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ZIQQURAT SU MARTE? / foto scattate sul pianeta rosso lasciano dubbi. Per centro ufologico di Benevento è un manufatto




Marte, ultime notizie: foto mostrerebbero un tempio tipo le ziqqurat sumere -

Incredibile a dirsi ma è la pura verità. La sensazionale scoperta è opera non del solito ricercatore americano o straniero, ma di Ennio Piccaluga, studioso italiano, direttore della rivista Area di Confine e grande esperto del pianeta Marte. Vedere per credere. Le fotografie allegate parlano da sole. No, non siamo sulla Terra, ma proprio sul Pianeta Rosso. L’immagine  di Fig. 1, particolare di una foto  scattata dalla sonda spaziale europea Mars Express nel 2004, mostra quella che indiscutibilmente sembra essere una ziqqurat sumera. In molti si chiederanno come mai queste immagini siano state rese pubbliche solo adesso. Ma non è proprio così. Gli appassionati già conoscono questa sconvolgente realtà dal 2006, anno di uscita del best seller di Ennio Piccaluga dal titolo Ossimoro Marte. Ma è giunta l’ora che tutto ciò  diventi di dominio pubblico. Su Marte c’è stata, e forse c’è tutt’ora, vita intelligente.

Nella foto di Fig. 2, vediamo la ziqqurat in bianco e nero, dove risaltano ancora di più i particolari. Non possono essere frutto del caso, perché ogni elemento  è al proprio posto. Secondo le leggi della probabilità è impossibile una simile combinazione di particolari, la natura non può fare simili scherzi. Per convincersene basta guardare la Fig. 3, dove c’è la ricostruzione fatta da Patsy Nicholas Di Falco, che ha graficamente “eliminato la polvere accumulatasi” sul monumento marziano, rispettando rigorosamente le luci e le ombre, effettuando non solo un disegno, ma un vero e proprio studio che riproduce esattamente la realtà sotto la polvere dei millenni. Nelle immagini che, si ripete, sono reali, si nota la presenza di una torretta e di sette gradoni proprio come nelle ziqqurat terrestri.

Altri indizi di chiara artificialità sono il cratere quadrato che si vede molto bene in alto a destra, specie nella foto in bianco e nero (i meteoriti non scavano crateri quadrati). Siccome è situato vicinissimo alla ziqqurat, è probabile che da lì sia stato estratto proprio il materiale per costruire il monumento. Gli enti spaziali forse vogliono che nulla trapeli. A conferma di ciò, citiamo il caso del dipendente dell’Ente Spaziale Europeo licenziato nel 2004 perché aveva osato  affermare che le strutture osservate in alcune foto scattate su Marte dalle sonde spaziali non erano naturali, ma costruite da qualcuno. Come per il fenomeno UFO, la gente deve essere tenuta all’oscuro di tutto, forse perché molti potrebbero rimanere scioccati  nel sapere della presenza di altri esseri evoluti oltre all’uomo.

Ma è solo questione di tempo. Il grande pubblico ne saprà molto di più proprio in questi giorni, quando sarà in edicola il numero di Aprile di “Area di Confine” rivista mensile diretta proprio da Piccaluga, dedicata a questi temi, alle scienze, agli Ufo ed alle cosiddette materie di confine e che in diversi numeri ha già trattato di queste scottanti rivelazioni. Ma la bomba esploderà  anche in TV tra pochissimo tempo quando andrà in onda la puntata di Voyager che Piccaluga ha già registrato, dedicata proprio alle rivelazioni di Ossimoro Marte. Era ora che ciò avvenisse, il grande pubblico deve sapere. Perché la ziqqurat non è altro che un piccolo antipasto della sconvolgente realtà che c’è sul Pianeta Posso. Questo non  è che l’inizio e nei prossimi giorni se ne vedranno delle belle anche su internet, sperando che qualcuno non provi a  fermare la verità perché, non c’è dubbio, la storia così come la conosciamo va riscritta.
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Titano, un mondo di roccia e ghiaccio con i «mattoni» della vita


La superficie della luna di Saturno è collinare e ricca
di laghi di metano, che contiene molecole di carbonio

