Documento IAU: astronomi affermano “mini sonde” extraterrestri già tra noi

Articolo scritto da Antonio De Comite (Centro Ufologico Taranto)

lemarchQuando gli ufologi dichiarano che molti UFOs possono essere di origine extraterrestre ed essere qui da noi esce d’incanto, dalla bocca di molti, la risatina d’ironia oppure l’affermazione “ma va la, son tutte fuffole, gli UFOs sono invenzioni“, ma quando viene detto da qualche scienziato, magari un radioastronomo, ci pensano 100 volte (o anche più) prima di controbattere. E’ questa la realtà nostrana, tutta italiana, che preferisce il gossip più becero, le veline e programmi di divulgazione misteriosofica decisamente “trash”. Ma tantè, siamo nel paese delle contraddizioni per antonomasia. Ma bisogna pur dire che anche le riviste a noi più vicine, che si occupano di Ufologia e fenomeni connessi, di correnti di pensiero e impostazione dell’argomento agli antipodi, non hanno mai parlato di un documento scientifico, portato alla ribalta a metà anni 2000, in un simposio di Bioastronomia. Il testo è presente nei volumi dei simposi e convegni della IAU (International Astronomical Union), Volume 213, 2004 dal titolo “Bioastronomy 2002: Life Among the Stars“. Il capitolo di cui ci occupiamo si intitola “Searching for Extraterrestrial Technologies Within Our Solar System“, scritto da Allen Tough (University of Toronto) e Guillermo A. Lemarchand (Instituto Argentino de Radioastronomia CONICET). Leggendolo sommariamente sembrerebbe un testo di ufologia, ma è scritto da scienziati. Vi si legge che altamente probabile ipotizzare la presenza di civiltà extraterrestri, che utilizzano piccole sonde interstellari per l’esplorazione cosmica e del nostro sistema solare. Dopo una introduzione che attesta l’elevata possibilità che esistono civiltà extraterrestri molto più vecchie e progredite della nostra, che utlizzano tecnologia pià avanzata di noi di migliaia, se non milioni di anni rispetto alla nostra tecnologia “adoloscente”, i due scienziati illustrano la possibilità che queste civiltà mandino sonde per monitorare oppure dialogare con tutte le civiltà che incontrano. I due studiosi, nella loro disamina, dichiarano che sulla Terra alcuni scienziati ed ingegneri spaziali stanno esplorando la possibilità teorica per la costruzione di sonde interstellari, che possono viaggiare ad un decimo della velocità della luce. La fattibilità di questi progetti è supportata dal lavoro d’avanguardia odierno nel campo della robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologie e nuovi mezzi di propulsione. Facendo il paragone con ciò che sta accadendo oggi sulla Terra è altamente probabile che qualche civiltà della nostra galassia abbia già iniziato, da migliaia di anni, l’invio di sonde intelligenti di controllo in vari sistemi planetari e quindi una sonda intelligente extraterrestre potrebbe aver raggiunto già da ora il nostro sistema solare. Tra le altre cose auspicano un cambiamento radicale in seno al SETI Tough(Search of Extraterrestrial Intelligence), che (secondo i due studiosi) è rimasto alla vecchie nozioni di oltre 40 anni fa. Bisogna aggiornare la ricerca , basandosi su ciò che è riuscita a raggiungere la tecnologia e la scienza oggi e, soprattutto, incominciare ad accettare la presenza di sonde extraterrestri qui da noi. E, purtroppo, (affermano i due scienziati) la maggior parte dei programmi di ricerca SETI hanno ignorato oppure respinto la possibilità che sonde spaziali extraterrestri nel nostro sistema solare e sulle loro estrapolazioni di energia. Quindi dove si potrebbero scovare queste sonde? Secondo i due scienziati un oggetto alieno potrebbe essere una sonda oppure una nave spaziale e la comunità scientifica mondiale può concentrare la ricerca sulla Luna, cintura degli asteroidi oppure nei punti di equilibrio di Lagrange. In alternativa, un