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Il viaggio su Marte

Al via il progetto per l'esplorazione umana a breve termine del Pianeta Rosso. Perché è giusto sbarcare su Marte entro i prossimi 15 anni.

Marte
“The Case for Mars - La questione Marte”, il libro di Robert Zubrin. Una missione internazionale in memoria del padre domenicano Giordano Bruno, autore di “De l'Infinito, Universo e Mondi”. La politica ora può dare il via libera al progetto “Mars Direct” con infinite ricadute tecnologiche nella società civile, tra cui le micro centrali elettriche ad idrogeno casalinghe, le batterie virtualmente senza fine e la robotica per tutti. L’ingegnere Rober Zubrin gioca tutto sulla nozione di «nuova frontiera» per progettare lo sviluppo di una futura popolazione umana marziana, assegnando alla proprietà privata e allo spirito imprenditoriale le funzioni di principali motori della colonizzazione spaziale.

Sì, è possibile andare su Marte. E’ quasi tutto pronto per il primo volo umano verso il Pianeta Rosso, il quarto “mondo” in ordine di distanza dal Sole. E’ possibile, già ora, mentre si avvicina alla Terra, magari modificando opportunamente la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) e i programmi Nasa, come pare abbia intenzione di fare il presidente Obama. La politica e le imprese facciano ora il loro dovere nei confronti dell’umanità e delle emergenze planetarie che attendono una soluzione immediata grazie a Marte. Ce lo spiega “The Case for Mars - La questione Marte” (Aldebaran, 2009, edizione italiana), il libro di Robert Zubrin (con Richard Wagner e introduzione di Arthur C. Clarke) che “mostra come un volo su Marte si è evoluto dalla fantasia alla realtà che possiamo raggiungere. Zubrin ci mostra il modo” (Buzz Aldrin). Fin dall’inizio della storia umana Marte è stato un sogno allettante per tutti, fonte di ispirazione per leggende, divinità, misteri, ricerche (l’astronomo Vincenzo Cerulli dalla Specola di Teramo “illuminò” i canali marziani con il suo telescopio Cooke) e pellicole cinematografiche di ogni tipo. Il pianeta più simile alla Terra lo si crede (sbagliando di grosso) tuttora impossibile da raggiungere, tanto meno esplorarlo e abitarlo. L’Italia può offrire il suo contributo in collaborazione con la Mars Society tricolore (www.marssociety.it), le imprese e le agenzie spaziali italiane ed europee. Abbiamo i migliori cervelli. Ora con l’avvento di un nuovo progetto rivoluzionario, tutto ciò è cambiato. L’eminente autorità per l’esplorazione spaziale Robert Zubrin ha forgiato un nuovo audace progetto: il “Mars Direct”, presentato nel libro con illustrazioni, fotografie ed aneddoti coinvolgenti. Il volume spiega passo dopo passo come possiamo usare la tecnologia attuale per inviare uomini e donne su Marte entro dieci anni; produrre realmente carburante ed ossigeno sulla superficie del pianeta con risorse naturali; come possiamo costruire basi ed insediamenti e come possiamo un giorno fare il “terraforming” di Marte: un processo che può alterare l’atmosfera dei pianeti e spianare la strada alla vita sostenibile. Sappiamo che su Marte c’è acqua, neve e ghiaccio. Ma non è questo il punto, la motivazione decisiva di una missione umana congiunta, dunque anche italiana in memoria del padre domenicano Giordano Bruno, autore di “De l'Infinito, Universo e Mondi” (http://digilander.libero.it/bepi/infinito/index.htm). Tra meno di 15 anni approderemo su Marte, grazie alla missione congiunta Europa-Russia-StatiUniti-Giappone-India-Cina ovvero grande alle imprese private. Principale promotore di questa impresa, è Robert Zubrin, presidente della Mars Society, un’Associazione internazionale che conta oltre 6mila membri. La concezione che Zubrin (esposta nel suo libro “The Case of Mars”) ha di quest'avventura, è radicale. E la nuova Amministrazione democratica di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, potrebbe essere decisiva per dare alla Nasa il necessario “via libera” per avvio del progetto decennale di Zubrin. Già ingegnere capo presso la Martin Marietta Aeronautics (assorbita nel 1995 dalla Lockheed Martin), con il suo libro “Rotta verso Marte”, recentemente tradotto in italiano, Zubrin ci offre un testo sorprendente a difesa e illustrazione della sua tesi sintetizzata nello slogan «Mars Direct». Il progetto prevede l'invio, nel gennaio 2014, di un primo velivolo con destinazione Marte mediante un'apparecchiatura di lancio del tipo usato per i razzi Saturno V (Usa), Energia (Russia) o Ariane (Esa). Più realisticamente i nuovi vettori Ares del programma Costellation della Nasa. La Luna e la Stazione Spaziale Internazionale, al momento, sono totalmente ignorati: a conti fatti, ci vuole meno energia per raggiungere il pianeta rosso, circondato, a differenza del nostro satellite, da un'atmosfera che consente di frenare l’astronave senza dispendio di propergol, il carburante usato per il lancio di razzi. Non solo: costa meno far partire l’astronave dalla Terra che assemblarla in orbita. Successivamente il piano prevede di lanciare ogni due anni (intervallo dettato dal periodo di rivoluzione dei due pianeti intorno al Sole) due altri razzi: il primo dovrebbe depositare il suo equipaggio, dopo 180 giorni di volo, accanto al veicolo lanciato due anni prima, che servirà per far tornare a terra i due astronauti; l'altro sarà senza equipaggio e consisterà unicamente in un nuovo modulo di ritorno per la missione successiva. Per visitare i dintorni e compiere esperimenti, i quattro esploratori avranno a disposizione 550 giorni: un periodo straordinariamente lungo, a garanzia dell'interesse scientifico della missione. L'astuzia del provvedimento è tutta nella sua relativa leggerezza: il veicolo per il ritorno parte vuoto e produce sul posto il suo propergol decomponendo chimicamente l'atmosfera marziana grazie al generatore elettrico in dotazione. Robert Zubrin ha dimostrato la fattibilità tecnica di questa operazione di sfruttamento delle risorse locali. Inoltre, ogni missione lascerà sul posto il suo «hab», o modulo abitativo; e ciò consentirà a tempo debito di installare sul suolo di Marte una missione scientifica permanente. L’Autore cerca di convincere il grande pubblico da diversi anni. Navigazione nel Sistema Solare, chimica dei propulsori, calcolo delle quantità di viveri, traiettorie per evitare dosi eccessive di radiazioni, definizione di un orologio e di un calendario locale, metodi per orientarsi senza bussola a seconda della posizione delle due lune marziane, Deimos e Phobos. Una profusione di spiegazioni pedagogiche molto riuscite, fanno del libro un possibile best seller anche in Europa dopo gli Stati uniti. Rober Zubrin gioca tutto sulla nozione di «nuova frontiera», si richiama alla storia dei pionieri del West per progettare lo sviluppo di una futura popolazione umana marziana, assegnando alla proprietà privata e allo spirito imprenditoriale le funzioni di principali motori della colonizzazione spaziale. Ma che si tratti di missioni organizzate su mandato delle attuali potenze spaziali (Stati uniti, Europa e magari la Cina) o per incarico di qualche multinazionale, l'ingegnere non lascia dubbi su un punto: esiste ormai un piano non solo realista, ma realizzabile a breve termine per colonizzare Marte. È già quasi adolescente la generazione che andrà a stabilirsi sul pianeta rosso tra meno di 15 anni. Un’occasione unica per la nostra industria spaziale per partecipare al grande progetto Nasa-Esa di Zubrin. Con infinite ricadute tecnologiche nella società civile, tra cui le micro centrali elettriche ad idrogeno casalinghe, le batterie virtualmente senza fine e la robotica per tutti. Il vostro “ticket” per il volo su Marte, è già pronto?