MILANO -
 Il primo identikit della luna che aiuta a decifrare l’origine della Terra finalmente è completato, grazie anche agli scienziati italiani dell’Università La Sapienza di Roma. La luna in questione è Titano che ruota attorno a Saturno. Più grande della nostra Luna (il suo raggio è infatti di 2.575 chilometri) è anche la seconda come dimensioni del sistema solare dopo Ganimede che accompagna invece Giove. Ma la cosa più importante è che Titano si troverebbe, per certi aspetti, nelle condizioni simili a quelle della Terra nelle sue origini. Quindi è un ambiente che contiene gli elementi dai quali sulla Terra è scaturita la vita. Ecco perché la Nasa e l’Esa europea hanno spedito due sonde unite assieme battezzate Cassini e Huygens e quest’ultima è scena alla superficie di Titano trasmettendoci dati interessanti e anche qualche immagine. Cassini invece è rimasta in orbita saturniana e continua a scandagliare il pianeta inanellato e anche le sue lune, Titano compreso. E ciò grazie ad una radar costruito in Italia da Thales Alenia Space la cui antenna serve anche per trasmettere i dati a Terra. Ora gli scienziati dell’università di Roma La sapienza, Luciano Iess e Paolo Tortora, e dell’Università di Bologna, Paolo Tortora, assieme ai colleghi del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, utilizzando un esperimento di radio scienza imbarcato a bordo della sonda Cassini e finanziato dall’agenzia spaziale italiana Asi, sono giunti ad un importante risultato pubblicato sulla rivista americana Science.
ROCCIA E GHIACCIO - «Studiando il comportamento della sonda e la sua velocità con variazioni di soli cinque millesimi di millimetro¬ - spiega Luciano Iess – siamo riusciti a ricostruire il campo di gravità della luna e determinare la sua natura su cui si discuteva da tempo». Così si è giunti a stabilire che la massa di Titano formata da roccia e ghiaccio è distribuita in modo omogeneo dal centro alla superficie. Nella sua storia, inoltre, non ha mai raggiunto una temperatura elevata la quale è rimasta intorno a 1.200 gradi Kelvin, poco più di 800 gradi centigradi. «E questo vuol dire – nota Iess - che si è formata in tempi lunghi, circa un milione di anni o poco più, mentre i pianeti e le altre lune hanno preso forma più rapidamente». Il panorama di Titano è collinare perché vi sono elevazioni in genere di 2-300 metri e le vette più alte raggiungono al massimo gli 800 metri. Niente catene montuose, dunque, perché se vi fosse ad esempio grandi iceberg, data la natura del suolo soffice e plastico finirebbero per sprofondare.
OCEANO LIQUIDO - Ma c’è un mistero. «Forse sotto la crosta c’è un oceano liquido – racconta Iess – come ad esempio sulla luna gioviana Europa. Ora cercheremo di scoprirlo». Intanto in superficie sono distribuiti laghi di metano e la superficie è spazzata da piogge metanifere: l’ambiente dunque è infernale però il metano contiene molecole di carbonio, un elemento necessario alla vita. Ma da dove viene il metano? «Questo è un altro enigma – aggiunge Iess - perché dovrebbe scomparire nell’arco di un milione di anni se non fosse continuamente alimentato. Dunque l’ipotesi è che vi siano delle sorgenti di metano». Il prossimo obiettivo della ricerca? «Effettuare misure per scoprire l’eventuale presenza delle maree». Si aspettano altre scoperte.
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Nebulosa di Orione: al suo interno sono stati trovati tutti gli ingredienti chimici della vita.




Gli “ingredienti” della vita, come attualmente li conosciamo, sono stati trovati tra i gas e le polveri dellaNebulosa di Orione.
Separando le componenti della luce che ci arriva dagli oggetti astronomici gli astronomi sono in grado di dedurre la loro composizione chimica. Si tratta dell’analisi spettroscopica. Il grafico che vediamo sopra è l’analisi spettroscopica della luce proveniente dalla Nebulosa di Orione. Nei picchi che si vedono è possibile riconoscere l’emissione dovuta a varie sostanze, come il metanolol’acqua, la formaldeide, il monossido di carbonio e tante altre, che sono i “mattoni” fondamentali su cui si basa la vita come noi attualmente la conosciamo.
Questi nuovi dati sono stati raccolti dal telescopio spaziale Herschel, lanciato nello spazio l’anno scorso dall’E.S.A. Il telescopio è equipaggiato con uno strumento per la spettroscopia ad alta risoluzione e permette agli astronomi di comprendere qualcosa in più sulla chimica dello spazio.
La Nebulosa di Orione si trova a circa 1500 anni luce da noi ed è una attiva regione di formazione stellare, la più vicina alla Terra che si conosca. Nel catalogo di Messier viene chiamata M42 ed ha un’ampiezza di 45 anni luce.
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IL TETRAEDRO: Simbolo della vita?