oggetto alieno potrebbe essere un edificio, un monumento oppure altra struttura artificiale. Addirittura nel documento si afferma che questi artefatti potrebbero essere stati creati “deliberatamente” da queste civiltà direttamente per noi, conoscendo la curiosità umana nella conoscenza e nella scoperta e affinchè un giorno l’uomo possa scoprirle e ammirarle con reverenza e bellezza. Inoltre viene ipotizzato che questi artefatti potrebbero anche essere stati conservati al di sotto della superficie di alcuni corpi celesti (forse in fessure naturali o passaggi) per proteggerli da eventuali danni causati da micrometeroriti o dalle radiazioni cosmiche. Il documento poi si inoltra su un altro approccio di ricerca, ossia quello della tecnologia, sui mezzi di propulsione e da dove ricavare energia. I due studiosi affermano che bisogna ricercare le prove di una estrazione mineraria, effettuata da queste sonde. Ciò potrebbe accadere nella cintura degli asteroidi e civiltà extraterrestri potrebbero far sistematicamente ciò, costruendo sonde autoreplicanti o le cosiddette “macchine di von Neumann”. Questa idea è stata ampiamente discussa nella sede del SETI nel corso degli anni. Un altra opzione, sempre secondo i due studiosi, è quella di ricercare prove fisiche di un oggetto artificiale extraterrestre sul pianeta Terra. Esso potrebbe essere in orbita, a terra o in un oceano. Forse (si legge nel documento) sono arrivati recentemente o milioni di anni fa. Potrebbe essere una sonda super intelligente che ci monitorizza attivamente oppure, semplicemente, una parte di scarto di una antica sonda. Davvero dichiarazioni sensazionale che se provenissero da un ufologo sarebbe stato addebitato, come minimo, un pazzo. Ma non finisce qui, vi si legge infatti che esiste la possibilità che una piccola sonda intelligente potrebbe essere nascosta tra i detriti spaziali che orbitano intorno alla Terra. Facendo un piccolo appunto non inserito nel documento in esame, questa ultima teoria non è nuova, infatti a metà anni 80 del secolo scorso il CUN (Centro Ufologico Nazionale) formulò, per primo al mondo, l’ipotesi che gli UFOs avessero usato, e usino normalmente, il fenomeno degli “sciami” meteorici per “mascherare” il loro arrivo. Si parlò quindi di “mimesi celeste”. E quindi non è peregrino pensare che utilizzino anche la mimetizzazione, “nascondensosi”, tra la spazzatura spaziale. Tornando al documento questa individuazione è estremamente difficile ma non impossibile, visto che esistono diverse agenzie di “intelligence” e di sicurezza mondiali che monitorano quitidianamente la Terra, gli oceani e lo spazio. Lo studio si concentra poi sulle dimensioni di queste sonde. Innanzitutto se le civiltà extraterrestri sono di molti secoli più avanti rispetto a noi, potrebbero aver creato dei robot super intelligenti molto tempo fa. Ma non solo, è ipotizzabile pensare (affermano i due studiosi) che possano aver inviato mini sonde di manifattura molecolare (nanotecnologie) per esplorare altri sistemi planetari. Almeno una di queste piccole, intelligenti e autonome sonde interstellari può già aver raggiunto il nostro sistema solare. E per scovarla bisogna cambiare strategia. Anzichè rilevare questa sonda possiamo “invitarla” ad interagire con noi. Ma non è tutto, i due scienziati ipotizzano che queste sonde super intelligenti, con una tecnologia di migliaia o di milioni di anni superiore alla nostra, possano facilmente monitorare le telecomunicazioni, possono imparare facilmente le principali lingue della Terra e imparare a navigare nel World Wide Web e motori di ricerca. Una conclusione davvero inquietante e sconvolgente. Che dirvi, questa è la dimostrazione che molti scienziati sono più “pazzi” e “matti” di noi ufologi e chi scrive si domanda: “se avvessimo scritto noi ciò, cosa ci avreste detto? Sono tutte bufale o ciarpame?”