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Un esercito di robot-esploratori per Titano

Un fisico del California Institute of Technology (Caltech) ha elaborato per la NASA uno scenario da fantascienza (ma non tanto)per esplorare un giorno la piu' grande luna di Saturno, Titano, arrampicarsi sulle sue montagne, attraversare dune e navigare nei laghi.

Secondo Fink, che ha descritto il progetto nella rivista Computer Methods and Programs in Biomedicine, il modo in cui domani potranno avvenire le esplorazioni planetarie è alla vigilia di un drastico cambiamento e la prossima generazione di robot esploratori potrebbe essere molto diversa da quella che conosciamo oggi.

"Stiamo abbandonando gli approcci tradizionali basati su un singolo veicolo automatico guidato da Terra ad un approccio che prevede numerosi robot a basso costo in grado di controllarsi autonomamente e contemporaneamente di guidare altri robot attivi in altri luoghi".

Lo stesso Fink, in collaborazione con i colleghi del Servizio Geologico statunitense e dell'universita' dell'Arizona stanno progettando il software alla base delle future armate. Hanno gia' realizzato un banco di prova capace di mimare il comportamento di un astronauta o di un geologo sia che lavorino sa soli o all'interno di una squadra. Il software permettera' a ciascun robot membro dell"'armata" di prendere autonomamente delle decisioni, identificare problemi ed eventuali rischi, definire aree di interesse e stabilire priorita'.

In uno dei primi scenari messi a punto al Caltech, un veicolo in orbita attorno a Titano rilascia un pallone o una navetta per avere una visione ravvicinata del terreno. Quindi sulla superficie atterrera' un rover esploratore in grado di comunicare direttamente con il pallone o la navetta e dando ad essi il comando per una visione ravvicinata di alcune aree.

Il pallone, a sia volta, sarebbe in contatto con numeri piccoli rover sulla superficie, guidandoli all'esplorazione di particolari zone. "Un giorno - osserva l'esperto - un'intera flotta di robot sara' guidata in modo autonomo in una volta. Questa armata di robot sara' i nostri occhi, orecchie, braccia e gambe nello spazio, capace di rispondere all'ambiente senza di noi, di esplorare e di affrontare l'ignoto".

fonte ANSA

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Arrivano i nuovi astronauti robot


Se fosse per Patrick McGuire, scienziato dell'University of Chicago, la NASA non dovrebbe decidere tra l'invio di una persona o di un robot nello spazio: le basterebbe inviare un "astrobiologo cyborg" o un astronauta umano,si, ma equipaggiato con una intelligenza artificiale molto avanzata, magari da portare 'a spalla'.

Il team di McGuire sta lavorando su una rete neurale specificamente programmata per identificare nuove forme di vita: allo stato attuale, il sistema artificiale riesce da solo a distinguere alcuni tipi di licheni tra loro (dal colore, ndr) ed 'ammettere' di non conoscere altre specie.

A valle di un (più o meno) lungo addestramento, questo 'cervellone' potrebbe arrivare a riconoscere varie specie anche a livello microscopico, o a individuare nuove specie sulla base delle conoscenze acquisite e della combinazione tra le caratteristiche di uno sterminato database di specie viventi.

Non vedremo molto presto questa tecnologia, ma se tra una decina d'anni riprenderà con vigore l'esplorazione spaziale, l'ipotesi di inviare intelligenze artificiali ad esplorare lo spazio sarà molto più che una possibilità.

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