Il Giornale OnlineE se fosse il TETRAEDRO il simbolo della vita? La Silice (SiO2;il 2 ovviamente sta a pedice),è un solido che ha la costituzione atomica delle macromolecole.La sua struttura è rappresentabile con un reticolo,in cui ogni atomo di Si è unito a 4 atomi di Ossigeno e ogni atomo di Ossigeno è legato a 2 atomi di Si. Volendo comunque rappresentare nello spazio una molecola di Silice,potremmo appunto usare il famoso tetraedro.Avremmo così al centro l'atomo di Si,e ai quattro angoli-spigoli del tetraedro i rispettivi atomi di Ossigeno. La Silice in natura si trova in tre modificazioni principali: -quarzo (formato da grossi cristalli romboedrici) -calcedonio (microcristallino) -opale (amorfo,idrato e colloidale) Tra questi tre stati della Silice,è interessante osservare questo: Il Quarzo,presenta il fenomeno della piezoelettricità (ossia si elettrizza per compressione).I composti del Silicio (lasciando perdere le ceramiche,i silicati e i miscugli amorfi dei silicati,come il vetro,ad esempio), guarda caso,sono costituiti da Idrogeno e Ossigeno (2 elementi fondamentali per l'originarsi della vita nelle forme che noi conosciamo).Tali composti sono i seguenti: -I silani (la cui formula generale è: Si(n)H(2n+2) ;le parentesi indicano valori a pedice. -L'anidride silicica : H(2)SiO(3) = H(2)O + SiO(2) ;le parentesi indicano valori a pedice. -Gli acidi del Silicio (anch'essi ottenuti con legami di H e O ) Anche il metano,un notissimo idrocarburo la cui formula grezza è CH4(il 4 sta a pedice)si potrebbe rappresentare nello spazio con uno schema a tetraedro; dove al centro abbiamo il Carbonio,e ai quatro angoli-spigoli del tetraedro gli atomi di Idrogeno (vedi formula di struttura). Ciò che si evince osservando tutti i tipi di idrocarburi(le paraffine,gli etilenici,i dienici e gli acetilenici),è che essi sono composti binari costituiti solo da carbonio e idrogeno;ovvero da due elementi fondamentali per l'originarsi di qualsivoglia forma di vita...terrestre. Per concludere il discorso sui vari composti chimici costituiti da elementi fondamentali per l'originarsi della vita,vorrei attirare un attimino la vostra attenzione sul famoso esperimento di Stanley Miller del 1953. Come forse saprete,egli nel suo esperimento usò i seguenti composti allo stato liquido (metano,ammoniaca,acqua e idrogeno).Riscaldando questa miscela e raccogliendone il gas in una ampolla in cui vi erano degli elettrodi per creare (nel suo interno)delle scariche elettriche,e infine raccogliendo nuovamente la miscela allo stato liquido (dopo aver fatto passare il gas attraverso un condensatore),Miller si accorse che quest'ultima risultava "contaminata" da vari composti organici (tra cui gli aminoacidi)che in origine non c'erano! Ora io mi chiedo,e se Miller vi avesse aggiunto anche l'anidride silicica o qualche acido del Silicio (ossia qualche suo composto) all'interno di quella famosa miscela,prima di surriscaldarla? Quali risultati avrebbe dato l'esperimento? Sarebbe cambiato qualcosa? Si sarebbero ottenuti ugualmente quei composti organici,aminoacidi e via dicendo? In un nuovo libro edito dall'Università di Washington, alcuni paleontologi abbozzano un “albero della vita” espanso, un sistema di classificazione biologica che include anche forme di vita ancora “aliene”. Tra queste, vi sono anche dei virus, che per molto tempo sono stati considerati non-viventi ma che gli autori del libro considerano vivi quanto i molti parassiti che infettano gli umani e altri organismi. Il nuovo sistema di classificazione include anche le forme di vita basate su RNA invece che su DNA, e altre forme di vita terrestri basate sul silicio o su altri elementi che non la mistura di carbonio-idrogeno-ossigeno che costituisce la spina dorsale della vita sulla Terra. Nell'attuale sistema di classificazione i più alti livelli sono occupati da tre domini: batteri, archeobatteri e eucarioti, che includono tutti gli animali, compreso l'uomo. Nel nuovo sistema proposto dall'Università di Washington, questi tre domini sono posti sotto un unico dominio chiamato “terroan” in riferimento alle origini della Terra. Un altro dominio, chiamato “ribosa” in riferimento alla vita basata su acido ribonucleico, o RNA, e altri domini per coprire quelle forme di vita che non si basano né su DNA né su RNA. Tutti questi domini sono posti all'interno di un più ampio dominio, chiamato “arborea”, che contiene tutte le forme di vita scoperte sulla Terra, mentre altri “arborea” dovranno contenere le forme di vita extra-terrestri (gli autori danno per scontata la presenza di vita aliena al di fuori del nostro pianeta, ndr). Il libro, chiamato “Life As We Do Not Know It: The NASA Search for (and Synthesis of) Alien Life,” presenta dunque un sistema rivoluzionario di classificazione biologica perché per la prima volta si ammette l'esistenza di forme di vita “altre”, conosciute e non, conferendogli la giusta importanza. Inoltre, dicono gli autori, forme di vita “aliena” sono già state create in laboratorio, qui sulla Terra (una grande varietà di organismi geneticamente modificati tra cui dei microbi con 21 aminoacidi, ndr), “per cui il nostro sistema si è reso necessario”. Tra gli autori del libro vi è anche un certo Peter Ward che in precedenza era stato co-autore, insieme all'astronomo Donald Brownlee, di un best-seller intitolato “Rare Earth”, pubblicato nel 2000, in cui si avanzava l'idea che la più semplice vita microbica potesse essere molto comune nell'Universo terrestre ma che la vita complessa è probabilmente così rara e dispersa che gli abitanti della Terra potrebbero anche non incontrare mai una forma di vita aliena intelligente. Rispetto a questa tesi, Ward dice oggi che anche le più semplice forme di vita microbica trovate sulla Terra possono assumere forme del tutto inaspettate, come hanno dimostrato molti esperimenti in laboratorio. “Dobbiamo renderci conto”, ha concluso Ward, “che nelle prossime due decadi la Terra sarà popolata da una miriade di forme di vita aliene, prodotte da noi stessi”.


