migliore per appurare la vera natura di questo essere è studiarne le impronte, che sono state rinvenute in gran numero. Queste orme non sono troppo diverse da quelle umane, se si esclude il fatto che vanno dai 40 ai 45 centimetri di lunghezza; inoltre queste orme vengono scoperte in periodi e luoghi diversi, avvalorando la tesi che siano autentiche. Se poi si considera la distanza fra un orma e l'altra, ci si accorge che rimane costante, anche in salita; fatto coerente con la grande forza fisica in genere attribuita al Bigfoot. Se si volessero falsificare impronte del genere, il metodo più semplice sarebbe quello di costruire delle piattaforme a forma di grande piede da fissare sotto le scarpe e camminare; ma in genere la distanza fra le orme rinvenute supera il metro, il che rende difficile per un uomo usare questo metodo. Un'altro sistema sarebbe quello di fissare le pedane sotto dei bastoni, così da imprimere le impronte. Così facendo, però, non si potrebbe evitare di lasciare anche le proprie impronte, specialmente sulla neve fresca.

Alcuni ricercatori sostengono possa trattarsi di un Gigantopitecus, un'enorme scimmia asiatica antropomorfa che si ritiene ormai estinta; altri sostengono possa trattarsi di un ramo distaccato dello Yeti avvistato in Tibet

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