Sotto il documento (in inglese) in questione (in Pdf)

http://www.iar.unlp.edu.ar/SETI/Tough-Lemarchand.pdf

Sotto curriculum (in inglese) del professor Emerito Allen Tough

http://en.wikipedia.org/wiki/Allen_Tough

Sotto curriculum (in inglese) del fisico Guillermo A. Lemarchand (in Pdf)

http://www.inespe.org/Lemarchand.pdf

Foto articoli, immagine di apertura il fisico Guillermo A. Lemarchand, seconda foto il professor Allen Tough

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B-Touch : concept di cellulare con touchscreen in Braille


Il designer Zhenwei You propone B-Touch, un interessante concept di cellulare con touchscreen in Braille che oltre ad essere in grado di far interagire senza problemi l’utente con le varie funzioni presenti sull’apparecchio presenta anche la possibilità di eseguire comandi vocalmente ed uno scanner in grado sia di leggere il testo di una pagina che di riconoscere oggetti.

Purtroppo questo apparecchio è ancora nella fase di concept, sperando che venga presto messo in commercio intanto potete osservarlo all’opera nel video che trovate dopo il salto.





Fonte: www.gadgetblog.it
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Ambiente e salute, Italia «malata»: al Sud troppa poca acqua potabile


ROMA - Smog, smaltimento non corretto dei rifiuti urbani, cambiamenti climatici, peggioramento della qualità dell'aria, disponibilità di acqua potabile. La salute del territorio italiano è malandata e rischia di minacciare anche quella dei suoi abitanti. Manca un'azione comune nel gestire i diversi «attacchi» mossi all'ambiente dalle varie fonti di inquinamento e il nostro Paese presenta una situazione a macchia di leopardo. È la fotografia che emerge dalla prima edizione del rapporto Osservasalute Ambiente (2008), analisi dello stato di salute dell'ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana realizzata dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che ha sede presso l'universitá Cattolica di Roma ed è coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Gli autori del rapporto, presentato nella Capitale, sono Antonio Azara, dell'Istituto di Igiene e Medicina preventiva dell'università di Sassari e Umberto Moscato, dell'Istituto di Igiene dell'università Cattolica capitolina. «Sono evidenti le differenze di performance tra Regioni nell'affrontare il rischio ambientale - sottolinea Ricciardi - ancor più se si considera quanto sia limitante considerare il problema secondo i limiti geografici, economici e sociali delle Regioni stesse. In questo, il fenomeno di regionalizzazione dei processi decisionali, anche in ambito ambientale, potrebbe aumentare invece che diminuire le lacune esistenti».

NORD E SUD - «Nella maggior parte dei casi - aggiunge Moscato - l'ambiente è monitorato solo per obbligo normativo e tale monitoraggio è disconnesso rispetto a una reale conoscenza del fenomeno salute/malattia nella popolazione. Questi problemi si amplificano se visti in un'ottica di gap tra Regioni (virtuose e meno virtuose), considerando che l'inquinamento è un fenomeno globale». «Ovvero -prosegue Moscato- sebbene un cittadino di Pavia potrebbe essere soddisfatto in quanto la provincia dichiara che i parametri ambientali vanno bene, in realtà fumi industriali provenienti dalla Campania, dove i controlli sono meno rigorosi o assenti, potrebbero in ogni istante determinare effetti negativi sulla sua salute, perchè gli inquinanti non si fermano ai confini regionali».

POCA ACQUA POTABILE -Il dato più preoccupante è la scarsa disponibilità di acqua potabile: mentre alcune Regioni del Nord possono godere di risorse idriche abbondanti e regolarmente disponibili, al Sud tale disponibilità è ridotta sia in termini di precipitazioni, sia in termini di risorse disponibili. Infatti, se in ambito nazionale l'82,3% della popolazione dispone di acqua in quantità sufficiente, nell'Italia insulare tale percentuale viene quasi dimezzata (42,7%) e nell'Italia meridionale la percentuale di popolazione soddisfatta del fabbisogno idrico sale a un modesto 69,9%, rispetto all'87,6% dell'Italia centrale e al 97% circa dell'Italia Nord occidentale e Nord orientale. Inoltre, preoccupa, rispetto ai dati della precedente indagine svolta dall'Istat, sia la diminuzione dell'acqua erogata (-13 litri/die pro capite), sia l'ulteriore diminuzione dell'acqua erogata rispetto all'acqua immessa in rete (-1,6%) indicatore del quantitativo di acqua dispersa in rete; si auspica, quindi, un miglioramento nella gestione degli acquedotti tale da incrementare l'efficienza nell'impiego della risorsa idrica.

INQUINAMENTO ACUSTICO - Meno preoccupante la situazione per quanto riguarda l'inquinamento acustico: i dati mostrano un trend generale in aumento dei Comuni che hanno approvato la classificazione acustica del territorio. Pertanto, in base alla disponibilità dei dati, si può rilevare che il 31,5% dei Comuni italiani ha approvato la classificazione acustica contro un 17,4% del 2003 e un 10% del 2002. Pur in presenza di una tendenza positiva, la risposta da parte dei Comuni risulta essere ancora inadeguata e a macchia di leopardo in Italia.