 Questa notizia è stata pubblicata dal periodico “SpaceDaily”.
 Fausto Intilla (Inventore-divulgatore scientifico)www.oloscience.com
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8 hertz: il codice della vita



Andrija Puharich, morto nel 1995, era un medico pioniere in ricerche sull'elettrobiologia e sulle capacità extrasensoriali del cervello. Durante la sua brillante carriera scientifica il Dott. Puharich detenne cinquantasei brevetti americani e stranieri per le sue invenzioni nel campo della medicina elettronica, neurofisiologia e biocibernetica. Fu autore di oltre cinquanta pubblicazioni scientifiche e di diversi libri divulgativi. Durante la sua vita fu membro dell'Accademia delle Scienze di New York, dell'Associazione americana per l'Avanzamento della Scienza, dell'Associazione della Medicina Aerospaziale e l'Associazione americana per la Psicologia Umanistica. La sua mente vivace e anticonformista lo portò a riprendere alcune ricerche di Tesla con le onde non hertizane ELF (frequenze estremamente basse) rilevandone il potenziale nocivo per l'uomo e l'ambiente. Un suo pionieristico lavoro fu il creare una tecnologia, tutt'ora usata, nel far sentire i non udenti attraverso l'elettrostimolazione cranica con segnali elettronici che vanno direttamente al cervello.Tra le molte invenzioni va segnalato il suo brevetto US Patent 4394230, dove descriveva un metodo ed una strumentazione per il frazionamento delle molecole d'acqua. Questo brevetto spiega l'impiego delle frequenze per far risuonare le molecole d'acqua e così liberare i legami tra l'idrogeno e l'ossigeno, creando un ecologico combustibile ad acqua. Oltre che prototipo dello scienziato che si interessa alla free energy, Puharich mostrò una curiosità scomoda ed un'integrità scientifica disposta a giocarsi la carriera piuttosto che genuflettersi alla cieca politica accademica. Già negli anni '60 il dott. Puharich e il dott. John Taylor scoprirono che gli otto cicli per secondo erano anche la banda di frequenza con cui il cervello attivava capacità extrasensoriali quali visione a distanza, telepatia, telecinesi, ecc., capacità latenti presenti in ognuno di noi. Inizialmente lo scienziato americano effettuò numerosi esperimenti con i funghi Amanita Muscaria raccolti nel giardino del suo laboratorio di Glen Cove nel Maine, scoprendo che l'Amanita Muscaria, il fungo usato in diversi riti pagani e dai cristiani delle origini, aumenta le facoltà percettive solo nei soggetti già psichicamente sensitivi, ma era in grado di far risolvere brillantemente dei test anche a persone di intelligenza media dove le possibilità di soluzione casuale, secondo Puharich, erano praticamente inesistenti. Questi funghi considerati sacri hanno anche la peculiarità di far aumentare considerevolmente i limiti delle capacità fisiche di chi gli ingerisce. In quel periodo certamente non fu l'unico ricercatore a scoprire l'enorme potenzialità di questi ed altri funghi ancor più potenti, e certamente non pericolosi come l'Amanita Muscaria, per procurarsi stati mentali di ordine superiore. Il ricercatore, grazie al suobackground scientifico, riuscì a notare che determinate frequenze avevano effetti ben precisi sulla mente umana. Già nel 1956 potette studiare un mistico indiano ed osservare come riusciva a cambiare a piacimento la frequenza delle proprie onde cerebrali passando da uno stato di coscienza ad un altro. Studiò anche un guaritore che riusciva a settare il proprio cervello ad 8 Hz ed indurre la stessa frequenza nella persona che curava. Gli otto cicli per secondo sono in grado di aumentare la predisposizione ad imparare, inducendoci al theta mode(stato cerebrale che ci porta ad essere creativi e ad avere profonde intuizioni di natura scientifica, mistica o comportamentale). Una delle peculiarità del nostro cervello è che è molto sensibile a qualsiasi strumento che emette onde di frequenza, tra cui le ELF, poiché tende a sintonizzarsi naturalmente con il segnale esterno. Nel prosieguo delle sue ricerche il ricercatore americano scoprì che se un soggetto veniva esposto a 7.83 hertz, la frequenza Schumann a cui vibra la Terra, si sarebbe ottenuta un'alterazione nella percezione facendolo sentire bene. Ad una frequenza di 10.80 hertz invece avrebbe suscitato un comportamento violento mentre 6.60 Hz avrebbe causato invariabilmente la depressione del soggetto. In ulteriori ricerche si trovò che la frequenza di 3.5 hertz provoca formazioni cancerogene, i 6-7 Hz risuonano nelle orecchie, danno la sensazione di restringimento del petto, incrementano la pulsazione sanguigna e la stanchezza, mentre tra i 8.60-9.80 hertz provocano sensazioni di formicolio ed induzione del sonno. Invece frequenze mixate tra i 17 Hz e 70 Hz provocano effetti biologici dannosi. Puharich in un suo testo definì gli 8 hertz come “la differenza della velocità di fase tra la velocità delle orbite del protone contro quelle dell'elettrone”, sta di fatto che gli 8 Hz possiedono la “stranezza” di poter oltrepassare sia un blocco elettromagnetico di vuoto (gabbia di Faraday) sia un'impenetrabile campo Meisner di un superconduttore. In parole povere, durante una moltitudine di esperimenti, si è scoperto che gli 8 hertz sono in grado di penetrare qualsiasi barriera fisica o energetica, svelando una loro natura di “vettore multidimensionale” non soggetta alla materia del nostro spazio-tempo.
Un'altra peculiarità di questa frequenza è che genera superconduttività che altri non è che un sinonimo scientifico per immortalità e la superconduttività è il prodotto di un innestamento d'onda costruttivo basato sulla proporzione aurea.
La natura ci ha donato molti di questi esempi di forme naturali frattali o autosomiglianti, dalle felci alle ossa umane, dalle pigne fino alla nostra ghiandola pineale, chiamata così appunto perché ha una simmetria simile alle pigne. Gli 8 hertz hanno una simmetria d'onda di natura frattale che stimola la ghiandola pineale al rilascio degli ormoni che permettono non solo capacità che vanno oltre la percezione di un continuum a 3D ma sono inoltre in grado di rilasciare l'ormone della vita, la somatropina, che istiga il colesterolo a convertirsi a pregnenolone e quest'ultimo a DHEA (deidroepiandrosterone), tutti considerati elisir di lunga vita. L'epifisi, o ghiandola pineale, controlla la sincronizzazione circadiana del nostro sistema neuroormonale nei confronti di luce e temperatura. In studi di laboratorio si è scoperto come il trapianto della ghiandola pineale di un soggetto vecchio in un soggetto giovane ne accelera l'invecchiamento. Qualsiasi malattia della vecchiaia è causata da una perdita della sincronia del sistema ormonale.
Uno tra i più potenti sincronizzatori ormonali antagonisti all'invecchiamento è l'N-acetil-5-metossitriptamina,conosciuto anche con il nome di melatonina, ed alcune carboline presenti nelle sostanze psicotrope usate durante le pratiche sciamaniche. In sperimentazioni su topi, la presenza di melatonina ha dimostrato di proteggere il tessuto cerebrale dalla perossidasi lipidica inoltre possiede un effetto di induzione del sonno, incrementando la fase REM (profonda) riducendo gli effetti collaterali di farmaci serotonino-simili. La melatonina riduce il danno cerebrale, dovuto ai radicali liberi, su malattie degenerative quali il morbo di Parkinson e la demenza di Alzheimer. La ghiandola pineale è attivata direttamente mediante l'emissione di un segnale ad otto cicli per secondo, mentre la melatonina, uno degli ormoni prodotti dall'epifisi, induce, con un identico segnale, la replicazione mitosica del DNA, rafforzando la riparazione del danno del DNA dovuto alla vecchiaia e, perfino, la rigenerazione. La ghiandola pineale inoltre favorisce il rilascio serotoninico, con azione antidepressiva, potenziando il sistema immunitario. Il Dr. Robert Becker, nel suo libro Cross Currents, dimostrò che il calcio, elemento indispensabile anche nei processi di guarigione, viene rilasciato ad una frequenza di sedici cicli al secondo, ossia il primo multiplo degli 8 Hz.
I ricercatori hanno visto che una corretta pratica della meditazione ad occhi chiusi stimola il cervello a lavorare con onde cerebrali di tipo alfa e che la sincronizzazione dei due emisferi cerebrali incomincia a lavorare a partire dagli otto cicli per secondo. Questa sincronizzazione biemisferica espleta una moderata azione antineoplastica ed incrementa la produzione di endorfine, sostanze endogene ad azione antidolorifica. A tale riguardo Ananda Bosman afferma che la tecnica immaginativa di Einstein, chiamata così proprio perché impiegata anche da Einstein per trovare intuizioni e soluzioni agli empassescientifici del suo tempo porta in coerenza i due emisferi grazie al fatto che il cervello si setta sulle frequenze degli 8 Hz del profondo alfa.
Tratto da 432 hertz: La Rivoluzione Musicale di Riccardo Tristano Tuis (Nexus Edizioni, aprile 2010).
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Freeman Dyson: “non escludo l’esistenza degli extraterrestri”