INQUINAMENTO DA RADON - Un altro indicatore della salute dell'ambiente è l'inquinamento da radon: il Rapporto mette in luce un forte ritardo delle Regioni che devono eseguire una mappatura del territorio e individuare le zone in cui il problema si presenta in modo più rilevante, dove sarà obbligatorio effettuare misure e interventi in tutti i luoghi di lavoro, anche in superficie. Una prima individuazione delle aree doveva essere effettuata entro il 31 agosto 2005, tuttavia la mancata costituzione di una speciale commissione, che avrebbe dovuto stabilire le Linee Guida per le metodologie di mappatura, porterà a un ritardo.

RIFIUTI: CRESCE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA - Sul fronte rifiuti da segnalare un aumento della produzione. I rifiuti urbani sono cresciuti di oltre 4 milioni di tonnellate (+15%), passando da 28,3 milioni di tonnellate nel 1999, a 32,5 nel 2006. Si diffonde però l'abitudine alla raccolta differenziata. Dividendo per zone, il tasso di crescita dei rifiuti risulta più marcato nel Centro (+21%) e Nord (+13,6%) rispetto al Sud (+12%). In particolare, nel Settentrione risiede il 45% della popolazione italiana che risulta produrre (nel 2006) il 45% dei rifiuti urbani del territorio nazionale; al Centro, il 19,5% della popolazione produce il 22,6% di rifiuti urbani; al Sud, al 35% della popolazione corrisponde il 32,5% dei rifiuti. La raccolta differenziata - rivela il Rapporto - è passata dal 13,8% del 1999 al 25,8% della produzione totale nazionale dei rifiuti urbani nel 2006, valore che, sebbene rappresenti un'ulteriore crescita rispetto agli anni precedenti, risulta ancora inferiore all'obiettivo del 35%.

LAZIO «MAGLIA NERA» AMBIENTALE- La regione italiana più «verde» è la Basilicata, seguita da Friuli, Val d'Aosta e Trentino, mentre la maglia nera per la qualità ambientale va al Lazio. Il rapporto assegna un punteggio da 1 a 20 alle singole regioni per diversi indicatori di salute ambientale: dalla disponibilità di acqua potabile alla concentrazione di radon nell'aria, dai rifiuti, dalla qualità dell'aria all'inquinamento acustico. In questa speciale classifica, la Basilicata è quella che si comporta meglio: ha il dato migliore per l'inquinamento da benzene, e una bassa produzione di rifiuti solidi urbani. Bene anche il Friuli, la regione in cui è cresciuta meno la produzione di rifiuti mentre è aumentata la raccolta differenziata, e la Valle d'Aosta. In fondo alla classifica le regioni del sud: condizioni critiche soprattutto per la gestione e la disponibilità di acqua potabile (un cittadino su tre nel meridione non ha rapido accesso all'acqua) e c'è (ad esempio in Sicilia) il problema dei rifiuti, troppi in discarica e poca differenziata. Maglia nera al Lazio, per colpa soprattutto di una preoccupante concentrazione di radon nelle abitazioni, pari a 119 Bq al metro cubo contro una media italiana di 70. Che a sua volta, spiega il ricercatore Antonio Azara, tra gli autori dello studio, «è superiore alla media europea e mondiale.

FONTE: www.corriere.it


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Futuro bizzarro: respireremo tutti aria pura con l'elmetto iperbarico?

Tra le leggende fiorite a proposito dei miti come Madonna o Michael Jackson c'è quella che narra di artisti abituati a dormire in una camera iperbarica per ossigenare meglio il sange e disintossicarsi.

Forse questo elmetto iperbarico chiamato CAIR potrebbe estendere i benefici dell'ossigeno puro a tutti noi: si tratta di un dipositivo che 'cattura' l'aria per purificarla e inviarla direttamente alle nostre narici, eliminando così la necessità di ulteriori precauzioni come le mascherine protettive.

Rileggendo questa possibilità inorridisco: possibile che non ci siano altre soluzioni per il nostro povero ambiente che quelle di 'schermarci' sempre di più? E se provassimo a fare qualcosa per rendere più pura l'aria che c'è, a prescindere da chi la respira?

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Dal 2015 viaggeremo in metro da soli?

Il futuro affascina e spaventa, sarebbe più carino viverlo stretti stretti, tutti insieme: eppure alcune previsioni ci danno sempre più 'denuclearizzati', sempre più 'singoli e singolari', connessi ma soli.

E' il leitmotiv di questo concept di 'vagoni-celletta' per la metropolitana di Los Angeles, che andrebbero a regime dal 2015: Si tratta del Metro Cell Vehicle, un sistema veicolare semi-privato a singolo passeggero.