Ecco che riproponiamo un intervista interessantissima al fisico matematico Freeman Dyson, effettuata dal matematico e fisico italiano Piergiorgio Odifreddi e che apparve sul quotidiano “La Repubblica” del giorno 18 settembre 2000. Buona lettura.
Secondo la leggenda, Vishnu ha due regine: Lakshmi, dea della prosperità, e Sarasvati, dea della saggezza. Essendo spose dello stesso uomo, le due sono rivali: ogni volta che una conferisce i propri doni a qualcuno, l’altra gli nega i suoi. Per questo i ricchi non sono saggi, e i saggi non sono ricchi.

Una volta, i saggi che volevano rimediare alla povertà dovevano bazzicare per corti e palazzi. Perdendo presto, ovviamente, la saggezza. Oggi alcuni eletti possono seguire un’altra strada, e diventare membri dell’Istituto degli Studi Avanzati di Princeton: una verde oasi creata negli anni ‘30 per riprodurre i vantaggi delle corti senza gli svantaggi. In particolare, i membri dell’Istituto sono pagati solo per pensare, e non devono preoccuparsi di scrivere, pubblicare, insegnare e fare esami.

L’Istituto ha annoverato fra i suoi professori Einstein, Gödel e Von Neumann: ovvero, gli astri più luminosi della fisica, della logica e della metematica moderne. L’abbiamo visitato per intervistare uno dei suoi fortunati membri: il fisico-matematico Freeman Dyson, un originale scienziato che è anche un divulgatore di fama.

La sua esperienza nel nucleare va dalla progettazione pratica di minireattori utilizzati in medicina alle riflessioni teoriche del suo primo fortunato libro, Armi e speranza (Boringhieri, 1984).
Cosa pensa dell’energia atomica?
“Non ne sono particolarmente entusiasta.

Direi di essere abbastanza neutrale al riguardo. Penso che i pericoli e i vantaggi dell’energia atomica siano stati assolutamente esagerati. Sia i sostenitori che i denigratori ne hanno sopravvalutato il potenziale. A mio avviso, si tratta soltanto di un altro modo per produrre elettricità.