Con una procedura PDD (Pickup-drive-drop, letteralmente 'prendi, guida, posa'), il passeggero trova una 'stazione di scambio', sale sul veicolo e lo utilizza nelle aree definite. Un pò come lo skylift, o una versione avanzata del trenino da giostra.

Al termine dell'uso, il passeggero scende e il veicolo torna alla base pronto per essere riutilizzato. Vedremo mai veicoli simili? Se si, quando? E...perchè? :)

Designer: Eric Seung Hun Beak

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Futuro bizzarro: respireremo tutti aria pura con l'elmetto iperbarico?







Tra le leggende fiorite a proposito dei miti come Madonna o Michael Jackson c'è quella che narra di artisti abituati a dormire in una camera iperbarica per ossigenare meglio il sange e disintossicarsi.

Forse questo elmetto iperbarico chiamato CAIR potrebbe estendere i benefici dell'ossigeno puro a tutti noi: si tratta di un dipositivo che 'cattura' l'aria per purificarla e inviarla direttamente alle nostre narici, eliminando così la necessità di ulteriori precauzioni come le mascherine protettive.

Rileggendo questa possibilità inorridisco: possibile che non ci siano altre soluzioni per il nostro povero ambiente che quelle di 'schermarci' sempre di più? E se provassimo a fare qualcosa per rendere più pura l'aria che c'è, a prescindere da chi la respira?




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Le lampade solari provocano il cancro


Forse perchè ho una carnagione scura. Forse perchè ho sempre diffidato di quei coloriti 'da cioccolata' strani e artificiosi. Forse perchè detesto stare fermo. Sta di fatto che mi aspettavo una probabile cancerosità delle lampade UV, e ne ho avuto conferma.

Le lampade abbronzanti sono cancerogene e la dichiarazione viene direttamente da un gruppo di esperti dell'OMS che studiano le conseguenze dell'esposizione a questi dispositivi da molti anni.

La moda della 'tintarella facile' è dilagata dagli anni '90 in poi,ed oggi anche (sopratutto, direi) i più giovani fanno ricorso a questo espediente per ritrovarsi una carnagione scura tutto l'anno: si tratta dei soggetti più a rischio, che nel 75% dei casi di esposizione prolungata svilupperebbero melanomi in età precoce.

In alcuni paesi le lampade sono state vietate ai minori, e la tardiva decisione dell'OMS è esemplare: se nel 1992 il livello di pericolosità delle prime lampade solari era alto, oggi è addirittura peggiorata la situazione, nonostante i nuovi macchinari: le creme protettive contano poco,si tratta di dispositivi ufficialmente cancerogeni.


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Trasporti pubblici su bici solari? La tecnologia è pronta, la gente no.

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Gli scienziati prevedono: cervello artificiale entro 10 anni

E' sempre complicato lanciarsi in previsioni scientifiche davvero di frontiera, ma il coraggio non deve essere mancato ad Henry Markram, direttore del progetto Blue Brain, quando ha parlato dei potenziali benefici di un cervello sintetico al TED Global 2009.

Il progetto, con sede alla Scuola Politecnica di Losanna, è partito nel 2005 con la simulazione degli elementi del cervello di un ratto: il prossimo passo è la 'ricostruzione virtuale' del cervello di un mammifero più evoluto, con particolare attenzione alla 'colonna neocorticale', l'area della parola e della socializzazione.

Negli scorsi 15 anni la struttura di questa parte del cervello è stata analizzata davvero molto: "E' un pò come andare a catalogare un pezzo della foresta pluviale, segnando quanti alberi ci sono, che forma hanno, quale è la loro posizione. In questo caso è anche più complesso, perchè si tratta di scoprire tutte le regole della comunicazione".

Parlando al ciclo di conferenze TED ad Oxford, in Inghilterra, Henry ha previsto che un cervello artificiale perfettamente funzionale è possibile già entro i prossimi 10 anni: per darvi un'idea, dovrebbero esserci 10.000 computers portatili, ciascuno dei quali (con l'attuale potenza di calcolo) potrebbe sostituire un singolo neurone: e tutti dovrebbero lavorare in perfetta armonia.

Come viene 'addestrato' un cervello artificiale?

Nel caso del supercomputer Blue Gene, si osservano le reazioni di un cervello umano (ad esempio, si mostra una foto di un fiore e si osserva la reazione elettrica), poi si cerca di 'ricostruire' un percorso per permettere al computer di simularlo per processi simili.

L'obiettivo finale del progetto è quello di comprendere meglio il meccanismo con cui il cervello percepisce il mondo.

[TED]



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