Se potesse essere più a buon prezzo, sarebbe meglio. Naturalmente sono contrario alle bombe anche se spesso l’opinione pubblica non sembra comprendere la differenza”.
Nel 1958, però, lei progettava navicelle spaziali con bombe atomiche come propellente.
“Beh, eravamo giovani, e dal punto di vista tecnico era un’ottima idea. Si trattava di mettere un migliaio di bombe atomiche nel serbatoio, e detonarne un paio al secondo per salire al cielo: boom, boom,… Noi volevamo farlo ma, per fortuna o sfortuna, non ottenemmo l’autorizzazione”.
Volevate farlo per andare dove?
“Soprattutto sui pianeti. Eravamo interessati a Marte, a Saturno, ai satelliti di Giove. E naturalmente avremmo voluto andare su Europa, dove adesso sappiamo che esiste un profondo oceano. Avremmo scoperto cose molto interessanti, se mai fossimo andati”.
Magari altre forme di vita. Nell’Origine della vita
(Boringhieri, 1987) lei ha proposto una teoria su come è nata quella che conosciamo.
“Il software della vita è rappresentato dal genoma, che codifica le istruzioni per la costruzione di una creatura vivente. L’hardware è rappresentato dalle proteine, la macchina chimica che elabora le istruzioni del Dna. Alla domanda “chi è nato prima”? i biologi ortodossi rispondono: i geni. Io la penso esattamente al contrario, e rispondo: le proteine. L’idea è che l’hardware può esistere senza il software, ma il software non può esistere senza l’hardware”.
Il suo modello semplificato ha alcune caratteristiche interessanti: ad esempio, una simmetria tra la vita e la morte. Possiamo dedurne che non sono le divinità, ma gli organismi rudimentali a risorgere o vivere in eterno? E che la morte è il prezzo da pagare per poter vivere una vita interessante?
“Direi proprio che sia così. Bisogna essere molto semplici per vivere in eterno o resuscitare: è necessario mantenere un’organizzazione, o farla emergere spontaneamente dal caos, il che avviene tanto più facilmente quanto meno c’è complessità”.
In Infinito in ogni direzione (Rizzoli, 1989) lei ha affrontato un problema complementare. Crede che ci sarà sempre vita nell’universo?
“Non dico di crederci. Ho soltanto voluto vedere se le leggi della fisica o della chimica permettono alla vita di continuare per sempre. Penso che sia una buona domanda, alla quale ho risposto dimostrando che la possibilità non è esclusa”.
Sarebbe però una vita molto diversa dalla nostra, che è destinata a terminare abbastanza presto insieme al sistema solare.
“Se la vita riuscirà a sopravvivere, lo farà soltanto modificando ripetutamente la propria forma. Ciò che io ho in mente è qualcosa come La nuvola nera di Fred Hoyle: una grande nuvola di polvere interstellare, con segnali e sistemi elettromagnetici al posto di nervi e muscoli, che necessita soltanto di luce stellare e di sostanze chimiche che può raccogliere nello spazio. Naturalmente, esistono molte altre possibilità”.
Queste idee mi fanno venire in mente una frase di Primo Levi: “La miglior fantascienza è la scienza”. Nel suo ultimo libro, Il sole, il genoma e Internet (Boringhieri, 2000), lei prosegue nel genere, immaginando ad esempio piante a sangue caldo.
“Si tratta di piante omeoterme, che si rendono indipendenti dalla temperatura e dall’atmosfera in cui vivono circondandosi di una serra, proprio come gli orsi polari sviluppano una pelliccia, o le tartarughe un guscio, per proteggersi dall’ambiente.

Magari su Marte o su Europa già ci sono, e potremmo cercarle: dovrebbe essere facile individuarle dalle loro perdite, a meno che le serre non siano perfette. Sulla Terra potremmo costruirle noi, quando avremo imparato a progettare geneticamente le piante”.
C’è una soluzione “vegetale” ai problemi energetici?
“Già oggi siamo in grado di produrre combustibili chimici dalle piante: si coltiva la canna, si produce l’alcol fermentando lo zucchero, e lo si usa come combustibile industriale. Funziona, ma è più caro che importare petrolio. In futuro potremmo progettare una foresta alimentata dal sole, le cui piante sintetizzano idrocarburi che finiscono direttamente in oleodotti sotterranei. Sarebbe una bella soluzione a tanti problemi”.
E progettare animali?
“Questo è un problema più delicato. Più ci si avvicina all’ uomo, maggiori sono i problemi di carattere etico. Possiamo già fare moltissimo con le piante, senza dover affrontare queste domande”.
A proposito di etica e morale, lei ha ricevuto quest’anno il Premio Templeton, che costituisce l’analogo del Premio Nobel per la religione. La scienza sta forse sostituendo la teologia?
“In un certo senso è così. Oggi sono gli scienziati a scrivere testi destinati al grande pubblico. Filosofi e teologi tendono a diventare sempre più tecnici, e a scrivere in un modo che soltanto loro sono in grado di comprendere. Non so quale sia la ragione, né cosa ne pensi il signor Templeton”.
Visto che siamo in argomento, qual è la sua idea di Dio, ammesso che ne abbia una?
“Noi abbiamo una mente, e quindi esiste una componente mentale dell’universo nella quale siamo integrati. Possiamo anche chiamarla Dio, ma è solo un modo razionale di guardare alle cose. Io definisco Dio come una Mente sviluppatasi a un livello tale che non siamo in grado di comprenderla”.
Una sorta di inconscio collettivo, o di Internet. Ma esiste qualche legame fra questo Dio superumano e la natura?
“Il cervello mediante il quale compiamo le nostre scelte è costituito di atomi. Gli atomi sono attivi, e sembrano fare scelte imprevedibili. Possiamo dire che questa sia la manifestazione di una Mente nel senso di un’Anima Mundi, più che di un Dio tradizionale”.
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Scienziati indiani potrebbero aver scoperto la vita sulla Luna?


Scienziati della Indian Space Research Organisation (ISRO) sono sull’orlo di una eccezionale notizia. Potrebbero aver trovato qualche forma di vita sulla nostra Luna. Questo è credibile in base ai dati rilevati dagli strumenti scientifici della missione senza equipaggio Chandrayaan-1, che raccolse “firme” di materiale organico in parti della superficie lunare. Lo sostiene Surendra Pal, direttore associato dello Isro Satellite Centre (ISAC), nel corso dell’International Radar Symposium tenuto venerdì scorso. La materia organica consiste di componenti organici, che consistono di carbonio, il blocco per la costruzione della vita. Indica la formazione della vita oppure il decadimento stesso. Pal afferma che i segni di qualcosa di organico sono stati trasmessi alla stazione scientifica di Bylalu, vicino  a Bangalore con lo spettrometro di massa a bordo della sonda indiana, attraverso il Moon Impacte Probe (MIP) il giorno 14 novembre 2008. La rilevazione dei dati è avvenuta poco prima lo schianto avvenuto vicino al Polo Sud lunare. Il MIP è stato il primo esperimento della missione  Chandrayaan-1, che è stata avviata il giorno 22 ottobre 2008. Pal, tuttavia, non ha fornito ulteriori dettagli ma ha concluso dicendo che “i risultati verranno analizzati ed esaminati, prima della convalida, dagli scienziati e tecnici della ISRO“. “E’ troppo presto per dire qualcosa“, ha dichiarato il direttore del laboratorio di fisica spaziale della ISRO R. Sridharan, che è a capo del team di studio ed analisi dei dati MIP. Egli, tuttavia, non ha negato l’accertamento. Un altro scienziato del gruppo ha dichiarato che “alcuni numeri atomici sono stati rilevati, che indica la presenza di componenti di carbonio. Ciò indica la possibilità della presenza di materia organica (sulla Luna)”. Gli scienziati della missione Chandrayaan-1, al momento, stanno analizzando la fonte di provenienza della materia organica della Luna. “Potrebbero essere state le comete oppure meteoriti a depositare la materia sulla superficie della Luna o lo strumento che atterrò sulla Luna potrebbe aver lasciato delle tracce“, afferma un altro responsabile della Chandrayaan-1. “Ma la presenza di grandi lastre di ghiaccio nelle regioni polari della Luna e la scoperta di molecole di acqua, potrebbe per davvero dar credito alla effettiva presenza di materia organica sul nostro satellite“.
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La teoria evolutiva darwiniana aiuterà a trovare vita aliena



In un discorso che segna il 150 ° anniversario della pubblicazione de L'Origine delle Specie di Darwin, uno scienziato della Nasa ha detto che l'evoluzione darwiniana sarà la forza trainante della vita in tutto l'universo, e dovremmo usare le sue previsioni per decidere dove andare a cercare la vita.
Dr John Baross, un ricercatore del Nasa Astrobiology Institute, ha dichiarato: "Ho davvero l'impressione che l'evoluzione darwiniana è una caratteristica distintiva di tutta la vita".

Il dottor Baross ha detto che la missione del Kepler Space Telescope, è alla ricerca di pianeti simili alla Terra intorno ad altre stelle, questo è un momento emozionante per l'astrobiologia.

Ha detto: "Prevedo che nei prossimi cinque-dieci anni, faremo scoperte che porteranno a teorie e idee così profonde come quella di Darwin."
Il Dr Baross ha affermato che la ricerca di vita aliena ha sempre comportato prendere la Terra come un modello. Anche se la nostra comprensione di come la vita ha cominciato è incompleta, sembra chiaro che ci sono determinati requisiti.
Tutta la vita sulla terra ha bisogno di acqua, a base di carbonio, molecole organiche, e una fonte di energia, solare o chimica. Ma la vita aliena non può essere del tutto simile alla Terra. Il Dr Baross ha detto: "Vorrei far notare che ci sono molti modi diversi per la vita aliena di non utilizzare l'energia luminosa o chimica, ma usare qualche altra forma di radiazioni, come l'energia, l'energia del moto ondoso, o l'energia ultravioletta".

Allo stesso modo, il bisogno di acqua non può essere universale. Baross ha continuato sostenendo: "[La vita può esistere] in un solvente organico, oppure in acqua allo stato liquido su Titano, o ... a temperature di meno 100 gradi centigradi - ci sono un sacco di modi per pensare a questo perché tali condizioni esistono su altri corpi planetari. "
Finora, gli astronomi hanno trovato 403 pianeti extrasolari. Anche se la maggior parte di loro sono giganti gassosi come Giove centinaia o migliaia di volte più grandi della Terra, alcuni fra i più piccoli sono stati trovati, e il telescopio Keplero potrebbe cominciare a trovarli molti di più nei prossimi anni.
"Credo che ognuno di noi crede davvero che pianeti rocciosi, come la Terra, saranno trovati ad un certo punto", ha detto Baross. Via Telegraph.co.uk
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